05/12/2011
L'Estetica Transumanista in Italia by Roby Guerra
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L'Estetica Transumanista in Italia
Roby Guerra
Futurist Editions on line
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Premessa
Un virus si aggira per l'Europa e in Italia, il cosiddetto transumanesimo, ultima ondata futuribile, di forte anche derivazione futurista. In Italia esso è promosso dall'AIT di Riccardo Campa, Stefano Vaj, Giulio Prisco, Emmanuele Pilia, Ugo Spezza, Giuseppe Vatinno e molti altri.
Non a caso anche dagli ultimi eredi del movimento futurista: Roby Guerra, lo stesso più celebre Graziano Cecchini, l'uomo della Fontana Rossa di Trevi, il giovane nativo digitale Antonio Saccoccio, Convegni internazionali (Milano 2010), editoria sul postumano e il futuribile (Divenire 1-5 dal 2008 e saggi sul movimento dei vari Campa, Vaj e Guerra) siti e blog nel web segnalano una nuova avanguardia culturale italiana, umanistico-radicale, scientifica e nello stesso tempo, però, artistica.
Oltre frontiera, si parla e sperimenta eccome di Arte Transumanista, certa fantascienza inclusa (persino William Gibson e Bruce Sterling, padri del cyberpunk): Natasha Vita More, Khannea Suntzu e altri, tra net art, arte elettronica e- o situazionista contemporanea i nomi più accreditati, tra molti altri. In Italia, appunto i nuovi futuristi o certo neosituazionismo stesso.
Va da sé la necessità di una complementare rimodulazione, almeno in Italia, se non storica almeno cronotemporale... per la dimensione estetica, giustificata da certa matrice futurista e futuristica indubbia, ma tutt'oggi quasi forzatamente elitaria o non ancora ben comunicata, per – appunto- questioni extraculturali in certo senso: certa casta tutta nazionale, attardata, ancora egemonizzata da vecchi paradigmi vulgo-gramsciani ed ideologici da un lato, dall'altro da certo veteroumanesimo oscurantista e antitecnologico che frenano e penalizzano la divulgazione transumanista e o neofuturista.
Al contrario, il transumanesimo italiano, infatti, si pone come alternativa ciberculturale, atipica e letale per l'intellighenzia dominante in Italia.
E certa rimodulazione – in particolare- appare fondamentale proprio nella dimensione estetica propriamente detta: l'arte transumanista in Italia come dimostreremo ha una sua preistoria e storia persino lineari: proprio il filtro, la tac futurista secondo noi lo rivela trasparentemente. Ne esita alla fine anche la necessità -almeno in ambito estetico- di una nuova anche progettualità complementare diciamo all'avanguardia “pura”. E certa svolta neopop che auspichiamo, ne siamo convinti, peraltro già in atto e neppure da tempi recentissimi, sarà salutare per il movimento stesso, ne favorirà la sua penetrazione culturale globale in Italia, attualmente allo stato nascente e troppo di nicchia.
Musica Elettronica e dintorni
La scuola di Colonia di Karl Heinz Stockhausen prima e la techno pop dei Kraftwerk, in particolare, , tra i padri universalmente riconosciuti della Musica Elettronica, nell'ambito di certa musica contemporanea del secondo novecento, non soltanto ha avuto echi (e spesso presenze e concerti degli artisti succitati) in Italia, ma ha certamente influenzato direttamente generazioni di musicisti d'avanguardia dell'altro ieri e di oggi.
Sempre nel secondo novecento, anche in Italia, persino alcuni accademici ma esperti nelle avanguardie e sulla nascente stessa cultura mediatica (o di massa come si diceva...) hanno espressamente parlato per certa arte del novecento stesso, prossima a sinergie futuribili e scientifiche, di nuova estetica tecnologica. Ad esempio Renato Barilli, Adriano Spatola e la stessa Lea Vergine (che parlava di Arte Programmata).
Stockhausen e i Kraftwerk non casualmente disquisivano programmaticamente di musica della scienza e dell'era industriale (il gruppo pop persino di nuova musica popolare industriale stessa). Diversi ma complementari certi sfondi culturali: tra matematica e fisica, elettronica pura e sperimentale, Stockhausen; il noto ciberprofeta Marshall McLuhan per i Kraftwerk ( e per lo stesso Barilli in certa misura).
Ora, senza tanti fronzoli accademico-musicologici, non pertinenti in questo lavoro, quel che caratterizza sia certa arte transumanista che la musica elettronica è nel sottomenu specifico musicale il primato del suono elettronico, dai primordiali oscillatori di rumori a sinth e moog infine a sequencer e lap top (il computer) o aggeggi affini. E' tutto un discorso centralmente, strutturalmente, filosofico, consapevole nella forma o nella non forma comunque sul medium macchina-computer. Appunto, verso – come contenuti o messaggi - in realtà neppure tacitamente, in quanto trasparente l'obiettivo medium-messaggio, senza sovrastrutture ancora “tradizionali” lineari, sia la musica della scienza, sia la musica dell'era tecnoindustriale....
Naturalmente, almeno per l'Italia, la matrice viene anche se non in termini diretti e netti proprio dalla rivoluzione musicale futurista di Marinetti e nello specifico dai vari Pratella, Russolo, Mix e altri... Manifesti futuristi della musica, strumenti eroici come Intonarumori eccetera, non soltanto hanno inventato con altri input “contemporanei”, la musica d'avanguardia, ma il senso di una nuova musica verso la scienza e verso la società tecnologica erano già in primo piano.
Nel secondo novecento, in Italia abbiamo avuto, influenzati anche vuoi dai futuristi vuoi da Stockhausen, musicisti sperimentali come Berio o Maderna (e molti altri): oppure, in tempi più recenti a partire dagli anni '70, anche dai futuristi e dai Kraftwerk (e quest'ultimi l'han anche spesso affermato ai media e hanno anche interagito con certo neofuturismo francese- J.M. Vivenza, bruitista, dell'Electro Institute di Grenoble in sinergia pure con certo futurismo italiano del secondo novecento -Benedetto, Fiore, Conte, chi scrive...anche e altri).
E insospettabili, in Italia, forse, a volte, i musicisti più prossimi al tecnopop e alla electrodisko kraftwerkiana, parallelamente al boom technopop tedesco kraftwerkiano e poi anglosassone (Bowie, Eno, Ultravox, Gary Numan, Devo e Pere Ubu in Usa, e molti altri, fino in quella fase ai Depeche Mode, i D.A.F., prima della successiva wave techno-house e affini degli anni 90, 2000...).
Oltre allo stesso Battiato, crocevia ineguagliato tra le due modulazioni elettroniche di derivazione colta... europea, alle origini ultrasperimentale prima del boom pop, negli anni 70, 80, in Italia, electromusicisti come Giorgio Moroder, Gino Soccio, Krisma, anche i Righeira e i primi Decibel, gli stessi più punk CCCP (C.S.I), i meno noti Gaz Nevada, Pale Tv, Intelligence Department, in bilico tra commercial e avantgarde, (invero, i più noti all'epoca etichettati solo come disco music elettronica), oggi esitano come vintage... appunto assai rilevanti.
