20/07/2009
ROSSO TREVI ON THE MOON webgrafia di GRAZIANO CECCHINI
***WWW.MYSPACE.COM/EDIZIONIFUTURISTE
LA PRIMA BIOGRAFIA UFFICIALE DI
GRAZIANO CECCHINI
PROMO VIDEO
ROSSO TREVI ON THE MOON 40° 1969-2009
webgrafia di Graziano Cecchini
a cura di Roby Guerra
20 LUGLIO 2009 ROSSO TREVI
D- La Luna... la conquista della Luna compie 40 anni: che cosa resta oggi di quella stupenda avventura?
R- (Graziano Cecchini) 4O anni fa Abbiamo ucciso il Chiaro di Luna! Nuove frontiere furono aperte... La Luna non più una musa romantica ma del futuro e per secoli.. Ma fu il canto del cigno. L'apice dell'Uomo futurista, ma troppo avanti per gli umanoidi che governano il Pianeta. L'umanità è ancora choccata. E oggi siamo in ritardo di un secolo rispetto alle potenzialità rivoluzionarie del futurismo scientifico possibile!”
Alcuni commenti autorevoli di diversi intellettuali dopo
La Fontana Rossa... (dal web)
Vittorio Sgarbi: “Sono colpevole per concorso ideologico - ha spiegato Vittorio Sgarbi - perchè gli ho dato uno status di artista stabilendo che il suo primo gesto era un’opera d’arte».
Gianni Vattimo: “Il problema delle città è di essere grigie. Per questo trovo che non sia stata una cattiva idea”.
Ennio Morricone: “Quel tizio merita una multa ma l'idea è geniale. Ha fatto una pubblicità enorme a Roma”.
Franco Ferrarotti: “C'è una scintilla di genio nella scelta del colore: richiama alla realtà sanguinosa di quest'epoca”.
Oliviero Toscani: “Naturalmente i bigotti si sono spaventati, perché la creatività spaventa. Finalmente invece ecco una cosa fresca, che bello, che meraviglia.
Francesco D'Agostino: “Ho pensato: è risorto Andy Warhol”.
Collaudo di Roby Guerra
(da Controcultura, Supereva, agosto 2009)
E' ...la prima biografia ufficiale e autorizzata di Graziano Cecchini, alias RossoTrevi, il più celebre futurista contemporaneo che – come noto – nell’ottobre 2007 ha bucato i media con il blitz della Fontana Rossa di Trevi, tra gli eventi controculturali più significativi, certamente spettacolari, degli ultimi anni per la cultura nazionale.
Certamente, fin dalla Fontana, Rosso Trevi è – corentemente futurista e al passo di corsa con l’arte-vita marinettiana, poco incline a voli pindarici filosofici e al contrario basata su “Pensiero+Azione” non stop (quasi post D.J. …) - sempre nel vortice di piccole e grandi querelle, non ultimo quelle giudiziarie, tutt’oggi ancora aperte, proprio a seguito delle sue performance il-legali, per così dire: quasi un invito a nozze per la particolare Magistratura italiana, lestissima a perdere tempo con eventi tacitamente e nei fatti irrilevanti, passatistissima e alla moviola su ben altre situazioni gravi e pesanti.
In contro-luce, peraltro, proprio l’incredibile rilevanza penale pretesa e supposta nei blitz marinettiani, ma pure sulla scia di Warhol e Christo, di Rosso Trevi, in sincronia con l’arte contemporanea postinternet, è un altro capitolo inedito della poetica virtuale di Cecchini, sorta di semi-inedito Futurismo giuridico (perchè, pur poco noto, nel campionario dei manifesti storici futuristi, spicca anche un travolgente Manifesto Giuridico!).
Queste vicende apparentemente extraartistiche e tutti gli eventi futuristi Rosso Trevi, dalla fontana rossa al… futuro prossimo.., si trovano distillate dinamicamente nell’ebook in questione: una specie di consolle non stop da discoteca, attraverso una webgrafia selezionata dai curatori direttamente dal web: una netgrafia ovviamente minimale considerata l’ampiezza delle news e delle informazioni rintracciabili su Internet dell’artista futurista.
Una scansione microstorica, cronologica che spazia, attraverso soprattutto interviste a Rosso Trevi (ma anche in taluni casi articoli e commenti), tratte spregiudicamente sia dai principali old media (dal New York Times e il Corrrere della Sera, eccetera) sia da blog e siti on line, alcuni celebri, altri sorprendenti.
Come una after hour non stop, la fontana rossa, le 500000 mila palline di Piazza di Spagna, le modelle colorate di Firenze nello storico Giubbe Rosse, i coriandoli stelle a 5 punte d’Israele della Fiera del Libro di Torino, le fotografie choc della campagna (e dell’Azione. Futurista….. Cecchini volò lo scorso anno in Birmania per un reportage trasmesso da Radio Radicale) Free Tibet e Free Karen, gli stessi “Aerostati” lanciati a Castel Sant’ Angelo a Roma, eccetera, fino al controverso blitz dell’ Ara Pacis, si trasformano in Parole in libertà, vocali e consonanti colorate, non a caso, in rosso e verde, direttamente dalla Rete, direttamente sullo schermo del PC o del Notebook…
Non ultimo, ovvio, capitoli su Salemi con Sgarbi e Toscani (Cecchini è assessore al Nulla e alla..Giustizia nel sorprendente villaggio siciliano, quasi una Fiume postmoderna reale, bellicosa solo a livello politico-culturale) e sul Cecchini meno noto (ma per colpa degli old media): il Rosso Trevi videoartista e conferenziere, capace senza se e senza ma di entusiasmare anche i palati d’elite, in Video Festival internazionali o in centenari del futurismo atipici non solo celebrativi (che poi finiscono persino sulla Rai nazionale!).
Infine, le chicche, prevedibili, i numerosi manifesti del Nuovo Futurismo Rosso Trevi, anche controfirmati da altri neofuturisti che provano non solo l’Effetto Rosso Trevi come continuità del Futurismo nientaffatto virtuale ma concretissimo, e quelle im-previdibili, appunto addirittura di
dignità – con infinite virgolette- persino “Accademica”, poiché tali manifesti sono poi editi in volumi cartacei o on line ebook a più voci, presenti alcuni dei più importanti artisti e scrittori dell’avanguardia contemporanea.
Soprattutto, per l’old editoria cartacea: un volume (”Divenire 3 Futurismo”) edito dai futurologi italiani (ma non solo, da Riccardo Campa a Guillam Faye) più importanti e autorevoli: RossoTrevi accanto a futurologi, futuristi, intellettuali o persino scienziati, docenti internazionali e italiani, ovvio Accademici sui generis, in quanto comunque intellettuali radicali che hanno ricodificato la continuità futurista su base filosofico-scientifica, ma certamente accreditati, appunto, a livello accademico!!!!
E questo Rosso Trevi, non solo spettacolare, ma persino “serio”, come accennato è semplicemente risposta atomica agli scettici che tutt’oggi ancora commentano, a volte, con sarcasmo le sue imprese culturali e politiche, esempi di analfabetismo persino informazionale e mediatico.
L’ebook in questione, ovvio, come tutti gli ebook, è naturalmente un bel giocattolo elettronico, ma significativo: tra Futurismo marinettiano remix e futurismo dei diritti umani, Graziano Cecchini, ha rilanciato la principale e più futuribile avanguardia italiana (non a caso, appunto, ancora matrice persino della futurologia rivoluzionaria del nostro tempo…), fungendo anche da detonatore per altri neofuturisti, finalmente fuori dalle nicchie della pura avanguardia.
Simultaneamente, oggi il “classico” Uccidiamo il Chiaro di Luna è diventato 1 Rosso Trevi sulla luna, ebook web-grafia prodotto puntualmente con il 40° anniversario della conquista della Luna, da parte dell’Apollo 11: con tanto d’intervista quasi live a Cecchini sul significato forse oggi perduto dell’era spaziale incompiuta, con tanto di promo, a cura della neorete futurista, il futuro prossimo immediato annunciato, il blitz celebrativo dell’ottobre …prossimo (pare in Campidoglio), fino a promo spot warholiani deliziosamente leggeri, Paris Hilton, proprio per l’ebook su YouTube.
Graziano Cecchini Rosso Trevi: semplicemente IL FUTURISMO! Dopo un secolo ancora capace di trasgressione e eresie autentiche(contrariamente a certa arte contemporanea, spesso neomanieristica e di pura plastica neppure nanotech…), ancora salutare “Schiaffo all’Infame buonsenso” (Majakowslij…)!
2007 FONTANA ROSSA DI TREVI ROMA
(Repubblica, 22 10 2007)
L'INTERVISTA. Parla Graziano Cecchini: "Non hanno prove, quell'uomo è solo uno che mi somiglia"
"Stavo per pubblicare delle cose che faranno rumore sul generale Dalla Chiesa. E' stata un'intimazione a tacere
Ma il pittore accusato nega tutto
"Mi hanno voluto incastrare"
ROMA - Graziano Cecchini, perché l'ha fatto?
"Mica l'ho fatto io".
Non è credibile: lei è stato ripreso da telecamere.
"Guardi che se fossi stato io non avrei alcun problema a dirlo. Anzi, domani (oggi, ndr) alle 10 di mattina darò la mia versione dei fatti assieme al mio avvocato in una conferenza stampa davanti alla questura di Roma".
Che cosa vuole spiegare?
"Che hanno voluto mettermi in mezzo; e sono pronto a denunciare funzionari e istituzioni che vogliono colpevolizzarmi. Non hanno prove nei miei confronti".
La sta buttando in complotto, ma i fatti dicono altro: la Digos le ha perquisito casa, lei è stato denunciato a piede libero per danneggiamento di edifici pubblici e altri reati.
"Sì, la Digos mi ha svegliato e mi ha rovinato il compleanno. Perché proprio oggi compio 54 anni, portati splendidamente. Mi hanno guastato la festa. Mi hanno portato un atto del magistrato molto cervellotico e scritto addirittura a mano. Con articoli del codice che fanno ridere".
Perché qualcuno ce l'avrebbe con lei?
"Perché forse do fastidio. Stavo per pubblicare delle notizie che ancora non sono uscite. È stata un'intimazione a tacere".
Quali notizie?
"Delle cose riguardanti una recente fiction sul generale Dalla Chiesa".
Lasci stare i morti e parliamo del presente. Ripeto: perché qualcuno ce l'avrebbe con lei?
"Perché io ce l'ho col sindaco Veltroni, lui non può permettersi di parlare di democrazia, di libertà in un Paese in cui non si possono scrivere le proprie opinioni"
Ci sono le immagini che la ritraggono accanto alla fontana mentre versa il liquido rosso.
"Insisto: quello non sono io. È qualcuno che mi somiglia molto. Tempo fa, mentre stavo mangiando al ristorante Pomodorino, dei poliziotti mi hanno fissato come se fossi chissà chi, mi avevano scambiato per un'altra persona. Aspetto che mi diano le prove".
Se questa è la linea difensiva, faccia pure. Lei, comunque, approva o no quello che è stato fatto alla Fontana di Trevi?
"Come artista quale io sono da quarant'anni, come pittore che dipinge, e legato a un certo mondo e che apprezza il futurismo, approvo. Innanzitutto perché è stato un gesto non violento, che non ha provocato danni. Se si vuole è stata un'azione di hackeraggio del tutto innocua. Ma capisco che possa aver disturbato la Festa del Cinema. Ma dall'approvazione a individuare me come capro espiatorio ce ne passa".
Cecchini, lei fa il pittore, è vicino ad ambienti di destra, condivide quel che è stato fatto alla fontana. Non neghi più: è stato lei.
"L'eterosessuale che condivide le problematiche dei gay non è detto che sia gay. La stessa cosa dicasi per me. Io sono uno che a Roma si dà del tu con molte persone, con Veltroni stesso, e con molti esponenti del centrodestra: Alemanno, Storace, Gramazio. Ma questo non significa che io condivida le posizioni del centrodestra italiano".
(m. ans.)
2007 FONTANA ROSSA DI TREVI ROMA
(New York Times, 24 10 2007)
Dye in the trevi some romans see red, but others cry “art”
di Elisabetta Povoledo
Intervista a Graziano Cecchini.
Roma, 23 Ott. - Un giorno vandalo, quello dopo, artista. Questa è la storia di colui che, con in testa un cappellino da baseball, ha versato una bottiglia di colorante nella famosa fontana di Trevi, qui a Roma, venerdì scorso, tingendo per un giorno le acque di rosso sangue. La fontana di Trevi di Roma è stata tinta di rosso lo scorso venerdì da un uomo che dopo ha dichiarato che stava protestando per la cifra spesa dal Comune per un festival del cinema. Graziano Cecchini, quando gli hanno chiesto se avesse tinto lui la fontana, ha risposto “chi sa?”, per poi aggiungere “se fossi stato io...” strizzando l’occhio.
Appena si è chiarito che la fontana barocca del 18esimo secolo non era stata seriamente danneggiata, gli intellettuali e critici d’arte hanno cominciato a riconsiderare il gesto come qualcosa di quasi geniale. “Una volta scemata l’indignazione, abbiamo riscoperto la fontana di Trevi”, ha detto Roberto D’Agostino, un blogger italiano. “È una resurrezione di Andy Warhol, l’atto di evidenziamento di un oggetto di consumo di massa.”Una scatola trovata vicino alla fontana conteneva dei volantini firmati “FTM Azione Futurista 2007”, un riferimento al Futurismo, il movimento artistico d’inizio XX secolo che proponeva una rottura violenta con il passato. I volantini riportavano che l’atto è stato in parte una protesta per i costi del Film Festival di Roma, che è in scena fino a Sabato, e che il colore è un riferimento al tappeto rosso usato durante l’evento. È un festival tiepido, approssimativo, “senza profondità ne colore”, ha detto un critico mediatico, Gianluca Nicoletti, che aggiunge che “l’unica vera botta di colore (in inglese splash, come qualcosa che cade in acqua) è stata quella fatta alla fontana”. Descrivendo la tintura della fontana come una “rappresentazione drammatica del declino del Paese”, Nicoletti ha detto che “è stato un evento magnifico”, che ha posto Roma sotto i riflettori “praticamente a costo zero”. Le reazioni iniziali sono state di sgomento ed indignazione, ed hanno sottolineato quanto siano esposte a rischi i monumenti più famosi d’Italia. Durante gli anni, i vandali hanno danneggiato dozzine di statue, incluse la Pietà di Michelangelo in Vaticano. Una bomba scoppiata nel 1993, che aveva come obiettivo la Galleria degli Uffizi di Firenze e che ha ucciso 5 persone, è stata attribuita alla Mafia. Anita Ekberg, che ha nuotato nella fontana per il film di Fellini del 1960 “La Dolce Vita”, ha dichiarato furibonda che la tintura delle acque è “un insulto alla cultura di Roma”. Foto scattate da turisti, ed un video, ritraggono un uomo, cappellino da baseball abbassato, che lancia la tintura e poi corre via. Attraverso i servizi giornalistici si sarebbe identificato questo uomo, Graziano Cecchini, un artista di 54 anni. In un’intervista telefonica gli è stato chiesto se fosse lui l’uomo ritratto nelle foto. “Chi sa?” ha risposto. “Se fossi stato io” ha detto, strizzando l’occhio, “direi che è stata un’operazione mediatica intelligente, soprattutto nel contesto di una società così grigia”.
Ha detto di essersi rifugiato in un posto sconosciuto insieme al fotografo Oliviero Toscani, conosciuto per il suo lavoro audace ed iconoclasta per la ditta d’abbigliamento Benetton. “Vediamo la stessa cosa” ha detto, citando un commento di Toscani sul nuovo colore della fontana apparso sul quotidiano “Il Corriere della Sera”.”Roma ha ancora le mestruazioni; Roma non è ancora entrata in menopausa, può avere ancora figli, è ancora fertile.”
(Traduzione di Andrea G. - da Mino Renzaglia site)
2009 FONTANA ROSSA DI TREVI ROMA
(Corriere della Sera, 21 10 2007)
IN QUESTURA
Arriva di mattina davanti alla questura a piedi, per la sua conferenza stampa volante: «Sono precario, mi muovo coi mezzi... ». Poi sparisce nel nulla. Cellulare staccato, irreperibile a casa, per tutto il pomeriggio lascia il suo avvocato, Antonio Pompò, alle prese con le chiamate che arrivano da mezzo mondo. La prima giornata di celebrità mediatica di Graziano Cecchini inizia così, con gli articoli del Telegraph che parlano di «Artist work», e lui che si sottrae al tritacarne mediatico, continuando a non ammettere la responsabilità nell’operazione «Rosso Trevi».
Il motivo? Cecchini ha studiato gli articoli del codice che gli vengono contestati. E ha verificato che, decaduto il «dolo», al massimo rischia una multa. E visto che il Comune annuncia cause sul «danno di immagine» (via più ardua del processo penale) aspetta che l’atto sia formalizzato. Anche perché sostiene di avere un alibi: «Ero al lavoro». Cecchini collabora con un consigliere comunale di An, in un’aula a pochi passi dalla Fontana di Trevi.
Intanto sono certe due cose. La prima: «Aspettatevi altre azioni», dice Cecchini parlando in terza persona del «genio» (autodefinizione sua) che ha tinto la fontana. La seconda: in questa storia c’è di mezzo un piccolo duello personale con Veltroni. Cecchini lo ha conosciuto bene («ci diamo del tu») ai tempi delle trattative tra Comune e associazione Mattei (di cui era vicepresidente). Ed è sempre con lui - dopo la rottura che lo ha portato alle dimissioni - che vuole confrontarsi. Aneddoto fantastico. Cecchini e Mattei sono nell’ufficio del sindaco. Veltroni apre il terrazzino che dà sui fori: «Guardate che panorama!». Cecchini, come ricorda lui stesso, risponde: «Bello. Tu però hai un balconcino. A poche centinaia di metri da qui, c’era uno che aveva un balcone molto più grande... ». Quando poi Veltroni inaugura i locali dell’associazione Mattei (aprile 2007), a Cecchini quella cerimonia pare troppo «buonista». Si dimette e inizia la sua polemica con il festival. Quando la polizia fa il suo nome, prima ringrazia il capo della Digos («il dottor Giannini è stato squisito») poi dice: «Non sono stato io. Ma se fossi stato io... mi fa un gran piacere che sia stata oscurata la festa del cinema». I conti sono facili: la prima azione ha reso le prime pagine del 20 ottobre. La notizia della perquisizione quelle di lunedì. La conferenza volante di ieri, quelle di oggi. Morale della favola: molto presto, Azione futurista, potrebbe tornare a colpire: «Zang, tumb, tumb diceva Marinetti». Ci sono altri due colpi da battere.
2008 PIAZZA DI SPAGNA ROMA
(Corriere della Sera, 16 1 2008)
500mila palline a Piazza di Spagna
«Rosso-Trevi» torna a colpire
Sfere di plastica da Trinità dei Monti . Il gesto rivendicato da Graziano Cecchini, il tintore della Fontana
ROMA - Il tintore di Fontana di Trevi torna a colpire. E lo fa lanciando mezzo milione di palline di plastica colorate da Trinità dei Monti, che hanno raggiunto e colorato, rimbalzando sulla famosissima scalinata, la fontana di Piazza di Spagna, tra lo stupore di passanti e turisti.
RIVENDICAZIONE - Un nuovo gesto plateale rivendicato da Graziano Cecchini, l'uomo che tinse di rosso l'acqua della Fontana di Trevi nell'ottobre scorso.
«È un'operazione artistica che documenta con l'arte il problema che abbiamo in Italia», ha detto lo stesso Cecchini sul posto. «Ci raccontano - ha detto ancora - tante bugie che non sono nè di destra nè di sinistra». I carabinieri hanno in seguito fermato Cecchini, insieme ad altre tre persone.
«QUADRICROMIA» - «Dal Rosso Trevi alla quadricromia» - si legge nei volantini distribuiti subito dopo l'azione compiuta a piazza di Spagna - dal titolo «I fratelli d'Italia si son rotti le palle». Parlando con i giornalisti, Graziano Cecchini ha fatto riferimento a Napoli: «Questa mattina qui hanno ritirato l'immondizia tre volte mentre ci raccontano che non è possibile costruire termovalorizzatori quando in Germania esistono inceneritori al centro della città». E allora Cecchini si pone la domanda: «chi sono i veri camorristi? Sono coloro che dicono no alle nuove tecnologie. Con l'arte voglio ribadire anche questo». I colori delle palline non sono stati scelti a caso, erano infatti in maggioranza rosse, per ricordare il rosso della Fontana di Trevi. Mentre alcuni esponenti delle forze dell'ordine cercavano di identificare Cecchini chiedendogli i documenti di identità l'artista mostrava alle telecamere una pallina multicolore diversa dalle altre che, «se Veltroni vorrà, riceverà in regalo».
(Il Giornale, 16 1 2008)
...Ma Sgarbi lo difende: lode a Cecchini, rivendico la mia correità alla sua impresa.
Milano - «Lode a Cecchini e io rivendico la mia correità alla sua impresa»: con queste parole l’assessore alla Cultura di Milano e critico d’arte, Vittorio Sgarbi, ha commentato il gesto di Graziano Cecchini che questa mattina ha rovesciato sulla scalinata di Piazza di Spagna a Roma centinaia di migliaia di palline colorate di plastica. «Sono colpevole per concorso ideologico - ha spiegato Vittorio Sgarbi - perchè gli ho dato uno status di artista stabilendo che il suo primo gesto (Cecchini tempo fa tinse di rosso l’acqua della fontana di Trevi, ndr) era un’opera d’arte». Il critico d’arte dunque rivendica lo spessore artistico anche di quest’ultima trovata di Cecchini. «L’arte contemporanea che noi magnifichiamo - ha proseguito Vittorio Sgarbi - legittima questa impresa: quella di Cecchini è coerente da ogni punto di vista coi principi dell’arte contemporanea: un’arte che occupa il territorio, senza chiedere l’autorizzazione e aggiungendo per giunta un effetto di imprevisto. L’anarchia è un tratto tipico dell’arte contemporanea».
L’assessore alla Cultura si è spinto a dire che Graziano Cecchini meriterebbe una benemerenza civica del Comune di Milano («dovremmo dargli l’Ambrogino d’oro, intanto - ha aggiunto scherzando - perchè ha finora risparmiato Milano») e poi ne ha preso le difese dopo aver saputo del suo stato di fermo. «Quello che lui ha sporcato oggi - ha concluso Sgarbi - è molto meno grave di quanto hanno fatto certi politici campani che hanno lasciato rifiuti stabili in tutta la Campania. Se condannano Cecchini, devono prima condannare Iervolino e Bassolino».
(Ansa, 16 2 2008)
TRAMVIA FIRENZE: SHOW FUTURISTA CECCHINI
Quattro ragazze nude, dipinte di diversi colori e anche con il giglio di Firenze che si muovono sui tavoli del caffé 'Le giubbe rosse' storico ritrovo dei futuristi del primi del '900. Questa la performance messa in atto da Graziano Cecchini per protestare contro il progetto di tramvia a Firenze sul quale domani i fiorentini sono chiamati ad un referendum. Le quattro modelle sono state fatte sfilare per alcuni minuti anche in Piazza della Repubblica. Poi a salutare Cecchini e' arrivato anche Vittorio Sgarbi insieme al promotore del referendum, il consigliere comunale dell'Udc Mario Razzanelli. Grande ressa di fotografi, cameramen e giornalisti per vedere la nuova performance di Cecchini dopo che lo stesso aveva colorato di rosso la Fontana di Trevi e gettato migliaia di palline colorate dal Trinità dei Monti.
"Voglio offrire una sega meccanica al sindaco Leonardo Domenici per dare il primo colpo ad un albero centenario che deve essere abbattuto". Lo ha detto Graziano Cecchini illustrando la performance futurista messa in atto all'interno del caffé 'Le giubbe rosse' contro il progetto di tramvia. "La tramvia non è futurista - ha aggiunto - futurista sarebbe un'isola pedonale con una navetta ecologica alimentata da energia fotovoltaica". Cecchini ha quindi spiegato che l'idea delle modelle con i corpi dipinti gli è venuta visitando una mostra di Balla a Milano, "dove tra l'altro farò presto qualcosa". Poi, acclamato da molti rappresentanti dei comitati che lottano contro la Tramvia, ha spiegato di aspettare ancora "la denuncia che Domenici mi ha preannunciato" dopo una conferenza stampa di una decina di giorni fa. "Ora andrò un po' in vacanza - ha concluso scherzando e abbracciando le quattro modelle, tre ragazze di Genova di 22 anni e una originaria dell'Uruguai di 28 anni . Poi andrò a Parigi".
2008 UN FUTURISTA ROSSO TREVI TORINO
(Unione Sarda, 20 4 2008) di Giorgio Pisano
Graziano Cecchini, un incursore nel mondo dell’arte.
Ha faccia da onorevole e il tratto casual di un over cinquanta che indossa con spavalderia il giubbotto con lo stemma delle Frecce tricolori. Occhiali di ispirato design craxiano, orologio esagerato, taglia a passo sicuro piazza Castello a Torino e subito lo blocca un giornalista. <<Scusi, Rai tre, Tgr Piemonte>>.
Lo ha sicuramente scambiato per qualcuno che deve tenere un comizio di lì a poco ma Graziano Cecchini non fa una piega. <<Un’intervista? Come no>>. Gli chiedono se può illustrare il suo programma e lui, serissimo: <<Sono per gli uomini liberi, tutto qui, non c’è altro da aggiungere>>. Pochino per il giornalista Rai che allora cerca di salvarsi in corner: e del programma degli avversari, che pensa? <<Niente, non leggo programmi politici perché sono tutti uguali>>. Fine di un’imbarazzante intervista.
Cecchini sorride, saluta e tira dritto fino a che, cento metri più avanti, torna alla carica il solito giornalista: scusi, può dirmi il suo nome? La risposta arriva sicura: Salvemini, Gaetano Salvemini. Il giornalista felice e sconosciuto se ne va soddisfatto. Cecchini anche. Chissà se al tiggì della sera apparirà la sua faccia e la scritta in sovrimpressione: Gaetano Salvemini. Senza l’aggiunta che avrebbe doverosamente imposto la Storia: buonanima.
Due figlie, romano de Roma, l’uomo che ha fatto rossa la fontana di Trevi vive nel segno della provocazione e dello scontro. Dopo aver tinteggiato l’acqua di uno dei monumenti più celebri al mondo, ha fatto cadere dalla scalinata di Trinità dei Monti (sempre a Roma) una valanga di cinquecentomila palline colorate. Un’idea rubata alla pubblicità, dice chi lo detesta. <<Io l’ho fatto perché a quell’ora il rumore mi ricordava, nella città quasi deserta, le risa fragorose dei bambini che escono da scuola>>. Cinquantaquattro anni, studi (interrotti) al Nautico, ex lavapiatti, ex body guard, ha completato alla grande una sola carriera: nel ristorante dove l’avevano assunto ultimo degli ultimi, si è licenziato dopo anni da direttore. E l’arte? Quella l’ha sempre avuta dentro, come un piccolo sisma gastrico, una marcia su Roma e dintorni che prima o poi doveva esplodere.
Gli siede accanto, assistente silenzioso, Luca Castellano, responsabile del suo sito. Cioè l’autore di una cronaca magistrale sulla primissima incursione del maestro: c’era un uomo sulla fontana, che indossava un cappellino e degli occhiali scuri. Aveva le braccia perpendicolari al resto del corpo, piegate a sollevare una busta. Che era bianca. Trasparente da far intravedere del rosso, dentro. L’uomo era Graziano Cecchini, e nella busta c’era il suo rossotrevi.
Il giorno, per stare stretti alla cronaca, era il 19 di ottobre 2007. Ore, pre stare giusti sul tempo, 16,30. L’idea iniziale del sabotaggio era quella di far saltare la luce mentre a Roma, da tutt’altra parte, Uòlter Veltroni celebrava la festa del Cinema, un affare da quindici milioni di euro. Ripiegare su Trevi non è stata una Caporetto strategica, semmai un blitz premeditato dopo l’acquisto di due litri e mezzo di concentrato di tempera. Doveva essere, nelle intenzioni dell’artista, un segnale dello stesso colore del sangue, forte fino a sembrare urlo. A seguire, l’arresto, un giorno in galera e un lampo di notorietà.
La militanza a destra rientra in questo progetto?
<<Non milito, militavo. Non ci sono più uomini di destra>>.
Dunque lei resta un fascista solitario.
<<Non sono fascista, almeno per come si intende di questi tempi. Ho contribuito a far nascere Forza Nuova perché me lo aveva chiesto un amico carissimo mentre moriva>>.
La definizione di post-futurista è corretta?
<<Non sono post e neppure neo. Futurista e basta. Punto indegnamente a superare ciò che sosteneva Filippo Tommaso Marinetti con l’ideologia e Giacomo Balla con l’arte. Poi, che dire? Durante un convegno, Vittorio Sgarbi mi ha introdotto in maniera esaltante: signori, vi presento l’erede dei futuristi>>.
Che fa a Torino?
<<Studio, per conto del mio mecenate, qualcosa che finirà sul desktop dei computer>>.
Chi è il suo mecenate?
<<Un imprenditore torinese, proprietario di un piccolo giornale locale. E’ lui che finora ha finanziato i miei arrembaggi. Cerco nuovi sponsor perché mi frulla una certa idea in testa>>.
Sentiamo.
<<Non sentiamo niente, vedrete. Ho quattro amici che conoscono in anticipo i progetti, ma nessuno, proprio nessuno, conosce le ultime tre pagine, quelle definitive e conclusive, della mia vita d’artista>>.
Com’è nata l’idea di colorare la fontana di Trevi?
<<Abito con mia madre in una casa popolare. Volevo gridare il mio no a una spreco così imponente di denaro pubblico. Ho scelto il rosso perché rosso è il colore dell’emergenza, del lavoro che non c’è, dei morti per mancanza di sicurezza, di un mondo in affanno permanente. Ho scelto Trevi perché è a mezza strada tra Montecitorio e Quirinale>>.
Ce l’ha fatta per un soffio.
<<Macché. Roma città sicura è uno slogan fasullo del prefetto. Puoi fare quello che vuoi dove vuoi: io sono la prova vivente. Vorrei avere un centesimo per ogni reperto antico che rubano quotidianamente ai fori imperiali>>.
Poi c’è stato il bis a Trinità dei Monti.
<<Già, pensavano fosse tutto finito. Pensavano di essere ormai tranquilli, il matto aveva colpito senza fare troppi danni e credevano di poter riprendere sonni quieti>>.
Ci mancherebbe.
<<Sia chiara una cosa: fin dal primo momento, la mia unica preoccupazione è stata quella di non danneggiare i monumenti. Così, ho comprato mezzo milione di palline colorate da far precipitare lungo la scalinata di Piazza di Spagna. Bella provocazione, bella opera d’arte, neanche un graffio alla pietra. Il costo? Venticinquemila euro in tutto. Lavoro in economia, io>>.
Settore visionari, giusto.
<<Hanno parlato a sproposito di pop art. La mia non è arte destinata al popolo ma arte che nasce dal popolo. Dal rossotrevi alla quadricromia delle palline: volevo sperimentare e dimostrare la dinamica del movimento e le suggestioni del colore>>.
Conclusione, manette.
<<Divertente il reato contestato: interruzione di pubblico servizio. Che, come tutti sanno, in un’isola pedonale, non esiste. Resto quello che sono>>.
Ovvero?
<<L’inventore dell’hackeraggio mediatico. Di quel che ho fatto hanno scritto pure i giornali della Papuasia. Effetto non previsto, sono stato subito licenziato dal consigliere comunale di An per il quale lavoravo come segretario>>.
Vergogna nazionale.
<<Anche peggio, se è per questo. Siamo un popolo di ignavi, odiosi a Dio e agl’inimici suoi, direbbe Dante. A Firenze, dove sono andato per la vicenda del tram da far passare dal Battistero, mi hanno multato perché ho rotto il silenzio del referendum indetto dal Comune>>.
