09/06/2010
LLF Manuale di Futurologia esatta di Roberto Guerra
www.myspace.com/edizionifuturiste
Laboratorio Letteratura Futurista
Manuale di Futurologia esatta
-da Marinetti ai transumanisti-
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a cura di Roberto Guerra
*Interviste a Riccardo Campa, Graziano Cecchini, Zairo Ferrante, Maurizio Ganzaroli, Gianluigi Giorgetti, Filippo Landini, Emmanuele Pilia, Giulio Prisco, Riccardo Roversi, Antonio Saccoccio, Ugo Spezza, Marco Teti, Stefano Vaj, Sandro Battisti e Marco Milani
*Già edite on line in Controcultura SuperEva tra il 2009 e il 2010.
*Colllaudo:
La Parola Futurismo nell'era postumana: da Marinetti ai Futurologi
In Italia, si sa, certo archetipo culturale dominante, paleoumanista, veterocomunista, archeocattolico, che risale ancora agli hardware (anche dialettici..ma ora altra questione) dei vari San Tommaso D'Aquino, Benedetto Croce e Antonio Gramsci ( e purtroppo anche i cattivi maestri del 68 0 77), tutt'oggi ostile all'umanesimo scientifico nelle sue democratiche variabili, ha effetti negativi anche in senso molto pragmatico, nel linguaggio e nella comunicazione.
Un esempio clamoroso, pochissimo analizzato, è la parola Futurismo: in Italia, salvo alcuni addetti ai lavori, è percepita esclusivamente in relazione all'avanguardia italiana di Marinetti e nelle sue articolazioni analoghe artistiche internazionali.
Ovviamente, la matrice resta questa: ma, a partire dagli anni 50 del secolo scorso, la parola è globalmente debordata dalla sfera squisitamente estetica: la cosiddetta futurologia in America e nei paesi anglosassoni (ma praticamente in tutto il mondo, tranne in Italia, il ché è incredibile) è chiamata soprattutto Futurismo e i futurologi ...Futuristi, Futurist.
Né si tratta di una mera coincidenza, come spesso ancora alcuni affermano. Il Futurismo in quanto tale, come movimento artistico, pur già anche diffuso negli anni storici dell'avanguardia italiana, oltre oceano è stato conosciuto soprattutto all'indomani della fine della seconda guerra mondiale.
In Italia, i vari Argan (“ Il futurismo, movimento provinciale”!) e altri geni, per questioni meramente ideologiche-esempi di pensiero acritico e neoconformismo inequivocabili!- lasciarono dissipare gran parte del patrimonio futurista, finito, per altre vie, collezionisti e-o musei eccetera (non ultimo anche certo saggio esilio...degli eredi di Balla o di Marinetti ad esempio) appunto all'estero, anche in Usa: fenomeno ironicamente “luminoso” della cultura italiana recentemente sottolineato dallo stesso Giordano Bruno Guerri.
E in America, vuoi per questa coincidenza mediatica e conoscitiva del Futurismo, vuoi per la contemporanea nascita della nuova scienza futurologica, i pionieri dell'arte della previsione sociale, tacito o meno, consapevoli spesso comunque della matrice futurista italiana, via via optarono proprio per le parole Futurismo e Futurist, più pregnanti e incisive di Futurologia o futurologi, perlomeno alternative. I celebri Istituti stesso del Futuro diffusi in Europa (Robert Jungk...) nel secondo novecento furono battezzati Futurist!
Insomma, da Marvin Minsly a Robert Jungk a Bertrand de Jouvenel a Alvin Toffler a Marshall Mc Luhan, agli stessi Asimov e gli scrittori di science fiction, fino agli stessi Bill Gates e Nicholas Negroponte e in particolare Derrick De Kerckhove, erede di McLuhan (ne dirige anche il Laboratorio...attuale), la parola Futurismo è sinonimo di futurologia: ripetiamo, nella consapevolezza generalizzata, tacito o meno della matrice stessa futurista italiana, artistica. Sempre recentemente, non a caso, proprio De Kerckhove e lo stesso Giordano Bruno Guerri hanno duellato, quasi, criticamente, proprio sui media televisivi nazionali ...sul Futurismo, ala letteraria il secondo, ala postInternet il secondo, più o meno la nostra tesi come LLF (il neonato Laboratorio della letteratura Futurista, lanciato dal Movimento Transumanista – AIT) nelle sue ali robotista e dinanimista, tra la stessa nuova password futurista e futurologica cosiddetta transumanista.
Proprio quest'ultima nuova futurologia italiana e internazionale ha riportato alla luce del Sole la storia della parola Futurismo nella sua evoluzione linguistica: da Riccardo Campa e Stefano Vaj, noi stessi e altri (si veda Divenire 3 Futurismi con lo stesso Graziano Cecchini), allo stesso Max More (Verso una filosofia futurista), ai vari Antonio Saccoccio e Ugo Spezza.
In Italia, invece, bisogna significativamente ancora sempre spiegare tale reinvenzione contemporanea della Parola. Soltanto la diffusione di tale dinamismo linguistico, per la necessaria Gestalt comunicativa, per superare lo stolto letteralismo, paradossale!, della casta culturale italiana, sempre attardata e fondamentalmente passatista, ancor più di un secolo fa..., necessariamente lentista (così va l'evoluzione sociale rispetto a quella tecnoscientifica o artistica...), farà tabula rasa, prima o poi, di tale gap linguistico.
Futurismo... coglie bene una delle leggi della comunicazioni di massa: laddove la comunicazione meramente razionale e esatta, anche se ineccepibile, non persuade i cuori della gente ( e dei critici d'arte o dei filologi... dei giornalisti o delle masse tout court), è invece la parola come mito senza mitologia (secondo le intuizioni degli stessi McLuhan, Hillman e Barthes e Baudrillard o altri mediologi o psicologi), la password più rapida.
Infine : un punto fondamentale. Tale equazione anche storica , linguistica, tra futurismo e futurologia, tutt'oggi appare a taluni arbitraria. In ogni caso, al di là della matrice artistica consapevole o meno tra i futurologi (noi riteniamo di sì come visto, almeno in gran parte, si veda anche il bellissimo saggio di Gino Agnese su McLuhan e il Futurismo), sono indicative e indiscutibili le pagine dei vari Harold Bloom o persino del Jung, psicologo e futurologo... e transumanista ante litteram, sull'influenza culturale come effetto farfalla e-o domino, o via archetipi, inconscio collettivo.
Per le scienze umane come il Futurismo... o l'ala stessa letteraria o artistica transumanista, il metodo, piaccia o meno, è già scientifico così! La condizione umana assai complessa non è ancora riducibile solo alle scienze pure esatte cosiddette, (almeno storicamente), né l'immaginario o l'immaginazione come ciberspazio mentale nel suo divenire.
Tra l'altro, chi nega tali dinamismi non lineari (ma anche causa-effetto a ben vedere), storico-culturali, in nome di certi giochi linguistici appare proprio in flagrante contraddizione. Presuppongono tali spiriti attardati… proprio l'influenza storico-culturale, ma la circoscrivono a livello riduzionista, extracomplessità, mancando pertanto la Gestalt giusta!
Infine, interessante, invece: proprio anche nella fantascienza italiana, nella musica pop techno, nei cultori di certa cibercultura nascente, a differenza dei Dotti Asini accademici, è prassi, ormai, l'uso della parola Futurismo nella sua accezione più evoluta, nel senso di quanto qua espresso e analizzato...
*già edito on line in H+ Webzine Transumanisti.it
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LA SFIDA DEI MUTANTI Intervista a Riccardo Campa sul suo ultimo libro Mutare o perire e sul movimento transumanista.
Una monografia sul transumanesimo in Italia non era ancora stata pubblicata. Libri sulla tecnoscienza o il postumanismo sono ovviamente già usciti dalle rotative negli ultimi anni, tuttavia si sentiva la mancanza di un volume esplicitamente dedicato alle idee e al movimento transumanista. A colmare il vuoto ha provveduto Riccardo Campa, sociologo dell’Università di Cracovia, nonché fondatore e presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti (AIT). Gli abbiamo chiesto di parlarci di se stesso e del suo libro.
R. Guerra: Possiamo dire che non poteva essere altrimenti? La prima monografia sul transumanesimo scritta dal fondatore dell’AIT…
R. Campa: Se non l’avessi fatto io, l’avrebbe fatto qualcun altro. O qualche editore si sarebbe finalmente deciso a tradurre un libro di James Hughes o Nick Bostrom. Come si suol dire, siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile. Certamente, la passione che nutro per queste tematiche mi ha aiutato a trovare il tempo e la concentrazione per portare a termine l’opera.
R. Guerra: A dire il vero, poiché il movimento è attivo in Italia da alcuni anni e lei scrive saggi e articoli da almeno un ventennio, viene piuttosto da chiedersi perché aspettare tanto?
R. Campa: Questa monografia raccoglie appunto i saggi editi e inediti che ho scritto sul transumanesimo negli ultimi cinque anni. Dunque, non è stata scritta nel 2010. Alcuni capitoli sono già usciti in passato su riviste specializzate, in italiano o in inglese. Poiché i vari saggi affrontano aspetti diversi, possono ben fungere da capitoli di un libro. In altre parole, mi è sembrato opportuno riunire tutto il materiale in un volume unico, integrando le lacune con nuovi studi, per rendere più comodo il reperimento e la consultazione dei miei scritti su questo argomento.
R. Guerra: Possiamo però dire che il suo interesse per il futuro, la tecnologia, la futurologia, il postumano ha una storia molto più lunga dei cinque anni di esistenza dell’AIT?
R. Campa: Certamente. Ho iniziato a scrivere sul ruolo sociale della tecnica già nella mia tesi di laurea, negli anni ottanta. E poi a pubblicare articoli sul futurismo – che io considero uno dei progenitori del transumanesimo – nei primi anni novanta, su La Voce di Mantova. All’epoca avevo infatti fondato un Circolo dei Futuristi a Mantova, la mia città natale. Ho scritto sia sul futurismo storico di F. T. Marinetti, sia su quello contemporaneo di Antonio Fiore, per fare solo un esempio. In quegli anni, Internet era in fasce, perciò era ancora la carta stampata il principale veicolo per le idee. Ho anche insegnato “Storia del futurismo” e “Storia della fantascienza italiana” all’Università di Breslavia, sul finire degli anni novanta. Ma non le racconterò ora la storia della mia vita. Anche perché è assurdo fare lotte di priorità sull’idea del potenziamento umano, visto che trova precursori in Platone, Bacone, Campanella, Condorcet, Nietzsche, Trotsky, Marinetti, Julian Huxley e molti altri. Noi transumanisti contemporanei – ognuno a modo proprio – sviluppiamo e arricchiamo un’idea che ha già una lunga storia.