Ebbene, per l'Italia, se certa ipotetica musica transumanista è – come crediamo- sonda concreta- questi nomi ed altri, almeno van oggi memorizzati e rilanciati se non altro come musica prototransumanista. Per questioni storico-culturali, medium sonori analoghi, obiettivi concettuali persino simili e consapevoli tra gli artisti.
Un Moroder che esplode con un Frome Here to Eternity, non dovrebbe ammettere dubbi veteroaccademici! Un Moroder che registra, forse per primo in Italia, un album digitale, dedicato ad Einstein e alla sua formula della Relatività, è altro indizio non banale....
E- puristi al diavolo- fino agli storici “pseudo” commerciali Righeira: non solo l'hit Vamos a la Playa, ma un quasi tesoro perduto come Balla Marinetti, “Il Futurista”, come anche Campa ha persino ricordato.
E che dire poi ora sul fronte pop rock dell'almeno citazionismo di Vasco... Rossi (Manifesto futurista dell'umanità.)? O nel rap italiano.. Fibra Fibra, ecc.?
Poi, l'infinita ondata, tsunami techno, house, fino al jungle e al lap top recenti, con contaminazioni varie, hip hop, finanche afrofuturiste, persino: parallelamente, all'estero ai nuovi elettronici, Orbital, Daft Punk, Chemical Brothers, fino a Air, Royksoop, Aphen Twins e ognuno aggiunga i nomi che preferisce...
Tornando in Italia, fin dagli anni '70/ 80, (e idem qua i nomi- quasi optional, soprattutto nel cosiddetto commercial da discoteca), Albertino, D'Agostino eccetera eccetera, fino a ...infiniti cloni attuali. Fino a certo bordo, nuovamente o apparentemente anticommercial o autenticamente neounderground (ma quasi un mero grafico a volte la differenza): dai Planet Funk ai Subsonica a elettronici D.J avantgarde come D.J. Afghan (ancora nomi optional e soggettivi)...
In pillole, anche in Italia, è tutto un magma dagli anni 80... in progress, quasi un The Mix perpetuo, clonazione musicale, di musicisti almeno prototransumanisti. Che, pur differentissimi, cantano tutti certo soundtrack dell'era tecnoscientifica, tra bordi hard freddi come la Stella Polare o laboratori criogenetici o di metallo alieno, o un paradossale electrohot, quasi neosoul.. , e molte sfumature in mezzo....
E futuristi o transumanisti propriamente detti? Ebbene: il leader Riccardo Campa è noto anche in Usa e Europa come electrodisko, , gli stessi Ozky/Croce (attivo con infiniti lavori fin dagli anni '80) e Fumei, i neo o netfuturisti Antonio Saccoccio, Stefano Balice, Francesco Giannetta, Massimiliano Scordamaglia (anche quelli tedeschi Schneegass e Minoko ) parlano di neo o electrorumorismo... Anche chi scrive, tra poesia sonora e musica neofuturista ha all'attivo alcuni lavori in limited editions, dichiaratamente neokraftwerkiani.
Infine, questi nostri ardtiti sassi lunari , globalmente li classifichiamo finalmente anche... musica transumanista italiana? Non suonava già anche il celebre monolite di Kubrick?
Letteratura e dintorni
Nel regno del Verbo e della Parola, sembra arduo, in Italia, per la sua storia quasi metafisica, letteraria, mappare qualche input transumanista, nonostante il futurismo e poi le stesse neoavanguardie anni 60/70, da Sanguineti eccetera. Invece, come sempre, è questione di coraggio revisionista, come dovrebbero fare gli storici, e futuribile, come anche un Eco, nel secondo novecento ha certamente suggerito quale prassi diversa, rispetto alle amputazioni in nome di Gramsci (ben poco rispettato...) ideologiche ben note.
Paleoumanesimo, defuturizzato - speculare quello pseudogramsciano - dalla sempre eterna apologia crociana, reo principale, con il suo celebre parassioma contro la scienza, bollata come mera macchina strumentale senza profondità flosofica ed etica... Un'aberrazione già nel primo novecento in Italia, mentre la Terra si riproduceva quasi nella società attuale tecnoscientifica! Un'aberrazione ripetuta come in un manicomio psicotico perpetuamente e tutt'oggi, da certa Intellighenzia e da certa Didattica, dall'asilo all'università, nonostante lo sbarco sulla Luna, l'informatica e le biotecnologie!
Tuttavia già i manifesti sulla letteratura futuristi, guarda guarda, e molti poeti e scrittori seguaci di Marinetti, non solo due o tre che le antologie scolastiche si degnano di citare, indicano un patrimonio congelato da rianimare, embrioni se non corpi prontissimi, ne siamo certi, ad adattarsi al XXI secolo transumanista.
Concetti come simultaneità, dinamismo, parole in libertà, senza fili, chimismo/lirismo matematico., elettricità sessuale (tattilismo), parola o vocabolario se non dizionario tecnico-scientifico, ecc., sono non solo poi stati riscoperti ed ampliati dalle -nel secondo novecento- “moderne” linguistica e semiotica, ma dalle cibernetiche tout court.
Sperimentate letterariamente non a caso dalle neoavanguardie, ancora lineari o alineari dei vari Sanguineti, Zanzotto, Balestrini, Conte, Luzi, Ruffilli, fino alle dislocazioni già totali di Spatola, Pignotti, Minarelli, Perfetti, poetico visive e-o sonore cosiddette: tutte cifre letterarie o della parola, per giocare a fare i tecnici/critici, già esplorate – spesso- con esiti- in senso pretransumanista, ancor oggi più convincenti, sebbene, ovvio, con scansioni fatalmente più intuizionistiche, che analitico-logiche o “ cibernetiche”- dai vari Marinetti..., Palazzeschi, Govoni, Buzzi, Folgore e tanti altri, fino allo stesso già concreto...Belloli eccetera.
E il medium messaggio sempre quello, lo zero della sonda attuale transumanista cosiddetta: l'estetica della macchina, oggi del computer, se si vuole, in ogni caso dell'Artificiale (Virtuale!).
Pure il miglior novecento letterario che comunque spesso attraversò il futurismo rivela tracce, in ipotetici esami del sangue o elettrocardiogrammi (tanto per non dimenticare il sacro Cuore ipersensibile dei letterati nazionali), indelebili, piaccia o meno, nei vari Ungaretti e Campana, anche in certo Montale per certa cifra glaciale, a parte certa saggistica sulla scienza, oggi, forse più godibile e lungimìrante della sua troppo unanime esegesi postmortem.