E allora?
<<Allora, come ho spiegato a un’intervista alla Bbbc, non è con queste ridicolaggini che si può fermare l’azione di un artista in un?italia collassata. Io, per dire, n on vendo i miei quadri e vado in tivù gratis>>.
Cosa vuol dire?
<<I miei quadri, che fino a un anno fa non valevano nulla, adesso sono quotati anche ventimila euro. Me li tengo. Sono cosciente della mia forza: quindi sarò io a decidere quando e quanto. Ne approfitto per dire ai giovani che hanno idee: non svendetevi per disperazione al primo che passa, siate consapevoli del vostro valore e fate voi il prezzo, ma solo quando voi siete certi di spuntare quello più alto>>.
In televisione invece?
<<Da quando ho combinato tutto quel fracasso, mi invitano continuamente. Sono diventato all’improvviso un personaggio curioso, interessante, intelligente, faccio share insomma. Mi offrono un gettone di presenza e io mi levo lo sfizio di andarci gratis, in tivù. Se mi dovessero pagare per quel che valgo in questo momento, di gettoni ce ne vorrebbero una montagna>>.
Perché l’arte, la sua arte, ha bisogno di fare rumore?
<<Altrimenti non sentono, troppi hanno le orecchie tappate e gli occhi chiusi. Ho fatto la mia prima mostra a 18 anni, reinterpretavo De Chirico. Cosa sono queste brutture?, s’è chiesto un critico guardando i miei quadri. Gli ho dato un pugno, levato le tele dalle pareti e me ne sono andato>>.
La domanda era un’altra.
<<Un attimo e ci arriviamo. Da scuola sono stato cacciato perché avevo organizzato una sommossa. Ho fatto il militare e stavo sempre punito. Proprio allora ho capito che non c’era verso: dovevo star solo davanti alla vita. Ho letto, da autodidatta, millecinquecento libri d’arte>>.
Fino ad arrivare a Trevi.
<<Esatto. La regola, in fondo, è una sola: innanzitutto avere l’idea, avvertire un po’ di giornalisti e metterla in atto. Il botto è sicuro>>.
Ha già messo il concetto per iscritto.
<<Sto proponendo sul mio sito il Manifesto del nuovo futurismo. Oggi innovazione non è il motore a scoppio che stupiva e sorprendeva Balla, innovazione è il gigabyte. E io, attorno al gigabyte, lavoro>>.
Gillo Dorfles, critico autorevolissimo, sostiene che l’arte moderna è incomprensibile.
<<Ha ragione. Però dimentica di dire che nell’arte si può fare tutto, ma proprio tutto, a patto che si sappia perché lo si fa>>.
Italia, artisti di regime.
<<Piccola premessa: dove sono gli artisti? E’ artista Maurizio Cattelan perché appende pupazzi agli alberi di Milano? Ho citato il nome più conosciuto per dire che scambiamo per artisti signori che frequentano senza sosta salotti e discoteche, radio e studi televisivi>>.
Invece?
<<L’artista è altro. Deve, sopra ogni cosa, restare immerso nella società, non perderla mai di vista. A Venezia la direttrice di Palazzo Grassi ha dichiarato che in Italia non c’è più una leadership artistica. Sa che vuol dire?>>
No.
<<Vuol dire che non contiamo più nulla, che siamo in mano al conformismo, a una burocrazia artistica grigia e senza sogni. Restiamo tutti estasiati nel guardare l’avveniristico hotel di Dubai, che sembra fatto di vele gigantesche. Nessuno ha mai dato un’occhiata ai lavori di Enrico Prampolini? Quelle vele sono state disegnate mezzo secolo fa>>.
Molti hanno considerato la sua opera una pagliacciata.
<<Achille Bonito Oliva, padre della transavanguardia, mi ha liquidato dicendo che il futurismo è roba di cent’anni fa. Vendetta trasversale anti-Sgarbi, che ha la colpa di stimarmi. Che pena, un borghesuccio piccolo piccolo questo Bonito Oliva>>.
La Chiesa condiziona lo sviluppo dell’arte?
<<In misura molto pesante. L’ultimo Papa che riconosco è Giulio II. Senza di lui non ci sarebbe stato il Rinascimento. Su tutti quelli che seguono meglio tacere>>.
Esiste una mafietta dell’arte in Italia?
<<Chissà. Il mercato mi dovrebbe essere comunque riconoscente: grazie a me, le quotazioni dei futuristi sono salite del 20 per cento. Vuoi vedere che adesso, incontrandomi per strada, i galleristi trandy non avranno più la puzza sotto il naso?>>
Ce l’ha un difetto?
<<Due. Sono arrogante e presuntuoso: mi serve per andare avanti. Il che, rovesciando la domanda, è un pregio. Sono stufo di stare in una vasca di pesiolini rossi dove tutti ti mordicchiano credendosi squali>>.
La prossima incursione?
<<Un’ideuzza c’è e riguarda l’apertura dei giochi olimpici a Pechino. Aspetto di sapere quale sarà la posizione del nostro nuovo premier nei confronti della Cina. Subito dopo mi muoverò. Come sempre contro i governi, mai contro i popoli>>.
2008 FIERA DEL LIBRO TORINO
(Corriere della Sera, 10 5 2008)
TORINO - Attenzione, oggi va di scena la politica. Come se si fosse parlato d' altro nei primi due giorni della XXI Fiera internazionale del libro dedicata alla bellezza. Due palcoscenici per uno stesso discorso: la scelta di invitare come Paese ospite Israele nel sessantesimo della sua fondazione. Questa mattina è atteso in Fiera il neopresidente del Senato, Renato Schifani, verso mezzogiorno arriverà il nuovo ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Nel pomeriggio Fausto Bertinotti parlerà della crisi della sinistra. Ma i riflettori si saranno già spostati sull' altra scena, quella del corteo organizzato da Free Palestine e Forum Palestina, sostenitori del boicottaggio della Fiera che partirà alle 15 da corso Marconi per arrivare dopo una marcia di circa quattro chilometri intorno alle 17 davanti ai cancelli del Lingotto dove si svolge la Fiera. All' interno le bandiere israeliane, sventolate dalle comunità ebraiche che verranno a dar man forte a quella torinese, fuori le bandiere della Palestina. «Lotta dura», minaccia Alternativa comunista: «Sarà una giornata contro il genocidio dei palestinesi. Cercheremo di entrare al Lingotto». La questura, che ha a disposizione circa mille uomini, stima che alla manifestazione di Free Palestine parteciperanno 2500 persone, dei centri sociali torinesi ma anche delegazioni di Bologna, Firenze della Lombardia. Tra i partiti ufficiali hanno aderito una parte dei Comunisti italiani, la Sinistra critica di Turigliatto e i comunisti di Marco Ferrando. Un inatteso appoggio ai manifestanti è venuto ieri pomeriggio da Dario Fo, che durante l' incontro programmato in Fiera ha voluto elogiare «questi ragazzi che hanno suscitato il problema dell' assenza della questione palestinese dalla Fiera del libro, anche perché con la loro protesta hanno creato un' attenzione come mai si era vista attorno all' evento». Dario Fo, che ha detto di non poter partecipare alla manifestazione perché si deve ricoverare, ha rinunciato a parlare del suo nuovo libro, «L' Apocalisse rimandata», edito da Guanda, per illustrare il dramma palestinese. Il premio Nobel ha rimproverato gli organizzatori della Fiera di non aver saputo fare uno sforzo di fantasia per invitare contemporaneamente, dando loro pari dignità, gli scrittori israeliani e quelli palestinesi. A conclusione dell' incontro Franca Rame ha letto una lettera di Nelson Mandela al giornalista americano Thomas Friedman in cui il leader sudafricano denuncia «l' apartheid di Israele». Metà evento culturale metà kermesse, ieri dopo uno scambio di cortesie nell' incontro tra Afef e lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, e mentre lo storico Benny Morris tacciava di poca serietà il suo collega israeliano Ilan Pappe, autore de «La pulizia etnica della Palestina», c' è stato un momento di tensione quando è entrato in scena Graziano Cecchini. Il performer romano che ha colorato la fontana di Trevi, definitosi uomo di destra vicino alla cultura israeliana, ha installato in uno spazio della Fiera sessanta cannoncini che hanno sparato stelle filanti. L' obiettivo era di ridicolizzare quanti hanno parlato di «Fiera blindata». Il risultato è stato di mandare su tutte le furie alcuni espositori che hanno minacciato di abbandonare il Lingotto.
(Messina Dino)
(La Destra Info, 11 5 2008)
Fiera del Libro Mille agenti controlleranno la manifestazione. Cecchini lancia coriandoli sugli stand .
Nella blindatissima Torino, Graziano Cecchini usa i cannoni. Sì, i cannoni. O lanciatori di coriandoli che dir si voglia: non è la pubblica sicurezza IL tema d’attualità, oggi? E allora: sotto il naso dell’attentissima, nonché scrupolosissima, security della Fiera del Libro, quel burlone di Graziano riesce a far entrare 60 lanciatori di coriandoli. Spara, poi, allo stand di Cronaca Qui: un fuoco artificiale di coriandoli. E i colori sono quelli della bandiera d’Israele. Graziano é contro i governi, ma a favore dei popoli: uno scrittore, quando è tale, è l’espressione del suo popolo: perchè boicottarlo, quindi? Ma rimane, comunque, un altro messaggio. Di fondamentale importanza: mettete dei coriandoli nei vostri cannoni.
2008 LA REPUBBLICA FUTURISTA DI SALEMI
(Il Giornale, 19 7 2008)
“Rispetto a Roma la città di Salemi si dichiara «libera et immunis». Ancora oggi la sensazione di Titta Lo Jacono, studioso di ebraismo, è che a Salemi ci sia un’aria diversa, tanto da scrivere: «Ho ritenuto che la “specificità” degli abitanti di Salemi meritasse il tentativo di ricercarne le origini. Il mio vagare nelle antiche stradine della judaica Salem mi riporta a una Salemi isola di libertà, nel mare di oppressione che per secoli sommerse l’isola». Oggi, senza influenzarsi reciprocamente, Philippe Daverio e Oliviero Toscani reclamano per la loro convinta presenza a Salemi, ragioni epocali, e commemorative. E non tanto, fra due anni per il centocinquantesimo dell’unità d’Italia, proclamata da Garibaldi a Salemi, prima capitale d’Italia, nel 1860, ma, fra meno di un anno, per il centenario del Futurismo che si rianima e si «riprende» grazie al gruppo di persone che con me, a Salemi si muove con spirito d’avanguardia e d’avventura. Non per caso si agita a Salemi un assessore al nulla, il «neofuturista» Graziano Cecchini che, con un colpo di genio e per un tempo breve nella realtà ma lungo nella memoria, ha «arrossato» la Fontana di Trevi. Toscani, poi, esaltato da una libertà imprevista, o mai prima vista in politica, mi assicura che a Salemi si celebra un nuovo Sessantotto che, per lui e per me, vuol dire la rivolta della giovinezza trasferita dall’esperienza individuale alla mobilitazione sociale. Mi sembra tutto vero. E tanto più paradossale perché ci appoggiamo, con idee amate e condivise dai cittadini, su un blocco politico di radice democristiana. Di cui nessuno pensa di irridere i valori, ma che è molto lontana dalle posizioni miei e dei miei compagni d’avventura, tutti autenticamente entusiasti, e molto compiaciuti delle tradizioni ebraiche di Salemi e anche delle testimonianze arabe nel vasto quartiere di Rabato. Come i cittadini di Salemi anch’io sono confortato e rassicurato dalla convinzione non superficiale di Toscani, di Daverio, di Cecchini, di Glidewel, di Carlo Petrini, di Marco Vitale, del principe Bernardo Tortorici, di Patitex, del ministro Bondi, di Alain Elkann e dei giornalisti di importanti testate come il Corriere e l’Independent che seguono questo strano laboratorio di politica e creatività, divenute una cosa sola. Prima ancora che s’inizi a programmare un futuro certamente vivace, al di là delle condizioni difficili, della città prima che dei cittadini. I quali sono veramente singolari e curiosi, non solo di noi ma anche per sé e insolitamente ottimisti e determinati, anche se non sembrerebbero averne motivo. Ho riconosciuto anch’io, come Lo Jacono, la «specificità» degli abitanti di Salemi. Felici come vengono descritti dai giornali, non solo per la «festa mobile» che li ha travolti e li travolge, ma anche per potere affidare i loro desideri a occhi alati che li possono portare lontano, dopo aver subito tutto, e, da ultimo, l’insulto a un paesaggio meraviglioso delle orride pale eoliche.
E non si può dimenticare, lo si vede in ogni punto della città, pur bellissima, e io lo richiamo all’euforico Toscani, che il 1968, per Salemi non significa l’anno della rivolta studentesca e dei mutamenti sociali che ne derivarono, ma il terremoto del Belice, dalle cui rovine è risorta Gibellina, centro universale dell’arte contemporanea, ma non Salemi che, non abbattuta, ha visto abbandonato il suo centro storico. Così, negli anni, e più ancora nel dopo-terremoto, invece di rinascere, Salemi è diventata una città di fantasmi. Poi, architetti in diverso modo hanno trasferito in questo teatro vuoto le loro utopie, insufficienti a consolare gli uomini e a sospingerli a riabilitarla. Anche noi ora addensiamo sulla città addormentata i nostri sogni. Ci viene affidato un castello appena restaurato; ci possiamo perdere nel meraviglioso giardino di Villa Ragut. Ma ovunque giriamo lo sguardo vediamo i segni della cattiva edilizia che ha seguito il terremoto. Interi quartieri diruti e alcuni scorci risarciti tra la Chiesa Matrice e la Chiesa di Sant’Agostino. Anche il Comune, in piazza Dittatura, è in abbandono. E questa realtà difficile e contrastata ci sovrasta. Ma alcuni vantaggi sono che, nell’assenza di turismo, in spazi come pochi altri tipici, non vi sono prodotti «tipici» del folklore, negozietti di varie porcherie. La città appare severa e integra nello spirito, così come lo sono i suoi abitanti, per cui anche la politica non è prevedibile né riducibile agli schieramenti che prevalgono altrove. Originale, singolare Salemi. Nel passato essa fu legata a una leggenda maledetta: unni viditi muntagni di issu, chissa è Salemi, passatici arrassu: sunni nimici di lu crucifissu e amici di satanassu (dove vedete montagne di gesso, questa è Salemi, costeggiatela da fuori: sono nemici di Cristo e amici di Satana). Oggi essa è mitigata dalle parole di Baldo Caradonna: «Insigne professore, desideravo informarla che da quando c’è lei a Salemi si respira un entusiasmo pazzesco! Tutti escono, bevono, ridono, le dono sono più scollacciate e disponibili. Ricevo continuamente telefonate da tutta la provincia! Il paese sembra uscito da una profonda catalessi!». Questo accade e certo per caso più che per scelta di arguti politici locali e mia. Io ho accettato di fare il sindaco. Ho immaginato che dal primato garibaldino si potesse ripartire, dimenticando l’onta delle presenze della mafia, spesso evocate a Salemi (com’era forse inevitabile: giacché essa fu città importante per la massoneria, di cui spesso, erroneamente, i teoremi dei magistrati indicano la contiguità con la mafia), e le ferite del terremoto così tristemente evidenti. Guardare avanti e compiacersi delle bellezze infinite dall’incontenibile paesaggio alle testimonianze della Magna Grecia, Segesta, Selinunte, Mozia. E ancora, Marsala, Mazzara del Vallo, Castelvetrano, Erice, il bellissimo centro storico di Trapani, San Vito lo Capo, Scopello, Castellammare del Golfo, tutto vicino e tutto dominato dall’altura di Salemi. A sigillare la tragedia del terremoto, infine, il grande Cretto di Burri, a Gibellina. Un universo. Così tornare non è una fatica ma un piacere, e accresce la vitalità. A piazza Alicia ogni volta, nei giorni e nelle notti; o a Mokarta, o a Villa Rubino o nelle contrade di Ulme, di San Ciro, della Cuba, di Pusillesi, dove si onora il pane di San Giuseppe, o anche nella bassa piazza Padre Pio, spira un vento che non ho mai sentito altrove e che rende Salemi più di ogni altra città amena e temperata, bella per sé, senza artifici (così all’assessore al nulla ho detto: «Venti, non eventi!). Ecco, quando ne riparto porto con me nostalgia di quel vento che è quello del desiderio e della speranza.”
2008 - 1 10 100000 FONTANE ROSSE FUTURISTE
(Futurismo 2009 webzine, 7 2008)
"Due alienisti comparvero, categorici, sulla soglia del Palazzo. Io non avevo fra le mani che uno smagliante fanale d'automobile; e fu col suo manico di lucido ottone che inculcai loro la morte"
FILIPPO TOMMASO MARINETTI
In meno di un anno -genio mediatico- ha riportato il futurismo in prima pagina su tutti i media, cartacei e dell'etere; «un vandalo» fu definito all'indomani della celebre bella e persino ecologica .. (nessun prodotto nocivo!) performance della Fontana Rossa di Trevi, con i turisti finalmente sorpresi (taluni, bontà loro, pensavano a una originale creativa trovata di Veltroni), i bambini videati mentre giocavano stupiti, ammirando finalmente l'immortale Fontana finalmente colorata, rivivificata, sottratta con il beau geste futuriste per sempre alla retorica della Dolce Vita e di Anita Ekberg. E splendido, rivoluzionario, rivelatore uno dei clip di... Futurzig su you tube: Bambini giocano, pochi secondi, giocano con la rossa fontana, videati in diretta, un virus fatale per tutti i media analfabeti! Poi... benpensanti e pennivendoli, politici in testa, ignari persino della differenza tra i coloranti innocui e la vernice, si sono rimangiati tutto, anche l'ennesimo passatismo antifuturista. Cecchini o Futurzig o Futurpalla futurista ha poi replicato con altre neodadaiste e giocose performance spettacolari; le palline di Piazza di Spagna, le modelle nude a Firenze, nel cafè storico dei futuristi -Giubbe Rosse- tutt'oggi attivo, acclamato e difeso finalmente da due delle menti più futuristiche d'Italia- Vittorio Sgarbi e quell'altro genio mediatico di Toscani... Poi, gli assi di cuori, che hanno spiazzato definitivamente i borghesi o comunisti nei fatti reazionari e conservatori che lo tacciavano di futurfascismo nostalgico. Blitz con coriandoli dedicati alla Stella di David e alla Bandiera in difesa di Israele, nel salotto... centrale molto bugiardo e ipocrita, alla Fiera del Libro di Torino, contro il boiocottaggio appunto di Israele, preteso da certo fanatismo islamico (purtroppo anche scrittori noti arabi...), con il collaborazionismo di molti cosiddetti democratici italiani, media e intellettuali silenti; Cecchini ha protestato con eleganza e bella provocazione, non una parola ad esempio da Umberto Eco o Dario Fo. Questo è il Futurismo! E altro blitz super analogo in difesa dei Monaci tibetani, certi storici -ideologici- sono ora in crisi depressiva. Cecchini, criticamente parlando, è il miglior interprete contemporaneo delle famose serate futuriste di Marinetti ed équipe: tra futurismo, dadaismo e situazionismo, una sorta di Cattelan del nuovo futurismo, molto più perturbante dell'artista oggi italiano più quotato nel mondo. Cattelan, bravissimo, ma chiaramente meno autentico, più innocuo, troppo vicino al gusto reificato tipico dell'odierna paleoborghesia analfabeta, dominante tra molti critici e mercanti d'arte e il pubblico. Il Futurismo di Graziano Cecchini... Rosso Trevi? Uno schiaffo elegante all'infame buonsenso (per dirla con il futurista... Vladimir Majakowskij!): «Marciare per non morire, lottare per non marcire» - Graziano Cecchini.
(Roberto Guerra)
2008 FREE TIBET FREE KAREN ROMA
(Lagoai site, 9 8 2008)
“Free Tibet ! Stop Laogai ! Free Karen !” Meravigliosa azione di Graziano Cecchini
Oggi 9, agosto alle 9,15 ha avuto luogo una meravigliosa azione di Graziano Cecchini a Castel Sant’Angelo a Roma. Centinaia di fumogeni, palloni con i colori del Tibet e enormi striscioni si sono alzati in cielo. La polizia non ha permesso il resto dell’azione. Nonostante ciò l’impatto è stato enorme. Tutti i TG hanno ripreso l’azione che ha avuto anche grande risonanza su internet. Hanno aderito la Laogai Research Foundation Italia, Reporters senza Frontiere, la Comunità Tibetana in Italia rappresentata da Tseten Longhini e Casa Italia Prati. contribuito la Laogai Research.
“Da domani” non potrete dire… non lo sapevo” ha dichiarato Graziano alla stampa. Bravo Graziano !
2008 SEGNALI DI FUMO FREE TIBET ROMA
(La Repubblica, 9 8 2008)
GRAZIANO CECCHINI HA COLPITO DI NUOVO, FUMOGENI E MONGOLFIERE A ROMA
Nuova azione futurista: Graziano Cecchini pro Tibet a Castel Sant’Angelo
INTANTO IL SUO ESTIMATORE VITTORIO SGARBI LO DESIGNA "ASSESSORE AL NULLA" DEL COMUNE DI SALEMI
Roma, 9 agosto. Stavolta l’azione futurista di Graziano Cecchini si è innalzata sul cielo di Roma. Un’iniziativa creata e messa in opera per protestare sul mancato rispetto dei diritti umani in Cina, proprio ad un giorno di distanza dall’inaugurazione dei giochi Olimpici. L’intenzione del performer, ormai noto per le sue iniziative al limite tra l’artistico e il sociale, ha inteso mettere in evidenza il disappunto di gran parte dell’opinione pubblica mondiale, contro la censura della stampa in Cina, dove è noto che, al momento, molti giornalisti, così come circa 50 cyber-dissidenti, si trovano in carcere, e dove numerosi siti che parlano di diritti umani e del Tibet, tra cui anche Amnesty International, sono inaccessibili per la stampa estera che segue le Olimpiadi. Ma non è tutto: il neo futurista ha manifestato anche per i diritti del popolo Karen e per la chiusura del Laogai, i campi di concentramento del regime comunista cinese, dove sono costretti al lavoro forzato sia uomini che donne.
Come riporta una nota dell’Adnkronos a chi gli chiedeva il perché di questa manifestazione, Cecchini ha replicato: ’’Vogliamo far prendere coscienza delle migliaia di condanne a morte che ogni anno avvengono in Cina. Voi volete una nuova Auschwitz? Noi no’’ [..] ’E’ una manifestazione pacifica a favore del popolo tibetano e della liberta’ di stampa in Cina e per i diritti del popolo Karen”. Cecchini, mentre parla, indossa una sciarpa ’’Taka’’, tradizionale simbolo di pace e amicizia tibetana, ma il protagonista è ciò che lui ha pensato e messo in scena ovvero: l’’Obeliscoel sangue e della Liberta’’. Anche questa volta, non è stato solo nell’organizzazione dell’evento poiché vi hanno partecipato la Comunità solidarista Popoli, lo stesso Reporters Sans Frontiers -che da sempre ha denunciato le violazioni della libertà di stampa- Laogai Reserch Fondation Italia, CdIP Casa d’Italia Prati e Rosso Trevi.
In un’intervista rilasciata a Marco Occhipinti per Repubblica Radio Tv, il neo futurista Cecchini in modo provocatorio spiega che tutti vanno a Pechino per battersi per “un pezzo di metallo”; lui, loro, intendono battersi per la giustizia e per sensibilizzare al rispetto dei diritti umani tutti coloro che commerciano con la Cina. Per fare tutto questo Cecchini ha deciso di “oscurare” Castel Sant’Angelo -il più antico carcere di Roma- con dei fumogeni colorati, liberando per l’aria delle mongolfiere pro Tibet. Sessanta metri cubi di elio, alcune mongolfiere di tre metri di diametro, quaranta metri di stoffa per gli striscioni, e il gioco è fatto: la protesta pacifica e futurista si è liberata nel cielo della Città Eterna!
In un gesto pensiero, azione e trasgressione: tanto basta per far si che Cecchini si autodefinisca futurista, e ci avverte: “Non finisce qui. Seguite i segnali di fumo!”. Per la serata di sabato 9 agosto intanto è prevista una “fuga” a Salemi dove, secondo uno stile squisitamente futurista, Vittorio Sgarbi lo ha designato “assessore al Nulla”. Qui, parteciperà al festival «La Creatività anomala», promosso dall’assessorato alla Creatività, alla Comunicazione e ai Diritti Umani guidato da Oliviero Toscani, in collaborazione con l’associazione «Xaipe» (sodalizio che si occupa di scavi archeologici e di promozione culturale). Alle 18,30 lo attende una conferenza stampa al castello normanno-arabo di Piazza Alicia, per spiegare le ragioni della nuova provocazione.
(Francesca Mentella)
2008 FUTURISMO MARINETTI 100 (Anteprima) Ferrara
(Teatro Org, 10 9 2008)
Dal 19 al 21 settembre prossimo, a Ferrara, presso la Sala Estense e la Sala Boldini, avrà luogo la seconda edizione di The Scientist 2.008, video festival internazionale.
La rassegna è curata dall’Associazione Ferrara Video&Arte. Collaborano all’importante evento diversi esperti del settore, oltre a Milano InVideo, Bassano Opera Festival, Coreografo Elettronico (Napoli), Este Edition (Ferrara). Evento promosso infine da Comune e Università di Ferrara, Arci Ferrara, Regione Emilia-Romagna e diverse aziende. Tra le diverse sezioni, video internazionali, videostorici, videodanza, V-Art e V-Art 18, Roby Guerra presenta Futurismo Marinetti 100, anteprima del prossimo centenario della rivoluzionaria avanguardia italiana fondata da Marinetti (20 febbraio 2009).
In programma video di alcuni dei futuristi attivi contemporanei più significativi: ovvero ), Emma Rochester (Australia), Angiola M.Conti (Spagna), Massimo Croce e lo stesso Roberto Guerra. (Contributi nella Sezione futurista anche di Giovanni Tuzet -videopresentazione- scrittore, critico e docente all’Università Bocconi di Milano, di Andrea Forlani e Eugenio Squarcia, noti artisti ferraresi del settore. Partecipazione straordinaria -infine- di Graziano Cecchini (FTM Azione Futurista di Roma) con il video programmatico Futurismo.
(Riccardo Roversi)
2008 GRAZIANO CECCHINI THE SCIENTIST VIDEO FERRARA
(Futurismo 2009 webzine, 31 10 2008)
Per Tiffany Art Club (seconda edizione), la rassegna multimediale curata dal futurista Roby Guerra, in collaborazione con American Bar Tiffany, Sands From Mars e Futurismo 2009 webzines. Nello spazio video della Tazza d'Oro Street Bar di Ferrara, a cura anche dello scrittore Maurizio Tumiati, il 31 ottobre 2008 serata di Halloween: alle ore 20, proiezione video del celebre Graziano Cecchini, un anno esatto dopo lo storico blitz a Roma (la Fontana di Trevi colorata di rosso.) Con un sol gesto Cecchini bucò i media, riportando il Futurismo in prima pagina, scatenando proteste affrettate. Subito, infatti si scoprì che era un innocuo colorante.... Poi il nuovo Futurismo Rosso Trevi, grazie anche al coraggioso appoggio di Toscani, Sgarbi e Radio Radicale è esploso: Piazza di Spagna, Fiera del Libro di Torino, lo storico caffè letterario Le Giubbe Rosse a Firenze, il Futurismo dei Diritti Umani (Segnali di Fumo) a Castelgandolfo per il Tibet (e in Birmania in prima linea al fronte!) contro la Cina, ecc. Ora Graziano Cecchini è Assessore al "nulla" a Salemi con lo stesso Sgarbi sindaco e Toscani. A distanza di un anno abbiamo scambiato alcune parole con il più celebre futurista contemporaneo: presente tra l'altro recentemente a Ferrara con il video Futurismo nel video festival internazionale The Scientist 2008. "Ormai ci siamo, il centenario è dietro l'angolo e un anno fa la Fontana Rossa...". "Marciare ... per non morire, lottare per non marcire ...scrissi nel primo volantino di Azione Futurista; 'Vandalo' scrissero e dissero, invece Il futurismo rende possibile l'impossibile; quel 19 ottobre a me è successo! ( G. Cecchini )
Che cosa è il Futurismo, Oggi?... " Lasciare attaccare i passatisti, i fischi (mi) ci inorgoglisce. Repubblica e compagnia cantando..., dovrebbero occuparsi del Tibet, dei Karen e situazioni simili (ben diversa Radio Radicale): il Futurismo è pensiero rapido + azione ... non essere seduti a una scrivania ma esserci, sentire ancora Marinetti, Boccioni, Sant'Elia. ( G. Cecchini )
Hai partecipato a Ferrara a un anteprima del centenario..." Nel 1929, Marinetti per le celebrazioni dell'Ariosto fece una grande conferenza sulle Mura della Città, Govoni era un grande poeta: a settembre sono stato lusingato dall'invito del futurista ferrarese Roby Guerra e di Vitaliano Teti: ho partecipato con il clip programmatico Futurismo, che non a caso si chiude con la parola libera animata Futurismo 100 e +. Oltre a Guerra sono in contatto con gli scrittori Maurizio Ganzaroli e Alberto Canetto, oltre a Sgarbi naturalmente. Ferrara è futurista! ( G. Cecchini ) Torniamo al Centenario, a Roma, Salemi, Sgarbi e Toscani... " Per dirla anche con Sgarbi, ci saranno eventi o atti che ...rendono vitali un luogo- Roma e l'Italia del 2000- come avvenne ad esempio proprio con il rosso della Fontana di Trevi. Anche i miei amici futuristi ferraresi parteciperanno" Futurismo Rosso Trevi Anno I - Verso il Centenario....
2008 FREE TIBET FREE KAREN TRAPANI
(Exibart, 18 12 2008)
Trapani - dal 19 al 22 dicembre 2008
Graziano Cecchini - Violazione dei Diritti Umani in Birmania
PALAZZO RICCIO DI MORANA - GALLERIA DOMENICO LI MULI
TRAPANI – Domani venerdì 19 dicembre alle 12,00 a Trapani a Palazzo Riccio di Morana conferenza stampa-inaugurazione della mostra fotografica dell’artista Graziano Cecchini sulla violazione dei Diritti Umani in Birmania; si tratta di 50 foto realizzate nel corso di un viaggio fatto tra agosto e settembre 2008 quando, assieme ad altri italiani, è entrato clandestinamente nel paese asiatico governato da una giunta militare
«Sono foto – spiega Graziano Cecchini, assessore al Nulla nella giunta di Vittorio Sgarbi a Salemi – che raccontano le violenze della giunta militare e la sofferenza del popolo Karen»
All’inaugurazione, oltre allo stesso artista prenderà parte l’assessore alla Cultura Maria Giovanna Maglie e il presidente della Provincia regionale Girolamo Turano
A Palazzo Riccio di Morana le foto resteranno esposte fino a lunedì 22 dicembre. Successivamente la mostra sarà ospitata nei comuni di Gibellina, Calatafimi-Segesta, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Mazara del Vallo e Salemi.
Scheda sui Karen
E’ una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa sei milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), lottano dal 1949 contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l’indipendenza e preservare la loro identità.
Originari delle steppe della Mongolia e degli altipiani del Tibet, i Karen arrivano nei territori che oggi costituiscono la Birmania dopo una lunga migrazione durata duemila anni. Nella loro discesa a sud scoprono i grandi fiumi Irrawaddy e Salween che si insinuano attraverso gli ultimi contrafforti della catena himalayana. Primi abitanti delle vaste pianure situate all’estuario di questi fiumi, vi si insediano nel 730 Avanti Cristo vivendo in pace per due secoli, fino all’arrivo dei Birmani che invadono le terre dei Karen costringendoli a rifugiarsi sulle montagne al confine con il Siam (l’odierna Thailandia).