R. Guerra: Ho notato che il libro è diviso in tre parti. Ci può spiegare la struttura e anticipare qualche contenuto? Cominciamo con la prima parte, che lei ha intitolato I fondamenti del transumanesimo…
R. Campa: La prima parte include cinque saggi che presentano e spiegano in positivo il concetto di transumanesimo, approfondendo il suo legame con l’umanesimo, la politica, l’etica, la tecnologia e la scienza. Più precisamente, il primo capitolo di questa sezione (“Dall’umanesimo al transumanesimo”) rappresenta un tentativo di distillare gli elementi essenziali del concetto di transumanesimo, con riferimenti anche alla storia del termine. Si tratta di un saggio ancora inedito. Il secondo capitolo (“Transumanesimo e politica”) è invece apparso in forma di saggio sull’enciclopedia di MondOperaio, con un titolo diverso, ed è piuttosto centrato sugli aspetti sociali del transumanesimo e sulle diverse correnti politiche che caratterizzano il movimento. Nel terzo capitolo (“I principi etici del transumanesimo”), anch’esso inedito, ricostruisco i capisaldi morali e filosofici su cui si fonda questo approccio alle tecnologie, facendo riferimento soprattutto ai documenti ufficiali della World Transhumanist Association, recentemente ridenominata Humanity Plus – la più grande associazione transumanista mondiale. Nel quarto capitolo (“Le tecnologie convergenti e l’orizzonte postumano”) discuto alcuni dettagli tecnoscientifici del transumanesimo, ovvero come funzionano o potrebbero funzionare la rigenerazione cellulare, gli impianti cibernetici sottopelle, le mutazioni genetiche controllate, gli ibridi macchina-animale e uomo-macchina, la sospensione crionica, il mind uploading, la nanotecnologia, le superintelligenze artificiali, i robosapiens, e tutte le fantastiche invenzioni cui fanno riferimento i teorici del transumanesimo. Infine, il quinto capitolo della prima parte (“La scienza pura e l’orizzonte postumano”) è apparso inizialmente in Ulisse Biblioteca, poi come paragrafo del mio libro Etica della scienza pura e, infine, in inglese, nel Journal of Evolution and Technology. Come indica il titolo, l’indagine è centrata sui rapporti fra transumanesimo e scienza intesa come sapere teorico, ossia come sforzo di conoscere il mondo, al di là delle possibili applicazioni pratiche della conoscenza.
R. Guerra- Nella seconda parte, invece, ho visto che ci parla dei nemici del transumanesimo. Un nemico trasversale, dal punto di vista ideologico, non meno del transumanesimo stesso…
R. Campa: La seconda parte del libro porta per titolo Il transumanesimo e i suoi nemici – ovvio e forse abusato ricalco de La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper, ma sempre piuttosto incisivo. Questa parte raccoglie appunto le analisi degli attacchi al transumanesimo, verbali e non verbali. Le critiche al progetto transumanista non sono infatti mancate. Critiche aspre, dure. E non poteva essere altrimenti, data la radicalità di questo pensiero. Ma chi ha paura del transumanesimo? Alcuni lo avversano perché lo ritengono credibile e pericoloso, altri perché lo reputano implausibile. Alcuni lo chiamano per nome, altri no. Alcuni si limitano alla critica intellettuale, altri passano alle vie di fatto, assumendo atteggiamenti violenti e intimidatori. Si inizia, nel capitolo sesto (“Il caso Unabomber”), con la ricostruzione delle idee e delle azioni dell’ecoterrorista Ted Kaczynski, non tanto perché si vogliano mettere in cattiva compagnia i critici del transumanesimo, ma perché, come poi si vedrà, molte delle critiche che verranno elaborate successivamente sono già presenti nel manifesto di questo folle e lucido nemico del progresso. Il manifesto di Kaczynski – La società industriale e il suo futuro – è un documento che esemplifica la critica di tipo ecologista e primitivista, anche se chi la elabora è un ex matematico brillante, ovvero un ex figlio della società industriale, sedotto sulla via di Damasco dall’idea del ritorno alla natura. Il capitolo settimo (“L’allarme di Bill Joy”) è significativo perché analizza le critiche di uno scienziato impegnato sul fronte più avanzato dell’Intelligenza Artificiale, che inizia a nutrire dubbi sull’opportunità del proprio lavoro e propone un bando o una moratoria di certe tecnologie GNR (genetica, nanotecnologia, robotica) che reputa pericolose. Si tratta dunque di una critica dall’interno. Il capitolo ottavo (“Il j’accuse di Francis Fukuyama e l’offensiva dei bioconservatori”) affronta invece la critica forse più nota al transumanesimo, proveniente da un umanista laico di orientamento conservatore. Non si tratta dunque né di un ecologista radicale, né di uno scienziato pentito, né di un integralista religioso. Tuttavia, egli ritiene abominevole l’idea di modificare consapevolmente la natura umana, perché teme che questo possa mettere in crisi l’idea di uguaglianza, la libertà individuale, la democrazia. Si tratta dunque di un attacco di matrice politica che apre la porta ad analoghe critiche di ideologi similmente orientati, come Giuliano Ferrara e Marcello Veneziani. Nel capitolo si fa infatti riferimento anche alle numerose invettive provenienti da esponenti del centrodestra italiano, prodotte sulla scia dell’articolo di Fukuyama o in relazione al referendum sulla procreazione assistita. Il capitolo nono (“L’anatema della Chiesa cattolica”) concentra invece l’attenzione sulle dure critiche provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche e dai giornali legati alla Chiesa, come Avvenire e L’Osservatore Romano. Sono gli attacchi più documentati e persistenti, segno che rispondono ad una precisa strategia e sono affidati a prelati ed intellettuali di spicco della cultura cattolica. Infine il capitolo decimo (“Le speranze minime di Paolo Rossi”) rappresenta una ricostruzione delle critiche al transumanesimo elaborate dal filosofo e storico Paolo Rossi nel suo recente libro Speranze. In questo caso abbiamo una critica proveniente da un sostenitore del progresso tecnico e scientifico, nonché accademico di fama. Dunque, si tratta di una posizione particolarmente importante e significativa, alla quale abbiamo ritenuto opportuno rispondere punto per punto, giacché ci pare fondata su alcuni fraintendimenti.
R. Guerra: Nella parte terza, mi pare, lei si spoglia con più evidenza dagli abiti del ricercatore analitico e descrittivo, per indossare quelli dell’intellettuale ideologicamente orientato, del guru, dello sciamano – categoria in cui l’ha messa Paolo Rossi. Lo dice il titolo stesso: Apologia del transumanesimo.
R. Campa: Nella parte terza ho in effetti riunito tre saggi dal sapore più “pamphlettistico” che possono ben fungere da risposta a molte delle critiche precedenti. Spesso i transumanisti rispondono alle critiche mostrando che ciò che accade non è nulla di nuovo sotto il sole. Sostengono che il transumanesimo è semplicemente una continuazione dell’umanesimo e, dunque, del processo di civilizzazione. Ciò sarebbe confermato dallo studio dei trend, delle tendenze, per esempio sull’allungamento della vita media, sulla graduale minore incidenza delle malattie, sul perfezionamento delle macchine, sulla crescita della conoscenza scientifica e del numero dei brevetti tecnologici, sullo sviluppo dell’industria, sull’addomesticamento delle altre forme di vita. Questo tipo di argomento è in buona parte corretto, ma non del tutto soddisfacente, perché nulla assicura la stabilità dei trend in futuro. In altre parole, è necessario un impegno concreto delle persone empiricamente esistenti, affinché il futuro sia effettivamente quello che si sogna e non un incubo. Questi saggi si inquadrano proprio nella prospettiva dell’impegno. Il capitolo undicesimo (“In difesa del transumanesimo”) è un “documento storico”, perché da esso sono state tratte due pubblicazioni piuttosto importanti per il movimento transumanista: la prima intervista in risposta a Fukuyama apparsa sulla stampa italiana (su Libero del 18 febbraio 2005) e il testo del documentario Nascita del superuomo, girato da RAI 3 e trasmesso il 15 novembre 2006. Il capitolo dodicesimo (“Manifesto dei transumanisti italiani”) rappresenta un tentativo di sintesi ideologica tra i diversi modi di intendere il transumanesimo. Si tratta di un documento culturale e politico che testimonia la volontà di andare oltre la destra e la sinistra tradizionali, oltre i miti dell’Ottocento e del Novecento – lo Stato, il mercato, la razza – per mettere al centro del discorso l’evoluzione autodiretta e salvando del passato solo ciò che può essere funzionale a questo progetto. Si tratta di uno scritto che approfondisce gli aspetti politici, religiosi ed epistemologici del transumanesimo, e ambisce a smontare uno ad uno i tanti pregiudizi degli avversari. L’ultimo capitolo, il tredicesimo (“La nostra bioetica e la loro”), è invece una risposta puntuale agli attacchi provenienti dalle gerarchie vaticane e alle critiche di tipo religioso, anche quando sono formulate da laici come Giuliano Ferrara. Si fa riferimento a diversi temi bioetici riguardanti la durata ottimale della vita, dall’eutanasia alle terapie di ringiovanimento, mettendo in luce ragioni non sempre esplicitate che stanno dietro le diverse posizioni. Lo stesso titolo è indicativo di una posizione relativistica, che non assume ingenuamente o arrogantemente l’esistenza di una sola bioetica.
R. Guerra: Per concludere, vorrei farle una domanda sul movimento italiano. Che rapporto c’è fra transumanisti ed estropici?
R. Campa: Gli estropici sono una componente importante del movimento transumanista. Volendo semplificare sono i liberisti, gli alfieri del libero mercato. Pur non essendo questa la mia personale visione – dato che considero il libero mercato un eccellente mezzo di crescita della società, ma giammai un fine o un moloch a cui debbano essere sacrificati tutti gli altri valori, a partire dalla cultura – accolgo a braccia aperte chiunque sposi la causa transumanista. Estropici inclusi. Tanto è vero che nel comitato scientifico di Divenire, la rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano che curo per la Sestante Edizioni, è presente anche Natasha Vita-More, fondatrice del movimento estropico internazionale, insieme a Max More. Una componente liberista è anche presente nell’Associazione Italiana Transumanisti e convive piuttosto pacificamente con quella socialista o etno-identitaria.
R. Guerra: Ma in qualche blog si legge anche di polemiche tra le varie componenti del movimento transumanista…
R. Campa: Fa parte della normale dialettica tra diversi orientamenti. Può sempre capitare che nasca un attrito di natura politica tra un estropico e un futurista, o fra un tecnoprogressista e un sovrumanista. Succede nelle migliori famiglie. Ma io non enfatizzerei troppo queste polemiche. Bisogna sempre ricordare che l’avversario è fuori dal movimento. L’avversario è il bioconservatore, il tecnofobo, il luddista, di qualunque colore politico. E bisogna anche ricordare che il transumanesimo non è un movimento politico, ma un movimento culturale trasversale. Dopo tutto, il singolo membro può portare avanti il proprio impegno politico in altri ambienti, per esempio nei partiti. L’AIT è un’associazione la cui missione è la promozione delle nuove tecnologie e dell’evoluzione autodiretta. Come tale, è aperta a tutti gli interessati. Non facciamo l’esame del sangue a chi entra, purché rispetti le regole dello Statuto e si riconosca nei Princìpi. Nel nostro sito (www.transumanisti.it) abbiamo messo nero su bianco che l’associazione è nata dall’incontro di «intellettuali e militanti influenzati dalle idee dell’umanesimo, dell’illuminismo, del positivismo, del neopositivismo, del razionalismo critico, del superomismo nietzscheano, del marxismo trotzkista, del futurismo italiano e russo, dell’estropianesimo, della futurologia e della letteratura fantascientifica». Inoltre, per quanto riguarda ciò che ripudiamo, abbiamo precisato che «comune è il rifiuto del razzismo, del bigottismo, della superstizione, dell’integralismo e del fanatismo religioso, dell’ignoranza volontaria, delle discriminazioni sessuali, del culto della tradizione, del passatismo, della tecnofobia, e di ogni atteggiamento antiscientifico comunque motivato». Ora, se aderisce qualcuno che non si riconosce in questo quadro, la questione è materia per il suo psicanalista, non per noi. Direi che lo stesso consiglio va esteso a coloro che ci attribuiscono fini o orientamenti diversi da quelli che abbiamo esplicitato.