Si pensi invece ai pur onorati geni di Rimbaud e Baudelaire, ancora perturbanti. Per non parlare delle controversie che – non per caso, persistono su autori prossimi almeno per lo spirito a quest'ultimi, quali lo stesso Marinetti, Pound, Celine e tutta una razza letteraria (più per le idee spesso che per i paradisi artificali) quasi a sé, facilmente identificabile fino ai giorni nostri.
Ebbene, Jung e la sua straordinaria teoria degli archetipi ci soccorrono eccome nel captare, radiografare certa cifra o parola prototransumanista, applicando con il suffisso non molto simpatico, certo principio di precauzione così di moda...
Come nella musica, lo stesso Wagner è tacito, certa tensione, slancio superumano, al di là del bene e del male, della vita e della morte (Vivere pericolosamente, sfdare la morte non proclamò lo stesso D'Annunzio?) è forse l'iper o micro (ma organico...sic!) significante, meglio simbolo, archetipo , vero e proprio DNA immaginario della poetica visionaria e rivoluzionaria del novecento intero, in particolare del primo novecento, matrice futurista, protofuturista, tardo romantica o meno.
Ecco gli esperimenti segreti primordici, persino ai poeti, transumanisti, di potenziamento psichico ancor prima che fisico! E tutta la generazione scapigliata dei vari Tarchetti, altro che nichilismo e pericoloso istinto di morte, certamente altre valenze...
Quando, poi, più vicino a noi, alcuni scrittori scienziati anche d'area (ad esempio proprio Riccardo Campa) riscoprono un Ippolito Nievo futuribile, o il solito McLuhan proclama Dante e Shakeaspeare, con inaudite amplificazioni (molto junghiane invero) precursori l'uno dell'elettricità, l'altro addirittura di una Cybergaia (o Internet nella sua Anima insospettabile, le parole possono anch'esse clonarsi e reinventarsi...), ecco che certa impresa “transumanista” nella Parola, disvela orizzonti impensabili, non circoscrivibile solo ai tempi moderni e oggi postumani.
Tempi net-umani? Come detto in Italia i nuovi futuristi son prossimi ai transumanisti, inclusi i cosiddetti connnettivisti, certa new wave fantascientifica italiana. Appunto: chi scrive è almeno nell'ambiente accreditato come il poeta neofuturista più significativo di fine secondo novecento, inizio duemila, quasi un clone -aggiornato- neomarinettiano e futurista storico, in modulazioni anche video e o sonora... dopo le neoavanguardie degli anni '60, 70, 80..
E proprio Ferrara, forse, la città dell'Ariosto e di Corrado Govoni, è microcapitale consolidata di certa letteratura neofuturista e potenzialmente transumanista: a parte chi scrive, soprattutto Giovanni Tuzet, anche ai ai vertici come critico letterario e analitico del movimento futurista, Maurizio Ganzaroli, Filippo Landini-anche video poeti- il minimalista Riccardo Roversi, Lorenzo Mazzoni, il dinanimista stesso Zairo Ferrante, le scrittrici Gaia Conventi e Sylvia Forty, già anche (vedi il progetto Nuova Oggettività a cura di Sando Giovannini, Stefano Vaj e altri) di valenza ben nazionale e prestigiosa.
All'orizzonte ci sono inoltre i poeti con la p (ma rivoluzionaria) minuscola nativi digitali nano o netfuturisti o postletterari: ad esempio Marco Raimondo, Stefano Balice, gli stessi Andrea Leonessa, Dario Lapenta, Benny Nonasky, Marco Nuzzo.
Oppure- e da decenni protagonista e oggi raro critico d'area futurista aggiornata persino alla “teoria del tutto” postmoderna e ciberculturale estrema e superpop, Vitaldo Conte: gli stessi ancora, extrafuturismo, postavanguardia - ma in certa sinergia postumana, anche paradossale, urfuturistica ante litteram Sandro Giovannini e l'ex gruppo Vertex, ... (E nomi sempre optional, in una trottola anagrafica che – se l'editoria italiana non fosse un mausoleo di pennivendoli spesso al massimo d'artigianato- domanderebbe per la mappatura persino impronte digitali e la Polizia scientifica prestata agli storici dell'arte...).
Tutti scrittori outsider, fuori dalle varie caste letterarie dei Premi telecomandati. Più noti, ma messaggeri di parole meno in libertà, per le solite autocatene ideologiche, il laser può anche illuminare certe recente generation Wu Ming, Luther Blisset, chiunque siano... certa stessa noir erotica generation ( le celebri Isabella Santacroce, Simona Vinci, eccetera eccetera), nuovamente il desiderio almeno inconscio di sconfiggere la morte.
Quantomeno come indizi, battiti d'ala di farfalla in dinamiche ovvio, più ci allontaniamo dal “centro” postfuturista”, se si vuole aleatorie (ma siamo scienziati sul campo, non geometri greci...).
Il campo, per la Parola, in certo concetissimo senso, è più vasto: la musica elettronica che in tutte le sue variabili preme verso nuovi valori estetici sonori del nostro tempo, è oggi di massa. La letteratura elettronica, in Italia, neofuturistica, resta una elite, una nicchia....
ll mondo stesso nel suo divenire diventato un villaggo elettronico (o una città planetaria, se non spaziale.... dove girano le macchine -satellliti... bombole ad ossigeno quasi degli umani?) mette in discussione il futuro della Parola e della Letteratura stessa, forse prima o poi sostituibili con nuove forme di comunicazione anche orale (il binario e gli sms o le chat sono già la lingua volgare nascente informatica e transumanista?) ed estetiche ( se non oltre le residue liquide categorie stesse, verso magari nuove arti totali, senza le microfrontiere di genere classiche, esito della nascente ciberciviltà – come vagheggiavano...i futuristi! (e anche altre avanguardie storiche o meno).
Tuttavia, parola e poeti narravano già prima della Civltà del Libro o di Gutenberg o dei Letterati: si confonde in giro, in Italia, in particolare, la morte di una macchina (sic!) Stampa e Libro con la Parola, destinata comunque, semplicemente alla... Mutazione, a uploadarsi in altre Macchine e Medium, elettroniche, digitali e chissà che altro. E tale processo non ricorda forse qualcosa, certo nuovo zeitgeist transumanista?
Infine, abbiamo accennato a certa science fiction italiana recentissima, cronaca live: ebbene, i vari Connettivisti, alcuni già vincitori del prestigioso Premio Urania, sono interfacciati anche con i Transumanisti. Scrivono su Divenire e partecipano ai convegni o recensiscono libri specifici o d'area sul Corriere della Fantascienza, la più autorevole rivista del genere.
Verso, Battisti, Milani, De Matteo, Kremo Baroncinj, lo stesso Brugnoli ed altri attestano certamente una nuova parola italiana (e al passo con il postcyberpunk internazionale) anche transumanista.