Inizia lo scontro tra i due popoli. Le pianure conquistate dai Birmani sono fertili, le montagne dei Karen non offrono molte risorse. La frattura si fa via via più profonda nei secoli a seguire. Durante il periodo coloniale britannico avviene la cristianizzazione di una parte della popolazione Karen per opera di missionari battisti. L’eredità dell’evangelizzazione si evidenzia in un 30% di Karen tutt’ora fedeli al Cristianesimo.
Quando nel 1947 l’Inghilterra lascia la Birmania, il primo responsabile politico del nuovo paese, il Generale Aung San, propone una costituzione che prevede entro i dieci anni successivi il diritto di ogni gruppo etnico a separarsi dall’Unione e di ottenere piena indipendenza. Il disegno non viene realizzato, perché Aung San viene assassinato durante un colpo di stato che porta al governo una giunta militare che ben presto provoca la reazione armata dei Karen e delle altre etnie. Da allora, i popoli delle montagne hanno combattuto senza sosta per l’indipendenza. I Karen hanno condotto la loro lotta rinunciando per ragioni etiche ai facili guadagni derivanti dal traffico di droga, a cui si oppongono con esemplare rigore.
(Nino Ippolito)
2009 CENTENARIO DEL FUTURISMO FERRARA
FUTURISMO 100 LIVE CON GRAZIANO CECCHINI ROSSO TREVI
(Teatro Org, 23 1 2009)
Centenario del Futurismo, “live” in Ferrara, proprio nel fatidico 20 febbraio (1909-2009). E un centenario a quanto pare unico, fra le infinite attuali celebrazioni tutte encomiabili. Con dediche ovviamente a Marinetti, ma anche a Majakowskij, a Enzo Benedetto (il principale promotore del futurismo post1944 con la rivista “Futurismo Oggi). Non è proprio una celebrazione a Ferrara: anzi con futuristi attuali contemporanei, vivi e vegeti e ultraproduttivi, alcuni molto celebri. Graziano Cecchini (Rosso Trevi), Antonio Fiore, il transumanista epistemologo Riccardo Campa, Baldo Savonari, Valerio Zekkini, i cyberpunk scrittori del gruppo Connettivista (Marco Milani, Giovanni De Matteo, Sandro Battisti), il giovane intellettuale e scrittore neofuturista Giovanni Tuzet (docente alla Bocconi di Milano), il videomaker Filippo Landini, persino un video-omaggio ai celeberrimi Kraftwerk, maestri futuristi della techno-generation. Oppure simpatizzanti, il noto poeta Paolo Ruffilli su tutti.
In carne ed ossa, alcuni via audio, alcuni via video, un intervento futuristissimo a sorpresa annunciato dallo stesso Cecchini. Un centenario, questo di Ferrara, in sinergia proprio con FTM Azione Futurista, Salemi/Trapani, patrocinato dal Comune di Ferrara e a cura di Roberto Guerra e dell’Associazione Culturale Ferrara Video&Arte . Coinvolgimento delle riviste futuristiche attualmente attive, cartaceee e nel web, vale a dire “La Voce Futurista”, “Futurismo 2009” , “Sands From Mars” (del blogger scrittore Maurizio Ganzaroli), “Divenire Transumanista” (diretta da Riccardo Campa e Emmanuele Pilia), “Next” (Connettivisti).
(Riccardo Roversi)
2009 IL COMPLEANNO DEL FUTURISMO FERRARA
(L'Asino Rosso, Giornale blog di Ferrara, 22 2 2009)
LA BEFFA DI GRAZIANO CECCHINI ROSSO TREVI
Venerdì sera 20 febbraio 2009, presso la Sala Estense di Ferrara, si è tenuta la festa di compleanno del centenario del futurismo, perché come ha detto Graziano Cecchini: “le ricorrenze sono per i morti, e il futurismo, invece, è più vivo che mai, in continua evoluzione, espansione e divulgazione”.
Alla sala, sono arrivate un buon numero di persone, per una città addormentata come Ferrara sembra quasi, (anzi lo è) un grande successo.
E il centenario di Ferrara è stato segnalato persino evidenziato su RaiDue Palco e Retropalco speciale il Futuro del Futurismo alla vigilia lo scorso 19 2! (Oltre ieri a Telestense, Estense Com, tutta la rete futurista su Internet, i siti connettivisti, transumansiti e siti prestigiosi Teatro Org, ExitBar, Style Life, SuperEva ad esempio, tra tantissimi.
Nelle città di Roma, Milano, e Torino si sono tenute manifestazioni, giochi di luce, laser, pirotecnie, concerti, mostre e altro ancora, ma persone come Graziano Cecchini, in prima linea a dimostrare che il futurismo ha ancora qualcosa da dire, ha snobbato, tutte queste manifestazioni, che suonavano come la festa della befana, ricorrenze appunto che solo 24 ore dopo, non meritavano neppure di essere menzionate sui quotidiani, ed è venuto a Ferrara. Nella città più addormentata d’Italia, ma che da anni si cerca di smuovere.
Nessuno ci credeva che sarebbe venuto, e invece è stato qui, accompagnato da persone come: Riccardo Campa, Stefano Vaj, Paolo Ruffilli, Baldo Saponari, Lamberto Donegà, Maurizio Ganzaroli, Giulia Fontanini, Filippo Landini (e altri) invitati da Roby Guerra, che da anni cerca di risvegliare la bestia morente. Forse una nuvole di polvere di secoli, si è smossa, forse no, solo il tempo lo dirà, ma non per questo bisogna smettere di provarci. Graziano Cecchini continua a beffare e a fersi le beffe di tutti quelle belle addormentate che si credono istituzioni, di tutti quei morti viventi che fingono di avere ancora aliti vitali dentro le loro povere stanche ossa in questa Italia, che sempre di più diventa un paese di vecchi mentali, e arretratezze spirituali che inaridiscono sempre di più.
Forse per una volta almeno alla domanda: cosa c’è a Ferrara? Non si è potuto rispondere come sempre: Niente!
(Maurizio Ganzaroli)
2009 FREE TIBET FREE KAREN LA VITA NON E' SOLO COLORE SALEMI
(Sicilia on line, 11 4 2009)
GRAZIANO CECCHINI E VITTORIO SGARBI
futurismo dei diritti umani oggi a Salemi (Karen, la vita non è solo colore)
Si tratta di 50 foto realizzate nel corso di un viaggio fatto tra agosto e settembre 2008 quando, assieme ad altri italiani, è entrato clandestinamente nel paese asiatico governato da una giunta militare.
”Sono foto – spiega lo stesso Cecchini, assessore al Nulla nella giunta di Vittorio Sgarbi a Salemi – che raccontano le violenze dei militari e la sofferenza del popolo Karen».
Quella dei Karen è una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa sei milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), che lotta dal 1949 contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l’indipendenza e preservare la sua identità.
OGGI 11 APRILE 2009 a Salemi (Trapani) Graziano Cecchini presenta la mostra reportage fotografica “Karen, la vita non è solo colore”, reportage realizzato lo scorso settembre in Birmania da Cecchini quasi al fronte con i Karen (assieme a diverse associazioni umanitarie), oppressi da anni dalla dittatura birmana. Il reportage dal vivo (a suo tempo trasmesso da Radio Radicale) suggellò la campagna artistico-sociale lanciata dal futurista contemporaneo più celebre e coraggioso l'estate scorsa stessa Free Tibet Segnali di Fumo. L'evento, presso la Chiesa di San Giuseppe, è a cura del Comune e la Città di Salemi, della Provincia di Trapani, con conferenza stampa (ORE 17.30)oltre a Cecchini del sindaco di Salemi, il noto ferrarese e critico d'arte Vittorio Sgarbi accompagnato dalla giornalista Maria Giovanna Maglie, il presidente della Provincia di Trapani Girolamo Turano, l’arciprete di Salemi Salvatore Cipri, e il vescovo della diocesi di Mazara del Vallo Domenico Mogavero.
GRAZIANO CECCHINI “La mostra è un racconto fotografico della Birmania e dei diritti umani violati – Dal comune atipico di Salemi, in qualità di Assessore al Nulla, ho voluto sottolineare attraverso l’arte, tutto ciò che la gente non vuole vedere sulla situazione birmana”
2009 E-BOOK DEI MANIFESTI FUTURISTI CONTEMPORANEI
FERRARA ROMA
(H+ Magazine, Associazione Italiana Transumanisti - AIT)
Dopo l'e-book delle biografie dei futuristi contemporanei, Futurist Editions On Line completa l'operazione editoriale con l'e-book complementare "Trans-Futurismo": i manifesti dei gruppi neofuturisti intervenuti a Futurismo 100 Live di Ferrara. Ovvero Azione Futurista, Connettivisti, Transumanisti, La Voce Futurista, Postcontemporanei, ed anche i più giovani Transavveristi e gli ultimi futuristi ex Futurismo Oggi di Enzo Benedetto, Francesco Grisi e Luigi Tallarico.
Nel nuovo e-book, che si avvale delle prefazioni autorevolissime degli stessi Riccardo Campa e Paolo Ruffilli, sono presenti i manifesti degli stessi Graziano Cecchini Rosso Trevi, il leader indiscusso del Nuovo Futurismo; ancora il promotore futurista ferrarese Roby Guerra, di Alessio Brugnoli e Armando Di Carlo, tra i primi attivi su Internet, dei Connettivisti della new wave italiana di fantascienza (Battisti, Milani e De Matteo); naturalmente dell'ala più scientifica- i Transumanisti futurologi dello stesso Campa e Stefano Vaj - del Futurismo attuale. Inoltre, i manifesti dei futuristi attivi quasi storici come Antonio Fiore Ufagrà, Baldo Savonari (Terzo Futurismo, 1986) lo stesso bolognese Valerio Zekkini, poeta musicista e saggista. Inoltre i giovanissimi Balducci e Rocchi (Transavverismo quasi neodecadenti) ed il primo a promuovere il Futurismo in Rete (2005) ovvero Antonio Saccoccio.
Infine anche il gruppo aperto ferrarese: oltre a Guerra, Vitaliano e Marco Teti di Ferrara Video&Arte (il gruppo che ha rilanciato la Video Art a Ferrara con la rassegna "The Scientist"), gli scrittori postfuturisti Lamberto Donegà, Riccardo Roversi e Maurizio Ganzaroli.
L'e-book segnala il rilancio concreto del futurismo postcentenario stesso: tra Ferrara stessa protagonista con Roma e Salemi del Leader Rosso Trevi, ma pure praticamente tutta Italia con più generazioni di futuristi (noti e meno noti) trasparentemente operativi e interfacciati.
2009 L'ARTE NON SI PROCESSA
(Fare Futuro, 5 2009)
Dopo la condanna di Graziano Cecchini per le palline di Trinità dei Monti
Se da queste parti fossimo avvezzi alla teoria del complotto, diremmo che non è un buon segnale quando gli artisti finiscono in carcere. Ma, di sicuro, la condanna inflitta a Graziano Cecchini, il futurista di “Rosso Trevi” nonché assessore al Nulla della giunta “pazza” di Vittorio Sgarbi in quel di Salemi, non nasce da una volontà censoria e repressiva. Ma, molto probabilmente, si iscrive nella categoria kafkiana del grottesco.
“Interruzione di pubblico servizio”, si legge così nella motivazione del giudice che ha condannato a otto mesi di reclusione Cecchini che, ricordiamolo, è il futurista-situazionista che ha stupito il mondo e (ri)svegliato un po’ tutti con le sue performance dal torpore della stagione veltroniana. Otto mesi di carcere perché le palline colorate lanciate dalla scalinata di Trinità dei Monti nel gennaio dello scorso anno avrebbero “impedito” il passaggio di due autobus. Va da sé che per lo stesso motivo dovrebbero essere denunciati e incarcerati, in una qualsiasi città italiana, migliaia di automobilisti, di pedoni, di ambulanti abusivi e così via.
Per quale motivo la società, dunque, dovrebbe essere risarcita da Cecchini? Forse perché la sua opera ha proprio ridato vita ai monumenti, e lo ha fatto senza violarne o sconvolgerne la natura? E, sopratutto, senza fare danni. Ma con il rispetto - un po’ sfacciato e, diciamolo, futurista - che si deve a una “signora” di una certa età, la cui bellezza ancora intatta aveva bisogno però di nuovi “stimoli”?
Del resto, si perdonano i writer, i caciaroni dei centri storici, i (più che discutibili) fricchettoni che tambureggiano a qualsiasi ora della notte, e poi si mette in gabbia un artista che (soprattutto in tempi così magri di talento) è riuscito comunque a conquistare la prime pagine dei giornali di tutto il mondo ponendo Roma e l’arte al centro del dibattito nel nome della più grande avanguardia del Novecento.
Cecchini, comunque, non si scompone per la notizia. Anzi, rilancia: «Apprendo con grande gioia la notizia di questa condanna perché mi fa capire ancora di più la necessità di impegnarmi per la vera giustizia». E ha dato subito appuntamento a tutti, giudice compreso, il primo maggio a piazza Venezia: presentissimo! per una manifestazione itinerante a favore dei diritti umani.
Come si può notare, quindi, niente vittimismo o denuncia del rischio regime. Ma, questo sì, un invito al buon senso. A considerare il fatto che, in un momento di grande tensione sociale, proprio un artista finisca rinchiuso in carcere, non è certo un segnale di distensione e di incoraggiamento. Rientra, invece, in quel vizio tutto italiano che si chiama burocrazia.
Per cortesia, allora, giù la mani da Graziano Cecchini. (E pure dalle sue “palle”!).
(Antonio Rapisarda)
2009 REATO DI FUTURISMO ITALIA
(Il Domenicale, 9 5 2009)
Firmate per Graziano Cecchini, cecchino futurista & fu-turista!
Condannato per aver fatto ritardare l’autobus, l’allegro pallinaro di Trinità dei Monti merita il nostro sostegno. Perché mostra la pochezza di molti e l’insipienza di troppi: il suo gesto provocatorio è migliore di certa arte contemporanea nata morta
Graziano Cecchini è stato condannato il 26 aprile scorso dalla magistratura italiana a 8 mesi di reclusione per “interruzione di pubblico servizio”. Il 16 gennaio 2008 aveva lanciato lungo le scalinate di Trinità dei Monti 500mila palline colorate, rotolanti fino a piazza di Spagna tra lo stupore divertito dei passanti. Il “pubblico servizio” interrotto consiste in due autobus che hanno dovuto attendere per 20 minuti che la strada venisse sgombrata dalle rimbalzanti palline.
Per quale reato è stato effettivamente condannato Cecchini? Paolo Corsini, giornalista e presidente dell’associazione Lettera 22 (.www.associazionelettera22.info), è stato il primo e più deciso, pur asserendo pieno rispetto per l’indipendenza dei giudici, a ipotizzare un “reato di futurismo”: «La condanna appare ridicola e assurda, specie se paragonata alla benevolenza usata contro i sedicenti writers, che imbrattano monumenti e palazzi storici, alla impunità di cui godono i vandali [...] sorge il sospetto che il reato contestato a Cecchini sia quello di futurismo, e questo proprio nel momento in cui il centenario del movimento marinettiano viene celebrato, finalmente, in maniera bipartisan».
Vittorio Sgarbi, da sindaco di Salemi in Sicilia, già aveva nominato l’artista Graziano Cecchini assessore al Nulla. Dopo la condanna gli ha conferito anche le deleghe alla Giustizia. Infatti secondo lui Cecchini ha il merito d’aver agito in nome del Futurismo e anche del Fu Turismo: già quando nel suo esordio in pubblico del 2007 aveva tinto di rosso la Fontana di Trevi, a dire di Sgarbi, anziché essere riprovato «avrebbe dovuto invece essere premiato per avere fatto l’opera d’arte più importante in Italia, e riconosciuta al mondo, del Nuovo secolo e millennio: l’ arrossamento della Fontana di Trevi, finalmente tornata alla vita (d’altra parte, le mestruazioni, ne sono il segno) dopo essere stata soffocata dal turismo».
Il Domenicale ha deciso di lanciare una raccolta di firme (sottoscrivere su info@ildomenicale.it) in favore di Graziano Cecchini, colpito da accanimento giudiziario. Cecchini è artista a volte stravagante ma di talento incoercibile e noto (il suo sito è www.futurzig.it). Nel suo gesto ci riesce impossibile cogliere qualcosa di peggiore e di diverso da un manifesto ottimista, nonché indubbiamente sarcastico nei confronti delle odierne avanguardie impettite, che ammiccano al mercato a colpi di collage. Un gesto, sì, futurista, che nell’anno celebrativo del Futurismo avrebbe potuto indurre a un giudizio più aperto. Soprattutto nel momento in cui artisti che vanno per la maggiore affermano la coincidenza dell’Arte col suo farsi nell’Evento.
Firmate per Cecchini. Meglio le sue allegre palline dei bambini impiccati e degli asini, sia impagliati che raglianti.
2009 FUTURISMO 100 CATANZARO
(Catanzaro Informa on line, 23 5 2009)
"IL FUTURISMO NON VA RICORDATO.. E' VIVO E VEGETO... IO A FERRARA HO FESTEGGIATO (IL 20 2 SCORSO) IL COMPLEANNO DEL FUTURISMO!
NESSUN ANNIVERSARIO! I CRITICI SONO DEGLI IMBECILLI!"
GRAZIANO CECCHINI A FUTURISMO 100 CATANZARO
Vittorio Sgarbi l'ha definito un ''erede dei futuristi” e, in qualità di sindaco di Salemi, l'ha nominato assessore al ''Nulla'. Il romano Graziano Cecchini è entrato nella storia per aver colorato di rosso la Fontana di Trevi nel segno di una provocazione artistica senza confini. Cecchini è stato ospite dell'associazione culturale ''Nuova Era' che oggi 23 maggio 2009 - in occasione di un aperitivo culturale in programma alle ore 18 presso il cocktail bar Z-One su Corso Mazzini a Catanzaro - ha festegiato i suoi primi due anni di vita. ''L'arte e l'azione...Contro il grigio comune', questo il titolo dell'incontro - organizzato in collaborazione con il gruppo di ''Gioventù italiana' - che vedrà come protagonista il cinquantacinquenne cultore dalla vita alquanto bizzarra.
Figlio di un operaio, si è fermato alla licenza media, è stato ex lavapiatti, ex body guard ed è diventato direttore di un ristorante dopo esservi stato assunto inizialmente come l'ultimo dei camerieri. Ma Cecchini ha avuto anche rapporti burrascosi con la politica e da fervido FUTURISTA oggi non si riconosce in alcun sodalizio di destra o di sinistra. Negli anni '70 è stato uno dei responsabili dei ''volontari nazionali', il servizio d'ordine del Msi, guidato da Giorgio Almirante. E'poi diventato portavoce dell'associazione ''Fratelli Mattei' e si è iscritto al Partito di An. Da uomo libero ha poi dato sfogo agli elementi essenziali del manifesto di Azione Futurista: coraggio, audacia, ribellione. Passato in pochi giorni dalle accuse di vandalismo alle esaltazioni artistiche, Cecchini ha agito contro l'arroganza del potere riproponendo la dinamica del movimento e la scomposizione della velocità. Rosso Trevi è stato un attacco violento allo sperpero rappresentato dal Festival del Cinema di Roma, da lui considerato solo ''un'esaltazione del mercato'. Da Trinità dei Monti sempre a Roma ha lanciato in seguito cinquecentomila palline colorate fino ai piedi della Fontana di Piazza di Spagna. A Firenze ha fatto sfilare quattro ragazze seminude, dipinte di diversi colori, e ha mostrato cartelloni contro il sindaco che voleva la costruzione nel centro storico della tranvia. Alla Fiera del libro di Torino ha fatto irruzione con dei cannoni pieni di coriandoli. Pochi giorni fa è tornato dalla Birmania dove ha portato il suo sostegno personale per la libertà del popolo Karen. Al tempo stesso ha ricevuto la notizia della condanna a 8 mesi di reclusione per interruzione del pubblico servizio a causa delle famose palline ''futuriste'. Risultato: Cecchini si candida alle europee per la lista di Storace e Lombardo nel collegio del Nordest e ottiene la delega alla giustizia dal sindaco Sgarbi. Quali sono i confini che separano l'arte dal vandalismo e la libertà d'espressione dal vilipendio? Tutto questo nell'incontro con un intellettuale sui generis capace di trasformare qualsiasi incursione in un evento.
(Domenico Iozzo)
2009 ARA PACIS? ROMA
(L'Asino Rosso giornale blog Ferrara, 31 5 2009)
ComunicazionEversiva AzioneFuturista entra in campo
Roma, 2009-05-30 100esimo del Futurismo
Azione Futurista
Rieccoci,…. Sempre Ribelli contro tutti e tutto.
Lunedi 1 giugno 2009 ore 10 Piazza San Carlo al Corso Roma
Performance futurista.
«Roma mi fa pensare a un uomo che si mantenga mostrando ai viaggiatori il cadavere della nonna» così, poco meno di un secolo fa, scriveva Joyce, così ancora oggi la capitale della partitocrazia esibisce le “vecchie grazie”, si indigna e arriccia il naso di fronte all’indecenza di certi gossip, nella speranza di fare bella figura e di non doversi misurare con i problemi reali del Bel Paese in fin di vita…
Lo status quo della classe dirigente italiana assomiglia alla bella favola di Biancaneve e i 7 nani, con il cavaliere nero al posto di Biancaneve che ruba i lettini dei nani per riposarsi un po’ dopo la fuga dalla strega cattiva… e i nani che, timidamente, si fanno convincere ad andare a lavarsi le mani in cambio di una cenetta profumata…
E che dire di Cucciolo, che risiede proprio qui a Roma, sul bel colle capitolino? Succeduto al buon Dotto che cambiamenti ha portato?
A noi… pare nessuno!
Ma Roma, che 2 anni fa arrossì in Fontana di Trevi per l’indecenza, questa volta reale, della disoccupazione, delle morti sul lavoro, dell’emergenza casa e degli sprechi; Roma cui rimbalzarono le palle a Trinità dei Monti per l’inconcludenza dei partiti al governo… di tutti i partiti… Roma oggi chiede risposte a questi politici stitici di idee!!!
Allora apriamo gli occhi e ammettiamo che la Nazione della cultura universale si è ormai ridotta, dopo anni di politica del cesso, al cesso della politica!
Io noi futurismo
Le nostre macchie di colore in libertà vi tumuleranno
RossoTrevi colpisce ancora
noi cani senza lacci ne padroni
INTERVISTA A GRAZIANO CECCHINI ROSSO TREVI
ROSSO TREVI: SILVIO BERLUSCONI?
Graziano Cecchini “IL CAVALIERE E' un Uomo molto intelligente ma circondato da Imbecilli!”
ROSSO TREVI: DARIO FRANCESCHINI?
Graziano Cecchini “ Dario Franceschini? Un fossile demcoristiano. Quando fa l'artista ridicolo, persino lo pubblicano come scrittore! Un democristiano e basta nel Dna, già estinto!”
ROSSO TREVI: IL FUTURISMO OGGI?
Graziano Cecchini “Da Roma a Parigi a Ferrara a Salemi...a Cracovia... siamo ritornati! Dalla Fontana Rossa a Ferrara Futurista dove abbiamo rilanciato il Futurismo (ne ha parlato anche Rai Due ne Il Futuro del Futurismo..lo scorso 19 2!) a Salemi con l'amico Vittorio, ferrarese, ai miei amici scienziati transumanisti (Riccardo Campa) abbiamo rilanciato il Futurismo come Avanguardia Italiana degli anni duemila. Anche con molti giovani, guardate le webzine Futurismo 2009, Sands From Mars, un net quotidiano L'Asino Rosso, la Voce Futurista è persino una Televisione, la prima Tv futurista! Facciamo video festival internazionali, diffondiamo il virus del Futurismo dei Diritti Umani, Contro le ultime dittature comuniste nel mondo. Per la libera informazione in Italia: Corriere degli Zombies e la Repubblica delle Banane ci censurano, ma sono solo dei parameci rossi,un insulto vivente persino a Majakowskij!!! Abbiamo band techno pop e artisti giovani (Rebecca, Insintesi e molti altri). Scrittori celebri come Paolo Ruffilli ci appoggiano. Abbiamo edito libri e ebook. Siamo tornati al 100%! Dobbiamo solo spazzare via una classe politica (destra e sinistra e centro) mummificata che costano al popolo più di Tutankamen. Da Roma a Ferrara a Salemi, dobbiamo sostituirli con macchine pensanti, con le nuove tecnologie. I netbook bastano per molti di loro! E Internet dev'essere gratis per tutti gli Italiani! Noi siamo il Futurismo Rivoluzionario dell'era di Internet! Domani a Roma premo il pulsante della prima atomica poetica (!!!) del Futurismo Rosso Trevi ed equipe non stop!”
( A cura di Roberto Guerra, futurista)
(Corriere della Sera, 1 6 2009)
"IO NON C'ENTRO MA AZIONE BELLISSIMA" GRAZIANO CECCHINI
La teca del Museo dell'Ara Pacis, a Roma, è stata imbrattata nella notte con alcuni palloncini contenenti vernice verde e rossa. Sul lato dello sfregio, dalla parte interna verso via Ripetta, la polizia ha rinvenuto anche un water e 2 pacchi di carta igienica. L'Ama è stata subito allertata per ripristinare al più presto le condizioni del muro. A quanto si apprende dalla Questura, per il momento non è stata registrata alcun tipo di rivendicazione del gesto.
OPERA CONTESTATA - La bianca teca, progettata da Richard Meier, che contiene l'antica Ara Pacis laddove un tempo sorgeva l'edificio creato da Morpurgo, è un'opera a lungo contestata nella Capitale: dapprima da Vittorio Sgarbi, quindi dallo stesso sindaco Gianni Alemanno, che poco dopo la sua elezione in Campidoglio aveva promesso «La rimuoveremo», ma si era poi corretto sostenendo di essere stato frainteso. Non è ancora chiaro se il danneggiamento con vernice sia un'azione dimostrativa: il lancio sarebbe avvenuto poco prima dell'alba, senza testimoni. Le telecamere che sorvegliano l'area avrebbero filmati tre individui incappucciati.
FUTURISTI IN AZIONE - Secondo Graziano Cecchini, interpellato dalla Questura sui possibili autori del gesto, «quest'azione è un sussulto di vita in una cittá abbastanza morta o mortifera». Secondo l'artista e perfomer neo futurista, protagonista di clamorosi episodi come la colorazione di rosso della Fontana di Trevi e il rovesciamento di 500 mila palline di plastica sulla scalinata di piazza di Spagna a Roma, «la decantata nuova Roma non si è ancora vista, questa è ancora la Roma veltroniana. Questa azione non è che un gioco di colori che è stato fatto e che trovo abbastanza apprezzabile, soprattutto in una giornata grigia come questa».
Cecchini lamenta che «la Questura si rivolge a me per qualsiasi episodio di questo genere, ma io non parlo neanche sotto sotto tortura. Sono stato sul posto, ci sono almeno 5 telecamere, una ad ogni angolo della teca. Se hanno le prove che sono stato io le tirino fuori, altrimenti rendano conto delle spese inutili che sono state fatte. Evidentemente non c'è solo la Salerno-Reggio Calabria tra le spese che non funzionano ma anche le telecamerine». E auspica di poter partecipare «a un prossimo convegno con assessori alla cultura e sociologi, per discutere dei problemi della Roma di oggi e di qual è la situazione».
2009 FUTURISMO SOCIALE
(L'Altro 5 6 2009)
BIENNALE? LA VERA ARTE LA FIRMA CECCHINI
Angela Azzaro intervista Graziano Cecchini
«Ciao compagno» gli dico alla fine dell’intervista dandogli una pacca sulla spalla. E lui senza scomporsi rilancia: «Tu scherzi. Ma qualche anno fa ho fatto una foto con il saluto fascista e la maglia del Che. I miei si sono incazzati. Ma io gli ho risposto che devono studiare di più». Graziano Cecchini, 55 anni, è l’artista (futurista) che in questi anni è riuscito di più a far parlare di sé e dell’arte. Non solo nel nostro Paese. La sua esposizione mediatica lo ha portato a essere uno degli italiani più famosi all’estero. Le ragioni ci sono tutte. Provocatore, vulcanico, personaggio di confine. Da quando ha tinto di rosso Fontana di Trevi non si è più fermato. Spiazzamento dopo spiazzamento. Anche durante l’intervista non è da meno. Cita Togliatti e la rivoluzione socialista e solo a intervista finita ci ricordiamo della svolta di Fini: «Io mi incazzo quando dicono che è un traditore. Per essere un traditore uno ci deve aver creduto. E lui non ci ha mai creduto». In che cosa? Nel fascismo naturalmente. Quello di sinistra. Fasciocomunista. Se ci incontriamo infatti non è un caso. Sembra
interessato al progetto dell’Altro. Ma non solo. «Se Sinistra e Libertà me lo avesse chiesto mi sarei candidato con loro». Lo ha fatto la Destra di Storace, in Sicilia, alleata con il Movimento per l’autonomia di Lombardo. Ma non parlategli di destra, perché a lui quella parola fa schifo. «Io glielo ho detto a Storace: ma che cosa vuol dire?!». Ma torniamo alla rivoluzione. A lui interessa quella artistica e quella Fiumana. Ci sta provando a rifarla con Sgarbi a Salemi, il comune dove il critico d’arte è sindaco e dove Cecchini è Assessore al Nulla con delega alla Giustizia: «Ti rendi conto, alla Giustizia, io che sono pluripregiudicato!». Con loro c’è pure Oliviero Toscani. L’ultima che si sono inventati è l’idea di realizzare un Casino-Casinò. Intanto ha lanciato l’ennesima provocazione. Mentre la Biennale di Venezia parte stancamente, con finte polemiche e performance per addetti ai lavoratori (i manichini buttati in piscina di Cattelan e Pistoletto che se la prende con gli specchi), lui o chi per lui ha tinto di rosso e verde la teca dell’Ara Pacis. Lo ha fatto non per pochi iniziati, ma creando un pandemonio. Come quando ha inondato di rosso la Fontana di Trevi. La sinistra sfilava sul red carpet della Festa del cinema di Roma, silente davanti ai milioni buttati all’aria da Veltroni, lui protestava con arte creando un caso internazionale. Non possiamo negarlo, fascista o non fascista, molti di noi lo hanno invidiato. «Ma perché? Io lo ho fatto anche per te. Per il popolo».
Insomma, ma l’azione dell’Ara Pacis, per protestare contro la Teca di Meier, è stata o no opera di Graziano Cecchini?
“Me la rivendico fino in fondo, sia intellettualmente che artisticamente. Hanno usato i colori giusti che non hanno danneggiato l’opera. Posso dire di aver fatto scuola. Sono stati visti cinque ragazzi. Spero ci fossero una coppia gay, una lesbica, una ragazza etero e uno o una che non ha ancora deciso che cosa essere. I palloncini in realtà erano dei preservativi. Un atto di trasgressione contro una società che ci richiama in tutti i modi all’ordine. Ormai non ci si può più neanche masturbare!”.
Perché allora la candidatura con una forza politica reazionaria?
“Mi ha attirato la parola autonomia… Ma guarda, secondo me, questi agglomerati elettorali sono come degli autobus, uno ci deve salire su sperando di essere eletto per poi fare quello che vuole. Dico ai giovani di fare così. Sul
mio sito ho messo due manifesti elettorali di Sinistra e Libertà. Mi piacevano, li ho messi. Qualcuno mi ha detto: ma come? quelli sono di Vendola. E io: che problema c’è!?”
Il dialogo tra opposti?
“Se continuiamo con le logiche di abbattimento, alla fine non costruiremo mai niente. E’ come la tela di Penelope, si disfa sempre. Penso per esempio che a voi il concetto comunitario possa interessare…”
Noi chi? Anche qui un bel casino… Ma in che senso comunitario?