R. Guerra: Però è difficile fare lavorare insieme persone con idee politiche diverse.
R. Campa. È difficile, ma non impossibile. Soprattutto se si ha un obiettivo comune. Dopotutto, Churchill, Roosevelt e Stalin erano seduti allo stesso tavolo. Nella stessa Chiesa cattolica ci sono persone di tutti gli orientamenti, ci sono fascisti e comunisti, democratici e liberali, bianchi e neri, leghisti ed extra-comunitari, ecc. Non vedo perché se ci riescono loro a tenere tutti insieme, non possiamo riuscirci noi. Ovviamente, per riuscirci, bisogna darsi delle rigorose regole comportamentali, di etichetta. Nella nostra associazione, per esempio, pretendiamo dal militante una certa gentilezza nei modi, un comportamento per così dire “aristocratico”. Come insegnava Nietzsche, l’aristocratico «a un discorso provocatorio, risponde con contegno e con spirituale chiarezza, non come atterrito, schiacciato confuso, pieno di vergogna, alla maniera del plebeo». E i risultati si vedono. A confronto di quello che accade nei partiti politici, dove davvero volano gli stracci, siamo ancora relativamente dei signori. Il mio invito resta sempre lo stesso: uniamo le forze per realizzare qualcosa in positivo. Dobbiamo produrre ricerche, libri, riviste, siti internet, videoclip, conferenze, raduni, seminari. Le liti lasciamole ai politici di professione. Sono cose umane. Troppo umane.
GRAZIANO CECCHINI ROSSOTREVI INTERVIEW
19 ottobre 2007: due anni fa Graziano Cecchini rilanciò il futurismo con una performance storica; la celebre Fontana Rossa di Trevi. Rosso Trevi… dapprima fu etichettato come vandalo ad esempio da Rutelli, poi, alla luce, dell’ecovernice usata- studiata per mesi- nell’operazione (nessun danno alla Fontana) rilanciato dagli stessi Toscani e Sgarbi, tutt’oggi assessore a Salemi con quest’ultimo.
D- La Fontana Rossa, due anni dopo:
R- E’ ancora una grande evento, se ne parla ancora, nonostante oggi, era elettronica, 1 anno equivalga a 10; ogni anno ad esempio aumenta del 30% circa la pubblicazione di ricerche scientifiche… Festeggerò questo non anniversario ma compleanno… della Fontana Rossa e del nuovo futurismo…. con una piccola grande sorpresa: due anni fa fu una protesta contro la giunta Veltroni e l’immobilismo politico-culturale romano. Ora la dedica è per Alemanno. Nulla di nuovo sotto il Sole Romano, altro che libero e giocondo… I giovani a Roma sono costretti ad una esistenza virtuale, praticamente non esistono. La cultura è tornata nelle catacombe! Roma è soltanto una capitale abitata da fantasmi di Pietra!” ROSSO TREVI
D- L’Informazione in Italia, oggi:
R- Recentemente han fatto, come noto una grande manifestazione per la libera stampa e la libera informazione. Ma è un bluff, un simulacro. Libera ..da che cosa? Un gatto che si morde la coda- Le persone libere non hanno bisogno di gridare e urlare… Il controllo dei Media è assoluto, ma in forme meno primordiali di quanto dicano giornalisti di sinistra e anche di destra cosiddette… Libertà di stampa e d’informazione da Berlusconi, per sostituirlo con un altro big Brother? In realtà, i quotidiani sono sottomenu del potere editoriale e quest’ultimo delle Banche, in Italia comandano le Banche…. Il vero Regime esoterico e segreto (ma alla luce del Sole!). In realtà quando si è liberi di urlare e gridare in televisione o in piazza per la libertà di parola, stampa, informazione è anche un controsenso evidente…. In profondità il conflitto è individuale.. tra l’Imbecillità e la Creatività. GRAZIANO CECCHINI
D- L’anno del centenario futurista volge al termine, i risultati?
R- Molte celebrazioni istituzionali o accademiche doverose, appunto celebrazioni, anche positive se si vuole, ma tutte anche ovattate, per edulcorare il senso tutt’oggi rivoluzionario del futurismo; centenari tipo bricolage, o puzzle dell’ultimo saldo…. Il buon Bondi (e non il peggiore, meglio lui di Bonito Oliva) che raccoglie il centenario francese del Centre Pompidou, lo importa a Roma all’ultimo minuto, perché Veltroni si era dimenticato! E così via.
Appunto per congelare la persistente vitalità del futurismo e di Marinetti. Vitalità contemporanea come, invece, abbiamo dimostrato io e gli amici futuristi di Ferrara nel compleanno del futurismo più riuscito: tutti lì a Ferrara, nonostante l’omertà incredibile delle stesse istituzioni ferraresi (e noi l’abbiam portato su Rai Due nello speciale più importante sul centenario trasmesso alla vigilia, promossi soltanto da Ferrara Video&Arte, Estense com, i nostri blog o la Rete). Oltre 30 neofuturisti del XXI secolo, artisti e scienziati. Non a caso i futuristi transumanisti di Riccardo Campa e Stefano Vaj e altri hanno poi codificato l’evento e il futurismo attuale con il bel volume Divenire 3 Futurismo, con anche i manifesti di Ferrara, mio, di Guerra e Brugnoli. A Ferrara abbiamo riformattato il futurismo storico. Oppure anche altri compleanni (come ben scritto da un altro neofuturista, Ganzaroli) e non celebrazioni son state fatte a Catanzaro, Bergamo- i Connettivisti- e pure a Cagliari dai giovani Netfuturisti del web, ancora, a Roma e Lecce dal gruppo di Antonio Fiore e Luigi Tallarico (del giro eroico post1944 fino agli anni novanta di Futurismo Oggi e Enzo Benedetto, quando i futuristi erano azzerati per stupidi motivi ideologici).
Come ho scritto nel manifesto 2009… dalla Velocità delle automobili e degli aeroplani all’algebra e la velocità della luce dei gigabyte, ecco il futurismo del duemila e dell’era di Internet. ROSSO TREVI
D- Le tue note battaglie per il Tibet e i Karen in Birmania, trasmesse anche –dal fronte birmano- da radio radicale, ma poche notizie dai media nazionali e non solo, che sta succedendo?
R-Guerre e genocidi e collaborazionismi occidentali continuano, media inclusi: è come a Norimberga, quando una domanda cruciale era? I tedeschi non sapevano nulla? Gli Alleati idem? In un mondo globalizzato non da una comunità mondiale evoluta ma dalle multinazionali e dalle Banche che hanno spalancato (Europa compresa) il mondo magari alla Cina postcomunista, tutti sanno che tale credito internazionale significa violare tutte le norme umanitarie e commerciali. Favorire i genocidi del popolo cinese e tibetano. Oppure, per vie simili in Birmania con i Karen. E’come anche con i Gulag: la realpolitik rimuove consapevolmente i fatti…. Contrariamente a come sognavamo noi futuristi gli umani son diventati automi e numeri della matrice finanziaria mondiale… GRAZIANO CECCHINI
D-Il futurologo Roberto Vacca ha immaginato due scenari futuribili alternativi: Medioevo o Rinascimento, prossimo venturo?
R- Purtroppo, anche per quanto sopra, persino il Medioevo sarebbe già scenario ottimista: temo ancor più indietro, oltre Aristotele, oltre Platone (anzi, magari, qua!): politicanti ed economisti dovrebbero invece rivedere 100 volte 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, genio futurista! L’ouverture con l’homo neppure erectus che lancia in cielo un osso di mammut o simile… Questo è il probabile futuro…. Come sempre l’unica speranza sono i giovani, magari alla luce di Internet, futurismo non stop!: morte le ideologie soltanto nuovi slanci vitali, l’ideale del sopra-vivere e non del pur comprensibile sopravvivere (magari pianificano tutto a 20 anni, lavoro pensione e tomba a rate già prenotata).
Il futurismo scientifico offre le Macchine e le Idee per una nuova Igiene del Mondo aggiornata…. Purtroppo lo stato delle cose e lo status quo, ora, sono altri; un poco come l’autore che ha affermato in un libro… frase straordinaria e agghiacciante: “meglio godersi la guerra: la pace è molto + dura!” Ma chissà: magari, altre guerre puramente virtuali, voglio dire certa moda giovane di certi video games, in tal senso, indicano una speranza, un altro futuro, un vero futurismo sociale. ROSSO TREVI
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Zairo Ferrante, 26 anni, scrittore, salernitano, è il fondatore del Gruppo Dinanimista, netclassico esempio delle potenzialità del web, anche per certa nuova letteratura sperimentale italiana: ricercatore del LLF, Laboratorio futurista letterario in sinergia con l’AIT, la nuova futurologi italiana e europea di Riccardo Campa, Stefano Vaj, Giulio Prisco e altri.
D Poesia e Narrativa, dopo il web:
R spesso sento dire che il web ha ucciso la Poesia e la Narrativa, secondo me non c’è nulla di più falso, sicuramente il web ha modificato il modo di “fare letteratura” semmai creando qualche problema alle case editrici, (tra l’altro non sempre interessate a fare cultura) , ma rendendo indubbiamente più popolare ed accessibile sia l’arte dello scrivere sia quella della lettura e questa non è cosa da sottovalutare. Inoltre quest’ultimo punto è uno degli obbiettivi che il DinAnimismo si prefigge, perciò in un certo senso devo ringraziare il web.
Poi, per avere un’idea della grande rivoluzione letteraria post-web, basta pensare ai centinai di blog, ai social network, agli e-book gratuiti, ai siti di scrittori noti e meno noti (che in alcuni casi nascondono dei veri e propri capolavori poetico-letterari) ed alla videopoesia che ha letteralmente liberato la scrittura, rendendola fruibile da tutti, anche dai meno appassionati .
D- Le avanguardie storiche oggi:
R- Le avanguardie storiche oggi sono un esempio, o meglio un punto di partenza per quelle presenti e future. Le ritengo delle piattaforme di lancio da cui far decollare nuove idee e nuove sperimentazioni. Inoltre credo che possano essere anche d’esempio e far capire i possibili errori da evitare. Mi piace vedere l’arte come un continuum di idee in cui ognuna si collega, o per la legge degli opposti o per le legge dei simili, alla precedente ed alla successiva. Ad esempio il futurismo paradigma delle avanguardie mondiali molto deve al romanticismo pur essendo, nella forma, uno l’opposto dell’altro.
D- Dinanimismo e futurismo
R- Come spesso ripeto il Dinanimismo deve molto al futurismo, anche se per certi aspetti sono uno l’inverso dell’altro. Infatti mentre il futurismo aveva l’obbiettivo di accompagnare un uomo ricco di anima nel futuro e quindi nello sviluppo tecnologico il dinanimismo si prefigge lo scopo inverso e cioè quello di accompagnare un uomo ricco di tecnologia, tra l’altro inarrestabile, alla scoperta della propria anima tramite l’opera poetica ed artistica in generale che, come quella futurista, deve essere forte, semplice, immediata e vicina alla gente.
Ecco che in tal senso va benissimo collocare il dinanimismo tra le avanguardie neo o post-futurista.
D-Dinanimismo e transumanesimo
R- Il dinanimismo non è transumanesimo anche per il carattere poetico-artistico del primo e quello prettamente scientifico del secondo. Ma certamente vanno nella stessa direzione. Entrambi si prefiggono di supportare e preparare l’uomo al possibilissimo futuro trans e postumano.
Con la differenza che i dinanimisti cercano di sensibilizzare e preparare le anime tramite azioni artistiche, mentre i transumanisti si prefiggono di preparare le menti tramite le previsioni e la divulgazione scientifica. Ecco che su determinati argomenti, come appunto il futuro transumano ed il suo impatto sull’uomo, le due avanguardie possono stabilire delle fruttuose sinergie ed ecco anche perché la parola dinanimista è diventata, insieme ad altre parole nuove come robotismo, materia di ricerca del Laboratorio di letteratura Futurista (LLF) curato dall’Associazione Italiana Transumanisti (AIT).