Non ultimo hanno concretizzato almeno nel'avanguardia, finalmente, una via italiana per la fantascienza. Consapevoli anche di certo intreccio con il Futurismo, in contro-luce illuminano anche altri input almeno prototransumanisti e anche prestigiosi. Tutta la matrice futurista, infatti, era fantascienza: manifesti e opere, ad esempio Viaggio al Pianeta Marte di Enzo Benedetto (anni 30!).
Come evidenziato dallo stesso Francesco Boco in Divenire 3, già Mafarka il Futurista di Marinetti, proiettava vagiti che arrivano persino ai Super Robot giapponesi, ai Transformers e Terminator... al Cyborg. Di rilievo nella letteratura italiana di fine novecento le analisi stesse dei vari Renato Giovannoli (del giro di Eco) o dello stesso De Turris.
Con una ciliegia finale: anche se edulcurato in mero Fantastico, un certo Calvino – si veda oltre alle opere- il suo saggio tutt'oggi pre-transumansta- Cibernetica e Fantasmi- attraversa senz'altro la nuova poetica postumana...
Arte contemporanea e dintorni
L'arte contemporanea italiana è ben consapevole di certa mutazione in atto: anche l'avanguardia attuale, pur con molte ombre mistificanti, fin dal secondo novecento, attraverso i vari trends pop (Andy Warhol quasi uber alles...) , transavanguardia, certo situazionismo o iperrealismo o graffitismo, doc o neo o post, fino all'arte elettronica (video) e a writers e-o street art, è un filone pre-transumanista evidente.
Le pagine stesse pluridecennali dei principali esperti, da Gillo Dorfless, a Achille Bonito Oliva allo stesso Renato Barilli (per altri percorsi quasi tecnoimpressionisti gli stessi Vittorio Sgarbi e Flavio Caroli), fino al “nostro futuristico” Vitaldo Conte e diversi altri sono colme di suggestioni e indizi. Tela e colori sono da un pezzo corpi senza organi, ricombinati quasi in ogni mostra e da moltissimi artisti in iconografie dominanti verso l'Altro e l'Altrove, inorganico, immateriale, cyber, in infinite modulazioni.
Il Borg come segno prevale persino oltre i manichini, l'automa, il robot. Oppure la destrutturazione o l'apologia della non forma, tra informale e neoastrattismo, minimalizzati, frullati, mixati quasi non stop con le presentissime e intercambiabili nuovissime tendenze (il giorno dopo già passatiste), genera oggi magari un Catellan grandioso oltre a molti neomanieristi deboli o vacui se non avatar di bassa lega, creati a tavolino da galleristi e mercanti e presunti addetti alla cultura.
Ma a ben vedere oltre a Catellan, molti artisti di spicco anche nella mutazione schock contemporanea e verso il postcontemporano, ovvero il postumano, nel divenire transfuturista, transumanista....
Ancora solo nomi indicativi, emergenti: Stefano Bombardieri, Massimo Festi, oppure in ottiche sgarbiane Mimmo Centonze, Cesare Inzerillo. Ma il trend viene fin dall'immediato secondo novecento postfuturista: l'archetipo futursta è persino ovvio e banale, dal dinamismo e la velocità e l'aeropittura di tele e colori dei vari Balla, Boccioni e in particolare Depero, l'uomo macchina, archetipo anche dell'avanguardia e dell'arte contemporanea italiana dal novecento (anche i manichini e le muse inquiete... di De Chirico, più moderati...), è la molecola segreta mutante e prototransumanista, adorata dagli artisti.
Quasi alla luce del Sole in certe tendenze, oppure dissimulate in certa ombra visibile solo (nella metafora) con estensioni potenziamenti... artificiali... Brillano ad esempio raggi quasi transumanisti firmati in certo spazialismo in certi nucleari, in certo pop, in certo quarto futurismo del/dal secondo novecento. Fontana, Crippa, Baj, Schifano, Fiore, Lodola, Nespolo (soliti nomi quasi tutti optional).
Pure la materia o luce oscura di Burri, Vedova, Capogrossi, o i Generali di Baj... eccetera eccetera...
Pure certo fumetto alternativo, naturalmente, da Crepax (Valentina) a Manara, Pazienza....poi significante di tutto il secondo novecento pop o underground italiano
Non ultimo, forse un poco in sordina stranamente, in questo inizio duemila, nel secondo novecento come ben memorizzato dalla critica Lea Vergine, figure come Bruno Munari, Jean Tinguely e diverse altre, lanciarono la cosiddetta arte programmata (o-e poi cinetica) quasi una – ma solo apparenza- estetica scientista, l'artista come scienziato, l'opera d'arte come esperimento scientifico quasi, non solo metaforico, ma padroneggante il linguaggio e le leggi o regole conoscitive scientifiche attinenti alla materia da informare... mettere in forma, nel prodotto d'arte stesso...
Una stagione, quella dell'arte programmata, download non solo necessario, ma dovuto, vista la sua influenza, ben oltre anche l'arte contemporanea circoscritta, verso chiaramente l'arte elettronica, riflessi peraltro solari, oltre la stratosfera, di certa estetica non solo neofuturista ma transumanista nascente.
Arte Programmata, peraltro, sottovalutata, come influenza perlomeno alla Bloom, anche per la mutazione (non solo altro medium) innestata già da decenni dall'arte elettronica tout court, poi digitale, video, installazioni package,computer o cybernetic art, tra pop made in Italy, nello specifico, neofuturismo non dichiarato, situazionismo eccetera...
A memoria electro in Italia (ma vertici stessi internazionali) videonici quasi poeti per gli esiti molto alti anche già codificabili e in progress/divenire: dagli “storici” Plessi, Toti, Cattani, Camerani, Stringari, Acconci, Minarelli, Perfetti (gli stessi Pignotti, Barilli, Dorfless, Farina sullo sfondo critico) ai postcontemporanei Bianco-Valente, Masbedo, in particolare il futuristico Claudio Castelli, la superpop Laurina Paperina e il più geniale di tutti, forse, Alessandro Amaducci:
quest'ultimo, una videotronica parecchio postthuman e transumanistica, un soundtrack del corpo senza organi, immateriale, mutante dell'homo techno attuale e in ..mutazione, trasmutato in opere d'arte video a 18 carati... di rara potenza espressiva e volontà di sublime, la tecnosuite Electric Self Personality, in particolare.
Una techno generation, ormai centralmente transumanistica non riducibile solo al medium computer o robot ma anche come archetipi effetti mutante sulla stessa arte contemporanea ancora pre-elettronica. Quel che ha illuminato la musica elettronica con le sue contaminazioni pop, house, rap, afro, disco, eccetera- ha generato anche il cosiddetto neoprimitivismo di grattisti e writers, non solo l'arte del computer postfuturista, postumano e … transumanista.