“Penso a Fiume. La Carta del Carnaro: sesso droga e rock and roll. Lì un gruppo di intellettuali capeggiati da un poeta diedero vita a cose mai viste, contro il potere della burocrazia. Gramsci ne sottolinea la valenza sociale. Dobbiamo riuscire a sbloccare in concreto la liturgia ideologica, da una parte e dall’altra. Troveremo tanti punti di contatto pur conservando le priorità della basi ideologiche. Lo voglio dire a Bertinotti: Fausto ma perché parli di una grande sinistra? Parliamo di un progetto. Se è forte saranno in molti a seguirlo, a prescindere dalla schiera di provenienza. Mi viene in mente Togliatti…”
Togliatti?
“Se avessimo realizzato la pace che lui chiedeva subito dopo la seconda guerra mondiale, quando capì che non poteva mandare tutti i fascisti in galera, non ci sarebbero stati gli anni 70 e oggi non avremmo Berlusconi al potere. E’ stata sbagliata la logica di eliminare fisicamente l’avversario. Ma oggi la politica è diventata bisessuale. La Russa sta in una forza politica che rivendica l’antifascismo però poi ricorda, a seconda della convenienza, i ragazzi di Salò. Non si può parlare di antifascismo a chi ha perso i figli durante gli anni 70. La stessa cosa non si può fare con chi li ha persi dall’altra parte, parlando di anticomunismo. Chi ha fatto la lotta armata con le Br o altre formazioni ed è finito in galera, rispetta me, capisce il mio discorso. Io capisco e rispetto loro.”
Torniamo all’Ara Pacis. Perché proprio quel monumento?
“I cinque ragazzi hanno voluto dimostrare il divario che esiste tra il popolo e la politica, tra le promesse elettorali e i fatti. Alemanno aveva promesso che avrebbe rimosso la Teca e invece non ha fatto nulla.”
Come mai non è a Venezia, alla Biennale?
“Non mi hanno invitato. Se no sarei andato. Magari per dimostrare che so anche disegnare, dipingere, fare gli affreschi.”
Ma cosa piace a Cecchini dell’arte contemporanea?
“Mi piace molto Ugo Nespolo. Ha il suo laboratorio a Torino. E guarda caso viene dall’Arte Povera. Bisogna distinguere tra artisti e quadrettari. Se arrivo alla Tate Gallery di Londra e mi appoggio al corrimano succede un casino. Perché secondo loro quella è un’opera d’arte. Quando l’artigiano sotto casa mia lo realizza molto meglio. E’ importante che un artista sappia esibire il suo background. Prima c’erano i mecenati che finanziavano l’arte, ora il mercato tiene in scacco gli artisti.”
Lavori in corso?
“Mi sto confrontando con la sculture di Boccioni. Andy Warhol l’ho superato. Pop art viene da popolare e la mia è un’arte per il popolo. La foto di Fontana di
Trevi dipinta di rosso su internet è più diffusa di quella canonica e molti conservano le palline lanciate da Trinità dei Monti. Mi interessano gli effetti non le cause dell’atto artistico. Siamo allo Show Art.”
Fine?
A settembre vorrei aprire un laboratorio, Officina Italia.
Italia, siamo ancora fermi alla nazione?
L’Italia non esiste. Proprio per questo va evocata…
2009 ROSSOTREVI !
(L'Altro, 6 6 2009)
ALL’INIZIO FU IL IL FUTURISMO
MA LO STESSO MARINETTI DICEVA: «I PIÙ GIOVANI DI NOI CI BUTTINO NEL CESTINO»
Miro Renzaglia
Parafrasando Nietzsche, che parlava a proposito dell’uomo, possiamo affermare che “il Futurismo è qualcosa che vuole essere superato”. Quello che più di ogni altra cosa farebbe orrore a Filippo Tommaso Marinetti sarebbe rifare il verso alla sua rivoluzione artistica, riproponendo in maniera scolastica, accademica, di maniera la scala di valori estetici messi in campo, in quel lontano 20 febbraio 1909, dal Manifesto dei manifesti pubblicato in prima pagina de Le Figaro de Paris. Non per niente ebbe a dire: «Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili - Noi lo desideriamo!».
Nel frattempo, poche storie: il Futurismo è stato la vicenda artistica spartiacque che ha caratterizzato il Novecento lanciando i suoi faustiani segni di rinnovamento totale della sensibilità estetica al di là di sé, del Novecento e dell’arte conclusa in se stessa. Là dove ancora esiste un frullìo di seme ed intelligenza in lotta corpo a corpo con la parola, con il segno, con il colore con la materia prima di ogni architettura che non siano ripiegate sul già dato, già visto, già sentito, là è ancora contratto il debito di riconoscenza con l’Avanguardia delle avanguardie… Superare il Futurismo si può e, anzi, si deve: è il suo fondatore stesso - come abbiamo letto - a pretenderlo. Quel che non si può è disconoscere il fatto che qualsiasi ricerca di sperimentazione poetica (vastamente intesa) avrà per sempre riferimento la “novazione” introdotta nella storia dell’arte dal genio futurista.
Una valenza “novatrice” che divampò, incendiaria ed inarrestabile, non solo oltre i confini geografici dell’italietta giolittiana, trovando ovunque legna da ardere e benzina ad alimentarla, dalla Russia pre-sovietica al Brasile oltreoceano, ma che marcò, significativamente, anche molti ambiti ultra-artistici: dalla cultura alla politica (curiosa coincidenza, ma non un azzardo, notare come “futuriste” si dicessero le insurrezioni di Mosca, 1917, e di Roma, 1922…). Ed è almeno ipotizzabile che essa ebbe a dare espressione formale al
pensiero filosofico che si agitava nelle mente di Henri Bergson (si veda in particolare il suo L’evoluzione creatrice, 1907) dove i fotogrammi fissi con cui il positivismo concepiva cogliere la realtà, dandogli “ordine”, venivano sostituiti con il più caotico e dionisiaco “moto delle sensazioni” concluse nell’azione…
Ecco, la parola chiave per concepire il Futurismo è, appunto: azione. E, con essa: la velocità, il dinamismo. Fine delle tele statiche: ecco Boccioni e Balla, Carrà e Severini, Soffici, Depero, Prampolini ad esprimere il divenire contro la sincope fittizia e convenzionale del fermo immagine… Fine del segno tipografico canonizzato in regole standardizzate dal pigro uso ripetitivo della stampa in corpo 11 o 12: ecco le parolibere, le onomatopee, i neologismi, i flussi verbali di coscienza, liberati dalle paranoie argomentative, di Marinetti, Carli, Apollinaire, Govoni… Fine del teatro codificato dal copione e dalla ripetizione automatica degli interpreti: W Petrolini e l’arte del nonsense, del calembour, dei salamini… Fine di una musica che non ammette variazioni altre che quelle dettate dal pentagramma classico: ecco il rumore, meglio se elettrificato e amplificato dai megafoni, nell’ “enarmonia” di Balilla Petrella e Luigi Russolo… Fine di un’architettura che o è bella o è funzionale: ecco Edoardo Sant’Elia progettare l’edificio che è bello in quanto funzionale e funzionale in quanto bello, come un Prometeo di ferro e cemento lanciato in alto a graffiare il cielo. E, ancora, fine della “donna infermiera” dell’uomo, perché: «Dare alla donna dei doveri significa farle perdere tutta la sua feconda potenza» (Valentine de Saint-Point, Manifesto della donna futurista). Fine…
Fine? Ma quale fine? Come può aver fine un fenomeno che rinvia continuamente all’oltre limite il suo adempimento? Così può capitare, come è capitato che, chissà per quali vie più o meno sotterranee, più o meno a fior di pelle, qualcuno (tal Graziano Cecchini, per esempio, di cui a lato, nell’intervista, si dice – 5 6 L'Altro ndr.) senta in sé urgere di nuovo l’istanza originaria del Futurismo e ne diventi agente. Un agente che invera la richiesta di Marinetti a non adagiarsi su alcun canone: tanto meno il suo.
Provate a rifargli il verso, se vi riesce. Prendete un pomeriggio d’Ottobre romano e disponetelo a cupola raggiante sopra la fontana sorgiva dal rivolo sotterraneo delle Acque Vergini. Intanto, avrete avuto cura d’incamiciare un tot di tempera in un cilindro di latta, a mo’ di ordigno. Quindi, passeggiate con aria indifferente, perché osservatissimi dall’occhio delle telecamere di sicurezza, intorno a quella scogliera di marmo progettata in tardo Barocco da Nicola Salvi. Possibilmente, indossate un cappellino da baseball bianco in testa e ray-ban, vecchia maniera, sugli occhi. A questo punto, secondo ricettario futurista, aggiungete gli ingredienti che seguono: un saggio di “misticismo dell’azione”, un pizzico trinciato fine di “antistoricismo”, tre mani di “arte-vita originale”, una vangata di “orgoglio italiano novatore”, un pugno di “religione della velocità”, cinque schiaffi di “igiene spirituale”, “liberazione dal terrore estetico” a volontà e molto “splendore geometrico veloce”. Mescolate il tutto e cuocete a fuoco alto. Quando la mistura prenderà il colore rubino dell’ “in vino veritas”, servitela dentro la vasca della fontana e ubriacatevi d’emozione spettacolare. Avrete creato “RossoTrevi”: un concentrato idro-aulico di cultura, idee, poesia e… azione. Un capolavoro, insomma. Naturaliter, futurista…
2009 RICORDO DI LUCE MARINETTI
Graziano Cecchini su Luce Marinetti
“Sembra un segno del destino che, nel centenario del futurismo, se ne va un’altra pietra”
“La notizia mi colpisce profondamente - sottolinea - l’altra figlia di Marinetti, Vittoria, a suo tempo, mi disse che vedeva in me alcuni aspetti del padre, questa cosa mi fece molto piacere e volevamo organizzare un incontro, anche con Luce, ma alla fine non e’ mai avvenuto”.
“Io mi metto nei panni di un figlio e mi dispiace perche’, ancora oggi, non si e’ riconosciuta la grandezza di uomo quale e’ stato Marinetti - conclude - Senza polemiche, posso dire che forse la famiglia Marinetti si sarebbe aspettata piu’ di rappresentazioni sul futurismo anche perche’ manifestazioni su Marinetti non ci sono state. E questo e’ stato secondo me un ultimo schiaffo”.
2009 GRAZIANO CECCHINI LETTERA AI GIOVANI
Fiuggi, 27 giugno 2009
Gioventù Italiana da
Dove eravamo rimasti!!!
Io Noi insieme per ripartire da dove fini il XX secolo della nostra storia da Fuggi si riparte per entrare con forza nel XXI secolo e continuare il cammino ….
Dopo un lungo silenzio e dopo la distruzione dei nostri sogni, ecco che nuovamente giunge…
Un nuovo, l’unico, sogno possibile, quello di essere fieri di un grande passato, quel passato che rese possibile quello che noi oggi consideriamo il nostro trampolino per slanciarci verso nuove conquiste , quel passato - che noi consegniamo alla storia mantenendo saldi i principi fondamentali . sono sicuro e convinto che li riconoscerete: il valore e la modernità di questo sogno che noi trasformeremo in realtà politica , riconoscerete la voce che vi ha chiamato a raccolta nei momenti difficili e che ha vissuto con voi le giornate + difficili delle lacerazioni del nostro mondo- un tempo la mia generazione scrisse sui muri “in un mondo di topi si erge un popolo di Lupi”.
NOI FUTURISTI SEMPRE AVANTI GRAZIANO CECCHINI
2009 AAA.VV. DIVENIRE 3 IL FUTURISMO MILANO
(Spigoli&Culture, Spigolature Magazine on line, 12 7 2009)
Associazione italiana TRANSUMANISTI (AIT) a cura di Riccardo Campa (Sestante Edizioni, 2009)
*include tra gli Autori: Graziano Cecchini Rosso Trevi)
(Manifesto del Centenario futurista di Ferrara)
A cura di Riccardo Campa e i transumanisti italianil l'AIT di Campa (sezione Italia di H+ del Professor Nick Bostrom, tra i fondatori a suo tamp a Yale, oggi a Oxford), la nuova futurologia nazionale e internazionale, è nelle librerie il volume DIVENIRE 3 FUTURISMO, per Sestante edizioni. Non a caso nell'anno del centenario, è il volume programmatico e più significativo del Futurismo contemporaneo più autorevole e organizzato. Saggi dello stesso Campa, StefanoVaj, Guilame.Faye. Mafalda .Grandi (postilla sullo storico E.Gentile), Andrea Aguzzi, Francesco Boco, Graziano Cecchini , tutti intellettualii, scrittori, docenti universitari o artisti di chiara fama, oltre al futurista ferrarese "storico" Roberto Guerra. Saggi programmatici, sulla storia, la filosofia, la musica, la dimensione sociale, la musica, la fantascienza e la futurologia del Futurismo, in ottiche trasversali tra Archeofuturismo (cosiddetto- il celebre francese Faye) EstremoAltoCentrismo... il noto editorialista d'area nouvelle droite Adriano Scianca), postmoderno di derivazione bergsoniana o nieztchiana - Vaj, lo stesso Boco, postmoderno neofuturista e tecnoanarchico gli stessi, Rosso Trevi o Arguzzi, postumano radicale il leader Campa. Un'opera-come già sottolineato dallo stesso Emmanuele Pilia assolutamente originale poichè espressione, analisi polifonica, futurista e transumanista di "neofuturisti"viventi e attivissimi, una rarità quasi nel 2009 fatidico delle celebrazioni in libertà...ovunque, tutt'oggi in corso in tutto il mondo. Un volume peraltro, in certa misura ispirato proprio da Ferrara, sede del centenario futurista (a cura Ferrara Video&Arte) del 20 2 scorso ( a suo tempo evidenziato persino da Rai 2)dove transumanisti e futuristi contemporanei hanno ufficialmente rilanciato-aggiornata all'era scientifica- l'avanguardia di Marinetti e Majakowskij, profetica sul nostro tempo e sul futuro prossimo. Così scrive il curatore Riccardo Campa nell'introduzione:
“Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della nascita di questo movimento culturale e non poteva presentarsi occasione migliore per mettere in luce le non poche affinità tra il futurismo storico e il transumanesimo contemporaneo. In particolare, gli autori del volume si sono concetrati - partendo da diverse prospettive ideologiche e disciplinari - su aspetti comuni ai due movimenti, come il culto della tecnologia, l’idea di uomo moltiplicato, la neofilia, l’esaltazione della giovinezza e della vitalità, la guerra all’invecchiamento e alla morte, la sfida alle stelle, il sogno di ricostruire l’universo, l’innovazione radicale degli ambienti e delle forme di comunicazione, lo spirito rivoluzionario.... “ Infine: " ...Segue un saggio di futurologia retrospettiva del poeta Roberto Guerra “Marinetti e il Duemila”- (prima edizione 1999, si veda lo stesso R.Roversi in Percorsi Letterari n.d.r) che evidenzia tutta la attualità e la dimensione profetica del pensiero del fondatore". Nel centenario di Ferrara, circa 40 futuristi presenti nel Convegno + Video (le diverse aree, futuristi, connettivisti, postfuturisti e appunto transumansiti, provenienti da tutta Italia) a cura come accennato di Ferrara Video&Arte (ovvero lo stesso Guerra supportato dall'Associazione) in sinergia proprio con FTM Azione Futurista, proprio i transumanisti Campa e Vaj e Graziano Cecchini dimostrarono nei fatti certa continuità futurista, aggiornata all'era di Internet. Questo volume, pubblicando tra l'altro i manifesti ufficiali del centenario ferrarese, codifica ad altissimo livello culturale sia il centenario ferrarese, sia appunto la rinascita del Futurismo; una sfida nucleare a certo status quo della cultura italiana, che tutt'oggi, nonostante un centenario esplosivo tende a storicizzare il Futurismo... (per alcuni ...sipariato... nel 1944 con la scomparsa di Marinetti....) nonostante il futurismo del secondo novecento (sempre attivo-anche se quasi cult per un incredibile negazionismo culturale e ideologico) testimoniato ad esempio dalla rivista Futurismo Oggi di Roma, diretta fino al 1993 dall'aeropittore/scrittore Enzo Benedetto Record (con il Moma di New York tra i collaboratori!Oltre agli stessi Francesco Grisi, Gino Agnese, Marzio Pinottini, Antonio Fiore, Luigi Tallarico, Giovanni Lista, e anche il giovanissimo Guerra). Proprio Cecchini Rosso Trevi con il manifesto incluso in questo prezioso e finora unico volume cartaceo che dimostra la continuità futurista, ha sottolineato il ritorno ufficiale dei futuristi, già segnalato dall'artista della celeberrima Fontana Rossa con cui il Futurismo è tornato in prima pagina, bucando letteralmente i Media, nazionali e non solo. E Cecchini in mezzo a docenti universitari accreditati persino a livello acacdemico è davvero una risposta definitiva “Pensiero+Azione docet!” ai soliti scettici passatisti che dominano certa casta culturale nazionale. Davvero un'autostrada dal 2007 per.. Graziano Cecchini, dal 2008 con lo stesso Guerra (The Scientist 2008 Video Festival il rendez-vous) video-poeta futurista e futuribile, principali promotori-oggi- dell'astronave specificatamente futurista contemporanea (ma decine di seguaci, ormai) con una rete attiva anche editoriale nel web. Altro che vandalo o barbari...Il Futurismo risponde sempre con i fatti, creando l'avvenire:futurismo vivente oggi elettronico e postumano, oggi finalmente visibile simultaneamente nell'avanguardia e nella cultura ufficiale più avanzata- grazie alla sinergia transumanista fondamentale di Riccardo Campa e gli altri futurologi. Quando lo stesso Transumanesimo esprime ormai il Futurismo culturamente più evoluto, scientifico, tra scienza e arte, con il nuovo Futurismo Post2007 di Rosso Trevi e Roberto Guerra- e altri presenti a Ferrara- ....(assieme all'ala fantascientifica dei Connettivisti (Sandro Battisti e altri, anch'essi in sinergia con i Transumanisti) ala perturbante estetico-sociale interfacciata per la rivoluzione futurista, transumanista del futuro prossimo. Sinettizzano una domanda specifica forse si pone: Graziano neoaccademico? Semmai... sulle orme di Filippo Tommaso.. quando accettò (30 anni dopo il Manifesto...) l'anomala investitura ufficiale di un certo Mussolini (il Futurismo come disciplina accademica! Nei fatti il primo corso accademico di...Futurologia!). Poi, non più certo giovane, anzi, ex giovane a tutti gli effetti, ebbe la forza di partire volontario ancora per il Fronte, di non lasciarci le penne, di comporre ancora diversi capolavori poetici quali Quarto D'Ora della X Mas o L'Aeropoema di Gesù.... Insomma “Accademici” sempre rivoluzionari post Marinetti, come i Transumanisti stessi, ala radicale, rivoluzionaria della futurologia e dello spirito scientifico contemporanei.
2009 ANCHE IL FOSSATO ESTENSE SI COLORA DI ROSSO? FERRARA
(Estense Com, 9 6 2009)
Inizia con un "L'avevamo annunciato" la nota stampa diffusa da Alberto Ferretti e Azione Futurista Ferrara. L'annuncio riguarda uno dei personaggi che più hanno fatto discutere e le cui azioni sono ancora davanti agli occhi di tutti, Graziano Cecchini: in primis l'acqua rossa della fontana di Trevi a Roma, per passare alle "palline" fatte rotolare per le scale di piazza Navona, sempre nella capitale.
"Graziano Cecchini - prosegue la nota - il celebre futurista della fontana di Trevi attuale assessore al nulla in queli di Salemi, sindaco il ferrarese Vittorio Sgarbi, sarà in caso di vittoria de "La Destra" assessore alla cultura".
La storia di Cecchini viene poi riproposta per intero: "Graziano Cecchini viene da Roma e.. Salemi, incredibile piccola città siciliana (provincia di Trapani) piccolo grande miracolo in progress creato infatti da Rosso Trevi – il suo celebre soprannome- con Sgarbi, Oliviero Toscani, il critico d'arte Philip Daverio, ora anche lo psichiatra Guido Crepet. Salemi, un villaggio sconosciuto siciliano (sotto l'ombra e il sole consueti e inquietanti di certa Mafia) in neppure un anno è diventata celebre nel mondo per le inziative spettacolari e efficaci, moderne, artistiche e sociali, in atto non stop.
Ogni giorno una sorpresa, interviste su Salemi, Sgarbi e Graziano Cecchini dagli Usa al Sud America; il senso del futuro applicato e realizzato, la cultura del futuro e della grande Tradizione artistica e umanistica italiana finalmente assieme, conciliate, contro il sottosviluppo e le varie mafie".
Ed uno scopo preciso: "Ferrara, esattamente come Salemi, va liberata. Le nostre caste culturali, politche, imprenditoriali, finanziarie, legate per scelta o ricatti politici al PD ferrarese di Dario Franceschini e Tiziano Tagliani.. l'ex Dc che ha sfondato a sinistra. Il campione neodemocristiano che si è mangiato i comunisti!”(Graziano Cecchini)
(Barbara Lamborghini)
2009 AZIONE FUTURISTA IN CAMPIDOGLIO! (OTTOBRE 2009?) ROMA
(Libero News, 2 6 2009)
IL 'FUTURISTA' CECCHINI, LA MIA PROSSIMA AZIONE? IN CAMPIDOGLIO
Roma, 2 giu. - (Adnkronos) - "Voglio studiare una performance in Campidoglio". Lo ha detto in un'intervista a 'La Repubblica' l'artista 'futurista'Graziano Cecchini, che tinse di rosso la fontana di Trevi e fece piovere una cascata di palline colorate dalle scale di piazza di Spagna. Tirato in ballo per la vernice sulla Teca dell'Ara Pacis, a quanti sostengono che sia stato lui, Cecchini risponde: "Le telecamere hanno ripreso cinque persone: le cerchino. Pero' bisognerebbe premiarli, e punire chi le ha fatte installare coi soldi dei contribuenti romani, e ancora non ha scoperto chi sia stato".
Un gesto, quella della vernice tricolore sulla Teca dell'Ara Pacis che comunque Cecchini rivendica "intellettualmente" e descrive come "uno squarcio di gaia rimembranza di intelligenza italiana". "Si vede - aggiunge - che ho creato una buona scuola".
"Mi stanno attaccando nella maniera piu' virulenta e trash - prosegue - Credo stia cominciando un'era che dara' molto fasdidio a questa giunta. Se continuano a non capire che c'e' un disagio vero, dalle morti sul lavoro all'inconsistenza del posto di lavoro e alla sfiducia del sindacato, sara' un autunno molto caldo". "I signori delle istituzioni che mi attaccano, invece sono cosi' lugubri... - conclude - Devo dar ragione a certa sinistra: siamo in un regime, non si puo' fare critica. Fanno chiamare gli artisti dalla questura, invece di concerdergli spazi".
2009 GRAZIANO CECCHINI MANIFESTO DEL FUTURISMO 2009
(Fondo Magazine- Mino Renzaglia, 20 2 2009, Futurismo 100 Live Ferrara, 20 2 2009...Divenire 3 Futurismo a cura R. Campa e AIT, 1 7 2009)
Evviva!!! Ora tutti son futuristi, ora tutti blaterano sul Futurismo.
Ricorre il futurismo, anniversario del futurismo. Ma che cazzo è .sto futurismo? È morto, è vivo.
Questo è l'umore in queste ora febbrili animate, concitate per essere primi per essere i più bravi nel ricordare. Un defunto.
Tutti lo ricordan con affetto. E dopo il venti FEB – rimarranno lapidi, epigrafi e fiori rinsecchiti, foto e articoli e tutto rientrerà nell'anonimato. Questo non accadrà mai.
La Grande AvanGuardia rivoluzionaria del nuovo non si commemora, xchè essa è Viva-Luce che si irradia dal 1909 e continua, giorno dopo giorno, nella sua azione con tutta la di cui dispone Forza. Una Forza che da cent'anni stravolge la vita dei “Passatisti”.
Oggi con il nuovo manifesto del Futurismo si riparte per i proximi 100enari. Avanti! avanti!! alla velocità del gigabyte! Noi cani senza lacci né padroni. Contro tutte le cadaveriche ricorrenze.
Il Manifesto del Futurismo 2009 (*Messaggio a Parigi)
Rieccoci…
Il Futurismo nacque a Parigi nel 1909 con la pubblicazione del Manife-
sto del Futurismo di FTM avvenuta sul quotidiano Le Figaro. Il nostro
Movimento coinvolge tutti i campi della vita, della società e della cultura.
Per questa nostra natura, saremo l.Avanguardia, come tale ci scontreremo contro tutto e contro tutti e, con spirito di lotta e sana violenza, faremo di questa società grigioborghese un TRIONFO DI COLORE. Vi abbatteremo per far rivivere l'Arte, la Cultura e il Lavoro. Insieme a voi, vecchi e sopravvissuti di una società mercatocentrica, morirà l'arte come fenomeno elitario per rinascere come Arte nuova, capace di seguire tutti i nuovi mezzi di produzione della società industriale contemporanea. Inizia così, per noi futuristi del nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tec-niche e ai nuovi mezzi espressivi interpretando un rinnovamento totale dovuto ad un frenetico impeto per il futuro ma sopratutto per la preoccupazione del tempo che scorre.
Nasce così l'esaltazione per la lotta. Marciare, per Non Marcire – Lottare, per Non Morire. Magnificare la macchina, il motore e la velocità dei Gigabyte, innalzare la velocità del pensiero come genio creativo di una nuova bellezza che accresca e arricchisca il mondo.
Noi futuristi rifiutiamo nettamente il vostro nebbioso e torbido passato, rifiutiamo le vostre collezioni di libri, le vostre accademie e i vostri musei, rappresentazione tragica dell' odierno cimitero culturale e ci allontaniamo dalle alchimie politiche di questa vostra società di nani.
Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della Vita e della Storia, che esalta la battaglia a scapito della pace, e disprezza voi leccaculo di artificiosi poteri, schiavi del mercato globale.
Questo disprezzo recepitelo come una condanna.
1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra azione.
3. La letteratura tentò di esaltare fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l.entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! Poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la lotta, la battaglia la guerra - sola igiene del mondo - essere non conforme, l'estetica, la bellezza, il patriottismo, il gesto distruttore.
10. Noi vogliamo distruggere i cimiteri museali, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il mercato, l'usura, la globalizzazione e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli aeroplani, dei missili, dei satelliti. E. dall' Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo del nuovo millennio.
12. Noi glorifichiamo i maestri del futurismo e brutalmente rivendichiamo il manifesto del 1909 tutto l'essere, la bellezza che da esso ne deriva.
+Rombo
+arte
+Fischio
+cultura
+Sibilo
+pensiero
=FUTURISMO

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02:56
Scritto da : asinorosso1
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06/04/2009
TRANS-FUTURISMO MANIFESTI FUTURISMO 100 LIVE
WWW.MYSPACE.COM/EDIZIONIFUTURISTE
20 2 2009 FERRARA FUTURISMO LIVE – MANIFESTI
a cura di Roby Guerra e Graziano Cecchini
e Associazione Culturale Ferrara Video&Arte (Vitaliano e Marco Teti, Filippo Landini, Giacomo Verdoia, Sylvia Forty e Roby Guerra)
PAOLO RUFFILLI - GRAZIANO CECCHINI - ROBY GUERRA - RICCARDO CAMPA -STEFANO VAJ- ANTONIO FIORE - BALDO SAVONARI - - VALERIO ZEKKINI - MARCO MILANI-SANDRO BATTISTI-GIOVANNI DE MATTEO - ARMANDO DI CARLO - ANTONIO SACCOCCIO - GIOVANNI BALDUCCI -EMANUELE ROCCHI - MAURIZIO GANZAROLI - LAMBERTO DONEGA'-GIOVANNI TUZET- RICCARDO ROVERSI - MARCO E VITALIANO TETI –
...Io vengo dalle esperienze del Gruppo’63 e di Zanzotto, ma non solo. Anche dalle avanguardie del principio del novecento e dai loro sviluppi a cavallo delle due guerre. Come si fa a non venire da lì? Anche negandolo, si verrebbe comunque da lì. Comunque vengo dall’esperienza di ogni avanguardia, che ci insegna la necessità della ricerca e dell’esperimento. L’archetipo futurista, in quest’anno di celebrazioni, è ancora dinamico : Un movimento carico di energie come il futurismo continua a dettare stimoli ben oltre il secolo che andiamo a celebrare. Certo, tutto intanto si sviluppa e si modifica... per forza! Solo ciò che si trasforma può continuare. Ma la spinta è ancora forte. Perciò ho aderito al centenario di Ferrara, curato - ed è forse l’unico evento- da futuristi attivi e contemporanei, come il vostro Roberto Guerra.
Futurismo, transumanesimo, Connettivismo... a Ferrara per il centenario e per la nascente civiltà scientifica: un software programmatico trasparente e radicale; Il transumanesimo cerca di realizzare una sintesi tra la concezione scientifica del mondo, che troviamo già in nuce nella cultura ellenistica e arriva a maturazione con l'Illuminismo, e la poetica delle macchine cantate dai futuristi, protagonisti della rivoluzione industriale, il tutto nella prospettiva nietzschiana dell'uomo che realizza se stesso soltanto andando oltre se stesso. Quest'idea è tra l'altro esplicitamente presente nella produzione letteraria del futurismo italiano. L'idea di un essere oltreumano che si potenzia volontariamente e vince l'invecchiamento e la morte è proclamata a chiare lettere da Filippo Tommaso Marinetti già nel 1910. Nel profetico saggio L'Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina, si legge infatti: «Noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano… Bisogna preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante di intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica… Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali […] Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà […] dotato di organi inaspettati: organi adatti alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui. […] L'uomo moltiplicato che noi sogniamo, non conoscerà la tragedia della vecchiaia!». Il concetto è ribadito nelle battute finali del Manifesto tecnico della letteratura futurista (11 maggio 1912): «Mediante l'intuizione, vinceremo l'ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori. Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica». Questo per dire che non c'era bisogno di aspettare le elaborazioni americane del dopoguerra, per concepire il transumanesimo. Noi italiani possiamo insomma vantare un diritto di primogenitura su questa idea. Se i futuristi del primo Novecento rappresentano una avanguardia dell'esercito prometeico in marcia, i transumanisti non sono altro che l'ultimo reggimento sceso in campo, per la battaglia finale. In questo senso, siamo gli eredi del futurismo italiano e russo, siamo neofuturisti, anche se il prefisso "neo" non dovrebbe nemmeno essere necessario. Il futurismo è per definizione un movimento di idee e d'azione che rinnova perennemente se stesso, guardando sempre avanti.
FTM AZIONE FUTURISTA GRAZIANO CECCHINI ROSSOTREVI (Roma-Salemi)
MESSAGGIO A PARIGI - MANIFESTO FUTURISTA 2009 Il count down si è fermato: la performance che Graziano aveva programmato, a Parigi in questa primavera, è rimandata. Sono due i motivi principali che hanno convinto Graziano a procrastinare il progetto:
1. l'urgenza delle battaglie da combattere a favore dei popoli e contro i governi. Per la libertà del Tibet, insanguinato dalla Cina; per la libertà del popolo Karen, massacrato dalla giunta affaristico-militare del governo birmano.
2. la Betancourt: Graziano vuole che la sua performance parigina possa, in qualche modo, celebrare la libertà, anche, di Ingrid Betancourt.