D- L’anima nell’era di Internet
R- L’Anima continua ad esistere anche nell’era di internet, si estrinseca con il fare come sostiene lo psicologo Junghiano James Hillman. Addirittura Fabio Marchetti ingegnere, inventore e scrittore ha cercato di spiegare l’esistenza dell’Anima tramite una rivisitazione filosofico scientifica della fisica tradizionale (ndr. Libro “La fisica dell’anima”) .
A mio avviso il problema reale è che le Anime, a causa della cattiva gestione dei tantissimi input esterni che bombardano l’uomo moderno portandolo a non porsi più domande, si sono un pochino assopite. Ecco che occorrono stimoli per risvegliarle e tra questi proprio la poesia, l’arte figurativa in generale e la musica possono svolgere un ruolo importantissimo e rimetterle in movimento, creando appunto un DinAnimismo.
D-Dinanimismo: obbiettivi futuri
R- Molti sono gli obbiettivi futuri del DinAnimismo, innanzitutto continuare la sua divulgazione poetico-letteraria iniziata da qualche tempo tramite i blog ufficiali ed i social-network (tipo Face-book) dove hanno già collaborato in modo del tutto libero diversi artisti provenienti da tutta Italia Inoltre le sinergie tra quadri e versi, possibili anche grazie ai quadri di noti pittori.... quindi certamente il dinanimismo continuerà anche in questa direzione, cercando sempre nuove collaborazioni. Senza dimenticare la produzione di nuovi eBook di nuovi autori, oltre all’ e-book “dinanimismo” pubblicato gratuitamente nel 2009, sempre per Futurist Editions
Maurizio Ganzaroli, scrittore (emiliano) di fantascienza , artista multimediale,curatore della webzine Sands From Mars, ricercatore nazionale del LLLF (Laboratorio Letteratura Futurista) con l’avanguardia Transumanista, ha appena edito on line Ombre di Metallo, eBook dedicato a certo overgrund cosiddetto Gothic, Metal, Dark, Technonoir.
Interviste ai vari Waywarson, Dhyamara, Christian Ranier, Visioni Gotiche, Midnight Syndacate,Dave Sixx : rapide, disincantate, molto comunicative, scevre dai tecnicismi di certa ben nota funerea e cerebralista criptica d’arte.
Overground che viene anche da certa antitradizione squisitamente europea( e ne sono consapevoli) persino postromantica, dal fantagotico di Mary Shelley, Polidori, fino a scapigliati e decadenti, tra Tarchetti, Rimbaud, generazioni e protoavanguardie che hanno innestato i virus della modernità e della superscienza.
Fino, poi, a parte certa letteratura ( e poi cinema) del novecento, al rifiorire nella pop cultura contemporanea della musica dark, magari fatta con elettricità ed elettronica, Black Sabbath, Joy Division dell’ultimo maledetto genialoide (Jan Curtis), gli stessi Doors… Stranglers. (E citiamo…da Frankenstein a Dario Argento, solo uno dei possibili e infinti link della Gothic Kultur).
Fino all’ultima wave musicale, appunto, memorizzata da Ganzaroli in “Ombre di Metallo” e amplificata in questa intervista, fatta a mezzanotte, sotto la luna piena…
D. Ganzaroli: tra neofuturismo, fantascienza e che altro?
R. dark,musica, arte, pittura e qualsiasi cosa sia espressione artistica, che è la forma più pura di rappresentare la propria anima.
D- Ombre di Metallo, prima puntata, da dove l’Idea?
R. l’idea viene dalle molte interviste che con la webzine sands from mars, ho fatto a vari artisti anche molto interessanti, come quelli citati in questo primo e-book, e soprattutto la passione di far conoscere, scoprire ed apprezzare i nuovi artisti!
D- Gotico-Metal-Dark, come meglio ti defineresti? una breve cronistoria?
R. non mi piace definirmi con un termine solo, ma di volta in volta nel mio cammino di conoscenza e ricerca spirituale, mi esprimo nel modo artistico che più mi si addice al momento, senza trascurare nulla.
D- Il sound cosiddetto Noir o Dark, viene dalla grande antitradizione decadente letteraria, oppure?
R. il genere letterario noir, è un’evoluzione del giallo classico, che con tinte più forti sottolinea tratti che devono indirizzare precise emozioni a chi li legge; il dark invece (come viene chiamato in Italia) o genere gotico, come viene chiamato negli altri paesi, è quel genere di musica, poesia e filosofia che nasce dai grandi romanzi gotici, ma che ricerca in se stesso e nella società un posto per le emozioni intense, difficili e a volte molto complicate, che si esprimono nella musica e non solo.
D- Alcuni parlano di neofuturismo gotico, in senso anche lato, “Verso il futuro da certo Antico”:
R. beh, sicuramente il senso deve essere lato per forza, perché le due correnti altrimenti rischierebbero di darsi i pugni l’una con l’altra, ma in definitiva, entrambe hanno basi storiche, ma sono proiettate verso un futuro migliore, almeno dal punto di vista artistico, se non proprio umano!
D- Alcuni, con un uso improprio della parola,definiscono il futurismo, come un espressione artistica morta con la disfatta del fascismo, cosa ne pensi?
R. penso, che non solo non mi schiero in nessun modo a favore o contro di qualunque corrente politica, quello odierno è il “NEO”futurismo, quindi una corrente nuova che si evolve di continuo, prendendo spunto, ma solo come trampolino di lancio, verso nuove sfide e scoperte nel campo dell’arte, della cultura e perchè no, anche della vita, basti pensare ai transumanisti, che vedono in questa corrente, la possibilità un giorno, che tra macchina e uomo, non ci sia più una vera distanza, ma una fusione, tra le due parti, per un miglior benessere.
D- Giorgetti: dopo anni di laboratorio web, un 2009 tour per Netfuturismo:
R (Giorgetti-Netfuturismo) Nonostante tutto, il 2009 è stato un anno di attesa. Con il clamore modaiolo del centenario del futurismo storico, è troppo facile finire scambiati erroneamente per un movimento nostalgico passatista. Certo tanta gente si è ‘voltata’ per guardare agli aspetti estetici del futurismo e poco più in là c’eravamo anche noi. La visibilità è aumentata, ma ad un prezzo: è più faticoso distinguere tra chi si interessa a te per una botta e via, e chi invece ha veramente il cuore e il cervello per capire cosa dovrebbe essere il futurismo nel terzo millennio. Ci siamo fatti vedere di più. Abbiamo fatto tante partecipazioni, tra mostre, eventi e iniziative. Qualcuno in più ci conosce. Poco importa. La festa è finita, tempo di pulire per terra le cartacce e cominciare davvero una vera e propria campagna d’arte d’oltravanguardia. Il vero nostro lavoro comincerà nel 2011, un’anno dopo la fine delle feste da ballo dei modaioli nostalgici.
D-Tu sei forse il performer principale del movimento
R(Giorgetti-Netfuturismo) Il movimento è unito dalle idee e dall’amicizia. Siamo tutte persone profondamente diverse sia come provenienza territoriale che come competenze e… sì, io sono quello più addentro alle arti performative in senso classico. Ma una delle bellezze dello spirito netfuturista è la sete di conoscenza, così, mentre io imparo dagli altri, gli altri imparano da me. Forse il mio marchio più profondo non è tanto la passione per le arti estemporanee dal vivo, quanto la passione per la burla. In questo senso sono un ’seguace’ di Palazzeschi. Raccolgo le sue visionarie idee del mondo e cerco di renderle realtà, non solo nel movimento, o nelle performance, ma soprattutto nella vita. Una realtà… riveduta e riadattata cento anni dopo, con le nuove conoscenze, con le nuove tecnologie e con la nuova coscienza netfuturista.
D- Il pubblico e i critici sono pronti alla nuova rivoluzione futurista?
R(Giorgetti-Netfuturismo) Una battuta? Se lo fossero, non saremmo un’avanguardia! In realtà con l’espressione ‘avanguardia di massa’ che vorremmo ci descrivesse, cerchiamo di fare in modo che le nostre intuizioni siano facilmente comprensibili a tutti e, credimi, è stato molto più facile costruire un pensiero coerente, metterlo alla prova e trasformarlo in realtà, che renderlo comprensibile al pubblico (che brutta parola!) e ai critici (che orrenda parola!). Se cent’anni fa la rivoluzione era tutta nella innovazione tecnologica e nella nuova coscienza che ne scaturiva, oggigiorno la vera rivoluzione è nella comunicazione. Padroneggiare le nuove possibilità comunicative è difficile, impegnativo, ma dipende tutto da noi stessi. Parlare con gli altri richiede un requisito fondamentale: che gli altri siano disponibili ad ascoltarti, e questo non dipende affatto da te! E’ la sfida più grande. Una sfida che siamo pronti a vincere.
D- La video arte netfuturista
R(Giorgetti-Netfuturismo) E’ un percorso che abbiamo appena cominciato, anche se è un media che non ci interessa più di tanto. Da un lato è un ottimo veicolo di comunicazione, poiché unisce la forza delle immagini in movimento all’audio e soprattutto è un media che la gente conosce, ma dall’altro lato contiene ancora il limite delle forme d’arte a fruizione passiva. Come è ben noto, il netfuturismo predilige le forme artistiche partecipate (oltrarte) e inquadrate nella vita (arte.vita). Quindi: bene per la possibilità di veicolare messaggi, ma pensiamo all’oltrarte.vita.
Il video ‘la realtà è gettaedrica’ è, in effetti, solo una sorta di spot di un aspetto fondamentale del netfuturismo: la retarchia. Se ne potranno fare altri, certo, ma la vera ricerca di oltravanguardia va in tutt’altre direzioni.
http://scrittidigetto.blogspot.com/
D- The Scientist 2009: V-Art anno 3 quali le news rispetto alle scorse edizioni? Dove va l'arte elettronica ferrarese contemporanea?
R – Nella prima edizione bisogna sottolineare l’importante attività collettiva di Andrea Forlani, di Roberto Futur Guerra e di Filippo Landini, che diedero risultati videoartistici in varie accezioni. Affianco ai quali si diede risalto alla grafica digitale di Sebastiano Xeba Zuccatelli e alla sarcastica narratività di Alberto Gigante. Nella seconda edizione, notevole fu l’entrata in campo di Giacomo Verdoia in vari lavori e l’ottimo documentario di Cristina Mazza su Alberto Grifi, pioniere della video arte italiana. Nell’edizione del 2009 invece nuove risorse e innovativi linguaggi saranno proposti dalle opere di Erika Bassi, del patafisico Lapin e del già famoso Graziano Rosso Trevi Cecchini. Si procede bene e speriamo che a Ferrara qualcuno continui con l’estetica critica e con la guerriglia linguistica, un po’ di irriverente tecno teppa.
D-Rispetto alla video art contemporanea quella ferrarese in che contesto la collochi?
R – Penso che la video arte della sezione V-ART, quella ferrarese appunto, a parte qualche eccezione, cerchi il proprio risultato estetico-comunicativo senza indugiare troppo sulla speculazione intellettiva bensì con messaggi diretti e attuali rispetto alla vita cittadina.
Penso la si possa definire una scena di cronaca dell’arte.
D- Panoramica sulla video art contemporanea italiana e differenza rispetto al secolo scorso pionieristico.
R –La video arte è l’arte visuale fatta con dispositivi elettronici. Nel secolo scorso ottimi risultati furono i documentari di critica sociale e politica e le sperimentazioni visuali di Alberto Grifi. Purtroppo c’è il rischio che in questo impasse culturale odierno, passi più la video arte estetico-concettuale ereditata da Plessi e non quella che concepisca la telecamera come una molotov.