Fino, ulteriormente alle ultime generazioni, dove alieni, robot, borg, in certa ancora giovane street art o writers sono già i nuovi primitivi di una civiltà techno non del tutto sconosciuta. Magari un geniale emergente emiliano Andrea Amaducci con i sui baby marziani …l'eclettica stessa Ms. Larsen, gli stessi Filippo Landini e chi scrive, rispettivamente tra tecnoanarchismo video sociale e poetronica quasi poematica.
Brevemente, verso la netgeneration, simultaneamente anche arte elettronica e digitale:ad esempio quasi di cronaca live, i cosiddetti netfuturisti (Saccoccio ecc.), netmanifesti che evocano nanotransarchitetture o spartiti dal futuro del web 3.0 (strani micro-bio chip), gli stessi architetti digitali nativi Fabio Fornasari, Emmanuele Pilia. Laika Fac-Simile, emergente talento cosiddetto transpop.
E non ultimo, area futurista doc, checchè ancora ne svanverino puristi stessi cosiddetti addetti ai lavori o anche d'avanguardia, in Italia abbiamo un certo Graziano Cecchini Rosso Trevi, a partire dalla Fontana Rossa di Trevi, non solo una sorta di Warhol o Christo italiano più votato all'azione ma anello di congiunzione e detonatore sia del digital futurismo transhumanist nascente, sia dell'arte postcontemporanea propriamente detta (anche secondo le visioni critico lungimiranti dello stesso poeta, performer, critico e musicista bolognese Valerio Zecchini).
RossoTrevi? Il più grande artista pop italiano (all'estero ben lo sanno....), download anche fondamentale per tutta l'avanguardia italiana e anche quella culturale futurista odierna o transumanista, per trasformare sempre il fondamentale Tempo del Sogno e della Ricerca e del rivoluzionario Spazio Virtuale , nella dimostrazione scientifica del Reale.
….Attraverso, come ha fatto Foucault.. per la rotazione della Terra, la prassi rivoluzionaria, avanguardia di massa senza zavorre sempre in agguato da (Contro...) Professori, dell'Azione Futurista e perchè no, Transumanista (Marinetti, per ora almeno, ancora, il genio rivoluzionario, ancora misconosciuto, ineguagliato, di qualsivoglia arte contemporanea o digitale....nessuno autentico Viaggiatore nel Tempo come Lui!).
Cinema e dintorni
Il cinema italiano ancor più della letteratura, nonostante arte meccanica e poi elettronica digitale, in sé, riflette probabilmente e in certo senso lo specchio più infrangibile per il transumanesimo.
Spesso involontario, ma certa anche gloriosa tradizione cinematografica italiana, legata quasi simbioticamente con certo neorealismo altrettanto spesso ideologico, al massimo a certo esistenzialismo o surrealismo o epressionismo europeo, ben raramente ha lasciato spazi per certa via italiana verso tematiche almeno futuristiche.
La fantascienza in pellicola o certo Horror che archetipicamente attraversano tali percorsi, altrove o in altri medium o generi, in Italia è quasi sconosciuta, isole nel continente “rosso” del cinema nazionale. Non a caso è il Cinema la massima empatia cerebrale per la casta culturale veterogramsciana dominante in Italia.
C'è voluto un Tarantino per ridare valore e dignità ad altra rotta del cinema italiano, considerato di serie b se non c dall'intellighenzia: tipo Edwige Fenech e certo softporno alla Vanzina. Amplificabile -perchè no anche al porno futuristico alla Valentine de Saint-Point di Moana Pozzi!
Ecco, paradossalmente e anche per iperbole, questa altra tradizione nazionale, seppure lateralmente e per aspetti non strettamente tecnoscientifici cela input prototransumanisti e futuristici.
Provocando, ancora e a memoria, a parte il pornopop, cybersex graffitistico o certa semiotica estrema ( sullo sfondo tutto il genio reciso anzi tempo- traslato come medium, della stessa Alinovi), come cinema transumanista ante litteram, forse solo le produzioni di Cine Città dell'epoca del Duce, i cinevideoclip...spot stessi del Cavalier Mussolini e Fascisti su Marte, capolavoro ancor recente di Guzzanti (e sottovalutato, rimosso per la satira un poco revisionista – suo malgado-al cubo ultratrasversale proprio dal Cast e della Casta del Cinema italiota chic ancora “nazionalcomunista..”) esauriscono certo striminzito catalogo...
Potremmo anche aggiungerci, però, il Sordi di Io Caterina, il Villaggio dell'ultimo Fantozzi galattico e clonato!
Invece, come accennato, va rilanciata certa science-fiction marginalizzata italiana (Magheriti/Dowson, Bava, gli stessi Petri, Cozzi, Ragona o anche certo Horror - si pensi già solo a Dario Argento), fino alla cronaca post/internet con nuovi autori quali Manetti Bros, Puglielli, Venturi, lo stesso ben noto Pacinotti, una Wave overground destinata a mutare gli orizzonti, per forza “darwiniano-sociale” prima o poi per i Verbi di certo relativo paleocinema nazionale. Lo stesso talento emiliano -giovanissimo- Eugenio Squarcia (diversi cult già ispirati a un certo Calvino).
Invece... anche nomi aulici, consapevoli o meno irrilevante, segnalano almeno input pre-transumanisti. Il mito stesso puro del cinema italiano... espresso dall'icona medium Antonioni, in particolare con una straordinariaMonica Vitti ne l'Eclisse, atomica evocazione della mutazione nel the end celeberrimo di Zabriske..., le pellicole multipersonalità... con la stessa incantevole pornosoft Maria Schneider.
O il Salvatores immenso (ma non per i critici, un witz ammaliante ma episodico dicono..) di Nirvana con un Abatantuono altrettanto nanorobot senziente e stupefacente... Il resto lo lasciamo agli addetti ai lavori (del cinema...).
APPENDICE:
Posthuman dance. Intervista al filosofo dell’electropop Riccardo Campa (2011)
ll filosofo e musicista elettronico Riccardo Campa ci parla del suo nuovo album The Italian Way, pubblicato dall’etichetta newyorkese Space Sound Records, e di molto altro…
(intervista di Roberto Guerra)
La musica pop – soprattutto nelle sue varianti disco electro house techno – è ormai la soundtrack del mondo computerizzato contemporaneo, del villaggio globale elettronico. Non molti sanno che Riccardo Campa, noto in Italia come professore universitario e leader del movimento transumanista, ha un alterego attivo proprio nel mondo della musica electro-pop. Da alcuni anni i suoi maxisingle come “Desperado” o “Another day” girano sui piatti dei dj di tutto il mondo. Poi sono arrivate collaborazioni importanti: ha arrangiato in versione eighties “Stay” di Albert One e “Change your mind” di Tom Hooker (entrambi usciti su vinile con la finlandese Flashback Records); ha scritto la canzone “Nineteen eighties songs” per l’interpretazione di Marc Fruttero; e ha composto “Celebration”per la Flashback Band, gruppo d’occasione che oltre a Riccardo Campa include Fred Ventura, Gianfranco Felli e Tiziana Rivale (proprio lei, la vincitrice di Sanremo nel 1983). Ora èarrivato un album CD di conio americano intitolato The Italian Way che raccoglie ben 14 brani, vecchi e nuovi. Il bello èche l’autore non si nasconde dietro alcuno pseudonimo.