Action Futuriste Paris 2008
(francese - italiano)
Je l’ai vue en rêve, Paris. Ma vision me conduisait en vol dans le ciel gris de mars au-dessus de la ville des Avant-gardes, capitale de la culture moderne, où tout naît, et où l’impossible se transforme en… POSSIBLE. Cité des mille lumières et de l’innovation : Paris! … de la liberté elle fit une statue, de la révolution elle fit un état moderne. J’ai vu un grand peuple, Animé de la lumière de la conscience, un peuple fier de sa culture, indifférent à l’appel des sirènes et imperturbable au raz-de-marée de la sous culture, ouvert aux nouvelles exigences de la société, prêt à l’affrontement pour affirmer son identité. Blancs, noirs, catholiques, musulmans, juifs, païens, nationalistes, communistes: seulement et uniquement Français. Paris, ne te perds pas, tu dois vaincre, ne soit pas dupe ! Vents lourds, démons et sorcières complotent à l’ombre des gargouilles au frais des chambres d’hôtel; Paris ne te fait pas escroquer ! Les mille brises qui viennent de l’océan épient tes printemps doux et ensoleillés, tes avenues, tes rues, tes palais. Paris la Grande – toi, patrie et asile des artistes – ne te fais pas embobiner ! Berceau de mon rêve de liberté, je veux repartir de Toi pour proposer le nouveau manifeste du futurisme. Comme alors, aujourd’hui aussi, nous, les futuristes provoqueront ta sensibilité. Nous réaliserons un univers futuriste, la voie est toute tracée. Paris, la ville plastique avec son dynamisme fondu dans un bloc d’acier verra l’expression dynamique, la plasticité picturale, la lyrique de la dynamique du mouvement. Nous, futuristes du 3ème millénaire réaliserons cette fusion, nous construirons l’univers en l’égayant d’une force qui comprendra tout, nous donnerons âme,squelette et chair pour donner corps à l’immatériel, pour donner une forme à l’infinitésimal. Nous, avec nos formes abstraites, réinventerons tous les éléments de l’univers, et ferons la grande fusion de la forme avec la substance. Capricieusement notre inspiration donnera une forme définitive et plasticité à la force et à la rage des vraies émotions, explosant en une apothéose de l’extase, l’univers repartira, nous le remettront en mouvement. Plasticité de l’atmosphère. Compénétration des plans en fusion avec les états d’âme. Lyrique du bruit. Tintamarre. Vitesse du gigaoctet. Exaltation de la dynamique du mouvement informatique. Couleur. Fusion onirique des couleurs. Dynamisme de la couleur numérique. Plasticité du signe numérique. Innovation des matériaux.
Ainsi naît l’univers.
Azione Futurista Parigi 2008
L’ho vista in sogno, Parigi . La mia visione mi conduceva in un volo nel grigio cielo di marzo sulla città delle Avanguardie, la capitale della cultura moderna, dove tutto nasce e l’impossibile si trasforma nel.... POSSIBILE. Città delle mille luci e dell’innovazione: Parigi! ….della libertà ne fece una statua, della rivoluzione ne fece uno stato moderno. Ho visto un gran popolo, animato dalla luce della conoscenza, un popolo fiero della propria cultura, indifferente al richiamo delle sirene e imperturbabile ai maremoti delle sottoculture, aperto alle nuove esigenze della società, pronto allo scontro per affermare la propria identità. Bianchi, neri, cattolici, islamici, ebrei, pagani, nazionalisti, comunisti: solo e unicamente Francesi. Parigi, non perderti, devi vincere, non farti ingannare! Venti pesanti, demoni, stregoni tramano all’ombra delle guglie al fresco delle camere d’albergo; Parigi non farti truffare! Le mille brezze che vengono dal mare oceano spiano le tue morbide e solari primavere, i tuoi viali, le tue strade, i tuoi palazzi. Parigi la Grande – tu, patria ed asilo di artisti - non farti raggirare! Culla del mio sogno di libertà, da Te voglio ripartire per riproporre il nuovo manifesto del futurismo. Come allora, anche oggi noi futuristi provocheremo la tua sensibilità . Realizzeremo un universo futurista, la strada è stata tracciata. Parigi, la plastica città con il suo dinamismo fuso in un blocco d’acciaio vedrà l’espressione dinamica, la plasticità pittorica, la lirica della dinamica del movimento. Noi futuristi del 3° millennio realizzeremo questa fusione, noi costruiremo l’universo rallegrandolo di una forza onnicomprensiva, doneremo anima scheletro e carne per dare corpo all’incorporeo, forma all’infinitesimale. Noi, con le nostre forme astratte reinventeremo tutti gli elementi dell’universo, e faremo la grande fusione di forma e sostanza. Capricciosamente la nostra ispirazione darà la definitiva forma e plasticità alla forza e alla rabbia delle emozioni vere, esplodendo nell’apoteosi dell’estasi, l’universo ripartirà, noi lo rimetteremo in moto. Plasticità dell’atomosfera. Con-penetrazione dei piani in fusione con gli stati d’animo. Lirica del rumore. Boato. Velocità del gigabyte. Esaltazione della dinamica del movimento informatico. Colore. Fusioni oniriche del colore. Dinamismo del colore digitale. Platicità del segno digitale. Innovazione dei materiali . Così nasce l’universo.
Le manifeste du futurisme 2008 2009
Nous revoilà… Le futurisme naquit à Paris en 1909 avec la publication du manifeste du futurisme de FTM dans les pages du Figaro. Notre Mouvement englobe tous les champs de la vie, de la société et de la culture. De par notre nature, nous serons l’Avant-garde, en tant que tel nous nous confronterons à tout et à tous, et avec un esprit de lutte et de saine violence, nous ferons de cette société grisbourgeoise un TRIOMPHE DE COULEURS. Nous vous abattrons pour faire revivre l’Art, la Culture et le Travail. Avec vous, vieux et survivants d’une société mercatocentrique, mourra l’art comme phénomène élitiste, pour renaître comme Art nouveau, capable de suivre tous les nouveaux moyens de production de la société industrielle contemporaine. Commence ainsi, pour nous futuristes du nouveau millénaire, une nouvelle adhésion aux évolutions techniques et aux nouveaux moyens d’expression, interprétant un renouveau total dû à une frénétique impétuosité pour l’avenir mais surtout pour la préoccupation pour le temps qui passe. Ainsi naît l’exaltation pour la lutte. Marcher pour Ne Pas Pourrir, Lutter pour Ne Pas Mourir. Magnifier la machine, le moteur et la vitesse du Gigaoctet, élever la vitesse de la pensée comme génie créatif d’une nouvelle beauté qui accroît et enrichit le monde. Nous, futuristes, refusons nettement votre passé nébuleux et turbide, nous refusons vos collections de livres, vos académies et vos musées, représentation tragique du cimetière culturel actuel et nous éloignons des alchimies politiques de votre société de nains. Aujourd’hui naît avec nous une nouvelle conception violente de la Vie et de l’Histoire, qui exalte la bataille au détriment de la paix, et vous méprise, lèche-culs de pouvoirs artificieux , esclaves du marché mondial. Ce mépris recevez-le comme une condamnation
1. Nous voulons chanter l’amour du risque, l’habitude de l’énergie et de la témérité. 2. Le courage, l’audace et la révolte seront les éléments essentiels de notre action. 3. La littérature a jusqu’ici tenté de magnifié l’immobilité pensive, l’extase et le sommeil. Nous voulons exalter le mouvement agressif, l’insomnie fiévreuse, le pas de course, le saut mortel, la gifle et le coup de poing. 4. Nous affirmons que la splendeur du monde s’est enrichie d’une beauté nouvelle : la beauté de la vitesse 5. Nous voulons célébrer l’homme qui tient le volant dont la tige idéale traverse la Terre, lancée elle-même sur le circuit de son orbite. 6. Il faut que le poète se prodigue avec ardeur, faste et splendeur pour augmenter la ferveur enthousiaste des éléments primordiaux. 7. Il n’y a plus de beauté que dans la lutte. Aucune œuvre d’art sans caractère agressif ne peut être considérée comme un chef-d’œuvre. 8. Nous sommes sur le promontoire extrême des siècles! Nous vivons déjà dans l’absolu puisque nous avons déjà créé l’éternelle vitesse omniprésente. 9. Nous voulons glorifier la lutte, la bataille, la guerre - seule hygiène du monde -, être non-conformistes, l’esthétique, la beauté, le patriotisme, le geste destructeur 10. Nous voulons détruire les musée-cimetières, les bibliothèques, les académies de toute sorte et combattre le moralisme, le marché, l’usure, la mondialisation et toutes les autres lâchetés opportunistes et utilitaires. 11. Nous chanterons les locomotives à la poitrine large, le vol glissant des avions, des missiles,m des satellites. C’est d’Italie que nous lançons ce manifeste di violence irrésistible et incendiaire avec lequel nous fondons aujourd’hui le futurisme du nouveau millénaire 12. Nous glorifions les grands maîtres du futurisme et revendiquons brutalement le manifeste de 1909, toute l’essence, toute la beauté qui en dérive
Vrombissement art Sifflement culture Sifflement pensée Tonnerre + action = FuTuRisMe
Nous nous lançons avec extase, force et courage vers le 3ème millénaire
Graziano Cecchini « RossoTrevi »
Il Manifesto del Futurismo 2008 2009
Il Futurismo, un Giano Bifronte dalla lunga storia e da un’ampia vita avanti a sè, poichè continuerà a vivere finchè il conformismo, l’ignoranza, il servilismo che animano la cultura italiana non saranno sconfitti. Sarà una lunga battaglia, ma prima o poi avrà fine. In quel momento, il Futurismo potrà farsi da parte.
dal Manifesto Ferrarese
Evviva!!!
Ora tutti son futuristi,
ora tutti blaterano sul Futurismo.
Ricorre il futurismo, anniversario del futurismo.
Ma che cazzo è ’sto futurismo?
È morto, è vivo.
Questo è l’umore in queste ora febbrili animate, concitate per essere primi per essere i piu bravi nel ricordare. Un defunto.
Tutti lo ricordan con affetto.
E dopo il ventiFEB- rimarranno lapidi, epigrafi e fiori rinsecchiti, foto e articoli e tutto rientrerà nell’anonimato.
Questo non accadrà mai.
La Grande AvanGurdia rivoluzionaria del nuovo non si commemora, xchè essa è Viva-Luce che si irradia dal 1909 e continua, giorno dopo giorno, nella sua azione con tutta la di cui dispone Forza.
Una Forza che da cent’anni stravolge la vita dei “Passatisti” .
Oggi con il nuovo manifesto del Futurismo si riparte per i proximi 100enari.
Avanti! avanti!! alla velocità del gigabyte!
Noi cani senza lacci né padroni. Contro tutte le cadaveriche ricorrenze.
Rieccoci… Il Futurismo nacque a Parigi nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo di FTM avvenuta sul quotidiano "Le Figaro". Il nostro Movimento coinvolge tutti i campi della vita, della società e della cultura. Per questa nostra natura, saremo l’Avanguardia, come tale ci scontreremo contro tutto e contro tutti e, con spirito di lotta e sana violenza, faremo di questa società grigioborghese un TRIONFO DI COLORE. Vi abbatteremo per far rivivere l’Arte, la Cultura e il Lavoro. Insieme a voi, vecchi e sopravvissuti di una società mercatocentrica, morirà l’arte come fenomeno elitario per rinascere come Arte nuova, capace di seguire tutti i nuovi mezzi di produzione della società industriale contemporanea. Inizia così, per noi futuristi del nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi interpretando un rinnovamento totale dovuto ad un frenetico impeto per il futuro ma sopratutto per la preoccupazione del tempo che scorre. Nasce così l’esaltazione per la lotta. Marciare, per Non Marcire – Lottare, per Non Morire. Magnificare la macchina, il motore e la velocità dei Gigabyte, innalzare la velocità del pensiero come genio creativo di una nuova bellezza che accresca e arricchisca il mondo. Noi futuristi rifiutiamo nettamente il vostro nebbioso e torbido passato, rifiutiamo le vostre collezioni di libri, le vostre accademie e i vostri musei, rappresentazione tragica dell’odierno cimitero culturale e ci allontaniamo dalle alchimie politiche di questa vostra società di nani. Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della Vita e della Storia, che esalta la battaglia a scapito della pace, e disprezza voi leccaculo di artificiosi poteri, schiavi del mercato globale. Questo disprezzo recepitelo come una condanna.
1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. 2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra azione. 3. La letteratura tentò di esaltare fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali. 7. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. 8. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! Poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente. 9. Noi vogliamo glorificare la lotta, la battaglia la guerra - sola igiene del mondo - essere non conforme, l’estetica, la bellezza, il patriottismo, il gesto distruttore 10. Noi vogliamo distruggere i cimiteri museali, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il mercato, l’usura, la globalizzazione e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria 11. Noi canteremo le locomotive dall’ampio petto, il volo scivolante degli aeroplani,dei missili, dei satelliti. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo del nuovo millennio 12. Noi glorifichiamo i maestri del futurismo e brutalmente rivendichiamo il manifesto del 1909 tutto l’essere, la bellezza che da esso ne deriva. Rombo arte Fischio cultura Sibilo pensiero Tuono + azione = FuTuRisMo noi ci lanciamo con estasi forza e coraggio verso il 3°millennio
AZIONE FUTURISTA FERRARA ROBY GUERRA
FUTURISTI DI TUTTA ITALIA UNITEVI!(2005) J am not a man – J am a robot - ultimo futurista ex collaboratore dell'ultima rivista ufficiale dell'avanguardia italiana rivoluzionaria fondata dal genio di Marinetti nel 1909! Fratelli di carne metallo oggi l'Italia è alla deriva affondata da scimpanzè politici! Voglio inaugurare questo mio primo blog con una rivista virtualissima di fantapolitica! Ritengo urgentissimo immaginare soluzioni alternative al declino italiano! Quindi inizio ricordandovi un sublime racconto di un futurista geniale del secondo novecento Isaac Asimov: il grande scrittore di fantascienza immaginava un mondo futuro dove macchine pensanti sostituiranno gli umani politici oltre che nell'economia! Ecco tale scenario ora da me liberamente elaborato... Ad un certo punto sulla terra, l'inquinamento raggiungerà livelli incontrollabili - naturalmente tutte le cassandre pseudoecologiche brinderanno convinte di assicurarsi il potere e condannare l'umanità alla staticità irreversibile, al salutismo più noioso ed ipocrita, in poche parole alla pace eterna dei camposanti, anche se puri e in coma mentale come le vette del Tibet, per buddisti rintronati! Ma difficilmente la razza umana sarà realmente disposta a regredire al medioevo, a rinunciare al piacere assolutamente moderno dei dvd, dei telefonini, dei computer e di ogni altra meraviglia del progresso! Al contrario la gente domanderà agli scienziati soluzioni vincenti, parallelamente al rifiuto definitivo di qualsiasi partito politico e al disprezzo generalizzato verso gli scimpanzè politici. Come solo gli analfabeti scientifici non sanno, le soluzioni per un progresso rivoluzionario in armonia con la vera ecologia non passatista esistono da un pezzo: da molti decenni gli scienziati le annunciano, ma gli scimpanzè politici di tutte le ideologie fanno sempre i sordi - forse neppure è questione di udito ma proprio di difetti genetici nell'area cerebrale dell'intelligenza! Non a caso attualmente, tutti gli scimpanzè politici ruffianano tutti i nuovi guru pseudoecologici - la personalità è, infatti, simile, pseudoecologisti e scimpanzè politici odiano entrambi la scienza ed il futuro, i primi perché nell'era della scienza sono già anacronismi viventi, i secondi sfruttano la vera ecologia come alibi per le loro personalità fossili, destinati all'estinzione, mossi solo dal risentimento tipico delle personalità gregarie. Pseudorivoluzionari che mirano esclusivamente alla conquista del potere per instaurare regimi autoritari (sempre basati sul culto della natura ed il disprezzo della scienza): la pseudoecologia è o sembra la nuova classe dirigente futura destinata a salvare il mondo! Al contrario la gente non si farà abbindolare dalle ultime caricature delle buffonate di Woodstook, oggi spesso no global tecnoidioti più falsi dei loro padri ultraborghesi, anche se ferocemente antiamericani. Insomma, la gente si affiderà agli scienziati- gli affiderà l'antico potere politico- si aprono ora scenari diversi: in ogni caso gli scienziati avranno come obiettivo finale a medio-lungo termine (ma assai meno remoto di quel che si pensa) di risolvere una volta per tutte l'economia mondiale ed umana, nonché il disastro ambientale dovuto alle follie di scimpanzè politici e dei loro sedicenti esperti pseudoeconomisti (in realtà le loro banane!). Come nel racconto di Asimov di partenza, avremo un mondo scientifico concertato dal genio umano evoluto, grazie ad un'economia completamente automatizzata; alla fine (diciamo tra un secolo) tale scenario sarà letterale... robot e computer gestiranno l'economia ed il controllo ambientale quasi in piena autonomia, finalizzati al massimo benessere umano per la maggior parte degli umani (e anche per i nostri eredi imminenti robot d'altro tipo cloni e forse alieni). Una minoranza di idioti passatisti certamente esisterà sempre, ma saranno trovate soluzioni democratiche!
"Grazie a noi verrà il tempo in cui la vita non sarà più schiavitù o ozio ma sarà opera d'arte!". Così... profetizzavamo noi futuristi e tutti gli scienziati da Galileo Galilei in poi! Ognuno si dedicherà ai suoi sogni d'arte e scienza o magari del non fare nulla se non divertirsi, se proprio ci tiene! Il ricatto eterno della sopravvivenza e dell'ignoranza nevrotica, la strategia eterna di ogni potere-lavoro-croce-piramide-moschea... tipica di ogni potere in nome di dio o del partito sarà finalmente consegnata alla paleontologia - solo allora saremo realmente nella civiltà, sconfiggendo finalmente anche la nostra preistoria tecnologica! Ma trattasi solamente dello scenario ultimo! Molte fasi intermedie saranno necessarie! alla prossima puntata- e fatevi vivi fratelli futuristi di tutta Italia!
TRANSUMANISTI ITALIANI (A.IT.) RICCARDO CAMPA
(Milano-Mantova-Cracovia)
MANIFESTO (Versione Trailer) Noi transumanisti ci siamo dati un obiettivo chiaro e ambizioso sin dal momento della nascita dell’Associazione Italiana Transumanisti: creare nel nostro paese le condizioni per una rivoluzione morale e intellettuale di orientamento prometeico. Una rivoluzione capace di produrre cambiamenti radicali nel mondo della cultura e della vita quotidiana.
Noi vorremmo vedere l’Italia e l’Europa protagoniste di una nuova fase di sviluppo tecnologico, scientifico, industriale, culturale, ma anche biologico – dal momento che tra i nostri valori fondamentali c’è anche l’allungamento della vita, il rallentamento del processo di invecchiamento, la salute dei cittadini e il potenziamento fisico e psichico dei disabili e dei normodotati, anche oltre i limiti imposti dalla nostra attuale struttura biologica. Riteniamo un valore fondamentale anche l’autodeterminazione degli individui e dei popoli e perciò non intendiamo imporre a nessuno i nostri valori, ma semplicemente proporli. Analogamente, non tolleriamo che ci venga imposta con la forza o la minaccia una diversa visione del mondo e della vita. Mettiamo subito in chiaro che, elaborando questo manifesto, non intendiamo affatto fondare un nuovo partito, del quale – nell’attuale già troppo frastagliato arcipelago della politica e della partitocrazia italiana – non si sente assolutamente il bisogno. L’organizzazione transumanista è e resta un movimento transpartitico e agisce con gli strumenti tipici del movimentismo: pubblicazioni, prese di posizione, pubbliche manifestazioni, boicottaggio di certi prodotti, resistenza passiva, campagne referendarie, raccolta firme, solidarietà morale e materiale a soggetti meritevoli, istituzione di borse di studio, appoggio elettorale a determinati candidati, sulla base dei programmi e a prescindere dal colore politico. Lo scopo di questo manifesto è semplicemente quello di indicare più chiaramente i princìpi e la linea d’azione del movimento.
L’idea cardine del transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole. Noi siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile, ovvero prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando detta sfida su un piano politico e filosofico, al fine di dare al nostro percorso un senso e una direzione. Si badi che questo progetto non ha molto a che fare con l’eugenetica negativa e autoritaria predicata nel XIX secolo e messa in pratica dagli Stati Uniti d’America, dalla Germania nazionalsocialista e dalle socialdemocrazie scandinave nel XX secolo. La sterilizzazione dei portatori di malattie ereditarie è una risposta primitiva e brutale ad un problema che le nuove tecnologie permettono di superare lasciando intatta la libertà di procreazione degli individui. In altre parole, è pura mistificazione identificare l’eugenetica negativa e autoritaria del passato con l’attuale modello transumanista di evoluzione autodiretta, che è proteso a garantire in positivo la salute e il potenziamento degli individui e della loro prole, tenendo sempre ferma la libertà di scelta e il diritto alla felicità del nascituro.
Nonostante solo oggi si renda possibile affrontare il problema in questi termini, sarebbe altrettanto sbagliato vedere il superamento dei limiti biologici dell’uomo alla stregua di un piano formulato nottetempo da improvvisati apprendisti stregoni. Si tratta, al contrario, di un’idea che ha una tradizione solida nella storia del pensiero europeo e che – anche prima della nascita del movimento transumanista propriamente detto – ha espresso pensatori del calibro di Francesco Bacone, Tommaso Campanella, Jean Condorcet, Friedrich Nietzsche, Filippo Tommaso Marinetti, Leon Trotsky, Julian Huxley, Jacques Monod e J.Francoise Lyotard, per citare solo i nomi più noti. Noi, ora, stiamo semplicemente riannodando i fili del discorso, al fine di elaborare una filosofia unitaria e coerente.
I fautori dell’evoluzione autodiretta, più che sfidare la natura, intendono agevolarne il dispiegamento delle possibilità. Il senso e la direzione di cui parliamo sono in fondo quelli che stanno alla base dell’emersione della nostra specie – che ha rappresentato l’affermazione di organismi più intelligenti rispetto ai loro immediati progenitori. Ecco perché, se ragioniamo in termini evoluzionistici, piuttosto che fissisti, risulta chiaro che il transumanesimo non è né può essere contro-natura. Noi stiamo piuttosto cercando di stabilire le linee di una nuova armonia tra cultura e natura. Non stupisce allora che coloro che ci vedono come un pericoloso nemico sono innanzitutto nemici dell’evoluzione e della conoscenza – che della nostra evoluzione come specie è stata il frutto finale.
L’accusa di hybris (tracotanza, infrazione del limite, superamento delle Colonne d’Ercole), che ci viene talora rivolta, è espressione di visioni del mondo pre-darwiniane: il transumano non può andare contro-natura perché nulla di ciò che la tecnoscienza può fare si colloca fuori delle leggi della fisica e della biologia. E perché non si è mai data una natura umana che non fosse già il prodotto di una auto-domesticazione, di una coniugazione dell’umano con l’animale e con lo strumento tecnico e quindi non fosse in definitiva già un’evoluzione auto-diretta, seppure ancora non consapevole.
FUTURISMO TECNOFAUSTIANO di STEFANO VAJ (Padova)
UN FUTURISMO TECNOFAUSTIANO OME ALTERNATIVA ALLA DECRESCITA Negli ultimi anni le freddolose società europee sembrano sempre più percorse dall'ideologia della "decrescita" e dalla maledizione per lo spirito faustiano, tanto più insidiose per il loro appello trasversale.
Tale ideologia, ci si dice, è solo buon senso, è "cool", è politicamente corretta perché risparmierebbe ipoteticamente risorse per l'ambiente o a favore di altre zone del pianeta, e soprattutto è facile e non richiede sforzi. Anzi, rende più agevole accettare, se non auspicare, calo della capacità produttiva, disindustrializzazione, riduzione degli investimenti in ricerca fondamentale, declino demografico, abbandono delle ultime vestigia di un'autorevolezza internazionale già del resto abdicata a favore di altri, restrizione dei servizi a quelli "sostenibili", decadenza economica camuffata da saggia morigeratezza e senso di responsabilità. Non che vi sia naturalmente da aspettarsi cambiamenti nel sistema di valori: come mostra Guillaume Faye in NSC. La nuova società dei consumi , una società non ha affatto bisogno di essere ricca o frenetica per essere consumista e mercantilista: basta come status symbol sostituire a palazzi, fabbriche e vere ricchezze l'accesso a piccole mode e gadgets da quattro soldi fabbricati altrove.
Similmente, una società può rifiutare l'investimento e lo sforzo ed i cambiamenti e le crisi di trasformazione che la tecnologia comporta; o addirittura rigettarla ideologicamente limitandone le applicazioni; e goderne ancora per un limitato tratto i frutti. Può forse ancora tirare avanti decentemente e gattopardescamente per una generazione, a condizione da tirare progressivamente la cinghia e mangiarsi il capitale: dopo di noi il diluvio; suvvia, se anche non siamo alla fine della storia, siamo alla fine della nostra.
Serge Latouche, Havelock Ellis e Francis Fukuyama si spartiscono così il comodino degli intellettuali di destra e di sinistra, mentre nessuno chiarisce dove mai la "gioiosa" accettazione della nostra decadenza, nel quadro di un sistema globalizzato ed a sua volta in via di cristallizzazione e "ristrutturazione", potrebbe consentire il reperimento delle risorse tecniche ed economiche ed intellettuali che risultano necessarie al recupero del disastrato ambiente europeo, alla tutela della sua biodiversità, o al mantenimento alla sua popolazione di servizi che siamo oggi abituati a considerare come minimi, per non parlare di beni intangibili come la sovranità.
Ma le radici della filosofia della rinuncia che tutto ciò descrive sono culturali prima ancora che politiche od economiche, e nel nostro paese sono particolarmente profonde. Primitivismo e tradizionalismo, i pastorelli d'Arcadia e il "buon selvaggio" hanno sempre accompagnato la diffidenza monoteista per il peccato d'orgoglio luciferino che la tecnica, la potenza, lo sviluppo, la scoperta e l'avventura rappresentano, anche come minaccia a modi di vivere più modesti e "semplici" – del resto più o meno fantasiosi - cui si spera inspiegabilmente che l'evoluzione delle cose, e la concorrenza di altri popoli e soggetti politici, ci lasci tranquillamente ritornare. L'aspirazione alla staticità, al "ritorno alla natura", all'immutabilità dei modi di vivere diventa poi tanto più forte quando con la rivoluzione industriale prima e quella biotecnologica poi, siamo divenuti responsabili (come come ho cercato di mostrare nel mio saggio Biopolitica. Il nuovo paradigma) non solo del paesaggio terrestre ma della più intima fibra del mondo vivente e dell'uomo stesso.
Una risposta a tutto ciò non può d'altronde limitarsi ad un miope laissez-faire, nella speranza che la tecnologia guidi e governi se stessa, in particolare autofinanziandosi e dotandosi di una strategia; o che qualche meccanismo economico o provvidenziale garantisca di per sé il nostro futuro, per tanto che il suo operare che non sia attivamente impedito. Chi ritiene che l'unica cosa di cui occuparsi siano i listini di borsa o la demagogia a breve termine, abbandona effettivamente l'ecologia o la bioetica o la politica industriale quale terreno di caccia quasi esclusivo ad ambientalisti e neo-ludditi, e non percepisce che soltanto la ripresa di una tradizione consapevolmente futurista può rappresentare un'alternativa credibile al neo-pauperismo, all'anti-prometeismo ed alle ideologie del declino che sostengono, incoraggiano e giustificano la decadenza che minaccia il nostro avvenire.
Milano, già tra i motori della rivoluzione industriale nell'Europa continentale, con i manifesti marinettiani, diventa infatti l'epicentro di un sommovimento radicale le cui ramificazioni restano sottovalutate, e la cui vera, visionaria, portata non possiamo in fondo che cogliere oggi, dalla nostra prospettiva privilegiata di spettatori di quella possibile "rottura del tempo della storia" che agli inizi del Novecento non faceva che annunciarsi all'orizzonte. Ed è particolarmente simbolico del monito heideggeriano di come l'essenza della tecnica non abbia in realtà nulla di tecnico il fatto che si sia trattato prima di tutto di un movimento artistico. "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. (...) Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. (...) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!". Ma ciò che rileva qui è soprattutto la visione del mondo e la filosofia che stanno dietro al movimento artistico, che giungono ad essere subito declinate nella forma più provocatoria e radicale, in toni apertamente superomisti e transumanisti: "Bisogna dunque preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante d'intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica (...) Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali. Il giorno in cui sarà possibile all'uomo di esteriorizzare la sua volontà in modo che essa si prolunghi fuori di lui come un immenso braccio invisibile il Sogno e il Desiderio, che oggi sono vane parole, regneranno sovrani sullo Spazio e sul Tempo domati. Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà naturalmente crudele, onnisciente e combattivo. Sarà dotato di organi inaspettati: organi adattati alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui".
L'approccio vitalistico e faustiano alla tecnica che rappresenta il vero nemico dell'ideologia del neoluddismo, della decrescita e dell'"umanismo", connota del resto la maggiorparte delle riflessioni, esperienze e movimenti di opinione che al futurismo risultano in qualche modo apparentate, tra cui non si conta solo il piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web, ma il sovrumanismo di Arnold Gehlen e Giorgio Locchi della seconda metà del Novecento, o le riflessioni contemporanee sul postumano di autori tanto diversi come Peter Sloterdijk ed Hervé Kempf, per finire con la crescente visibilità nel nostro paese della Associazione Italiana Transumanisti ), il cui presidente, il filosofo mantovano Riccardo Campa, è di recente assurto ad un ruolo direttivo nel movimento mondiale cui l'associazione si riferisce, la WTA.
E' vero infatti che l'eco globale del futurismo, che non a caso arriverà a definire a livello mondiale il concetto stesso di "avanguardia" e ad acquisire estensioni ed esponenti di spicco in vari paesi, non gli impediva di essere un movimento fortemente radicato ed apertamente "nazionalista", di un nazionalismo che stante l'esprit du temps non potrà che essere italiano, e che potrebbe dispiacere a chi oggi nel nostro paese preferirebbe un riferimento europeo o viceversa padano. Ma ciò che tale apparente "particolarismo" implica è in sostanza il rifiuto dell'idea tranquillizzante di una pacificazione definitiva in cui all'abbandono della trasformazione tecnica del mondo dovrebbe corrispondere la fine delle sue trasformazioni politiche e dei suoi conflitti; e con essi delle sovranità, delle differenze e delle grandi ambizioni collettive che della trasformazione tecnica sono dal neolitico in poi sempre stati il motore. D'altra parte, il futurismo coniuga il suo feroce identitarismo con il riconoscimento del fatto che alla trasformazione a seguito della quale l'uomo sarà nietzschanamente chiamato ad "ereditare la terra" non si può sfuggire, magari rincantucciandosi in qualche "isolazionismo" o "periferia" locale; essa coinvolge l'intera specie, ed anzi appunto l'intero pianeta; senza anzi che questo debba essere considerato per tutti i secoli dei secoli l'unico orizzonte dell'avventura umana, come qualche anno dopo l'inizio di una pur stentata e sottofinanziata "era spaziale" starà a dimostrare.
Ripensare l'eredità futurista risulta perciò un presupposto necessario non solo in vista del rifiuto del declino e dell'estinzione delle proprie rispettive appartenenze, ma anche in vista di una risposta più generale alle sfide della nostra epoca, e che coinvolgeranno tutti, ambientalisti e neoludditi compresi. Oggi come sempre, infatti, le due cose vanno insieme, ed il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire. (pubblicato su Il federalismo - Anno 10, numero 46, 27)
FUTURISMO OGGI... ANTONIO FIORE E GIORGIO DI GENOVA (Roma)
Ufagrà nel 100 d. F., ovvero il Futurismo è morto, viva il Futurismo Il 20 febbraio 1909 a firma di F.T. Marinetti compariva a Parigi sulla prima pagina di “Le Figaro” il manifesto Le Futurisme. Era l’atto di nascita del Movimento futurista, avanguardia così radicale che segnava uno spartiacque tra tutto ciò che si era prodotto in arte in Italia fino ad allora, per cui, storicamente parlando, esso deve essere considerato una sorta di anno zero dell’arte, che quindi può essere distinta in avanti il Futurismo (a. F.) e conseguentemente dopo il Futurismo (d. F.).