D.-Ferrara città d'arte.... mito o realtà in divenire?
R – Ferrara città come tante, con il Duomo come a Modena e il Castello come a Mantova, i suoi scrittori, i suoi pittori, i suoi musicisti, alcuni eccelsi e molti pessimi. Una città con i suoi indefessi e assuefatti elettori che votano una noiosissima e inutile sinistra e una destra da bagaglino di cerebro lesi. Città mediocre come tante.
D- Il futuro dell'arte elettronica....
R - Sempre più intangibile ma visibile, meno materia e più idee, almeno spero, ossia meno inquinante e più stimolante per i neuroni e gli ormoni.
D-La video arte è terreno di convergenze linguistiche. Quali lacune si posso evincere storicamente....
R - Troppo spesso la video arte s’è avvicinata al design e all’arte concettuale, tralasciando la forza dell’immediatezza sincretica visual-sonica, cioè della realtà combustibile e dell’oggetto contundente. Quindi auspico più guerriglia nell’arte, un po’ più di creativa distruzione nei confronti delle miriadi di inutilità pseudo artistiche che però spesso portano tanti soldini ai lecca culo cul-turali.
Da Julian Huxley a Bertrand Russell a Norbert Wiener a Jacques Monod, Karl Popper, Marvin Minsky (e i più grandi scienziati del Novecento/Duemila): la scienza come filosofia e viceversa è il linguaggio più radicale e rivoluzionario, energia nucleare e solare dell’evoluzione concreta della specie umana. All’ alba dei tempi postumani, quando la scienza non è più soltanto mera tecnologia e-o Intelligenza, ma ormai lo stomaco e il cuore dell’Uomo contemporaneo, contro certo neo-oscurantismo la parola scientifica, nelle sue frontiere più avanzate, appare ancora più potente e radicale, rispetto alla crisi non solo dell’economia in fase di riformatizzazione postinformatica e postecologica, ma anche dell’arte alla ricerca di nuovi paradigmi del XXI secolo. Di seguito questa significativa intervista al Dottor Giulio Prisco, fisico e informatico, di fama internazionale, tra i leaders del cosiddetto movimento transumanista contemporaneo, la futurologia scientifica del nostro tempo.
D- Il transumanesimo come umanesimo scientifico?
R-(GIULIO PRISCO) “Umanesimo, nel senso che le persone sono più importanti delle idee astratte. Se qualcosa può migliorare la vita di qualcuno senza peggiorare la vita di altri, allora è qualcosa di buono, e non ci sono obiezioni filosofiche o “etiche” (non ho mai capito che significa questa parola) che tengano. Scientifico, perchè i transumanisti si occupano principalmente della possibilità migliorare la vita attraverso la tecnologia avanzata. Gli occhiali sono una tecnologia transumanista, che ha migliorato la vita di miliardi di persone permettendo loro di continuare ad avere decine di anni di vita interessante e produttiva anche dopo la riduzione della vista “naturale”. Come? Che a Dio non fa piacere? Ha detto che dobbiamo accettare i nostri limiti con umiltà e reverenza, senza cercare di eliminarli? Risposta a Dio: tu pensa alla tua, di vista, che alla nostra ci pensiamo noi.”
Varie tecnologie emergenti permetteranno di cambiare le regole del gioco della vita in modo molto (ma proprio molto) più radicale. Si tratta sempre dello stesso concetto degli occhiali — usare la tecnologia per migliorare la vita — ma con le tecnologie di oggi e di domani: prolungamento della vita, ingegneria genetica, interfacce dirette cervello-computer, impianti cerebrali: fra una ventina d’ anni molti avranno il cellulare impiantato direttamente nel cervello e integrato con i neuroni da una parte e con la rete globale dall’altra, una fusione fra carbonio e silicio che permetterà, fra le altre cose, la comunicazione telepatica istantanea. Più tardi, sarà possibile trasferire l’ intera personalità umana al di fuori del cervello biologico (mind uploading), permettendo a una persona di vivere per un tempo indefinito in un corpo robotico o virtuale.
Questa non è la fantascienza del quarto millennio, ma la tecnologia della seconda metà di questo secolo. Stiamo per assumere il controllo della nostra evoluzione, passando dauna fase puramente Darwiniana e una nuova fase principalmente autodiretta e post-biologica. Finora siamo stati prigionieri dei nostri corpi biologici, ma in futuro voleremo fra le stelle in corpi robotici o come intelligenze pure. E sono convinto che i nostri discendenti avranno vite più piene, interessanti e felici.”
D- L’AIT e HUMANITY +, oggi
R-(GIULIO PRISCO) “Humanity+… che cosa è? Seriamente, ho fatto parte del consiglio direttivo della World Transhumanist Association (ex WTA, ora Humanity+) dagli inizi, essendone anche Direttore Esecutivo nel 2006 e 2007. Mi sono dimesso da tutte le cariche esecutive e direttive, e infine anche dalla stessa organizzazione, in segno di protesta contro le spinte verso il disfattismo, il perbenismo e la correttezza politica. Io sono per il transumanesimo originale, autentico, futurista, avventuroso, rivoluzionario, radicale e politicamente scorretto. Purtroppo molti ex-transumanisti, pur continuando ipocritamente a definirsi come tali, sembrano intenzionati ad abbandonare il vero spirito transumanista per sostituirlo con una versione annacquata, moderata, rinunciataria e, fatalmente, noiosa. Sembrano principalmente interessati ad apparire come “bravi ragazzi” agli occhi delle gerarchie accademiche mainstream. Questo atteggiamento è, naturalmente, perdente, ed è facile vedere come Humanity+ stia rapidamente scivolando verso l’ irrilevanza.
Faccio però i miei migliori auguri all’ amico Ben Goertzel, l’ attuale Direttore e un vero spirito transumanista, e spero che riesca ad invertire la tendenza. A me, il transumanismo moderato interessa poco. Voglio spingere il piede sull’ acceleratore verso l’ immortalità, il mind uploading e la conquista delle stelle come entità post-umane, post-biologiche e potenzialmente immortali. Mi rendo perfettamente conto che, con ogni probabilità, la mia generazione non potrà arrivarci — come dico sopra, vedo il mind-uploading nella seconda metà del secolo. Ma il sapere che io non ci sarò non mi impedisce di rallegrarmi per le generazioni (quella dei nostri nipoti, e forse anche quella dei nostri figli) che ci saranno. La nostra specie sta per imbarcarsi in una meravigliosa avventura cosmica verso le stelle, e vivo queste visioni del futuro con un’ intensità quasi religiosa. A proposito di religione, sono convinto che il transumanesimo, nella sua interpretazione più futurista e radicale, possa offrire una valida alternativa alla religione, e seguo con estremo interesse varie iniziative volte a creare vere e proprie “religioni transumaniste”. Di queste tendenze verso una nuova “spiritualità transumanista” sono uno dei principali esponenti, e naturalmente i miei scritti vengono attaccati da tutte le parti, da destra, da sinistra, da altre dimensioni politicamente ortogonali, dai transumanisti ultra-razionalisti e dai religiosi ultra-bigotti. ”
L’ AIT è fra le organizzazioni transumaniste più attive del mondo intero. Naturalmente ci sono differenze di opinione anche all’ interno dell’ AIT, come in tutte le organizzazioni vive, ma queste non hanno impedito di portare avanti varie attività che hanno reso l’ AIT sempre più nota a livello non solo nazionale, ma anche internazionale. A novembre scorso abbiamo organizzato a Milano il primo workshop dei transumanisti europei, e abbiamo in programma altre iniziative interessanti. Vorrei invitare le lettrici e i lettori interessati, o semplicemente curiosi, ad iscriversi all’ associazione, che ha una forte presenza online centrata sul sito www.transumanisti.it.”
D- La fantascienza come transumanesimo letterario o cinematografico?
R-(GIULIO PRISCO) ” Purtroppo solo letterario, per il momento. Ci sono moltissimi romanzi di fantascienza eccezionali, ma dopo aver visto 2001 nel 1968 non ricordo di aver visto nessun film di fantascienza davvero “grande”.Quello che ci si avvicina di più è “Abre los Ojos” di Amenabar, con Penelope Cruz e Eduardo Noriega, che è stato poi rifatto in inglese come “Vanilla Sky”, con Tom Cruise e la stessa Penelope Cruz. Di Matrix mi sono piaciuti solo i premi 20 minuti del primo, il resto è noiosissimo. Ho paura che a Hollywood continuino a credere che noi consumatori siamo molto più cretini di quello che siamo, e a rovinare bei libri facendone film mediocri per adattarli al grande pubblico. Degli autori classici, i miei preferiti sono Sir Arthur C. Clarke e Olaf Stapledon (mi piace molto anche Lovecraft, ma non sempre si può considerare fantascienza). Dei moderni, Greg Bear, Gregory Benford,Stephen Baxter, Richard Morgan, Alastair Reynolds, Rudy Rucker,Charlie Stross e Greg Egan. Quest’ ultimo è l’ autore transumanista per eccellenza, e ne raccomando la lettura a tutti quelli che vogliono esplorare futuri transumanisti con la guida di personaggi credibili, ai quali è facile affezionarsi. Questo è molto importante per creare empatia verso futuri possibili che sono spesso descritti in modo troppo asettico per fare presa sulle emozioni.
Dai libri di tutti questi autori sarebbe possibile trarre bellissimi film, e continuo a sperare che qualcuno lo faccia. Qualche mese fa ho partecipato, a Woodstock, alla prima del film 2B, prodotto dal genio transessuale e transumanista Martine Rothblatt, che è stato un primo passo verso il cinema di fantascienza maturo ad orientazione transumanista. Non parlerei soltanto di fantascienza come transumanesimo letterario o cinematografico, ma anche di fantascienza come strumento di progettazione della realtà scientifica e sociale e delle future società post-umane. La realtà imita l’ Arte, cercando sempre di correre dietro alle visioni di questa. Sono stati gli scrittori di fantascienza, e non i filosofi e i saggisti, a incendiare l’immaginazione di tanti giovani che poi sono diventati gli scienziati, ingegneri, e manager che hanno trasformato la nostra realtà quotidiana. Gli artisti sono gli architetti del domani, le loro opere sono i piani di progetto, e tutti noi siamo gli ingegneri, i costruttori, i manovali e i muratori a cui spetta il compito di tradurre l’ immaginazione in realtà.
D- La scienza come nuova politica militante? E’ possibile?
R-(GIULIO PRISCO) ” Forse no. La scienza è uno strumento, ma la politica è qualcosa di più fondamentale: la politica è l’ arte di vivere con altri senza spararsi addosso a vicenda in una società che, in qualche modo, permette a tutti di vivere in modo decente. La scienza e la tecnologia porteranno, nei prossimi decenni, a tranformazioni radicali del nostro quotidiano, estensione della vita, sistemi di produzione basati sulla nanotecnologia, intelligenza artificiale, mind uploading e forse a una vera e propria Singolarità. Ma questo non eliminerà i conflitti di interesse e le lotte per l’ accesso alle risorse che sono considerate scarse in un luogo e momento dati. In alcune parti del mondo, la gente si ammazza per l’ acqua. Qui nel mondo occidentale l’ acqua ce l’abbiamo tutti, ma continuiamo ad ammazzarci per altre cose. Il potere. Ci saranno sempre conflitti e lotte per l’ accesso al potere, e la politica è l’ arte di gestire questi conflitti. D’ altra parte, una visione del mondo scientifica può certamente portare un pò più di razionalità nel mondo spesso caotico della politica. Parlerei quindi non di scienza come politica, ma cultura scientifica come antidoto all’ irrazionalità troppo spesso presente nella politica.