D- Esistono dunque due Riccardo Campa, uno che canta nelle discoteche e uno che insegna e scrive libri?
R-"Visto che mi sta intervistando un poeta futurista, potrei cavarmela a buon mercato dicendo che faccio il possibile per incarnare l’uomo moltiplicato di Marinetti. O per dirla con le parole di un altro filosofo-musicista, Franco Battiato, vivo vite parallele. Nonostante le difficoltà, finora sono riuscito a conciliare le due attività, anche se piùpassa il tempo e piùmi rendo conto che una vita non basta per fare tutto quello che ho in mente. Ho almeno dieci libri e duecento brani inediti che non trovo il tempo di finire e pubblicare.Anche per questa prosaica ragione, mi interesso di terapie anti-aging e transumanesimo.
Ma al di là delle questioni legate al tempo, non èvisto con sospetto un intellettuale che dedica tempo ed energie ad una pop cultura frivola come la musica dance? Pop electro consumistico o avanguardia di massa, come prevedevano anche in Italia Giorgio Moroder, Krisma e Righeira, e come ha fatto, perchéno, Battiato?
È vero che in certi ambienti accademici “ammuffiti”, il modo migliore per fare carriera èatteggiarsi a topo di biblioteca. Ma proviamo ad inquadrare la questione nella giusta prospettiva. Come hai detto tu, i suoni elettronici sono la soundtrack del mondo moderno. Un sociologo non volge l’attenzione solo a ciò che èbello, buono e vero nel mondo platonico delle idee, ma anche e soprattutto a ciò che èritenuto bello, buono e vero dall’umanitàreale. È difficilmente contestabile che le forme d’arte che raggiungono piùcapillarmente le masse sono oggi il cinema e la musica leggera. Tra l’altro le due forme d’arte si contaminano, giacchéle canzoni sono spesso accompagnate da videoclip e i film da musiche. Ma non dobbiamo scordare che film e musiche convogliano messaggi di vario tipo, estetici, etici, politici, scientifici, religiosi, ecc. e, proprio per la loro capacitàdi raggiungere le masse, sono forze attive che muovono la realtàsociale. Chi cerca di capire il mondo, ignorando questa realtà, rischia di andare fuori bersaglio. Ma anche inoltrandosi verso l’iperuranio platonico, si può scoprire tutta la miopia di chi snobba la musica pop o dance. In una civiltàsuperiore, come quella dell’Antica Grecia, culla della conoscenza razionale e della metapolitica, chi non conosceva la musica e la danza era addirittura considerato inadatto a governare. Una civiltàèsuperiore proprio quando sa trovare il giusto equilibrio tra la dimensione apollinea e dionisiaca del’esistenza. Dunque, se qualcuno pensa che la musica leggera sia un’attivitàpoco seria, questo èun suo problema. È evidentemente vittima di un certo provincialismo o perbenismo di maniera.
D-Il problema è l’Italia?
R- "No, assolutamente. Il problema non èil paese, ma il microcosmo in cui si vive. In Italia, come in tutti i paesi del mondo, esistono ambienti più retrivi ed altri più aperti. Io vivo e lavoro a Cracovia, una grande città, la capitale culturale della Polonia. È una città popolata da artisti e studenti, nonché molto frequentata da turisti stranieri. In questo tipo di realtà, il provincialismo non è di casa. Lo scorso anno, per esempio, in occasione del Congresso Nazionale di sociologia, le autoritàaccademiche mi hanno chiesto un concerto nell’Auditorium Maximum dell’Università Jagiellonica, la piùantica e prestigiosa universitàdel Paese. Non hanno voluto l’aria classica eseguita da un quartetto d’archi, ma musica leggera eseguita con computer e sintetizzatori. Del resto, nello stesso Auditorium aveva cantato prima di me Midge Ure, l’ex vocalist degli Ultravox".
D - The Italian Way in Usa...zoom sul nuovo album. Dominano in esso le sonoritàelettroniche anni 80. Questa scelta vintage non èun paradosso, visto che lei èconosciuto come uno spirito proiettato nel futuro?
R- "Confermo che ho usato quasi esclusivamente macchine prodotte negli anni 80 e aggiungo che non èstato facile trovare gli strumenti necessari per ricostruire quelle sonorità. Per alcuni suoni sono dovuto ricorrere a simulatori o software, ma non ho rinunciato alla coerenza. Chi se ne intende, riconosceràimmediatamente i timbri del vecchio Roland Juno 106, del sintetizzatore Yamaha DX7, del Moog, delle batterie elettroniche Simmons e Linn Drum. Io non vedo il paradosso, perchéi suoni anni 80 sono piùfuturistici dei suoni odierni. Mi spiego meglio. Poichéerano prodotti da oscillatori analogici o da campionatori di primissima generazione, i suoni erano più“artificiali”. I non estimatori del genere dicono che erano suoni “di plastica”, ma proprio questo era il loro bello. In natura, non si era mai sentito niente di simile prima. Quelle macchine hanno introdotto nell’universo un novum, suoni inediti, grazie a transistori e integrati. Un flauto èmolto piùvicino alla natura rispetto al suono di un oscillatore perchéil vento che sibila in un tronco cavo può produrre per caso un suono simile, senza che sia necessaria la presenza dell’uomo. Ma la natura non assembla casualmente transistor, condensatori e resistenze. Serve un ingegnere elettronico. Quando, adolescente, decisi di studiare elettronica alle superiori, erano appunto gli anni 80 e mi dedicavo giàalla musica elettronica. Seguendo l’esempio dei Kraftwerk, progettavo e costruivo i dispositivi e i circuiti che poi usavo per produrre suoni. All’epoca facevo anche musica più sperimentale rispetto a quella che faccio oggi. Una suite strumentale composta ed eseguita con I Cancelli dell’Alba fu anche recensita positivamente da Rockerilla. Poi, con il mio nuovo gruppo Charisma, ci siamo orientati piùdecisamente sulle sonorità disco. Ma ora sto divagando nei ricordi… "
D - Torniamo agli strumenti. Si usano sintetizzatori anche oggi…
R - "Si, però, oggi i campionatori sono talmente evoluti che riproducono perfettamente i suoni degli strumenti tradizionali. Di conseguenza, molti artisti odierni producono canzoni con arrangiamenti tradizionali e con suoni semplicemente piùpuliti. In altre parole, abbiamo suoni comunque artificiali che fanno però il possibile per non apparire tali. Quasi che la tecnologia debba vergognarsi di se stessa, debba nascondersi, debba fare altro. A mio avviso il transistor deve fare il transistor, non il flauto o il violino. Coerentemente con le mie idee futuriste, amo l’artificiale, amo la plastica, amo le sonoritàanni 80. Ed evidentemente migliaia di persone condividono questo amore, visto che i discografici mi chiedono sempre nuove composizioni."