Oggi siamo nel 100 d. F. ed è per questo che si celebra in Italia ed all’estero l’avvento dell’avanguardia italiana che nel XX secolo ha contribuito ad un fondamentale mutamento della concezione dell’arte (e non soltanto), dando impulso con le proprie influenze in altri paesi a nuovi linguaggi, quali il Raggismo in Russia, il Vorticismo in Inghilterra, il Dadaismo, iniziato a Zurigo e poi diffusosi in Germania e Francia, nonché, ancora in Russia, il Costruttivismo e collateralità, oltre a numerose altre “rivoluzionarie” soluzioni, come si ricava dalla conferenza Il Futurismo, un’avanguardia totale riproposta in questa stessa pubblicazione.
Cento anni sono tanti e nessun protagonista storico del Futurismo oggi è vivo. Altrettanto dicasi per i numerosissimi seguaci che nelle varie regioni d’Italia hanno militato nel Movimento. Fino a qualche anno fa a Livorno era ancora in vita Osvaldo Peruzzi, che purtroppo se n’è andato alla venerabile età di 97 anni il 30 dicembre 2004 (95 d. F.).
Pertanto, se si esclude Maurizio Calvesi, che, come egli stesso ha ricordato, quattordicenne fu annoverato tra gli “aeropoeti” da Marinetti (1), l’ultimo futurista ancora attivo è Antonio Fiore, in arte Ufagrà, come lo ribattezzò Sante Monachesi, ideatore (sulla base dell’esperienza fatta nell’ambito del Gruppo Futurista Maceratese) del Movimento Agravitazionale, ovvero Agrà, di cui in quest’occasione si ripropongono i 4 manifesti.
Il Movimento Futurista, è noto, è finito nel 1944 con la morte di Marinetti, anche se per gli studiosi oggi impegnati a celebrarlo espositivamente esso sarebbe durato fino al 1915, cioè fino al 6 d. F., negando (o rinnegando) tutti gli sviluppi posteriori realizzatisi mentre il suo Pontifex Maximus era ancora in vita(1). Sarebbe come dire che il Cristianesimo è finito con la morte di Gesù e che non sono cristiani gli apostoli e tutte le confessioni successive, Cattolicesimo compreso.
Io sono tra coloro che ritengo conclusa la “storia” del Futurismo appunto nel 1944, ma da storico dell’arte contemporanea considero le vicende post-1944 dei futuristi sopravvissuti a Marinetti e dei loro seguaci come appartenenti all’era futurista, cosicché, se si è potuto parlare di Secondo Futurismo, niente vieta di considerare Terzo Futurismo ciò che s’è prodotto o si va producendo da chi si serve, rinnovandolo, del lessico futurista (3).
Negare la realtà di una odierna persistenza del verbo futurista, incarnato da Ufagrà, sarebbe illogico quanto negare che il Fascismo non sia continuato dopo la caduta del regime e la morte di Mussolini, quando esso è addirittura professato apertamente ancora oggi da un editore di giornali, eletto senatore nel PDL, dal famigerato capo della Loggia P2, dal portiere del Milan e da tanti altri, compresi molti giovani nati dopo il Ventennio.
La differenza è che costoro sono nostalgici e quindi “passatisti”, per usare la terminologia futurista, mentre i futuristi dal secondo dopoguerra in poi ad oggi, tra cui vanno annoverati, oltre ad Enzo Benedetto, che per anni ha pubblicato “Futurismo Oggi” (4), sotto la cui egida ha realizzato esposizioni in varie città d’Italia , Osvaldo Peruzzi, Antonio Marasco, Renato Di Bosso, Vittorio Corona, Ivo Pannaggi, Tullio Crali, Mino Delle Site, Alessandro Bruschetti, Sante Monachesi, i quali hanno sviluppato il lessico futurista e l’hanno fatto progredire con aggiornamenti, assorbendo la linfa necessaria dalla produzione degli artisti fondatori del Movimento e dei loro comprimari.
Ufagrà appartiene, appunto, a questa schiera di prosecutori. Anzi, egli sulle radici dei futuristi storici, dell’Aeropittura e del Movimento Agrà ha inteso celebrare creativamente i cento anni del Movimento con 2 nuove opere. Mi riferisco al trittico Velocità+Aeropittura+Cosmopittura ed alla pala 1909-2009: il Futurismo ha cento anni, due opere di concezione futurista sposata, specialmente la seconda, con la tradizione storica della pittura, almeno per quel che riguarda la struttura che con la “corona” e la predella si rifà al paliotto d’altare.
TERZO FUTURISMO BALDO SAVONARI (Roma)
L'Arte è guerra(1986) Appena nato l'artista entra in conflitto con la società tutta che vede in lui un nemico della tranquillità borghese. E' infatti compito dell'artista smuovere, muovere e vangare il terreno incrostato delle idee; mettere in dubbio ogni regola, pensare invece di credere.
Noi affermiamo che l'arte è anche "grande divertimento" e con questo dichiariamo guerra ai falsi seri (i seriosi), agli accademici miopi e daltonici, ai musei senza vera antichità ma traboccanti di vecchiume, all'archeologia ridotta a oggettistica e a tutti coloro che giurano sulla bellezza di un pezzetto di vaso solo perché è vecchio:
Noi amiamo la ricerca, i progetti proiettati nel futuro, il passato come PIEDISTALLO su cui ergersi e non come PALLA AL PIEDE, l'arte come UTOPIA di vita e la VITA COME CAPOLAVORO D'ARTE.
Detestiamo i critici ridotti a presentatori di mostre (ovvero scribacchini a pagamento), ogni forma di pensiero imbrigliato dal potere; e detestiamo infine il buon gusto salottiero, il militarismo, i discorsi inutili, l'arte a servizio di chicchessia.
SIA BEN CHIARO
Il TERZOFUTURISMO non intende essere una anacronistica continuazione del primo e del secondo ma intende essere di più per sé nuovo pensiero e nuova forma proiettati nel futuro: Prende le mosse dai primi futuristi e li pone come piedistallo dell'ERA MODERNA.
Il futuro per noi è tutto da inventare: per noi l'arte è l'equivalente della natura, nel senso che sono due figure geometriche che hanno la stessa area ma forme così diverse da non poter essere mai sovrapponibili.
FUTURISMO POSTCONTEMPORANEO (PCCORP) VALERIO ZEKKINI (Bologna)
10 ANNI DI MOVIMENTO POST-CONTEMPORANEO Probabilmente pochi sanno che il Manifesto di Fondazione del Futurismo, firmato da Filippo Tommaso Marinetti, fu pubblicato integralmente per la prima volta il 5 febbraio del 1909, sulla “Gazzetta dell’Emilia”. Solo qualche giorno dopo il testo venne ripreso da altri quotidiani italiani, come “L’arena” di Verona e “Il Piccolo” di Trieste, fino al lancio mondiale su “Le Figaro” di Parigi il 20 febbraio, la data in qualche modo considerata “ufficiale”.
Marinetti fece di tutto per completare il documento entro la fine del 1908 per poterlo promuovere, con un evento mediatico mai visto (oggi lo si chiamerebbe globale), all’inizio dell’anno nuovo. Ma il disastroso terremoto di Messina fece rinviare l’operazione, anche se il primo a pubblicare il testo fu comunque il giornale emiliano. Le ragioni di questa scelta avevano probabilmente un’intenzione provocatoria: Marinetti considerava infatti Bologna “la città più passatista d’Italia” (e da quel che si sa, all’apparizione del manifesto il capoluogo felsineo non si scompose più di tanto).
A questo evento e alle successive vicissitudini del Futurismo in città sarà dedicata la mostra organizzata dalla Fondazione Carisbo “5 febbraio 1909 – Bologna avanguardia futurista”. Sembra essere questa l’unica novità storiografica di rilievo emersa sul movimento in occasione del centenario - movimento che, seppur sdoganato del tutto solo di recente, è stato studiato in lungo e in largo in Italia e all’estero.
L’unica iniziativa inedita che si sarebbe potuta affrontare poteva essere una mostra sul Futurismo e le donne, argomento trattato da Claudia Salaris in un volumetto di un quindicennio fa. Lo straordinario apporto al Futurismo di figure quali Benedetta Marinetti (moglie del fondatore), grandissima pittrice e autrice del visionario romanzo “Astra e il sottomarino”, la leggendaria danzatrice Giannina Censi, l’autrice del “Manifesto della donna futurista” e del “Manifesto della lussuria” Valentine De Saint- Point, crediamo non sia ancora stato valutato pienamente. Questa celebrazione avrà dunque la funzione di far conoscere al maggior numero di persone ciò che gli studiosi e gli appassionati già sanno, e a giudicare dalla quantità e dalla qualità delle pubblicazioni e delle mostre in cantiere l’obiettivo lo si dovrebbe centrare.
Da più parti invece si invoca la necessità si un dibattito sull’attualità del Futurismo o una sua possibile riattualizzazione, sottintendendo che proprio questa dovrebbe essere la finalità della celebrazione del centenario. Ed è qui che la questione si fa più complicata - ed è bene chiarire subito alcune cose. Il movimento futurista, tutti gli storici dell’arte ne convengono, è finito con la morte del suo fondatore nel ’44; e non solo per ineludibili motivi politici (il legame strettissimo di Marinetti con Mussolini, anche se il Futurismo non fu affatto l’arte di stato del regime), ma soprattutto perché Marinetti fu il mecenate, il trascinatore e l’organizzatore del Futurismo come movimento organico, nonché colui che amalgamava tra loro gli artisti delle varie discipline e indicava loro delle finalità comuni. Nel dopoguerra infatti, la maggioranza di essi (Trampolini, Depero, Delle Site e tanti altri) continuò a lavorare, ma in proprio. Lucio Fontana, uno degli artisti più importanti degli anni sessanta, dichiarò esplicitamente la derivazione futurista del suo “Manifesto dello spazialismo”. Negli anni ottanta poi, sotto l’egida di Renato Barilli, fece la sua comparsa il “Nuovo Futurismo”, corrente artistica di scarsa durata che però lanciò l’oggi celebre Marco Lodola: la sua accattivante produzione seriale di light-boxes colorati lo imparenta però più alla Pop Art che al Futurismo.
Ma anche l’influenza non dichiarata o involontaria del Futurismo sulle avanguardie coeve e su quelle a venire è ben documentata e rintracciabile. Ad esempio, un non-musicista come Brian Eno senza dubbio ha sempre operato con una mentalità “futurista” (e lo sa anche l’assessore Croppi, che vuole invitarlo a Roma come principale attrazione delle giornate celebrative); e non solo perché ha scandagliato con un approccio sempre sperimentale e innovativo ogni territorio musicale, ma soprattutto perché è stato l’unico – e con esiti sublimi – a cimentarsi con la musica per astronauti (vedi l’album Apollo – Virgin 1983). Ed è evidente il collegamento con l’aeropittura e l’aeropoesia marinettiane; ne costituisce il naturale sviluppo.
L’attualità del Futurismo consiste dunque nel concreto agire di ogni singolo artista che ne trae in qualche modo ispirazione. Personalmente, quando ho fondato il movimento Post- Contemporaneo quasi dieci anni orsono, ho cercato di ricrearne lo spirito sincretico e l’attitudine bellicosa perché credevo che corrispondesse al mio carattere, alla mia indole e a quella di chi collaborava con me; soprattutto, abbiamo sempre tenuto fede al motto futurista, quello sì sempre attuale, “ricordarsi sempre di sputare tutti i giorni sull’altare dell’arte”. E ne abbiamo musicato due testi sacri: il Manifesto stesso, contenuto nel cd “Gerarchia ordine disciplina”, e il testamento marinettiano “Quarto d’ora di poesia della X Mas” – oltre a un’altra poesia, “Quota zero” del futurista triestino Bruno Sanzin.
Se l’arte è innocua, non è arte post-contemporanea. Se l’arte è soltanto rappresentata e non vissuta, non è arte post-contemporanea. Se non modifica o ribalta la prospettiva delle idee date e delle certezze acquisite non è arte post-contemporanea.
Io ho quindi inventato formule artistiche che poi ho vissuto, non rappresentato, quali la letteratura da ballo, la poesia ginnica, l’aforisma danzato, il conservatorismo libertino, il nazibuddismo. Ho creato ambientazioni, non spettacoli. Mi si dice che tutto ciò, in particolare il mescolare stili di vita fra loro contrastanti, mi ha reso pericoloso, a volte ridicolo – può darsi. Sicuramente ho pagato un prezzo molto alto solo per avere tentato di scardinare i recinti delle etichette e delle categorie entro cui pascolano e ruminano i filistei. Tuttavia, i riconoscimenti di un pubblico qualificato e di buona parte della critica compensano le discriminazioni di cui siamo spesso oggetto.
L’uomo contemporaneo tende a sviluppare solo una piccola parte di sé, a causa di interessate costrizioni ideologiche, paure inculcate, senso di inadeguatezza, totale dedizione al conseguimento di inutili status symbols. Ma l’uomo è composto di tante personalità, guidate da un io nostromo, e la vita è una grande sinfonia, in cui possono suonare tanti, se non tutti, gli strumenti. Purtroppo però l’individuo odierno è il target di consumi e informazioni e politica: ogni gruppo sociale è cristallizzato perché trova solo conferme di quello che già è in ciò che consuma, legge e vota. Si impedisce lo sviluppo personale. L’arte post-contemporanea lavora per rompere questo schema e sviluppare la personalità in tutte le direzioni possibili. Ciò implica una serena accettazione della vita come grande ballo in maschera.
Il nostro contributo alle celebrazioni dell’anno marinettiano consiste nella pubblicazione di un libro + cd e di un vinile (già disponibili dal dicembre 2008). Il primo si intitola “Patriottismo psichedelico” ed è un volume di letteratura totale: saggio, racconto, haiku, motti, paroliberismo sonico, poesie per musica elettronica, ricette e soprattutto aforismi; contiene inoltre il cd di inediti e rarità della Post Contemporary Corporation “Eroismo e pagliaccismo”. Il vinile è invece una raccolta di sette remix in chiave elettronica dello stesso brano, “Manzotin mantra”, V sacra tavola del parolibelismo sonico postcontemporaneo.
La stragrande maggioranza del popolo italiano, indottrinata fin dalla più tenera età dal cretinismo musicale e letterario dello Zecchino d’oro, del Festival di Sanremo e del FestivalBar, reagirà con suprema indifferenza a questa ennesima controffensiva postcontemporanea.
CONNETTIVISMO GIOVANNI DE MATTEO, SANDRO BATTISTI, MARCO MILANI
(Bologna-Roma-Rovigo)
Manifesto Siamo i Custodi della Percezione, i Guardiani degli Angeli Caduti in
Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.
Questo è il nostro manifesto.
1. Canteremo la resurrezione dell'anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza.
2. Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca.
3. Noi vogliamo scavare a fondo nelle carni dell'universo, penetrare sotto l'epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l'immagine e l'equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione.
4. Noi crediamo che il mistero dell'universo è codificato in una chiave inafferrabile e indistruttibile: l'ologramma. Il principio olografico, il modello olonomico della mente e l'olomovimento: dalla struttura della realtà ai nostri schemi di senso la percezione conosce un solo paradigma, che racchiude le istanze della relatività e dell'indeterminazione.
5. L'ordine esplicito dischiuso al senso è solo l'immagine proiettata di un ordine implicito irraggiungibile. Non basta dissecare il mondo per svelare la verità che nasconde. Occorre risalire il fascio di luce fino alla pellicola per comprendere da dove proviene l'immagine che vediamo. Vogliamo rimontare il flusso fino a toccare la sorgente che inganna la percezione e staccare la luce: solo così solleveremo il velo.
6. Ci abbandoniamo al riflusso pronti a catturare l'onda irrequieta del tempo. Sulle spiagge del futuro ascoltiamo la voce dei morti e la musica che emerge da tutte le cose del mondo: il nostro sogno è un rituale di negromanzia quantistica.
7. Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l'illusione del mondo virtuale e l'inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell'oceano dell'informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l'eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell'informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all'ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.
8. Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell'universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.
9. Noi siamo rabdomanti cibernetici. Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose. Siamo decifratori e vogliamo scardinare il flusso di tutte le cose, risolvere il tempo nella sovrapposizione concorrente degli eventi.
10. Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell'archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d'albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasar morte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri di stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Siamo antenne puntate nel vuoto, variabili impazzite, violini male accordati, cronoscopi fuori fuoco. Inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo, usando antichi percorsi mistici. Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro. Per questo
noi saremo tutto!
LA VOCE FUTURISTA... ARMANDO DI CARLO (Messina)
IO VERO NEOFUTURISTA Un noto critico scrisse un saggio intitolato “800, questo sconosciuto”, ed è proprio da questo spunto che naquerola mia rubrica “1900 – 2000, questi sconosciuti”sul blog Officina delle Idee (e altri) e la webzine La Voce Futurista.
Ritengo infatti che, pur restando ancora molto da conoscere sull’800 come magistralmente in queste pagine continua a dimostrarci la nostra puntuale redattrice Cristina Contilli, il 900 e questo scorcio di 2000, letterariamente parlando, sia ancora un mondo inesplorato e, a volte, paradossalmente dimenticato. Quanti astri nascenti scompaiano subito dopo aver creato un caso editoriale? Ad esempio certo neofuturismo del secondo novecento. Il motivo fondamentale che mi ha spinto a creare questa rubrica sta tutto in questa e altre domande, troppo spesso certo neofuturismo è stato frainteso e edulcorato (se non rimosso) da certa storia dell'arte italiana anche recente. I
Dov’è lo spirito eversivo di questi neo(futuristi)? Dove la polemica mordace che tanto vanno sbandierando?
Tempo fa, quando finalmente impazzò la questione Cecchini, per via della colorazione della fontana, (e relative polemiche) purtroppo anche Luce Marinetti, figlia più piccola del buon Filippo Tommaso Marinetti, dichiarò che suo padre fu solo un tranquillo poeta e iniziatore di un movimento esclusivamente artistico. (ma fu anche fraintesa...)
MA SIAMO PAZZI?
Parliamo dello stesso Marinetti che fu interventista irriducibile? Di quello che esaltava la violenza, il colletto d’acciaio e la mascella squadrata? Di colui che partecipò alle più ardite imprese che la storia post unitaria ricordi? Quello stesso Marinetti che seguì D’Annunzio a Fiume? Il Marinetti che ama la polemica aspra e la rissa? Quel Marinetti che esalta il popolo giapponese perché eterna la forza umana trasformando le ossa dei morti in cenere e la cenere in polvere da sparo per cannoni? Marinetti che fonde il dinamismo col concetto, “essenziale”, della crudeltà? Quel Marinetti che guarda con ammirazione la forza breta dei “uappi” napoletani? Potrei continuare all’infinito con simili aneddoti, ma le parole e le azioni dello stesso Marinetti e degli altri futuristi parlano da sole, basti pensare al famoso “mistici dell’azione”!.
In realtà dal FUTURISMO non scaturì in certo senso alcuno scrittore rilevante sul piano letterario, a parte lo stesso Marinetti e Papini, se non confrontato con la propria vita attiva e politica.
Il FUTURISMO è vita e arte insieme! Anche per questo si bruciò, e certo revisionismo critico “legge...” ancora il FUTURISMO come privo d’azione politica, teorizzatore di grandi riforme ma lontano dalle “piazze”, più che d’avanguardia, ha l’aria di essere un pallido epigono di quella temperie sociale, di quelle idee rivoluzionarie, accostandosi invece, ai miei occhi, ad un patetico e becero CREPUSCOLARISMO passatista e piccolo-borghese. Persino rievocazioni storiche dei personaggi futuristi, con biografie che sembrano parodie (al contrario di questo ammirevole e programmatico e-book...): si veda come esempio il ritratto di Marinetti , che dalla descrizione sembrerebbe un D’Annunzio dei poveri.
Cosa veramente sconvolgente è il dover constatare come in generale la cultura italiana ufficiale si sia estraniata dalle vicende politiche, proprio in un momento in cui l’Italia avrebbe bisogno del vitalismo avanguardista, proprio nell’impellenza di agire contro questa classe politica passatista e ancora più criminale di quella di Giolitti. Mi chiedo come un futurista ( o neofuturista ) possa restare impassibile di fronte allo scempio di un intero popolo, come non senta il bisogno di scendere in piazza e spazzare via i simboli del partitismo soporifero che attanaglia l’Italia.
Ciò detto, ora dovrebbero essere chiare a tutti le motivazioni che hanno spinto i futuristi contemporanei al centenario di Ferrara, ad un lavoro di vera analisi e azione.. live e critica e autocritica dell’”era futurista”, del suo multiforme pensiero e delle necessarie premesse che portano al FUTURISMO e al Futuro.
NETFUTURISMO ANTONIO SACCOCCIO (Latina)*
*non presente a Ferrara
PRIMO MANIFESTO DEL NEO-FUTURISMO E DEL NEO-UMANESIMO (2005) La società attuale è dominata da un comune sentimento: la paura di idee nuove e forti. Sembra che le uniche novità accettabili dall’uomo contemporaneo siano quelle legate alla scienza e alla tecnologia. Ci siamo affidati al Post-moderno. Ma il post-modernismo ha fallito, si è dimostrato senza vie d’uscita, sta morendo vittima del suo esasperato relativismo. Non ha creato nulla di nuovo, non è capace di guardare al futuro, è sfiduciato e arrendevole. Il Neo-Futurismo vuole invece proporre un cambiamento nel modo di pensare, una rivoluzione interiore, ben più significativa delle varie rivoluzioni dell’età moderna e contemporanea (da quella industriale a quella informatica), che hanno sempre posto l’uomo e la sua interiorità in secondo piano. E non vuole arrendersi al caos, come hanno fatto i post-modernisti. Il Neo-futurista vuole liberare l’uomo e renderlo l’unico vero protagonista del suo futuro. Ed è per questo motivo che viene proposto il seguente Manifesto come indirizzo generale per l’uomo libero neo-futurista.
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Noi amiamo l’uomo coraggioso, che parla da solo contro tutti, che non ha paura di passare per matto.
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Noi desideriamo il continuo movimento, la continua evoluzione. Noi non vogliamo i pensieri statici e fuori dal tempo. Vogliamo una continua produzione di nuove idee e di nuovi stimoli. Il dinamismo solo esteriore non ci interessa. Vogliamo sentire l’anima che si esalta per la creazione di nuovi pensieri.
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Noi siamo per lo spirito e contro la materia. Pensiamo che la grandezza dell’uomo è ancora tutta da scoprire. O almeno è stata scoperta per ora solo da pochi grandi uomini, che non sono riusciti a comunicarla ai restanti se non attraverso l’arte, la filosofia e la religione. La rivoluzione neo-futurista parte da dentro, vuole ricondurre lo spirito e la sua potente facoltà sensibile e creatrice al centro della nostra vita. L’uomo spirituale neo-futurista comanda e modella la materia a suo piacimento. Gli ostacoli materiali sono da stimolo per la sua evoluzione e il suo miglioramento.
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Noi guardiamo al passato per imparare da chi ci ha preceduto, ma soprattutto per creare un futuro migliore.
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Noi amiamo le idee forti, quelle che esplodono potentemente dalla nostra anima e della nostra mente. Sono queste le idee che hanno sempre portato l’uomo al cambiamento, all’evoluzione.
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Noi detestiamo chi non cambia mai idea. Quella che chiamano coerenza è stupida mancanza di auto-critica. E quinidi non approviamo chi si schiera per questa o quella bandiera in ogni caso e in ogni modo. Abbiamo idee precise, e portiamo avanti idee, non bandiere. Siamo quindi contrari a chi si chiude all’interno di un partito politico, se questo significa difendere ad oltranza qualsiasi sua decisione o idea.
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Noi non sopportiamo le contrapposizioni e i conflitti sociali, perché sono sterili, non producono miglioramenti, anzi tirano fuori la parte peggiore dell’uomo. Ci si schiera da una parte o dall’altra in maniera acritica, si concepisce rancore e odio verso altri uomini senza conoscerli pienamente.
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Siamo quindi contro le contrapposizioni basate sulla razza, sulla nazione o regione di appartenenza, sulla classe sociale. Non siamo né per i bianchi, né per i neri, né per i nordisti, né per i sudisti, né per i ricchi, né per i poveri. Siamo per gli uomini tutti. E vogliamo uomini che pensino e si migliorino continuamente.
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Noi siamo anche contro la contrapposizione tra laici e cattolici e non ci schieriamo nè con gli uni e nè con gli altri. Pensiamo che la Chiesa abbia bisogno di un programma di “riforma-conservatrice”. Non apprezziamo le celebrazioni liturgiche, il più delle volte ormai svuotate di ogni senso. Ma non fatichiamo a riconoscere il valore eterno di gran parte dei precetti evangelici; così come celebriamo la grandezza artistica e morale de I Promessi Sposi e le doti intellettuali e spirituali di papa Ratzinger. Siamo invece decisamente contrari ad ogni forma di ateismo.
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Noi siamo contro i media tradizionali, che non garantiscono scambio di idee e quindi impediscono il miglioramento e la nuova produzione di pensiero. Siamo favorevoli al web e soprattutto ai blog e crediamo nella possibilità di creare un movimento socio-politico-culturale che muti profondamente l’attuale modo di fare cultura e politica.
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Noi ci dichiariamo liberali. Ma siamo e rimarremo sempre liberali liberi da ogni pregiudizio.
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Noi siamo contrari ai Manifesti fissati una volta per tutte, perché le idee cambiano e migliorano continuamente. Quindi questo manifesto resta valido fin quando non ce ne sarà una versione migliore che lo sostituirà.
TRANSAVVERISMO GIOVANNI BALDUCCI - EMANUELE ROCCHI (Bari-Perugia)
MANIFESTO La TransAvanguardia Avverista nasce il 27 Settembre 2008 del XXI secolo dall'idea di alcuni giovani uomini, che tediati dalla ormai invivibile situazione artistico-culturale nonchè sociale in cui versa la Nazione tutta, si sono radunati sotto questo vessillo al fine di riportare l'Italia ad una nuova primavera politica ed a una rinascita culturale. Ispirati dagli insegnamenti di Ezra Pound,Giovanni Papini e Filippo Tommaso Marinetti e dei Futuristi,nonché dal Dada di Tristan Tzara e di Breton,e consci che il futuro è alla loro portata, hanno deciso di combattere il marciume flatulento di quest'Italia magnacciona e spossata, rivolta sempre più al passato e non curante del futuro avvenire,lanciando la loro sfida ai potenti corrotti, alle accademie, ormai ritrovo di nostalgici vecchi putrefatti dalla arte povera di significato, alla stagnante Università italiana con il suo corollario di obsoleti "baroni", e alla casta politica imperante, figlia del passato; di un passato buio e vergognoso, di un passato ricco di promesse non mantenute, da cancellare e riscrivere con le note nuove della TransAvanguardia.
Manifesto della Transavanguardia Avverista (13 ottobre 2008) Noi ci proponiamo di distruggere la vecchia morale in nome di una successiva aperta ad un futuro intelligente. Un futuro consapevole del passato ma non stagnato nella sua contemplazione.
PER IL PROBLEMA SOCIALE,VOGLIAMO:
1) Libertà d'informazione (informazione su mezzi liberi e democratici come internet - stop alla tv mediocre e di poco spessore) 2) Definire diritti fondamentali da cui partire, i quali nonostante le autonomie locali, e le deliberazioni statali e europee, non potranno essere modificati poichè devono essere alla base del vivere civile. 3) Sviluppare l'idea della partecipazione e della collaborazione invece della competizione e del prevalere dell'uomo sull'uomo.
PER IL PROBLEMA POLITICO,VOGLIAMO:
1) Cariche istituzionali onorarie ,perchè ogni cittadino chiamato a rappresentare lo Stato debba essere orgoglioso di farlo senza percepire danaro o altri privilegi fungibili, nel pieno rispetto della costituzione e per il bene della società. 2) Introdurre la possibilità di referendum abrogativi anche per le deliberazioni prese dall'Unione Europea( vedi Trattato di Lisbona). PER IL PROBLEMA ECONOMICO,VOGLIAMO: 1) Nazionalizzazione della Banca D'Italia, ora per più del 90% privata. Con questa mossa non solo non si andrà ad aggravare il debito pubblico ma si creerà ricchezza dal nulla (con la stampa di banconote) come fanno attualmente le banche che posseggono il diritto di signoraggio (BCE di cui sono azioniste le banche centrali degli stati europei a loro volta controllate da banche centrali) http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio
2) Frenare la globalizzazione economica attraverso incentivi che valorizzino le produzioni locali per consumi locali (risparmi di energia, valorizzazione dei prodotti agricoli e artigianali locali) 3) Abolizione dei privilegi ecclesiastici.
PER UNA RINASCITA DELL'ARTE, VOGLIAMO:
1) Promozione dell'arte in tutte le sue forme e interpretazioni, mediante mostre, nuove associazioni culturali, atti dimostrativi pacifici, simbolici e significativi. 2) Distruzione totale di tutto ciò che limiti il pensiero dell'artista.
La sublime visione del futuro, con gli occhi di oggi, robotici fari rossi che scandagliano la vita nei più remoti punti.
Frammenti di una visione spettacolare, che ancora non è materia per i più, ma che è ben concreta nella mente di chi sa guardare avanti, o ci vive già!
Siamo tutti dei Titor, viaggiatori nel futuro, che tornano nel passato per sentirsi ancora vivi, respirano nel futuro e avanzano nel passato, come ombre che brillano nel buio, solo quando la materia e l'antimateria si incontrano.
E forse in un'esplosione totale, di disgregano, si moltiplicano, e si dissolvono per riformarsi, come un' immenso e gioioso big bang.
FUTURISMO GOTICO MAURIZIO GANZAROLI (Ferrara)
AVANTGARDE E SCIENCE-FICTION.
Futurismo futuribile Macchine volanti che viaggiano nell’etere, sempr meno denso, e sempre piu’ grigio, viaggi nel tempo che si concludono, nel momento in cui iniziano, occhi rossi che spiano, tutto quello che fai.
In un futuro dove, tutto e’ sotto l’occhio di tutti, e dove il presente deve solo capire, che il futuro e’ gia’ arrrivato.
Viaggiamo nel tempo e nello spazio, alla ricerca di noi stessi, piu’ evoluti, o piu’ giovani.
Viviamo in dimensioni parallele che mostrano futuri alternativi, come rotaie di un treno che si biforcano di continuo.
Siamo dei Titor disperati e persi in un tempo che non riusciamo nemmeno a concepire, mentre lo spazio della quarta diemnsione, sembra divenire sempre piu’ ampio.
Il futuro e’ gia’ arrivato nell’elettronica che stupisce, come ballerine danzanti di plastica e positroni, in una vorticosa poesia sintetica, armoniosa e scintillante.
Non c’e’ nulla ormai che non si possa fare, se non lasciarsi trascinare o essere trascinati a forza, in questo flusso di mesoni, che sono la quarta e la quinta dimensione, la seemeza e la quasita’, che coesistono e si espandono alla velocita’ della luce, in un cosmo sempre piu’ ampio, che prende spazio dentro di noi, tra le cavita’ cerebrali, rese ricettive dalle nuove tecnologie.Siamo tutti viaggiatori del tempo, ma senza spostarci, perche’ le dimensioni temporali,sono gia’ dentro di noi, dobbiamo solo capirlo, e l’umanita’ avra’ un balzo evolutivo.
FUTURISMO REALE LAMBERTO DONEGÀ (Ferrara)
Frammenti di un discorso futuro
FRAMMENTO .
Il frammento è una scrittura breve , piccoli esercizi di memoria, paragrafi,
aneddoti di un periodo della vita di qualcuno o di un sapere con una sua particolare compattezza.
Frammentare la parola è scegliere istanti di frasi, dettagli di immagini .
L’ Io-frammento del testo è uno pseudonimo, un trucco per nascondere il soggetto.
DISCORSO.
Il discorso ha in sé la ragione, il soggetto e il significante: pensare insieme il singolare della parola e l’universale del linguaggio (Lacan). Non c’è parola al di fuori del discorso. Occorre conoscere il sapere, non svelarlo!