D- La società aperta di Popper: utopia o possibilità postdemocratica?
R-(GIULIO PRISCO) ” Se la società aperta di Popper è un’ utopia, è una bella utopia che dobbiamo cercare di realizzare. Chi ha detto che le utopie sono irrealizzabili? Sulla democrazia, mi riconosco in due affermazioni che stanno diventando luoghi comuni, ma che non per questo sono meno vere. La democrazia è la peggiore di tutte le forme di governo… tranne tutte le altre. E anche, la democrazia sono due lupi e un agnello che decidono, con un voto di maggioranza, cosa mangiare per cena. Come Winston Churchill, non vedo in questo momento alternative credibili alla democrazia. Ma penso anche che la democrazia abbia una forte tendenza a diventare una dittatura della maggioranza che spesso, adducendo motivi “etici” o “morali” privi di qualsiasi fondamento pratico, opprime le minoranze per il solo gusto di opprimerle.
È la pratica a dimostrare che una società non funziona senza regole e leggi, ed è giusto che queste regole e leggi siano decise, in un certo modo e in una certa misura, dalla maggioranza. Le limitazioni dell’autonomia personale sono accettabili — ma niente di più. Vanno considerate come un male necessario, e sono accettabili soltanto se, quando e nella misura in cui l’ esercizio dell’ autonomia individuale da parte di alcuni può impedire ad altri di esercitare lo stesso diritto. Questo lo stiamo dicendo da secoli, ma non siamo ancora riusciti a metterlo in pratica a livello politico. Una società aperta deve essere basata su un sano principio di vivi e lascia vivere e non dimenticare mai che, se non ci sono vittime, non ci sono crimini. Quindi, cerchiamo di basare la società e l’ economia su regole sempre più giuste, ma lasciamo in pace i cittadini nella sfera privata. “
D- L’ecologia è un mito oscurantista?
R-(GIULIO PRISCO) ” L’ ecologia in sè certamente no, ma molte esagerazioni fatte in nome dell’ ecologia certamente si. Tornando all’ umanesimo, penso che noi esseri umani, e gli esseri post-umani che diventeremo, siamo molto più importanti del concetto astratto di “natura”. Io mi considero, e scusatemi la mancanza di correttezza politica, più importante di un verme. Se, come pensano i fautori dell’ ecologia profonda, il naturale è bello e l’ artificiale è brutto, allora avere il cancro è bello e curarlo è brutto. Il transumanesimo radicale è profondamente ecologico: prima o poi vivremo nello spazio e in mondi virtuali, e lasceremo la terra ai fiori e alle balene: cosa ci può essere di più ecologico di questo? Per arrivarci, dobbiamo però sviluppare le tecnologie che ci permetteranno di passare a una fase post-umana e post-biologica della nostra esistenza. Quindi è necessario spingere il piede non sul freno,ma sull’ acceleratore dello sviluppo tecnologico.
Naturalmente, finchè restiamo qui è necessario prenderci cura dell’ ambiente affinchè questo possa continuare a sostenere la nostra vita, ed in questo senso appoggio varie politiche e iniziative ecologiche… ma senza dimenticare che siamo più importanti dei vermi. “
D-Giulio Prisco postintellettuale….
R-(GIULIO PRISCO) “Dio mio, postintellettuale, che significherà mai? Certamente mi riconosco in varie definizioni di post-qualcosa. Come transumanista, passo molto tempo a pensare a una nuova fase post-umana e post-biologica dell’ avventura cosmica della nostra specie. E non posso non considerarmi post-moderno nel senso di non credere a nessun tipo di Verità assoluta con la V maiuscola. Penso invece che le verità”morali”, metafisiche, religiose, e perfino in una certa misura le verità scientifiche, non siano altro che verità locali con la v minuscola, prodotti culturali di una data società in un dato momento della sua storia. In questo senso, si che mi considero post-moderno, ma non insisto troppo su questa definizione. Non nascondo che la maggior parte delle cose che mi interessano di più sono cose “intellettuali”.
L’ analisi scientifica e culturale e le visioni cosmiche del transumanismo forte mi interessano certamente molto di più degli ultimi pettegolezzi e del prossimo derby Inter-Milan. Ma sono convinto che le cose veramente importanti si possono anche dire nel linguaggio di tutti i giorni senza troppi paroloni polverosi — se qualcosa sembra priva di significato, spesso è veramente priva di significato. Invece, molti “intellettuali” sparano una logorrea di paroloni sperando che nessuno si accorga della totale assenza di contenuti. Scusa, mi sto contraddicendo: logorrea significa diarrea di parole, e avrei dovuto scrivere questo. La gente è molto, ma molto più intelligente di quanto vorrebbero credere e far credere gli intellettualucci del (lasciamo perdere), ed è perfettamente capace di capire ed intervenire su concetti complessi se ci si prende il disturbo di formularli in modo chiaro e accessibile.Voglio che la cultura scenda dalle torri d’ avorio e venga a parlare con noi nella strada, ed è in questo senso che posso considerarmi post-intellettuale.”
RICCARDO ROVERSI INTERVIEW
Emilia-Romagna: lo scrittore emiliano Riccardo Roversi ha risposto gentilmente ad alcune domande relative al divenire della poesia, la parola e la scrittura in generale nel’era di Internet.
Dibattito attualmente disseminato nella Rete: non solo per il grande utilizzo libero del nuovo medium da parte di molti giovani poeti, scavalcando quindi le normali vie pre-Internet, ma anche per l’nteresse costante di alcuni dei maggiori poeti italiani contemporanei (a partire ad esempio da Pontiggia sia per l’ormai attività on line - non più solo a livello di vetrina e di bonus-link - da parte di alcune delle più importanti riviste letterarie italiane, da “Anterem”, a “Poesia”, a “Argo”…
Roversi è noto in certo ambiente letterario overground: tra minimalismo e postavanguardia è stato uno degli ultimi collaboratori di certa avanguardia “storica” nazionale: l’esperienza del futurismo post1944 di “Futurismo Oggi” e Enzo Benedetto, Francesco Grisi, Luigi Tallarico, Antonio Fiore e altri.
Anche giornalista e collaboratore di importanti magazine specializzati on line (Teatro Org), Riccardo Roversi, tra le sue opere letterarie principali vanta senz’altro il testo poetico/teatrale molto d’avanguardia “Periplo di millennio” (portato più volte in scena dalla regista parigina Alexandra Dadier), recensito anche in siti di cultura scientifica rilevanti. Proprio per lo sfondo poetico totale e cibernetico che attraversa l’opera, tra Adriano Spatola ed echi dello stesso straniante, oggettivante, quasi robotico e immenso Carmelo Bene. Roversi tra l’altro ne ha edito anche una versione trailer on line, proprio recentemente per l’editing neofuturista ..
D. Roversi, Internet uccide o salva la poesia italiana, sovente espressione ormai di logiche mercantili neocommerciali, anziché basata sul talento e la creatività?
R. Internet è ormai uno strumento divulgativo e documentativo imprescindibile, pur con tutti suoi limiti. Foese non è ancora così indispensabile dal versante creativo, quantunque Joyce e Beckett ci abbiano insegnato, già diversi decenni fa, che la poesia e la narrativa, intese come categorie letterarie autonome, non esistono più (sebbene non è detto che tale contingenza non abbia nuovamente a modificarsi in un prossimo futuro). In ogni modo, la “scoperta” di Internet è come quella della ruota: la civiltà non potrà più farne a meno.
D. Che fine ha fatto la neovanguardia?
R. La neoavanguardia ha fatto il suo tempo. Oggigiorno, secondo me, i veri “avanguardisti” sono gli scrittori che sanno scrivere BENE, sia dal punto di vista sintattico grammaticale che da quello creativo.
D. Torniamo a poesia e Internet…
R. Abbinamento non facile. Anche perché Internet è futuro allo stato puro e non ha alcun passato, mentre la poesia affonda le proprie radici nell’esperienza luminosa dei classici prima e rivoluzionaria degli avanguardisti poi; insomma la poesia ha genitori, nonni, avi, ecc., Internet no, non ha “padri” ma solo “figli”. Riusciranno a comporre una famiglia? No, se sarà uno solo dei due “genitori” a tendere al comune archetipo dell’arte; sì, se entrambi (o nessuno dei due) vi tenderanno.
In sintesi: rapide e trasparenti parole per il duemila, di Roversi, tra i più originali, atipici postpoeti… del nostro tempo: poeti e scrittori che non rifuggono l’orizzonte inedito postumano o del web, ma l’ attraversano con l’obiettivo tacito di irradiarlo sia di necessaria ricerca sperimentale e linguistica sia di presunta (secondo altri autori arretrati) indicibile nuova Bellezza, vista invece come sfida e scommessa eccitante.
Un filo oggi senza fili anche, wireless, almeno nella cifra, nella poetica italiana di novecento crepuscolo e aurora Duemila, felicemente già sussurato e espresso, tra altri, dai vari Andrea Zanzotto, Mario Luzi, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Paolo Ruffilli, Lamberto Pignotti, Enzo Minarelli, Roberto Pazzi, Fabrizio De Andrè, Franco Battiato, Lucio Battisti… la stessa indimenticabile Alda Merini, tra neo e-o postavanguardia, poesia totale, poesia immaginale e persino poesia pop.
http://www.teatro.org/rubriche/news/autore-riccardo_roversi
20 2 2010: compleanno 100+1 (o 200-99….) del Futurismo, celebrato un anno fa in tutto il mondo. In Italia, diversi gruppi “neofuturisti”, attivissimi on e off line, hanno ufficialmente rilanciato la più importante avanguardia italiana. Azione Futurista, i Transumanisti, i Connettivisti, i Netfuturisti, in particolare, in quanto autentici nativi digitali, nati letteralmente nel web, poi, nel fatidico 2009, appunto, protagonisti anche off line con un tour centenario non stop.
Oggi, primo anniversario del Futurismo, postcentenario, gli Old Media, dopo la sbornia del 2009, incredibilmente, hanno persino rimosso la ricorrenza! In questa esclusiva intervista, il “leader” e fondatore di Netfuturismo, il giovane ma autorevolissimo Antonio Saccoccio, fa il punto sul futurismo contemporaneo, traccia le guerre future (culturali….) fondamentali per liberare l’Italia da certa casta culturale, attardata e tutt’oggi - in gran parte - semplicemente tecnoanalfabeta sulla Net-Revolution in atto…
Ormai chi si occupa di Futurismo vi conosce. Ma al grande pubblico come descriveresti il Net.Futurismo?
“Il Net.Futurismo è Futurismo. È il Futurismo che occorre portare avanti in questo particolare momento storico. L’idea di base del Futurismo fondato da Marinetti è un’idea intramontabile, è la sfida nei confronti di chi non si accorge che la realtà si trasforma e va continuamente reinterpretata, è la sfida per una costante evoluzione. I futuristi, un secolo fa, ebbero il compito di testimoniare la trasformazione della sensibilità umana per mezzo delle grandi innovazioni tecnologiche (telegrafo, telefono, cinema, automobile, treno, aereo). Il Net.Futurismo, oggi, deve essere interprete dello straordinario rinnovamento della nostra sensibilità, avvenuto in seguito alla rivoluzione neo-tecnologica. E la “rete” (net) è assunta come paradigma in grado di riassumere la sensibilità contemporanea. ”
Come vedi la realtà contemporanea?