D - Perché questo titolo: The Italian Way?
R - " È un discorso lungo, ma forse vale la pena di chiarire che non si tratta di una mera manifestazione di nazionalismo in occasione dei 150 anni dell’Unitàd’Italia. La musica elettronica si èsviluppata un po’ in tutti i paesi, non appena sono apparsi nei negozi musicali sintetizzatori e batterie elettroniche a prezzi non proibitivi. Questo èaccaduto tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80. In quel frangente, i gruppi post-punk europei hanno iniziato ad armeggiare con i synth e sono nati nuovi generi, variamente definiti new romantics, new wave, synth-pop, electro-pop, techno-pop. Nei vari paesi, questa tendenza ha assunto proprie peculiarità. I teutonici Kraftwerk sono apparsi sulla scena simili alle proprie macchine e hanno dato un carattere glaciale alle proprie composizioni. I francesi Rockets si sono presentati come alieni provenienti dallo spazio ed hanno miscelato l’elettronica a sonorità prog rock. Gli americani Devo sono riusciti a fondere punk ed elettronica e a costruire un’immagine autoironica di strampalati mutanti del futuro. Gli inglesi hanno invece prodotto musica elettronica con una chiara impronta dark/wave. Basti pensare a gruppi come New Order, Depeche Mode, Human League, Ultravox, John Foxx, Dead or alive. In Italia, infine, i musicisti elettronici hanno scelto la strada commerciale della musica dance, mettendosi in concorrenza con la discomusic americana.Anche qui, molti artisti provenivano dalla new wave, come i Gaznevada o i Kirlian Camera, altri dal pop come Miko Mission. Tre fattori hanno contribuito all’affermazione della dance italiana all’estero: la relativa debolezza della lira rispetto al dollaro, il basso costo di produzione del synth-pop rispetto alla discomusic tradizionale e la crisi di quest’ultima in USA. All’epoca vi fu una vera e propria rivolta dei rockettari che iniziarono a fare falò di vinili di disco music nelle strade, a distruggere negozi, a boicottare le radio che non trasmettevano rock. Al punto che molti artisti cambiarono orientamento…"
D -E gli italiani fiutarono l’affare…
R- "Esattamente. Dico questo per mettere subito le cose in chiaro. Questo genere non ènato con ambizioni artistiche. Perciò non vorrei ora dargli un’aura di importanza epocale. Come si suol dire, sono solo canzonette…"
D - Però…
R - " Però, come spesso accade, vicino alle grandi produzioni, capaci di egemonizzare i mercato con i classici tormentoni (sto pensando ora a brani come Future Brain di Den Harrow, Self control di Raf, Looking for love di Tom Hooker, Diamond dei Via Verdi, ecc.), si sono sviluppate produzioni minori che hanno prodotto qualcosa di innovativo. L’italo disco del momento – che qualcuno chiama “Nu Italo”, qualcun altro “Dirty Italo” – è più in linea con le produzioni minori, underground, meno commerciali. Inoltre, aggiungo che, se vogliamo proprio tracciare una linea tra arte e commercio, considerando che l’italo oggi non è più di moda come un tempo, chi vi dedica energie lo spinge volente o nolente piùverso la pop art alternativa che verso il business. De facto, la comunitàitalo disco è una sottocultura autonoma dal mercato delle major e dal loro prodotto unico preconfezionato. Non mancano però sinergie. Per fare un esempio: Lady Gaga dimostra di avere appreso bene la lezione degli eighties."
D - L’italo-disco fa dunque ancora tendenza?
R- "Un paio di anni fa il magazine inglese “Dazed and Confused”, noto per la sua capacità di fare tendenza oltremanica, ha dedicato un intero servizio alla “New generation Italo disco”, menzionando tra l’altro il mio singolo ”Another day” che, abbastanza inaspettatamente, ha spopolato in Messico. E pensare che negli anni 80, l’italo disco è circolata in Gran Bretagna quasi esclusivamente grazie alle cover di Laura Branigan."
D- A proposito di tendenze, a dare importanza all’italo disco è stata anche la penetrazione nei paesi stranieri. Gli italiani hanno fatto scuola, come raramente accade. Perché secondo lei i critici italiani non riconoscono gran valore a questo genere musicale?
R- "Prendo la questione alla larga, all’arte nel suo complesso. Il futurismo è stato forse l’ultima avanguardia culturale italiana che ha avuto un impatto a livello internazionale. Poi siamo sempre andati a traino degli stranieri o autoreferenziali. Questo accade anche nella musica: basta pensare a Sanremo. Chi vince Sanremo in genere vende in Italia, non all’estero. I critici o gli istituti di cultura ignorano l’italo disco per varie ragioni, non tutte peregrine a dire il vero. Innanzitutto non lo riconoscono come contributo culturale italiano, perchéèun genere che dissimula la propria italianità. Infatti, sono canzoni cantate in inglese, sostenute da un’algida sezione ritmica elettronica, con testi che non si limitano alle storie d’amore, ma parlano spesso di computer e tecnologia. Inoltre, gioca contro un tale riconoscimento il suo orientamento ostentatamente commerciale. Gli stessi pseudonimi degli artisti lo rivelano autoironicamente (Den Harrow = denaro, “Joe Yellow = gioiello, ecc.). Tuttavia, va precisato che l’orientamento commerciale èuna condizione necessaria, ma non sufficiente per avere successo. Ci sono migliaia di artisti che scrivono insulse canzonette nella speranza di fare soldi e non se li fila nessuno. Il fatto è che gli italiani erano maledettamente bravi nel confezionare canzoni dance con melodie memorabili, suoni futuristici, e ritmo lento ma incalzante. Infatti, per dare risalto alle melodie ariose, scesero dai 120 o 125 bpm (battute al minuto) della disco americana ad improbabili 100 o 105 bpm. Sembrava un azzardo, ma funzionò a meraviglia. I brani risultavano potenti, ma piacevoli da ascoltare, al punto che si potevano canticchiare sotto la doccia. Le discoteche in Germania, Olanda, Scandinavia, Grecia, Spagna, Italia iniziarono a suonare solo questa musica. Ma anche i paesi socialisti dell’Est Europa (Russia, Polonia, Ungheria, ecc.) importarono massicciamente la dance italiana, anche se per ragioni non solo economiche, ma anche ideologiche. La musica americana era boicottata per l’inasprirsi della guerra fredda. Il picco di diffusione si ebbe nel biennio 1983-1984."
D- Poi cosa èaccaduto?