L’evoluzione del discorso in scrittura per Walter J. Ong ha cambiato la coscienza umana. Dai discorsi orali primitivi e collettivi si è arrivati a una contemporaneità singola (“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano). Ong individua tre passaggi: il rapsodo (racconto della storia con la voce), il tipografo,l’uomo digitale e visivo a cui basta uno schermo per vedere il mondo ( Walter J. Ong, “Interfaccedella parola”).
FUTURO.
Il futuro è guardare dove non c’è nulla da vedere: occorre risalire sempre a un inizio , a un incipit , prima di lanciarsi verso l’ignoto (Mallarmè: “Un colpo di dadi”).Il viaggiatore poeta conosce itinerari mentali diversi dalle mappe geografiche. La natura poetica è in ogni uomo e produce un flusso di vita verso la relazione con il mondo ( “Poeticamente abita l’ uomo “ .Holderlin ). I libri a volte non servono a pensare, meglio girovagare, con un’euforia adolescente, al di là della coscienza, dove le nostre curiosità sfoderano il nostro desiderio (“ La comunità che viene “. Giorgio Agamben ).Per Karl Popper il futuro è aperto perché la scienza accetta la propria falsificazione. Il futuro spesso si allontana attraverso “prove ed errori” ( “ Invidia e gratitudine “ Melaine Klein )dei giochi d’amore perché il discorso d’amore ama farsi corteggiare e lascia intravvedere le caviglie, le scarpe, il ginocchio (“Le genou de Claire “ E. Rohmer). Chissà se sarà amore? E’ urgente lanciare energia ai pazzi perché siano veramente folli.
E’ affascinante immaginare, in una fredda mattina parigina, esattamente il 20 Febbraio del 1909, un Filippo Tommaso Marinetti nella hall di un grande Hotel parigino in Rue de Rivoli, intento a leggere “I dolori del giovane Werther” di Goethe nella frenetica attesa del quotidiano “Le Figarò”.
Fuori dall’albergo palpita una città in piena rivoluzione estetica dentro un velocissimo cambiamento del modo di osservare il mondo, le cose, le parole (Picasso “ Madre con Bambino “ 1909; Matisse “ Lusso calma voluttà “ ).
Marinetti è quindi all’alba del futuro e nel gesto della pubblicazione del Manifesto del Futurismo pensa alla città come luogo liberatorio della parola per smascherare il reale (Serge Leclaire).
Nel primo Manifesto del Futurismo Marinetti scrive: “Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli…”.
La città moderna di inizio secolo ha, nella sua vita quotidiana, due facce importanti , una diurna, l’altra notturna ,un’ anima sacra e una profana .
L’ 11 Febbraio 1910 Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini si uniranno al movimento futurista con il manifesto dei pittori futuristi.
Nel Manifesto dei Pittori Futuristi si dichiara: “ Possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache e dell’alcolizzato? “.
Già Baudelaire, a metà ottocento. definiva le città come uno “spettacolo delle migliaia di esistenze fluttuanti” che vivono una vita libera e non programmata lontane dal dogma del lavoro produttivo ed alienato. Il Futurismo contribuisce a proporre uno stile esistenziale di libertà in arte, letteratura, cinema,teatro, danza. Il Futurismo inizialmente ha sviluppato le sue migliori energie nello “smascherare il reale” fatto di finzioni e convenzioni borghesi. Ma nella società degli anni ‘20/’40 si è costruita una confusione a volte voluta a volte subita tra bisogni culturali e identità politica diminuendo l’energia creativa del primo Futurismo.
Molti poeti in quel periodo sono rimasti a piedi scalzi, in hotel poco affollati, a parlare del nulla.
Ma ogni tanto qualcosa miracolosamente arriva a noi dal lontano futurismo .Un lampo per restituirci il tempo perduto , mentre intellettuali commessi viaggiatori ci logorano l’immaginario offrendoci la psicosi delle loro modeste critiche culturali .
Naturalmente ognuno costruisce il proprio giardino a piacere pieno di sogni e felicità perché prima o poi dai viaggi del cervello o arrivano frutti importanti o tutto crolla e si rovina .
Così la contemporaneità ci offre solo parole fittizie, seni rifatti, città ritoccate, promesse taroccate, consumo a piacere, auditel necessari. Spesso non abbiamo più il coraggio di “smascherare il reale” e mescoliamo il vero e il falso (“l’ingannato e l’ingannatore “ Lacan), il bello originale e il bello falsificato . Allora manca il sano futurismo, energia creativa contro l’incapacità di aggregare cultura . Le giovani generazioni spesso si annoiano nelle città, non hanno tempo per leggere il sole, i volti , vedono solo le gambe dei passanti svanire nel vuoto.
Quindi l’utopia futurista, della città vissuta come piena di misteri , movimento, frenesia e accelerazione, è completamente scomparsa. Rimane comunque una intuizione di straordinaria vitalità di Fortunato Depero sulla pubblicità: “La pubblicità è un’arte fascinatrice che audacemente si piazza sui muri, sulle facciate dei palazzi, nei treni, sulle strade, dappertutto, si tentò perfino di proiettarla sulle nubi “. Nella medesima direzione Marc Augè, nel suo saggio “La guerra dei sogni” (“La guerre de réve”) afferma: “Le nostre vite sono brutte parodie della vita reale, imitazioni delle esistenze pubblicitarie”. Infatti la società di massa e la sovrabbondanza di immagini mescolano alla nostra vita un fittizio sapere,una fiction che provoca un continuo allontanamento dal reale.
Il frammento di un discorso sul futuro evolve allora all’interno dell’ atopos di Socrate, un luogo inclassificabile dove l’ uomo è un complesso mosaico di nomi, date, storia. La verità del sapere contemporaneo vive allora di un capriccio del senso frammentario, pieno di strappi e ricomposizioni. Italo Calvino, consapevole di un senso del reale ormai evaporato, inventa un elenco di città-sogno che non trovano posto in nessun atlante geografico: le città invisibili del futuro possibile .
FRAMMENTO DI UN DISCORSO FUTURO
Contre-chant.
Et ne m’entre où je suis qui seulement la montre
Vainement ton image arrive à ma rencontre
Toi te tournant vers moi tu ne saurais trouver
Au mur de mon regard que ton ombre revée
Je suis ce malheureux comparable aux miroirs
Qui peuvent réfléchir mais ne peuvent pas voir
Comme eux mon oeil est vide e comme eux habité cécité
De l’absence de toi qui fait sa
Da Louis Aragon, “Fou d’Elsa”
SIA LA POESIA LOGICA!Nel Manifesto dei pittori futuristi (1910) si condannavano i triti cliché dell’epoca: i pittori Ritrattisti, Internisti, Laghettisti, Montagnisti… Noi non ne possiamo più di Montalisti, Ossi-seppisti, Scoglieristi... Ma anche del brodo post-moderno in cui trovano posto le sirene della new age assieme alle incontinenze di Cannibalisti, Paroliberisti, Pluri-neo-avanguardisti e disordini verbali d’ogni sorta.
Non vorremmo più quegli stanchi soggetti marini, ma poesie sui navigatori, sulle manovre degli scafi negli stretti, o dialoghi fra pesci, analisi minuziose di conchiglie… O una poesia di terra arata, di argini e santuari campagnoli perfettamente tenuti, di gesti, passi, storie.
Non vorremmo più le noiosissime disarticolazioni dei rivoluzionari putativi, ma una poesia rigorosa, razionale, logica. Fatta di chiare articolazioni e mirabili giunture.
Il grande Marinetti non sempre vide giusto. Contrariamente a quanto disse nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), è proprio la mancanza di articolazioni ad impedire il dinamismo.
Già l’acuto Livsic, futurista russo, lo intuì e lo obbiettò al fondatore del Futurismo: fra il testo scritto di Zang Tumb Tumb (1914) e la sua declamazione dalla voce dell’autore correva un abisso. Perché tanta differenza fra le parole in libertà sulla carta e le parole organizzate nella recitazione? Perché tanta differenza fra le parole scritte e declamate? Onore a Marinetti. Ma che errore e che pasticcio condannare la proposizione tradizionale e la sua logica, per poi riabilitarla implicitamente con i mezzi suggestivi del gesto, dell’intonazione, del volume e del ritmo della voce!
Due punti, punti esclamativi, parentesi, strutture e scansioni di ogni tipo, di forma e contenuto, danno il ritmo. La poesia logica è dinamica poiché sfrutta ogni possibile articolazione.
Tutti ci rispondono che la poesia è sentimento, cuore, passione? Sì, certo. Ma noi non vogliamo dimenticare la passione: solo, vogliamo sposarla al più lucido rigore. Che gioia l’ebbro contenuto nelle forme resistenti… il vino inebriante nelle forti botti, la tensione fra ciò che scoppia e ciò che lo trattiene e modella…
Guardate le gemme a primavera: scoppiano di vita e di forza! Ma crescono in una forma che la pianta custodisce, dove il cuore dell’albero le spinge.
Ci permettiamo anche di gustarne i gradi! La poesia logica è un modello: da provare in diverse misure. La logica del poetico ha una diversa gradazione e molti aromi.
E smettiamola con le lamentele o le false galanterie dei Negativisti: chi può solo dire ciò che non siamo, chi lo sa ma non lo dice, chi non lo vuole sapere, chi lo vuole dimenticare… Quelle di chi parla in negativo, furono un tempo parole sagge? Forse, ma non lo sono più, ora. Piuttosto, diventano irresponsabili. Negativisti e Debolisti hanno afflitto le nostre vedute, riempito i nostri terrazzi di vani ed ingombranti piagnistei, occupato le scale di dotte paure e polverose comodità.
Fateci uscire! A respirare l’aria pura e il vento fiero della logica! Verso vasti panorami di bellezze e di radure… Usciamo a tracciare schemi, percorrere! Usciamo ad incontrare i lampi del ragionamento e le astuzie muscolari!
Quale magia… nel vento della logica: non ci fa cadere, ci tiene saldi. Non abbatte ma rinforza.
POST- FUTURISMO RICCARDO ROVERSI (Ferrara)
FUTURISMO RENAISSANCE (2007) Con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, si tiene a Ferrara presso il “Tiffany Art Club” (Piazza Municipale), dal 10 agosto al 10 settembre, la provocatoria rassegna multimediale “Futurismo Renaissance”, curata fra gli altri da Roberto Guerra, Alex Gezzi, Eugenio Squarcia, Sylvia Forty e Marco Jannotta, con la collaborazione del pittore e critico d’arte Gabriele Turola (suo il dipinto-logo della rassegna, qua a fianco).
A due anni dal centenario del Futurismo (1909-2009), Ferrara celebra i fondatori di quell’avanguardia artistica, ovviamente un secolo dopo… Il movimento è morto dalla scomparsa di Marinetti (1944), dunque questo omaggio è estraneo a qualsivoglia nostalgia.
Il Futurismo oggi va inteso come segno o cifra o matrice o archetipo dell’uomo elettronico dei nostri tempi postmoderni, alla luce della scienza e delle nuove tecnologie cibernetiche. Rispetto a certa indubbia regressione di molta arte contemporanea, spesso mera espressione tardoborghese avanzata e alienata, la memoria futurista segnala altri vettori possibili, altri scenari futuribili desiderabili e possibili per l’arte e la condizione umana nel XXI secolo.
Fu Luciano De Maria, per la più importante mostra dedicata al Futurismo nel secondo Novecento: “Futurismo e Futurismi” a Palazzo Grassi (Venezia, 1986), a coniare il termine “Futurismus-Renaissance” (ora ripreso per l’occasione) per indicare appunto il valore umanistico-scientifico dell’avanguardia italiana: memoria spesso oggi più evidente nella scienza contemporanea che in ambito artistico…
Un omaggio quindi ‘storico’ al Futurismo ma per scenari futuribili. Gli artisti invitati, al passo con la discontinuità e la frammentarietà postomoderne, offrono percorsi di ricerca assolutamente individuale e irriducibile a qualsivoglia ‘ismo’: una sorta (nella metafora) di forum virtuale, dove gli artisti sono consapevoli - nella loro rigorosa e a volte perturbante ricerca artistica - di esplorare e scoprire scenari futuribili creativi e globali del XXI secolo.
Gli artisti coinvolti sono: Alvado, Amaducci, Bavia, Bertelli, Bonini, Carletti, Cillani, Darbo, Destefano, Donini, Felloni, Forlani, Ganzaroli, Genesio, Jannotta, Luvilu, Marsan, Mastellari, Morelli, Orsatti, Puccio, Roversi, Steri, Tani, Teto, Trentini, Zampini.
Ha scritto Antonio Gramsci: «I futuristi, nel loro campo, quello della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi di operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi... I futuristi hanno... distrutto, distrutto, distrutto... hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio».
ASSOCIAZIONE CULTURALE FERRARA VIDEO&ARTE MARCO E VITALIANO TETI
Manifesto dell’arte mobile di Marco Teti Ogni rivoluzione tecnologica ne porta spesso con sé una di portata superiore e di natura ben diversa: estetica, precisamente. Quando quello che si vuole dire si salda strettamente alla maniera in cui lo si dice (segnando al contempo un punto d’arrivo e di non ritorno), nasce l’autentica novità e scaturisce la rivoluzione, piccola o grande che sia. Le immagini riprese dalla videocamera e ancora di più quelle riprese dall’ormai imprescindibile telefono cellulare catturano veri e propri granelli di reale, i quali come schegge impazzite lacerano e strappano il tessuto narrativo e connettivo della rappresentazione e inaugurano una nuova epoca e, probabilmente, una nuova corrispondente estetica a cui si potrebbe assegnare il nome di estetica mobile. Al pari degli aderenti alla cosiddetta avanguardia storica, numerosi video artisti contemporanei lasciano dunque trasparire dalle proprie opere i seminali concetti di arte Totale e di poesia filosoficamente intesa come una “categoria dello spirito”. Tale poesia non viene considerata un semplice genere letterario bensì l’elemento che, pur trascendendoli, avvicina e accomuna i vari mezzi espressivi. Le video-camere degli odierni artisti visuali con discrezione (e di frequente con consapevolezza) registrano e (ri)scoprono ciò che l’utopico Pier Paolo Pasolini chiamava linguaggio della realtà (Cfr. P.P. Pasolini, Empirismo eretico, Milano, Garzanti, 1972).
Video-dance di Vitaliano Teti Il video (e l’audiovisivo in generale) è accostabile alla danza esattamente sul piano dinamico, ovvero, semplificando per comodità, quello del movimento. In pratica, l’omologia tra i due mezzi espressivi si coglie principalmente osservandoli dal punto di vista cinetico, cioè della mobilità (della macchina da presa e del danzatore, in primo luogo). Costituisce per gli studiosi un compito alquanto difficile e complicato stabilire l’origine, le peculiarità linguistiche e soprattutto l’identità della cosiddetta video-danza, alla quale non è attualmente possibile assegnare una definizione precisa. Essa va infatti considerata al contempo un genere (della video-arte, ormai istituzionalmente riconosciuta), un filone (sempre della video-arte), un approccio poetico - stilistico e una forma espressiva autonoma. Le definizioni appena date seguono e corrispondono all’evoluzione storica della video-danza, la quale da semplice documentazione di una performance, in questo caso di uno o più numeri di ballo, guadagna nel corso degli anni l’indipendenza acquistando dignità estetica grazie al lavoro sperimentale di autori quali Bob Wilson, Billy Forsythe e Merce Cunningham. Quest’ultimo realizza assieme a Nam June Paik Merce by Merce by Paik (Id., 1978), il cortometraggio che inaugura il periodo aureo della video-danza internazionale e che secondo gli esperti ne rappresenta una sorta di Manifesto programmatico. Tornando all’assunto che ha aperto e che è alla base del presente intervento, va infine rilevato il fatto che la video-danza viene contraddistinta da un montaggio di tipo ritmico, ovvero attento all’intima, interattiva e dinamica relazione tra immagine, musica e ballo.
PRIMO CENTENARIO DEL FUTURISMO A CURA DEI FUTURISTI CONTEMPORANEI
MANIFESTO FUTURISMO LIVE FERRARA 20 2 2009
2009 - FUTURISMI OGGI (tra Marinetti e Darwin)
a Filippo Tommaso Marinetti, Vladimir Majakowskij...Enzo Benedetto, Graziano Cecchini e tutti i futuristi(ismi)
In questi giorni, in queste ore, si celebra in Italia un venerando defunto. Tutti ne parlan bene. Tutti lo ricordan con affetto. Qualcuno è in disaccordo sulla data della sua dipartita. Chi parla del '15, chi del '18, chi del '44.
Ma tutti son convinti di una cosa: passata la festa, chiuse le mostre, non se parlerà più. Di tutto non rimarrà una lapide, un'epigrafe, fiori rinsecchiti.
In tutta Italia, ma non qui, a Ferrara. Noi non onoriamo un defunto, ma esaltiamo un'avanguardia che, nonostante il suo secolo di vita, continua ad essere viva e feconda.
Il Futurismo, un Giano Bifronte dalla lunga storia e da un'ampia vita avanti a sè, poichè continuerà a vivere finchè il conformismo, l'ignoranza, il servilismo che animano la cultura italiana non saranno sconfitti. Sarà una lunga battaglia, ma prima o poi avrà fine. In quel momento, il Futurismo potrà farsi da parte.
Il movimento non si è dissolto con la morte di Marinetti. In diverse forme, ha continuato a vivere, a lottare, ad esser coscienza critica della nostra Arte.
E' vissuto nell'attenzione e nella ricerca di alcuni critici. Si pensi all'opera di Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Claudia Salaris, Giovani Lista, Mario Verdone, Maurizio Scudiero, Luciano De Maria, Giorgio Di Genova, Luigi Tallarico, Marzio Pinottini, Simona Cigliana, Francesco Grisi, Gino Agnese, Alberto Bertoni (e altri).
Nell'impegno eroico di Enzo Benedetto che, dagli anni 50 al 1993, ha testimoniato la continuità del Futurismo con le due riviste ARTE VIVA e FUTURISMO OGGI, laboratorio dei reduci del Secondo Futurismo e scuola per le nuove leve. Anche alcuni ferraresi collaborarono negli ultimi anni a Futurismo Oggi, come ad esempio Roberto Guerra e Riccardo Roversi. Addirittura nel 1951, a Bologna nella prestigiosa sede di Palazzo Re Enzo, fu rilanciato ufficialmente il futurismo del secondo novecento, post1944 con una grande mostra a cui parteciparono circa 40 futuristi, ancora i più importanti del cosiddetto Secondo Futurismo, tra cui lo stesso Benedetto, Tullio Crali, Sante Monachesi, Osvaldo Peruzzi, ma persino Balla e Depero.
Gruppo che ha prodotto straordinari manifesti: da quello insuperato di Enzo Benedetto - Dichiarazione di Futurismo Oggi del 1967 (rilanciato in francese dal musicista bruitista J.M.Vivenza), a quelli del Movimento Agrà al quale ha aderito e collaborato Ufagrà Fiore, a TerzoFuturismo di Savonari.
Di quel gruppo sono oggi attivissimi Antonio Fiore, in questi giorni è in corso il suo centenario a Roma, Baldo Savonari, nonchè lo stesso Guerra, un suo manifesto Microchip Neofuturista è del 1983...
E' vissuto nell'Arte e nelle Parole di singoli, quali Daniel Schinasi, maestro del Colore, Roberto Cioni, dei più giovani Caffè della Peppina con la loro webzine e Nuovo Futurismo alias il musicista Davide Grosso. Nella Poesia del geniale Adriano Spatola, Zanzotto, allo stesso tutt'oggi attivissimo e dinamico Paolo Ruffilli.
E' vissuto nelle opere degli innovativi artisti italiani, troppo spesso emarginati da un sistema culturare schiavo dei padroni del vapore,pifferaio della politica, vile ed incapace di riconoscere la grandezza.
E' vissuto nelle ricerche dell'immenso Burri, erede del plurimaterismo di Prampolini. In Fontana, con i suoi squarci d'Assoluto. Nell'inquieto sperimentare di Schifano, con il sogno che tutto possa esser Arte.
Nei romanzi di Gadda e di d'Arrigo Fabbri di parole ed esploratori del peso del Vivere. Persino e forse ne sarebbero sconvolti, se ne fossero stati consapevoli, nelle nuove poetiche, da Edoardo Sanguineti a Mario Luzi.
E' vissuto nel Rock futuristico celeberrimo da David Bowie e Brian Eno a John Foxx, Gary Numan, Devo, Depeche Mode, YMO fino a Daft Punk, Chemical Brothers e Orbital. Oltre, naturalmente ai Maestri indiscussi della Musica elettronica cosiddetta technopop, ovvero i tedeschi Kraftwerk, dichiaratamente futuristi, con una sintesi sonora particolarmente sincronica tra futurismo italiano, futurismo europeo via Bauhaus e futurismo-costruttivismo russo.
E' vissuto negli scrittori di science fiction da Asimov a Clarke fino a William Gibson e ai cyberpunk. Nella Video Arte, come dichiarò in tempo reale, alle origini dell'Art Video, lo stesso Naim June Paick.
Il suo imprinting è stato fondamento ed archetipo di infinite riflessioni filosofiche di estetica tecnologica o scientifica da McLuhan a Barilli, da Monod a Feyarabend, da Wiener a Tehilard de Chardin,
Oggi, nei giorni del web e dei social network, il Futurismo vive una seconda giovinezza, esprimendosi in una sinfonia di voci differenti. I Connettivisti di Giovanni De Matteo e Marco Milani, i più vicini al cyberpunk, che con i loro romanzi, le loro antologie e la rivista cartacea Next, combattono una battaglia per rompere quel diaframma che soffoca la Scrittura Italiana, la separazione tra cultura erudita e cultura popolare. La fantascienza non è sogno ingenuo del Futuro, ma riflessione tragica sugli incubi del Presente.
I Neofuturisti Alessio Brugnoli e Armando De Carlo, con le loro riflessioni teoriche che si concretizzano nel lavoro paziente di ogni giorno. Come tafani messi al fianco di un nobile cavallo, stuzzicano e provocano la Cultura Italiana affinchè non impigrisca.
Le due webzine ferraresi oggi attive, Futurismo 2009 e Sands From Mars, di Roberto Guerra e dello scrittore di fantascienza Maurizio Ganzaroli, collettori e punti di raccordo delle principali esperienze futuriste contemporanee.
FTM Azione Futurista, ovvero un certo Graziano Cecchini che ha bucato i media con le note performance e certe iniziative di futurismo sociale per il Tibet, riportando come Marinetti - il Futurismo in prima pagina - recuperando una dimensione ludica, capace di fondere Arte, Vita ed Impegno.
I Postcontemporanei di Valerio Zecchini, poeta, performer e raro saggista "futurmilitante". I Transumanisti italiani, ma con risonanze planetarie del geniale Riccardo Campa, di Stefano Vaj ( e la rivista cartacea Divenire).
Un Futurismo giovane, contemporaneo che riprende la tradizione dei manifesti, schiaffi contro il conformismo e grido del Nuovo, segnali trasparenti di un magma anche solo individuale sempre in ebollizione.
I primi manifesti del Futurismo di Internet furono redatti a partire dal 2005 dai Neofuturisti, tra cui Alessio Brugnoli, Antonio Saccoccio (poi Netfuturismo) e altri addirittura nel Caffè storico futurista Le Giubbe Rosse di Firenze ; dallo stesso Roberto Guerra (singolarmente), dai Transumanisti e dei Connettivisti, con il loro stile quantistico ed ultracibernetico, seguiti dai più recenti e ulteriormente significativi Futurismo Postcontemporaneo di Zecchini e al Manifesto di Azione Futurista di Graziano Cecchini.
Un Futurismo che non ha prodotto soltanto Teoria, ma anche azione e creazione. Suoi figli son la Scrittura Connettivista, le sperimentazioni musicali di Insintesi o Funkman, molti videomaker o net-artisti quali Claudio Castelli, Roberto Carraro, gli stessi ferraresi Filippo Landini, Andrea Forlani e Eugenio Squarcia, il talento poetico e filosofico di Giovanni Tuzet, quello “immaginario” di Lamberto Donegà (e la rivista Poeticamente).
Esperienze differenti, ma con un sottile filo conduttore che le unisce, l'ambizione della sintesi tra Arte, Scienza e Vita, riproposizione moderne del sogno rinascimentale dell'Uomo Vitruviano: operazione di continuità e simultaneamente di discontinuità, alla luce del secondo Novecento, dell'evoluzione scientifica contemporanea, fino a Internet ed al sogno postumano.
Il desiderio di Azione e Discontinuità, di Nuova Estetica, nemica di ogni reificazione, passaggio dalla Uomo Monodimensionale, prigioniero della rapporto Produttore-Consumatore, ad un Uomo ad infinite dimensioni
La dimensione agonistica, di lotta contro neo-oscurantismo passatista, per render nuovo finalmente padrone del proprio Fato, conquistare il Cielo e liberare la Terra.
La sintesi tra Immaginazione e Ragione come arma per sconfiggere le Scimmie politiche e culturali che inquinano il Futuro venuto alla Luce.
"Noi canteremo il volo rivoluzionario dei figli delle Stelle, della Scienza, di Internet, nelle capitali moderne e i villaggi postmoderni del Pianeta Astronave Terra!".
VIVA IL FUTURISMO SCIENTIFICO E POSTDEMOCRATICO!
MOVIMENTO FUTURISTA DUEMILANOVE
ROBY GUERRA ALESSIO BRUGNOLI ANTONIO FIORE MARCO MILANI PAOLO RUFFILLI GRAZIANO CECCHINI BALDO SAVONARI RICCARDO CAMPA STEFANO VAJ GIULIO PRISCO WALTER MENDIZZA DOMENICO DODARO VALERIO ZEKKINI LAMBERTO DONEGA' FILIPPO LANDINI MARCO TETI RICCARDO ROVERSI MAURIZIO GANZAROLI SYLVIA FORTY E ALTRI FUTURISTS
NEO-FUTURISTI FTM AZIONE FUTURISTA CONNETTIVISTI TRANSUMANISTI POSTCONTEMPORANEI POST-FUTURISTI
*POSTCOLLAUDO
FUTURISMO POST2009 (60 ANNI DI REVISIONISMO!) Che cosa dimostra l'attuale esplosione futurista, infinite celebrazioni, curate da ottimi e anche geniali critici, ma appunto creativi museificatori, dal Mart alle Scuderie di Roma eccetera? Da un bordo l'unicità della rivoluzione futurista, dopo 100 anni attuale e incompiuta... non per chissà quale autismo culturale... ma riflessa dai fatti, dall'avvento dell'era futuristica informatica e scientifica: oggi scienza e tecnologia, piaccia o meno agli eterni struzzi e gamberi, sono... lo stomaco dell'Homo Technologicus, da New York al villaggio dell'Antartide dove sparuti scienziati studiano l'evoluzione climatica. Dall'altro, la prova quasi popperiana, esemplare “falsificazione” di certo revisionismo pseudoprogressista e ideologico che ha sterilizzato certa dis-continuità del Futurismo post1944, negando i fatti, fatte le proporzioni d'obbligo quasi un negazionismo.
Perché, anche i più geniali critici non sono figli della scienza o del web: spesso – per dirla con Enzensberger hanno software mentali ancora troppo umanistici, semi-analfabeti scientifici! Anche perchè come dimostriamo in questa webzine e nelle altre del web (Futurismo 2009, Scienza e Futuro, Sands From Mars, Next-Station..) i futuristi futuribili viventi celebrano il primo centenario alla luce di fatti d'arte non più rimuovibili ( proprio in senso freudiano) dalla storia dell'arte contemporanea. Antonio Fiore a Roma in Via Margutta, neofuturisti, connettivisti, transumanisti a Ferrara insieme e o- altrove sono oggi al fronte, combattono l'Arte della Guerra (per dirla con Savonari) con le armi della scrittura, dell'arte elettronica, della musica electro minimale o dub, dei Numeri Innamorati di Balla e compagni diventati oggi algebra digitale o pensante, con il Rosso Trevi... che ha persino rinnovato la Teoria dei Colori dell'immenso Goethe!
Post1944 è potentissimo link codice di Giorgio Di Genova, il curatore di Ufagrà/Fiore. E un numero fatale ma aperto che già ha preso vita propria e suggerisce quel che Di Genova (ma anche a suo tempo Francesco Grisi e molti dei critici non ideologici che hanno quasi “computerizzato” nei decenni scorsi il Futurismo salvandolo dai critici conformisti e negazionisti) con esemplare witz lacaniano ha “postato” nel duemilanove. Il Futurismo è morto nel 1944 (con la scomparsa di Marinetti), paradossalmente subito autoclonato da Enzo Benedetto e compagni: come il Gatto celebre di Schrodinger. Più semplicemente certa di-scontinuità è Simultaneità concreta e applicata. Dall'ismo il Futur-ismo alle parole griffe in libertà dei futurismi post1944 della terza quarta quinta generazione: nessun schema lineare, per (metafora?) salti quantici, transtemporali: futuristi futurismi connettivisti transumanisti neofuturisti....
Come un Computer: il Futurismo è il sistema operativo tra altri dell'arte contemporanea per captarla senza il virus degli storici revisionisti, senza gli spyware e i malware di certo post-moderno (ma all'italiana soprattutto) contaminato da certa casta stessa dell'arte contemporanea (artisti spesso complici deboli dal pensiero appunto anoressico..). Poi i software variano: neofuturisti, transumanisti, connettivisti. Nella fondamentale affinità. E certamente nella stessa pluralità democratica di altri sistemi operativi possibili e con piena legittimità. Nella fondamentale affinità della RAM... come trasparente affinità elettronica – la stringa..Reale/Virtuale. dell'interfaccia Uomo-Macchina, Uomo-Scienza, reinventando la peculiare Estetica della Macchina marinettiana e di Majakowskij, nel dinamismo verso il futuro dal presente goduto e vissuto oggi (felice l'avanguardia autentica, mai elogio della depressione esistenziale!), oggi estetica del computer e della scienza, di Internet, mai decorazione, sempre creazione o trasformazione, persino meta-fisica e neotrascendente (una Meccanica Celeste...).
E il futurismo come sistema operativo, rispetto ad altri codici possibili, forse è tutt'oggi la Microsoft di Bill Gates, più che Linux o Mac Intosh o Apple. Anche contro certo tardo alternativismo paleoborghese, spesso scorie del post1968, con la Forza dell'Immaginazione (Connettivisti Neofuturisti) e la Grazia della Ragione (Transumanisti e Neovanguardisti). I futurismi del duemilanove! E nell'arte come scienza, nessun genio – forse – nella quinta generazione: ma, progetto non più alchemico ma finalmente bio-chimico e bioelettronico, abbiamo una rotta da illuminare (con Elettricità non parolami pseudonirvanici): dal web nascente la Scienza come Arte e i futuri artisti geniali. Quando la Poesia sarà Scienza in-esatta! E complice della rivoluzione scientifica – verso le Stelle- ma anche sulla Terra. E contro le Scimmmie balbuzienti che inquinano... il Sistema Solare!
*centenario del futurismo 2009 pdf rasssegna stampa
tww.myspace.com/azionefuturista
www,paoloruffilli.it
http://lav0cefuturista.splinder.com
www.myspace.com/edizionifuturiste
www.edizionidiversasintonia.it
00:08
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18/03/2009
GUERRA ROBERTO LA POETICA DI INTERNET
FUTURIST EDITIONS WWW.MYSPACE.COM/EDIZIONIFUTURISTE
LA POETICA DI INTERNET
- il sogno dell' Homme Machine futurista -
ROBY GUERRA
“Gli scrittori di fantascienza sono i veri filosofi del XX secolo…”
MARVIN MINSKY
“L’idiot littré, una specie che alligna fra gli artisti e gli scrittori… lo studioso di Shakeaspeare che non ha mai letto una pagina di Darwin, il poeta che non è capace di stare ad ascoltare un neurologo senza addormentarsi…”
HANS MAGNUM ENZENSBERGER
“Il Transumanesimo cerca di realizzare una sintesi tra la concezione scientifica del mondo, che troviamo già in nuce nella cultura ellenistica e arriva a maturazione con l'Illuminismo, e la poetica delle macchine cantate dai futuristi, protagonisti della rivoluzione industriale, il tutto nella prospettiva nietzschiana dell'uomo che realizza se stesso soltanto andando oltre se stesso. Quest'idea è tra l'altro esplicitamente presente nella produzione letteraria del futurismo italiano”
RICCARDO CAMPA
“...I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi di operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi... I futuristi hanno...distrutto, distrutto, distrutto...hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio; hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell’economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica”
ANTONIO GRAMSCI (1920)
«Un movimento carico di energie come il futurismo continua a dettare stimoli ben oltre il secolo che andiamo a celebrare. Certo, tutto intanto si sviluppa e si modifica... per forza! Solo ciò che si trasforma può continuare. Ma la spinta è ancora forte”
PAOLO RUFFILLI (2009)
" Il Tempo e lo Spazio morirono ieri! Marinetti ha anticipato... Internet!"