“Stiamo superando un momento di enorme crisi. E non parlo della crisi economica, perché è secondaria ed è ridicola l’importanza e la visibilità che si attribuisce a questo genere di argomenti. Parlo della crisi del tradizionale modello gerarchico-piramidale. Viviamo da un decennio lo scontro drammatico tra il secolare modello centralistico autoritario e il nuovo paradigma interattivo reticolare globalizzato. Il vecchio modello tenta in tutti i modi di resistere, ma ogni giorno perde consistenza sotto i colpi del nuovo. C’è chi parla di possibili mediazioni tra i due paradigmi: in realtà chi propone mediazioni è quasi sempre chi ha timore di perdere privilegi o di affrontare sfide troppo grandi. È la vecchia malattia del moderatismo a tutti i costi, del buon giusto mezzo. E invece lo scontro è in atto. Non bisogna aver paura di schierarsi e combattere. Anche la crisi economica sarà superata solo trasformando radicalmente l’attuale modello di riferimento.”
Com’è stato il 2009 per il Net.Futurismo?
“Esaltante, anche se molto faticoso. Esaltante perché avere la possibilità di portare in giro le idee in cui crediamo è stata un’occasione unica. Ma è stato anche faticoso perché gli eventi a cui abbiamo partecipato si sono susseguiti in modo incalzante e prepararli tutti al meglio ha comportato un notevole dispendio di energie.”
È difficile essere avanguardia oggi?
“Oggi è più che mai complicato fare avanguardia. C’è chi mette in dubbio persino la possibilità che si sviluppi un’avanguardia ai nostri giorni. L’avanguardia deve ripensarsi continuamente. Anche noi netfuturisti siamo in continua evoluzione. Dobbiamo ancora comprendere come agire in molti casi. Per fortuna il web in questo ci dà una grossa mano. Il Net.Futurismo è nato sul web a costo zero. Ho provato a lanciare l’idea sin dal 2005, ma ho dovuto aspettare il 2008 per vedere delineato un vero gruppo d’avanguardia. Oggi siamo una ventina di attivisti (e centinaia di sostenitori), ci abbiamo messo il coraggio, la passione e l’intelligenza. Nel 2009 abbiamo girato l’Italia portando le nostre idee e le nostre creazioni dalla Puglia al Piemonte.”
Un bilancio del centenario futurista appena concluso.
“Difficile un bilancio. Tantissime sono stato le iniziative per celebrare il Futurismo. In linea di massima ho oscillato per tutto il 2009 tra la soddisfazione nel vedere finalmente tutti occuparsi di Futurismo e la noia generata da questi eventi celebrativi. Diciamo le cose come stanno: alcuni futuristi (Marinetti, Boccioni, Balla, Cangiullo, Papini, Depero) ebbero un talento e un coraggio smisurato. Ora, se per ricordare e onorare questi talenti si prendono individui mediocri, il risultato non può che essere una farsa deprimente.”
Qual è stato quindi l’errore delle celebrazioni?
“Semplice. Marinetti avrebbe detto: il Futurismo è diventato un verminaio di glossatori. L’errore fondamentale è stato celebrare soltanto il Futurismo morto. Invece andava sostenuta la piena attualità delle idee futuriste. La figura dell’artista che è al tempo stesso teorico e critico, inventata incredibilmente da F. T. Marinetti, è oggi annebbiata dai criticastri che nulla capiscono d’arte e soprattutto d’avanguardia. Questo testimonia che lo spirito futurista non ha attecchito per nulla nel nostro Paese. Se dopo cento anni gli studiosi vanno a cercare inutili foglietti autografi del futurista più inconsistente (perché accanto agli enormi talenti ci fu anche una quantità di futuristi insignificanti) invece di soffermarsi sulla nuova ondata avanguardistica (erede del Futurismo stesso) che si profila nel mondo contemporaneo, significa che l’Italia è ancora più passatista di un secolo fa. L’Italia è piena di gente che parla d’arte avendo una conoscenza libresca dell’arte. L’Italia è piena di gente che parla d’avanguardia senza avere avuto neppure la minima esperienza d’avanguardia.”
Torniamo al Net.Futurismo. Come siete organizzati?
“Esattamente come una rete, siamo un vero network. Il Net.Futurismo è un’idea di tutti, e non è di nessuno. Tutto quello che abbiamo realizzato è per merito dell’entusiasmo, della passione, dell’energia straripante di ogni singolo net.futurista. Siamo un’evoluzione della tradizionale famiglia, siamo una rete-famiglia, una famiglia unita dalla passione per un’idea e non da legami di sangue. Senza un forte legame tra di noi non avremmo potuto pensare a nulla di grande. A questo punto dovresti farmi questa domanda: “State anche anticipando le relazioni affettive che avremo nel Futuro?”. La mia risposta è “Sì, le relazioni affettive future saranno reticolari, anzi reteali”.”
Progetti per il futuro?
“L’obiettivo del 2009 è stato quello di proporre il nostro pensiero e le nostre creazioni all’attenzione pubblica. Molti ancora non ci conoscevano. Già da quest’anno stiamo invece lavorando per estendere la rete anche al di là del Net.Futurismo. Chiunque lavori per il Futuro e per il rinnovamento è nostro potenziale alleato. Fare rete, fare network è esattamente questo.”
E l’arte? Come vedi la situazione dell’arte oggi?
“Malissimo. Il problema non è l’arte, sono gli artisti. Di sicuro, dopo la pop art e la conceptual art si è definitivamente conclusa quell’idea di Arte con la A maiuscola che già Futurismo e Dada avevano messo in discussione. Oggi noi netfuturisti parliamo di “oltrarte”, una condizione di creatività estesa ad ogni ambito umano e resa oggi possibile dai nuovi media. Un’arte con la a nana. Purtroppo esiste una pletora di individui imbevuti di cultura passatista, che aspirano ancora a fare gli Artisti come nell’Ottocento. E ci sono pure gli artisti presentisti, che hanno la stessa mentalità dei passatisti, ma invece di creare sculture fanno video-performance o net art. Pensano che un programmatore o un videomaker sia per forza di cose più intelligente di un pittore. E invece spesso è più presuntuoso e più asino. Anche nel caso di questi artisti presentisti si tratta di arte di sistema, arte che aspira al riconoscimento ufficiale, arte che non è scomoda per chi ha il potere artistico, politico e culturale. In fondo, di fronte a tutti gli artisti passatisti e presentisti, non possiamo che sfoggiare la nostra beffarda risata prospettica.”
Risata prospettica?
“Sì, risata prospettica. È una risata in prospettiva. La risata di noi netfuturisti, consapevoli che tutto ciò che per primi oggi stiamo sostenendo sarà accettato tra qualche anno dagli altri. Tutti i problemi, tutte le discussioni, tutte le polemiche travolte da una gigantesca risata prospettica. A d F u t u r u m 2 1 0 9 ”.
Futurologia e scienza, da sempre un binomio fuori discussione per i futurologi, eppure spesso contestato da sociologi e storici attardati, incapaci di comprenderne l’essenza (fisica in greco!), una nuova forma mentis, un metodo libero, creativo e spesso controcorrente (come il metodo e le scoperte scientifiche) rispetto alle idee tradizionali. Poi, a volte e non raramente, previsioni anche verificabili e probabili.
Il futurologo Ugo Spezza, in due parole, sintetizza la futurologia come scienza:
“La Futurologia rappresenta il tentativo di prevedere, partendo da basi scientifiche, quale sarà il futuro, più o meno remoto, dell’umanità. Tale analisi riguarda sia l’espansione, prevista come migrazione su altri pianeti, e sia l’evoluzione individuale e sociale dell’uomo a seguito del sempre più veloce progresso tecnologico che contraddistigue la recente era dell’information tecnology”
Ultriormente Spezza sottolinea: “In particolare famosi scienziati del calibro di Raymond Kurzweil (Mit), Nick Bostrom (Oxford University) e lo stesso Stephen Hawking (Oxford University) oggi propongono una analisi del trend tecnologico che mostra una tecnologia sempre più pervasiva nell’ambito umano.” Già oggi non si può non notare un cambiamento del trend e delle abitudini regolato dalle nuove tecnologie: rispetto a soli venti anni fa i computer, la rete Internet e la telefonia cellulare hanno completamente rivoluzionato lo stile di vita umano, e dei più giovani in particolare, i quali hanno acquisito una vera e propria dipendenza da queste tecnologie.
Nel 1997, per la prima volta nella storia un computer, il mega-elaboratore Ibm Deep Blue, batteva agli scacchi il campione del mondo Gary Kasparov. E’ il primo segno di cedimento dell’homo sapiens di fronte all’arrivo di nuove macchine intelligenti? Secondo Kurzweil sì, egli prevede l’arrivo di una “Singolarità Tecnologica”, ovvero un computer pensante e dotato di coscienza di sé entro l’anno 2030. Questa nuova forma di intelligenza superiore rivoluzionerà la tecnologia dandogli una spinta esponenziale, il nostro modo di vivere né sarà influenzato in modo determinante.
Infine il futurologo puntualizza: ” L’avvento della Singolarità Tecnologica sarà possibile grazie alla convergenza NBIC (Nanotecnologia – Biotecnologia – Information Tecnology – Scienze cognitive) ovvero tutto ciò che è inquadrato con il nome di “Tecnologie Emergenti”.
E… per la prima volta in Italia un sito, già fondamentale, tratta direttamente di questa importante problematica e tenta di proporre delle soluzioni, il sito è www.futurology.it, redatto, appunto, dal giornalista informatico Ugo Spezza.
Sul sito sono discusse anche le ipotesi del movimento transumanista, una comunità di scienziati, sociologi, esperti in informatica e in biotecnologie che si pongono e si propongono come avanguardia tecnologica, riprendendo in questo senso l’esperienza del futurismo italiano che decantava la venerazione della macchina come recita Marinetti:
“E’ perciò che noi sviluppiamo e preconizziamo una grande idea nuova che circola nella vita contemporanea: l’idea della bellezza meccanica; ed esaltiamo quindi l’amore per la macchina, quell’amore che vedemmo fiammeggiare sulle guancie dei meccanici, aduste e imbrattate di carbone. Non avete mai osservato un macchinista quando lava amorevolmente il gran corpo possente della sua locomotiva? Sono le tenerezze minuziose e sapienti di un amante che accarezzi la sua donna adorata.”
Ne seguono ampie discussioni che coinvolgono anche l’etica della scienza. “Tuttavia la rapida espansione di alcune scienze come la nanotecnologia e l’intelligenza artificiale, secondo qualificati scienziati come Billy Joy (Sun Microsystem) ha insito in sé una serie di pericoli che potrebbero portare addirittura ad un rischio di estinzione per l’umanità nella seconda metà di questo secolo. Sono quindi discussi sul sito anche i pericoli a cui questa sempre più rapida evoluzione delle tecnologie emergenti potrebbe portare. La futurologia scientifica moderna si può applicare anche per valutare l’esaurimento delle risorse agricole/alimentari e quello delle materie prime per le fonti energetiche presenti sul pianeta” (Ugo Spezza).
Una parte importante di Futurology.it è dedicata alla possibilità umana di esplorazione dello spazio, con articoli di astronomia e di relativa tecnologia, possibilità a cui il genere umano, dopo i tentativi dei primi anni ’70, sembra avere oggi tristemente rinunciato deviando le sue risorse economiche in favore di uno sviluppo industriale incontrollato che esaurisce le risorse del pianeta e, purtroppo, verso una folle spesa per gli armamenti.
È dottore di ricerca in discipline cinematografiche. Ha pubblicato Lo specchio dell’anime. L’animazione giapponese di serie è il suo spettatore (Bologna, Clueb, 2009).