R- "È accaduto che gli altri paesi si sono adeguati ed hanno cominciato ad imitare i nostri artisti. Soprattutto la Germania. È stato infatti il produttore tedesco Bernhard Mikulski a coniare il termine “italo disco”, riconoscendone appunto l’italianità. Sentivano questi brani sintetici nelle sale da ballo, diversi dalla disco americana, e cantati in inglese ma con un accento marcatamente italiano. Si chiedevano: cos’e’? Italo disco! Naturalmente, quando si sono messi a fare la stessa musica i tedeschi, gli olandesi e persino gli inglesi (i Dead or alive non hanno fatto mistero di essersi ispirati all’italo disco per comporre il loro memorabile hit: “You spin me round”), americani e giapponesi hanno iniziato ad usare un termine piùcomprensivo per indicare questo genere d’importazione: euro disco. Per tornare quindi alla domanda iniziale, ho titolato il mio album “The Italian Way” per ricordare le origini italiane dell’euro disco. Questo album vuole celebrare la via italiana alla dance elettronica."
D- E riguardo all’immagine? Sulla cover, si presenta travestito da Al Capone, con la pistola in mano e circondato da picciotti abbigliati come Cosa Nostra americana degli anni 30. Italia: mafia e spaghetti? Un altro paradosso futur-vintage?
R- "Lo stereotipo dell’Italia èpurtroppo questo, anche negli USA. È chiaro che avendo l’album per titolo “The Italian Way” serviva un’immagine forte che non lasciasse dubbi. Questa foto èsemplicemente un segno, un simbolo, un’icona, che non vuole assolutamente fare apologia della mafia. Il fatto è che troppo spesso, le etichette straniere che mettono sul mercato compilation italo disco non trovano di meglio che mettere in copertina foto del Colosseo o della torre di Pisa. Sono finito anch’io su alcune di queste compilation, che a livello grafico risultano piuttosto kitsch. Qual’èlo scopo di queste immagini? Rendere immediatamente riconoscibile il prodotto sugli scaffali dei supermercati, considerando che difficilmente i brani andranno su MTV. Allora, non mi è dispiaciuto affatto quando il produttore, sfogliando il mio book fotografico, ha scelto queste foto che mi ritraggono insieme ad un gruppo swing-jazz nel quale ho militato negli anni 90: La Banda."
D-Il tuo brano preferito?
R- "L’album raccoglie vecchi successi usciti solo su vinile e brani nuovi. Per quanto riguarda i vecchi brani sono affezionato a Desperado, perchéèil singolo che mi ha consacrato. Per quanto riguarda i nuovi, direi “Secret Agent Man”, dove rivelo qual’èil mio vero lavoro J, e “Cyborg Woman”. “Maybe you” ha un significato speciale perché è dedicata a mio figlio. Aurora è un brano semanticamente “nietzscheano” che nelle forme si discosta dagli altri, perché è una ballad elettronica, cantata in italiano, con un video dedicato all’arte e al nudo femminile… E poi… mi piacciono tutte, altrimenti non le avrei inserite nel disco."
D-A proposito di “Cyborg Woman”… il testo è fin troppo palese: “Living longer, getting stronger, that’s what you want! Faster motion, new emotions, and you look so real…”. Parla dunque anche di transumanesimo nelle sue canzoni. I due Riccardo Campa si ricompongono?
R- "Assolutamente si. Il postumano èuno dei temi ricorrenti delle mie canzoni, anche se non l’unico. Ma, come ho detto prima, questa non èuna mia specificità. Questa èuna delle caratteristiche dell’italo disco. Invito a leggere a proposito la voce di Wikipedia. Ci sono gruppi che lo fanno con coscienza di causa. Visto che hai citato poc’anzi i Righeira, piuttosto eloquente in tal senso è la loro produzione più recente. Brani come “Futurista” o “La musica elettronica”, che a mio avviso sono sottovalutati dalla critica, convogliano un messaggio preciso e coerente. Per dirla con Dawkins, i memi culturali possono circolare su supporti molto diversi. Si possono diffondere certe idee nella forma di racconto orale, saggio scritto, di poesia, di legge dello Stato, di film, di videogioco, e perché no, anche di canzone. I Righeira diffondono il futurismo, non meno dei Devo o dei Kraftwerk. In una intervista a Rockerilla, molti anni fa, Ralf Hutter prese le distanze dalla scena cosmica tedesca dicendo che i Kraftwerk si ispirano al futurismo italiano. Non cantano scenari fantascientifici immaginari. Cantano poeticamente gli oggetti tecnologici terrestri costruiti dall’uomo: l’autostrada, il telefono, la radio, la televisione, il computer, il robot, ecc. Disse con orgoglio: noi siamo“terrestri”."
D-Insomma, uno va in discoteca e si ritrova postumano…
R- "Diciamo che va prima in discoteca e viene infettato dal meme, quindi va in una clinica e diventa postumano. Scherzi a parte, èevidente che l’arte svolge un ruolo fondamentale nel preparare le menti al cambiamento . Sul fronte del postumano direi che, insieme alla saggistica, i protagonisti principali dell’infezione memetica sono la musica pop e la letteratura fantascientifica. "
D-Adesso botta e risposta sulle preferenze. Il suo artista preferito in assoluto?
R- "David Bowie"
D-Il numero uno della musica elettronica?
R- "John Foxx"
D-Il top dell’italo disco?
R- "Ho troppi amici. Non vorrei scontentare nessuno."
D-Per concludere?
R- "Let’s dance."
Note bibliografiche minime:
Roby Guerra, Nuovi Futuristi Nuovi Umanisti (Este Edition, 2011)
Roby Guerra, L'Immaginario Futurista (Schifanoia, 2000)
Roby Guerra, La Poetica di Internet (Futurist Editions, 2010)
Vitaldo Conte, Pulsional Gender Art (Avanguardia 21, 2011)
Manifesti Net.futuristi (Avanguardia 21, 2011)
Alessandro Amaducci-Simone Arcagni, Music Video (Kaplan, 2007)
Gabriele Lunati, Kraftwerk, il suono del'uomo macchina (Stampa Alternativa, 2005)
Riccardo Campa, Mutare o Perire (Sestante Edizioni, 2010)
AA.VV. Divenire 3 Futurismo (Sestante Edizioni, 2009)
Giuseppe Vatinno, Il Transumanesimo (Armando editore, 2010)
AA.VV. Nuova Oggettività (Heliopolis, 2011)- “Estetica”
Charles Russell, Da Rimbaud ai postmoderni (Einaudi, 1989)
Adriano Spatola, Verso la Poesia Totale (Paravia, 1978)
Lea Vergine, L'ultima avanguardia. Arte programmata e cinetica 1953/1963 (Mazzotta,1984)
Andy Warhol, La filosofia di Andy Warhol ( Costa&Nolan, 1983)
02:08 Scritto da asinorosso1 in cinema e tv, E-BOOK, FUTURISMO, libri e fumetti, musica, tecnologia, videogiochi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: roby guerra, futurismo, transfuturismo, transumanesimo, riccardo campa | OKNOtizie |
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