DERRICK de KERCKOVE (2009)
“ Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana per effetto delle grandi scoperte scientifiche “
FILIPPO TOMMASO MARINETTI
“Parigi, la plastica città con il suo dinamismo fuso in un blocco d’acciaio vedrà l’espressione dinamica, la plasticità pittorica, la lirica della dinamica del movimento. Noi futuristi del 3° millennio realizzeremo questa fusione, noi costruiremo l’universo rallegrandolo di una forza onnicomprensiva, doneremo anima scheletro e carne per dare corpo all’incorporeo, forma all’infinitesimale”
GRAZIANO CECCHINI ROSSO TREVI (Messaggio a Parigi 20 2 2009)
Collaudo: La poetica di Internet? di Lamberto Donegà
Il discorso ... ha in sé la ragione, il soggetto e il significante: pensare insieme il singolare della parola e l’universale del linguaggio (Lacan). Non c’è parola al di fuori del discorso. Occorre conoscere il sapere, non svelarlo! L’evoluzione del discorso in scrittura per Walter J. Ong ha cambiato la coscienza umana. Dai discorsi orali primitivi e collettivi si è arrivati a una contemporaneità singola (“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano).
Ong individua tre passaggi: il rapsodo (racconto della storia con la voce), il tipografo,l’uomo digitale e visivo a cui basta uno schermo per vedere il mondo ( Walter J. Ong, “Interfaccedella parola”). ...Ogni tanto qualcosa miracolosamente arriva a noi dal lontano futurismo .Un lampo per restituirci il tempo perduto , mentre intellettuali commessi viaggiatori ci logorano l’immaginario offrendoci la psicosi delle loro modeste critiche culturali . Naturalmente ognuno costruisce il proprio giardino a piacere pieno di sogni e felicità perché prima o poi dai viaggi del cervello o arrivano frutti importanti o tutto crolla e si rovina .
Così la contemporaneità ci offre solo parole fittizie, seni rifatti, città ritoccate, promesse taroccate, consumo a piacere, auditel necessari. Spesso non abbiamo più il coraggio di “smascherare il reale” e mescoliamo il vero e il falso (“l’ingannato e l’ingannatore “ Lacan), il bello originale e il bello falsificato .
Allora manca il sano futurismo, energia creativa contro l’incapacità di aggregare cultura.
INTERNET OVVERO IL REGNO DELLA MACCHINA
“" Scomponiamo e ricombiniamo l’Universo secondo i nostri meravigliosi capricci " Marinetti
Esistono molte cose belle, vere e divine sul pianeta Terra: la Natura, l’Arte, la Scienza, la Filosofia e le Religioni (intese CRITICAMENTE come infanzia della razza umana…) sono creature bellissime che invitano ad abbracciare e ad amare la vita in tutte le infinite possibilità di felicità. A questo livello di comprensione del mondo, la solitudine del nostro tempo è tutta particolare e sconosciuta alle generazioni precedenti: essa non nasce più dal dubbio intellettuale o dalle finzioni metafisiche, reazionarie o rivoluzionarie..., ma dallo scontro traumatico tra le NUOVE RIVOLUZIONARIE diverse verità, artistiche, scientifiche, filosofico-religiose e la realtà umana e ARCHEOPOLITICA tutt’oggi dominante.
Gira e rigira, la questione etica (alla Spinoza...) del duemila è sempre la stessa, la guerra quotidiana tra intelligenza e ristrettezza mentale, tra cuore e violenza interpersonale: tragica può essere l’esistenza per colui che attraversa con la propria epidermide, con i propri pori, sulla sua pelle la Bellezza, la Verità, gli Dei, il Mondo e l’Universo ed è costretto a vivere in un' epoca , come quella attuale, che finge d’interessarsi come non mai a tutto ciò, mentre, al contrario, celebra il vertice dell’alienazione umana.
Per sopravvivere le cose belle, vere e libere sono superflue: troppo spesso gli umani si limitano a sopravvivere senza nessun desiderio di Dio o dell’Arte o della Scienza; così nelle… Stanze dei Bottoni, uomini senza qualità o automi senza quantità che siano, nonostante e anzi mascheratI o persino in buonissima fede… delle migliori apparenze, dominano sovrani, magari in nome della Santa Democrazia (peraltro il migliore dei mondi possibili… alla luce del fallimento irreversibile di qualsivoglia alternativa pararivoluzionaria…!).
E la normopatia... è la filosofia universale e condivisa, anche se ( anzi proprio per tale verità indicibile) il livello mentale dell’uomo comune, ma pure del politico o dell’intellettuale senza quantità e qualità, è spesso ancora quello dell’età della pietra, mentre sul suo cranio solcano i prodigi della scienza, condizionata fin che si vuole dal potere socioeconomico, ma comunque tecnologicamente e spiritualmente avanti secoli e millenni, per dirla con l’umanista Erich Fromm.
Oggi, nel fatidico 2000, che doveva celebrare il trionfo della scienza e dell’uomo tecnologico, nonostante le preveggenze atomiche di Nietzsche e le radiografie rivoluzionarie, ma purtroppo già reificate e consumiste della psicoanalisi stessa (nonostante Freud, Jung, Reich, più recentemente Lacan e Hillman), gli umani sono soprattutto come scimmie dentro un’astronave automatizzata che non capiscono e che hanno trasformato in un suicidale luna park: un’ Astronave Terra in volo nell’universo ma pilotata ancora da Scimmie politico-economiche-religiose!
E... ormai gli uomini-scimmia contemporanei, forse già in piena devoluzione se non genetica certamente sociobiologica, sono persino più attratti dalle cose brutte, volgari e onnipresenti, da versioni surrogate dell’amore e dell’amicizia, da religioni e politiche stesse ridotte a caricature degli Dei o della Rivoluzione. La solitudine dell’artista, dello scienziato, del mistico, del filosofo o semplicemente di cittadini normali che esigono di pensare e sentire o persino vivere e prevedere l’avvenire o futuri alternativi, ma agli occhi del gregge sono già tutti para-normali, è la vera farsa tragedia del nostro tempo, quando la Terra intera, Gaia (Havelock e l’ecologia), con il computer, la televisione, i satelliti e Internet celebra paradossalmente la dea comunicazione.
Gaia, la Terra stessa è addirittura la Dea Comunicazione: ma dove sono finiti gli esseri umani? Nonostante, sia ben chiaro, il trionfo delle scienze d’avanguardia: dalla fisica quantica alle neuroscienze (che attingono parecchio dalle intuizioni della psicoanalisi eroica o non volgarizzata senza quasi ammetterlo) alle prospettive rivoluzionarie attuali dell’informatica, della biologia e della genetica, niente affatto Frankenstein all’orizzonte, al contrario un nuovo umanesimo scientifico rivoluzionario nascente!
Forse, quando persino i computers o i robot o gli alieni non comunicano ancora parole o barlumi d’intelligenza (almeno riconosciute), ai figli di Internet non resta che piangere o contemplare la fine per inerzia della specie umana, decretata non dalle generazioni robotiche o clonate nascenti ma proprio dalle Democrazie Occidentali ncompiute, e - oltre il conformismo attuale antioccidentale - dal primitivismo misconociuto dell’Africa o dell’Asia.
Oppure, ai figli del computer non resta che cercare di prevedere futuri immediati alternativi e-o paralleli rispetto al Presente cosiddetto già postumano, forse letteralmente incurabile: devoluzione, normopatia, complesso di Frankenstein, tecnofobia, rifiuto della Scienza e della Tecnologia (nuovo oscurantismo misconosciuto), la diagnosi !
Al contrario, forse, la Realtà Virtuale si rivelerà clamorosamente virtuosa: forse la VR è la scienza della solitudine; alienati... perché hanno avuto tutto (secondo il non pensiero reazionario), forse ai figli del computer, spesso figli di figli dei fiori assai presto ridicoli e neoprimitivi ( magari finalmente ribelli...), non resta che fare, per la prima volta sulla Terra, la RIVOLUZIONE, nel nome della Scienza e della Libertà!
Almeno, fino all’ultima lacrima ibernata, fino all’ultima banca dati del cuore dell’uomo cibernetico.
“ Due alienisti comparvero, categorici, sulla soglia del Palazzo. Io non avevo fra le mani che uno smagliante fanale d’automobile; e fu col suo manico di lucido ottone che inculcai loro la morte” Marinetti
Interpretare, destrutturare, oppure semplicemente captare il sogno futurista… presuppone una premessa specifica, relativa al campo dell’interfaccia psicoanalisi-arte: contrariamente a certa apparenza, spesso artisti e critici d’arte hanno bollato la psicoanalisi dell’arte (inaugurata dallo stesso Freud e da primi seguaci come Marie Bonaparte e Otto Rank) di psicologismo. Nel campo stesso postfreudiano, Thomas Szasz, psichiatra e psicoanalista eretico, ha avuto la geniale sfrontatezza di liquidare provocatoriamente la psicoanalisi quale invasione coercitiva della Medicina (Lo Stato Terapeutico) nelle cose umane e nell’opera d’arte, scienza del sogno.
Così, “ I medici dell’anima “, opera dedicata da Szasz non a caso a Karl Kraus, tra i primi critici “critici” di Freud, sono per così dire devoluti dalla scienza alla superstizione, gli artisti dovrebbero combattere la psicoanalisi e le scienze umane con onnipotenze conoscitive e neoinquisitorie!
E dove Szasz non convince, in talune nostalgie puritane, persuadono certamente e con mosse diverse Lacan, Baudrillard e Hillman, che suggeriscono nuovi sguardi d’avanguardia. Infine, in Italia, Franco Rella e parallelamente lo junghiano Aldo Carotenuto ri-narrano il Freud artista e scienziato (e lo Jung scienziato e artista), sottolineano con straordinaria timidezza azzurra un altro moderno, certa scienza post-romantica. E... Marinetti e i futuristi (anche tra romanticismo e surrealismo) giocavano, sognavano, immaginavano, creavano bellezza in vettori paralleli alla psicoanalisi eroica inventata dal genio di Freud ma pure dai vari Jung, Reich, Rank, Groddeck, Lou von Salomé, Marie Bonaparte, l’arte come scienza pura, ir-riducibile.
Alla luce, pertanto, della psicoanalisi creativa e delle avanguardie artistiche, soprattutto quella futurista, si delinea una sorta di cibernetica fantastica, di cui, oggi, fantascienza, computer art e arte elettronica sono le ultime rivoluzionarie propaggini e bellissimi nuovi vagiti: la realtà virtuale (Internet…) non è forse già il “letto” dei sogni dell’umanità cibernetica?
Risintetizzando: tutte le interpretazioni “scientifiche” possibili della psicoanalisi cosiddetta applicata all’arte, sono formidabile creta per l’arte-scienza irriducibile, come dimostrano in controluce tutte le avanguardie con i loro manifesti programmatici.
Un gioco è, infatti, giocare (nello stile di Von Neumann o Huizinga...o Lewis Carroll) con i diversi linguaggi della psiche, ma la parola in libertà “parla” ad un certo livello e a certe altitudini, sempre di memoria nietzschiana, il gioco per il gioco, il sogno per il sogno, l‘arte per l’arte, la scienza per la scienza, il futuro per il futuro, il “futurismo per il futurismo” (da Marinetti a William Gibson passando-futurando per Norbert Wiener), simulacro per simulacro. E, infine, tra i ghiacciai illuminati dal Sole o come cristalli futuribili in picchiata sulla Terra... gli umanisti tecnologici degli anni duemila cantano-digitano la vita per la vita, nel senso più fisico e gioioso, cioè autenticamente spirituale e moderno.
Ricordate Barthes, Lacan, GreImais e Baudrillard. Lyotard debordare, in ultima paradossale analisi, dalla Scienza dei Segni e dalla Linguistica... alla vertigine estetizzante dell’Altro cosiddetto, del Computer specchio dell’Uomo, dove cercare - magari- l’anima contemporanea dei figli di Internet?
“Quando si finirà di castrare gli spiriti che devono creare l’avvenire?” Marinetti
Parafrasando uno dei libri più felici di Wilheim Reich - “Bambini del futuro” - analizziamo uno dei cardini dell’invenzione futurista: l’invenzione o il tempo del futuro (anche con lo scienziato François Jacob, “I giochi del possibile”). Vale a dire... la Speranza in Reich specificatamente biologica ed erotica, diversamente dal Fromm più spirituale (o il Marcuse più politico), di un avvenire felice, parallelo all’utopia futurista possibile.
Cosicché da questo albero si diramano rami interdipendenti: futuro, nuova educazione, sintesi più olistica tra vita e macchina, biologia e tecnologia, eresia e disillusione rispetto ai modelli tradizionali e neotradizionali, che inquinano sessualità, libertà e futuro. Dove Jung anticipa il Futuro attraverso il Puer Divino e divinatorio - reinventando geneticamente il Mito - Reich è veggente di scienza in una scommessa squisitamente moderna, quella del corpo, quasi il corpo di Cristo sottratto alla Vergine e sedotto da Maria Maddalena.
Così, il futurismo non esplora più la Natura casta, ma la natura tecnologica più spregiudicata: quando l’ecologia è specchio o paradosso della tecnologia e viceversa, nei riflessi biocosmici di Reich e quelli elettrici di Marinetti, giocare e scegliere la Natura nella sua casualità o evoluzione. E come progettare il progetto, se non anche dai giochi d’infanzia, nel “Novum Bambino” dei futuri umani?
Ovvero, dalla velocità irresistibile della pulsione sessuale e quella tecnologica, nel sogno e la musa dell’infanzia d’oggi, mentre il mondo macchina - computer - e la città futura aspettano bambine-donne e uomini-bambini, non solo fate e principi azzurri naturali, ma pure demoni e streghe artificiali.
Come... le Amazzoni e gli Uomini Nuovi futuristi, oppure Marinetti e Reich per la società, l’arte, l’amore e i figli del futuro!
“La morale futurista difende l’uomo dalla decomposizione determinata dalla lentezza, dall’analisi, dal ricordo e dall’abitudine. L’energia nuova centuplicata dalla velocità dominerà il tempo e lo spazio” Marinetti
Erich Fromm, inventore della sociopsicoanalisi, chiarisce indirettamente con una rigorosa ma aperta scrittura gli aspetti esistenziali e scientifici del futurismo. Invero, Fromm - in alcuni accenni - ha scritto autentiche retrofollie sull’avanguardia di Marinetti, sulla scia di certo stalinismo o realismo estetico obsoleto, di gramsciana o luckasiana memoria.
Fromm per certi versi demonizza la macchina, francamente da pre-giudizi borghesi e “ebraici”: tuttavia...suggerisce non casuali scenari postindustriali diversi e creativi, assai distante perciò sia dalla moda apocalittica sia da certo umanesimo antimoderno e inattendibile. Il Fromm scienziato concede inoltre a Marinetti “un’eccezionale sensibilità”, oltre il Golem e Frankenstein, e la sua opera così sinceramente futuribile smentisce paradossalmente la tesi comunistica discussa in “Anatomia della distruttività umana” (per altri aspetti opera affascinante e rivoluzionaria nell’ambito delle scienze sociali), il futurismo come prototipo di alienazione tecnologica.
Le suggestioni e connessioni che costellano l’intera e fertile opera di Forum, lo stile altamente comunicativo (in seguito volgarizzato e plagiato dai vari Alberoni o Pasini!), l’invidiabile speranza per una società tecnologica umanistica, l’obiettivo di un certo ritorno dell’Anima, umano e non teistico, libri sottovalutati ma preziosissimi come “La Rivoluzione della speranza” e “Avere o essere?”, rari esempi di futuristica umana, invitano in controluce ad una specifica e interessante reinterpretazione socio-estetica del futurismo.
Abolendo, anche Fromm come i futuristi, la scissione millenaria postcristiana tra pensiero ed emozione, scienza e anima, l’opera d’arte futurista si disvela non solo come gioco sessuale e reichiano di un’altra economia o ecologia, una diversa società, piuttosto quale anticipazione postmoderna e matura dell’Io cibernetico umano, l’homme-machine creativo e... vivo.
Oppure, Fromm ci svela il futurismo come reinvenzione del passato, di un medioevo già rinascimento e prossimo venturo: il simbolismo futurista - in breve - quale allegoria moderna, spiritualizzazione della società industriale (secondo le tesi del critico Marzio Pinottini): e - sempre volando nel “fare anima”, certa strana fede dell’illuminismo oppure certa strana logica del medioevo-rinascimento risultano Dna sia della psicoanalisi sia del futurismo, necessario orientamento mentale e “divino” per capire, amare e trasformare la realtà, come progettare nel secolo 21 una società tecnologica appunto umanistica anziché alienante e autodistruttiva.
Si scopre, ora, il futurismo come “Anima della Macchina”, nel suo stile universale e globale, dimensione estetica originaria dell’era industriale, come sottolineato particolarmente dall’“idealismo” del futurista Enzo Benedetto “Record” o degli stessi Luigi Tallarico e Francesco Grisi. Infine, alcuni accenni importanti di Fromm sulla psicologia dell’artista, come prototipo di libertà, necessariamente in opposizione verso la società dominante - e i relativi presunti valori estetici, spesso reificati, incontrano i temi e l’eresia futurista, la stessa misconosciuta psiche marinettiana, recentemente “illustrata” con grande affetto e oggettività da Gino Agnese e dallo stesso Giordano Bruno Guerri.
Per certi aspetti, riassumendo, è un mistero la gaffe di Fromm su Marinetti e sul futurismo: ma siccome “ogni teoria è necessariamente imperfetta” queste stesse parole significative e assai oneste di Fromm ci confortano in questa “reinterpretazione” del futurismo, anti-accademica.
Un pò come altrove Baudrillard, quando suggerisce di leggere Freud anche contro la psicoanalisi!
“Il tattilismo deve avere per scopo le armonie tattili, semplicemente, e collaborare indirettamente a perfezionare la comunicazione spirituale tra gli esseri umani, attraverso l’epidermide.” Marinetti
Sopravvalutato in passato, nei favolosi e ciarlatani anni ‘60, rimosso e sottovalutato oggi, Herbert Marcuse, invece, con “Eros e civiltà” e “L’uomo a una dimensione”, direttamente o in controluce suggerisce importanti riflessioni psicosociali e artistiche - futuribili - in netta connessione con l’odierna era cibernetica, nonostante le manipolazioni di ieri e il silenzio attuale. Il feeling estetico con il futurismo - estetica della macchina - già per questi aspetti tecnologici e futuristici del pensiero Marcuse appare evidente.
Tutta l’opera di Marcuse indica anche a livello estetico l’ipotesi di nuovi valori - una nuova bellezza - connessi ad una cibernetica o automazione più umane, una società postindustriale ma ecologica, possibile nel futuro (soltanto!), non più alienante per gli umani e... pure per le macchine, quest’ultime neppure oggetti da controllare (come in certo Fromm), ma estensioni creative del corpo umano. Soprattutto, Marcuse criticò radicalmente il falso umanesimo tradizionale, metafisico o borghese, laddove Marinetti e il futurismo, con il tattilismo sessuale, il chimismo lirico e la sensibilità numerica, già indicarono un neoumanesimo moderno e delle macchine.
Marcuse, comunque, reinventando l’Es (o il sogno o l’utopia o la macchina...) freudiano, riscoprendo lo stesso geniale Groddeck e il solito Nietzsche... suggerisce un Io più biologico, nel piacere e nel desiderio, nella fantasia e nella sessualità, laddove i futuristi esplorarono, nella nascente modernità, un nuovo Io umano antitradizionale, pulsionale e erotico, eretico, così come Marcuse intendeva la dimensione estetica, il futuro sociale e la psicoanalisi.
E mentre in seguito altri profeti del desiderio, Gilles Deleouze, Felix Guattari, Alain de Benoist, Bernard Henry-Levi, l’italiano Bifo, il riclonato Timothy Leary (ecc.), possono svelare il futurismo come desiderio appunto macchinico e felicemente schizoide, Marcuse può sospendere la dimensione estetica futurista (per Marcuse stesso futuristica...) nella profonda superficie, gioco dell’Es, liberato dalle pastoie della libido“classica”.
Cosicché, la Macchina non ancora Astratta, delinea il futurismo quale sociologia live dell’arte dell’era industriale, trasparente nella meraviglia e nell’eresia tecnologica dei “Manifesti” futuristi. Mentre il paroliberismo letterario anticipa gli automatismi delle macchine astratte dei postmoderni, in Boccioni, Balla..Benedetta Cappa…. e poi gli aeropoeti futuristi il corpo in libertà e polimorfo (futurista) rivela, dopo la necessaria tempesta, una serena, ironica e giocosa modernità possibile.
In parole diverse...è l’Eros dolce e neo-orfico esplorato da Marcuse, la maschera stessa lirica e sensuale di Dioniso, un altro moderno parallelo al secondo futurismo, capace di giocare e trasfigurare il mondo computer, ma nel “motore” hard della rivoluzione (in Marcuse) e dell’avanguardia (in Marinetti e nel futurismo eroico).
L’automa-uomo meccanizzato, già prossimo allo stesso McLuhan, prende vita, il Frankenstein non è un mostro, ma nuovo prodigio virtuale e futurreale del genio genetico umano: l’Orfeo-Dioniso futurista inventa immagini e scenari violenti ma viola, attraversati da intermittenze che oggi definiremmo neuromantiche.
Infine - e conseguenzialmente - dallo stesso Marcuse senza illusioni neopastorali, si scopre il futurismo quale desiderio elettronico nella giusta dis-armonia creativa tra Natura e Uomo: sensualizzazione e tattilizzazione sociale attraverso la nuova civiltà dell’immagine, del computer e della televisione (estensione del tatto... secondo McLuhan), scenario sovversivo rispetto all’economicismo o al falso umanesimo banale, ipocrita e repressivo, ancora in gran voga tra gli stessi umanisti.
“L'Uomo è morto, Noi Robot, troppo umani, abbiamo vinto!”
“Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e della sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne“ Marinetti
La cosiddetta schizoanalisi, cibernetica sociale eccentrica e stravagante, inventata dopo Marcuse dai postmoderni Deleouze e Guattari con “L’Anti-Edipo”, di forte matrice...Nietzsche + Marinetti (e come neofuturismo fu bollata...), illumina parecchio la rivoluzione futurista incompiuta, da più punti, virgole, fotoni e microchip. “L’Anti-Edipo”, bestseller intellettuale degli anni ‘70, ri-scopre l’eresia futurista: l’inconscio e il sogno come macchina fantastica, culla celeste e meccanica dell’uomo macchina rivoluzionario.
Giochi sociobiologici, sequenze binarie e ternarie..., desiderio macchina interconnessi con la nuova società informatica, plasmano la realtà e il sogno del duemila: siamo già nel ciberspazio, nella robotica e nella ciberpolitica, oltre i pregiudizi comunistici degli autori, dopo le lezioni alineari... dell’avanguardia, del futurismo, delle reinvenzioni scandalose - dopo Nietzsche- di Giorgio Colli, Alain de Benoist e Jean Cau.. Guattari e Deleouze.
Quasi senza intenzione (scherzi dell’Es e più prossimi i due al Surrealismo), Deleouze Guattari remixano Marinetti, il futurismo artistico e sociale o futuribile, fino al cyberpunk e alla VR (realtà virtuale) all’epoca in provetta.
E l’equazione fantastica arte-macchina-computer-robot-politica, da Newton ad Einstein...a Marinetti e Majakowskij è programmata attraverso la scrittura dai “nuovi filosofi”: sospensione e amplificazione, accelerazione e simulazione, come spezzettare nella fisica del cuore l’atomo classico, l’Es o gli elettroni, l’infinito piccolo o grande; anno zero della creazione artistica e avanguardistica, ordigno ora cyber pre-destinato alla rivoluzione sociale.
E non è forse il futurismo... eretica, rivoluzionaria, radicale macchina d’arte desiderante, danzante, retroverifica sperimentale, fin dal “flusso” vocabolario, corpi, cellule, numeri e parole in libertà, “l’universo è il nostro vocabolario”? In particolare, Deleouze e Guattari sorvolano con squisitezza microfisica e pure neobergsoniana il volto schizoide del desiderio nell’era cibernetica, alienante ma ricca di promesse, secondo Nietzsche, inquietante e fatale, frattale e bellissimo bellicoso simulacro, secondo Baudrillard, schizofrenica secondo Marcuse e certa psocoanalisi, terapeutica e solare nella nuova eresia europea dello stesso Alain de Benoist.
E non oscillano spesso i grandi artisti... tra un un cosiddetto polo schizorivoluzionario e quello paranoide-reazionario, gioco o vortice folle, ipernaturale, quantico e contradditorio del desiderio? E non sono evidenti in Marinetti nei profetici e geniali “Al di là del comunismo”, “Democrazia futurista” e “Artecrazia” (ecc.) - e in tutto il futurismo - tali apparenti contraddizioni, ambiguità politiche sopravvalutate, in quanto e al contrario desiderabili e dis-integrabili, poiché Artisti con la A maiuscola e ultravitale?
Quel che scrissero e testimoniano nei fatti artistici e no... Marinetti e i futuristi (e Majakowskij e i futuristi russi) rivela paradossi e creatività trasparenti e spesso ineguagliati, irriducibili a qualsiasi bisturi morale, ideologico o accademico.
Erotico, eretico e eroico lo Stile di Marinetti, del futurismo e della grande stagione all’inferno delle avanguardie storiche: il futurismo, nello specifico, vettore desiderante schizorivoluzionario, anzichè reazionario-paranoico (ma con sguardi postcomunisti e postfascisti!), macchina astratta post-politica e ciberpolitica d’anticipazione. E recentemente suonano assai curiosi, in Italia, i discutibili conflitti - dal punto di vista metapolitico - tra i cosiddetti due poli politici, “progressista” e “per la libertà”.
Un’utopia antiutopica, invece, la corrente rivoluzione elettronica, simultaneamente neofuturista e robotica, figlia in provetta non dell’archeopolitica, ma della scienza e dell’arte già “quantiche” del XXI secolo nascente, innestata nel mondo computer, reale e virtuale: dal tecnorinascimento misconosciuto delle avanguardie del primo novecento (soprattutto) e dal futurismo, necessaria memoria artistica della Rivoluzione.
Fioriranno i Figli del Computer?
“Ogni spirito creatore ha potuto costatare durante il lavoro di creazione, che i fenomeni intuitivi si fondevano con i fenomeni dell’intelligenza logica” Marinetti
Parafrasando Jacques Lacan…e la sua opera “mediatica” Radiofonia e Televisione, parliamo dell’inventore della parola artificiale… Marshall McLuhan ha inventato l’espressione “Costellazione Marconi” per puntualizzare l’odierno mondo elettronico plasmato dai media: dall’immaginazione al telegrafo senza fili e ai satelliti, fino a Internet, la connessione è palese, dall’arte alla scienza, italiane e moderne, dove sono le radici postmoderne.
Con Guglielmo Marconi nasce l’era elettrica oggi elettronica dell’informazione, del pianeta come villaggio globale, non a caso - Marconi -contemporaneo di Marinetti e del futurismo. Il genio tecnoscientifico di Marconi, naturalmente eretico, si caratterizza tutt’oggi per il suo progetto già postpositivista di scienza logica e immaginativa, nella scia della stessa scienza contemporanea, della quale, infatti, per lo spirito e l’eresia, va considerato tra i precursori, persino tra i pionieri, la gioia iconoclasta dell’inventore inventore... Non a caso, peraltro, McLuhan, “americano”, è ricorso a Marconi per battezzare l’attuale scenario sociale e tecnologico, non soltanto poeticamente, ma quale anno zero della società postmoderna.
Abbiamo parlato di progetto di scienza... di Marconi: poiché, come accennato, non fu soltanto un geniale inventore, ma testimonia la tecnologia come scienza e arte, la necessità di una nuova cultura, di una scienza stessa italiana, come attestano le sue connessioni e affinità macchiniche con il futurismo, in senso non solo artistico ma sociale, finanche politico... E come Marinetti e il futurismo, Marconi costringe tutt’oggi a nuovi voli d’Icaro per sottrarre l’Italia a certo umanesimo sempre troppo passatista, a “ridimensionare la tradizione di Manzoni per la nuova tradizione di Marconi”, il giusto “sito” d’avanguardia per il rinascimento possibile prossimo venturo della Nuova Italia del 2OOO.
Ma, dopo Internet, qual è nello specifico il tratto saliente della scienza italiana, alla luce dell’avanguardia? In epoca di computers e d’équipe, quest’ultima può esaltare la peculiarità dell’inventore, del genio individuale (scientifico, oltre il romanticismo): quell’archetipo italiano dell’eroe, appunto - ora - di scienza, per sintetizzare la potenza collettiva dell’équipe con l’intuizione geniale e “solitaria” dell’inventore stesso.
Marconi è tutt’oggi un prototipo di alternativa italiana moderna, per il talento nello stesso tempo scientifico, artistico, industriale e anche politico, rispetto a taluni limiti della scienza e degli scienziati italiani, sempre ai vertici della conoscenza, ma frenati dalle varie eterne accademie, dal passatismo politico, dall’analfabetismo scientifico nazionale... E non è forse ancor oggi la genialità nuova, tecnoscientifica di Marinetti a differenziare il futurismo dalle altre avanguardie?
Marconi ci ricorda una possibile nuova cultura italiana e europea, “scientifica”, un’avanguardia anziché un’accademia delle scienze, basata non soltanto sulle indubbie meraviglie dell’intelligenza o della logica, ma - anche - sul cuore e il mito che persuadono di più i popoli mediterranei. Marconi ci rammenta ulteriormente una nuova scienza umanistica intesa come macchina politica di trasformazione, una visione stessa dei media come mito e seduzione (non volgari!). ...Come comprese lo stesso Marconi per lanciare le proprie invenzioni rivoluzionarie, contro i sordi e le accademie dell’epoca: come comprese Marinetti per inventare l’avanguardia dalla prima pagina del “Figaro” parigino.
Riassumendo, laddove certo Manzoni commuove soltanto l’anacronismo reazionario della divina cultura e politica del Passato nazionale, il genio scientifico e artistico di Marconi trova eco, oggi, nel ritorno futuribile dell’uomo rinascimentale, che - come il grande Leonardo - abbatte le frontiere tra arte meccanica e il regno delle idee: esattamente come Freud con la psicoanalisi nel regno della psicologia, sempre in bilico tra arte e scienza, con il paradigma però scientifico irrevocabile.
Ma l’eco futuristico e marconiano è ormai, nel duemila, l’ossigeno della realtà informatica: qua sulla Terra nell’orbita del terzo millennio e di Internet, persino tra le stelle più remote come documentano radioastronomia, viaggi spaziali, telescopi o astronavi oltre il sistema solare, quando le macchine parlano le onde-vagiti digitali di Guglielmo Marconi.... e della psiche umana del terzo millennio.
Ora, la Parola è in esplosione nucleare ma pacifica , siderale, nell’euforia imminente non della risposta, ma dell’Altro, della Parola dell’Alieno!























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