È tra gli organizzatori del festival internazionale di arte elettronica The Scientist e delle associazioni culturali ‘Ludica’ e ‘Ferrara video & arte’. Si occupa, in particolare, di teoria cinematografica, del rapporto tra letteratura e cinema e di disegno animato di serie. Suoi articoli e saggi sono apparsi su “Annali di Lettere – Rivista on line dell’Università di Ferrara”, “Gorgòn – Rivista di cultura polimorfa”, “Noema - Tecnologie & società”, “Ocula - Occhio semiotico sui media” e per este-edition.com
D - Un saggio sull’animazione made in Japan
R - Negli ultimi anni sono stati pubblicati in Italia molti libri dedicati all’animazione giapponese. Soltanto un numero ridotto di essi però si può davvero ritenere valido sul piano scientifico. Troppo spesso le monografie aventi come argomento il disegno animato nipponico concedono grande spazio all’anedottica e non sviluppano in maniera approfondita i discorsi impostati.
Ciò su cui a me interessa focalizzare l’attenzione, nel mio libro Lo specchio dell’anime. L’animazione giapponese di serie è il suo spettatore, è (come probabilmente si deduce) la relazione di natura al contempo affettiva e comunicativa instauratasi tra gli anime, ovvero le serie giapponesi a disegni animati, e gli spettatori di riferimento; nonché l’imprescindibilità della suddetta relazione all’interno del processo di significazione.
D - L’immaginario degli anime e quello storico di… Godzilla
R – L’immaginario degli spettatori, siano essi di nazionalità giapponese o meno, è naturalmente molto cambiato rispetto a quello del quale fa parte la figura di Godzilla, la quale trasfigura in maniera inequivocabile sul piano simbolico le paure e le inquietudini del popolo giapponese del secondo dopoguerra. Godzilla esorcizza, diciamo così, i traumi profondi, a livello psicologico, causati nella popolazione giapponese dalle tragedie nucleari di Hiroshima e Nagasaki.
Gli anime si rivolgono oggi a ragazzi chiaramente alle prese con altre problematiche e inseriti in un contesto ben diverso dal punto di vista sociale e culturale.
D - Gli anime e internet
R – Internet costituisce al contempo uno straordinario strumento attraverso cui le produzioni animate nipponiche vengono fruite e la fonte principale da cui gli appassionati attingono informazioni e dati oppure comunicano tra di loro. Naturalmente internet (e l’informatica in generale) forniscono agli autori dei lungometraggi cinematografici e delle serie nipponiche a disegni animati, i quali sviluppano con evidenza degli spunti di provenienza letteraria, numerosi suggerimenti soprattutto sotto l’aspetto tematico. A tal proposito è sufficiente gettare una occhiata all’opera di noti registi quali Katsuhiro Otomo oppure Mamoru Oshii.
D- L’immaginario tecnologico, oggi
R- Le produzioni animate nipponiche, anche quelle meno recenti, tendono a dare vita ad un immaginario legato allo sviluppo della ricerca scientifica e alle nuove tecnologie. L’argomento è in realtà molto delicato e complesso (per non dire controverso) e si colloca in particolare sul piano antropologico e su quello ideologico. Sin dalla propria nascita, avvenuta ufficialmente nel 1963, il disegno animato seriale riflette nell’arcipelago nipponico sull’enorme influenza che le apparecchiature elettroniche o più in generale la tecnologia esercitano sull’individuo e sulla società di cui fa parte.
*Stefano Vaj: tra i leaders della nuova futurologia italiana e europea, internazionale.
D- Il futurismo alla luce del postmoderno e del postumano
(Stefano Vaj) Il futurismo naturalmente si invera e realizza nel superamento dell’umanismo e, attraverso la conquista tecnica del mondo e della nostra stessa natura, della condizione umana medesima. Ma in fondo, come dico nell’articolo di introduzione al numero speciale di Divenire sul futurismo, l’importanza decisiva del futurismo consiste nel fatto di rappresentare proprio la saldatura tra il pensiero postumanista che da Nietzsche e Darwin in poi si sforzava ormai da una cinquantina d’anni di pensare un mondo ormai totalmente esplorato, in cui Dio è morto e l’uomo è chiamato a diventare qualcosa di diverso da sé per “ereditare la terra”, da un lato; e la presa d’atto, dall’altro, dei portati della tecnica moderna, che rappresenta il mistero stesso di tale trasformazione, la sfida centrale di tale autosuperamento, il pericolo e l’opportunità più grande nascosta dietro la singolarità storica che ci incalza, singolarità che solo un’entropica fine del divenire storico-culturale – del resto da più parti auspicata nelle vesti del ritorno ad un’Età dell’Oro, come tale alla fin fine colorata di aspetti pre-umani – potrebbe davvero scongiurare.
Ancora, è significativo che attraverso il futurismo tale saldatura si operi allo stato nascente non in produzioni di ingegneria tecnica o sociale, non nell’argomentare di filosofi accademici, non nel campo dell’epistemologia scientifica, ma in un manifesto di poeti (“coloro che fanno”) ed artisti (“coloro che creano l’artificiale”), attraverso una pro-vocazione che ancora interpella gli spiriti, ed in particolare gli spiriti che con diversi gradi di consapevolezza e radicalità scelgono invece l’opzione transumanista, l’opzione del sovrumano.
D- La politica come biologia sociale?
(Stefano Vaj) I miei ultimi due libri fanno riferimento nel titolo proprio alla “biopolitica”, in due sensi distinti, ma complementari. Il primo fa riferimento al fatto che le questioni davvero centrali da un punto di vista politico, al di là della cronaca politicante o delle divisioni novecentesche (se non ottocentesche), riguardano proprio i grandi questi relativi al futuro biologico - o del resto postbiologico… - che riguarda noi e in generale il nostro pianeta. Il secondo contrappone in qualche modo la biopolitica alla bioetica. Ovvero, sottolinea il fatto che oggi tali questioni vengono affrontate per lo più in chiave di conformità moralistica a regole suppostamente naturali, eterne ed universali, quando si tratta invece di scelte che coinvolgono l’immagine che una comunità popolare ha di sé e del suo destino possibile.
D- La nouvelle droite oggi…..
(Stefano Vaj) Il GRECE dalla sua fondazione e per tutti gli anni settanta è stato un gruppo europeo il cui programma consisteva in sostanza nell’intenzione di creare una nuova scuola di pensiero (da qui il titolo della sua rivista più autorevole, Nouvelle Ecole) che riconciliasse, per così dire, Nietzsche e il Circolo di Vienna, il tutto nel quadro di una riflessione sulle acquisizioni delle scienze moderne (dalla fisica alla linguistica, dalla psicometria alla genetica all’etologia). In questo si scontrava naturalmente con un establishment culturale francese “di sinistra” fortemente condizionato dall’ecologismo, dal neoprimitivismo dell’antropologia strutturale alla Lévi-Strauss, da miti freudiani e rousseauiani, dal compromesso implicito con l’umanismo religioso. Una volta che al volgere del decennio una forte rappresentanza dei suoi esponenti trova impiego presso un giornale della maggioranza giscardiana, e precisamente il Figaro-Magazine, cui presta una insolita patina di nobiltà intellettuale, la reazione di tale establishment fu una campagna - che finì per avere echi mondiali - volta a definire tale mondo come “nuova destra”. Se la campagna a breve termine aumentò a dismisura la visibilità di riviste ed attività pur fortemente accademiche e l’interesse compiaciuto di un certo settore di opinione pubblica, a lungo termine ebbe successo, rendendo tale etichetta un’ovvia trappola, perché siccome le parole hanno una loro forza, la corrente di pensiero essenzialmente rappresentata dal GRECE cominciò effettivamente a ripiegare sempre più verso un discorso conservatore, cosa che finì per provocare l’allontamento non solo mio, ma di tutti coloro che erano mille miglia lontano da questi lidi e da questa involuzione.
Oggi, si può dire che la “nouvelle droite” effettivamente non è più liberale o gollista, e che è anzi diventata effettivamente “di sinistra”, ma solo nel senso in cui certa sinistra è divenuta la vera estrema destra. Vedere al riguardo la recente vicinanza di Alain de Benoist all’ecologia del profondo, all’ideologia della decrescita di Serge Latouche, al MAUSS, o a un tipo di localismo ed identitarismo e terzomondismo che ormai sembra concernere più una nostalgia per la vita nel borgo del piccolo mondo antico che l’affermazione prometeica e ovviamente tecnofila di un’autodeterminazione plurale e volta verso il futuro.
In questo senso, mentre a suo tempo il GRECE ha prodotto autori, idee e temi che hanno certamente precorso i discorsi di ambienti come quello di Edge o come quello transumanista (e basti qui citare Yves Christen, Charles Champetier, Guillaume Faye), direi che ormai i punti di contatto di chi ha posizioni futuriste con gli interessi di quello che resta della “nouvelle droite” sono divenuti davvero molto ridotti.
D- La scienza come transumanesimo?
(Stefano Vaj) E’ quasi impossibile essere transumanisti senza vedere nella scienza contemporanea, meglio, al plurale: nelle scienze contemporanee, una chiave essenziale di quella rottura culturale che anticipa ed è destinata ad accompagnare la possibilità stessa di immaginare un futuro postumano.
Se il postmodernismo ha condotto ad una riflessione sulle narrative soggiacenti e sulla loro natura di prodotto culturale specifico, ha anche almeno indirettamente contribuito ad indicarne lo spirito come oggetto di una possibile, deliberata appropriazione ed integrazione critica all’interno di una visione del mondo che il transumanismo sceglie di fare propria.
In particolare in connessione con la caratteristica propria ad ogni scienza, che è quella di fondare alla fine, almeno implicitamente, una tecnologia tramite cui “rapportarsi al mondo” secondo il detto marxiano secondo cui la vera questione filosofica in ultima analisi non è comprenderlo, ma cambiarlo.
D- Europa o America o Pianeta Marte?
(Stefano Vaj) Una cosa notoriamente che mi distingue dalla versione escatologica ed “ottimista” del transumanismo, è la persuasione che certe previsioni non sono affatto destinate ad avversarsi per qualche presunta “forza delle cose”, ma solo nella misura in cui qualcuno… le realizzerà, vorrà realizzarle.
Cosa tutt’altro che scontata nel clima culturale, economico, politico, valoriale di oggi, la cui globalizzazione è già responsabile, ad esempio, di un declino nella capacità e nella motivazione necessarie per imbarcarsi in quel tipo di grandi progetti che in inglese vengono definiti “societal” o addirittura “civilisational”, e che sono destinati a fare davvero una differenza, al di là della quotazione in borsa alla fine del trimestre o delle elezioni dell’anno prossimo.
In questo senso, viene certamente in conto anche lo stato oggettivamente tragico dei programmi spaziali, riguardo a cui le discussioni “strategiche” non possono nascondere la realtà di budget sempre più ristretti in valori reali, e che soltanto il residuo di orgoglio e competività internazionale di alcuni paesi emergenti (o… ritornanti, come la Federazione Russa) ancora parzialmente protegge.
Il rinvio alle calende greche dello sbarco umano su Marte, foss’anche uno sbarco davvero limitato alla dimensione simbolica della conquista dell’Everest o della Fossa delle Marianne (ma certamente il significato pratico dell’impresa sarebbe ben diverso!), qualcosa che era stata prevista come fattibile per il 1982 a mente di tecnologia già esistente negli anni settanta, è per me un punctum dolens particolare.
Diciamo che se gli europei in America, e molti anni dopo alcuni dei loro discendenti americani sulla Luna, hanno rappresentato in passato il simbolo stesso dell’esplorazione di nuovi mondi, oggi Marte potrebbe ben essere considerato come la meta ideale, il simbolo appunto di chi non pensa che l’unico senso che il futuro riserva alle nostre vite sia l’amministrazione più oculata e “sostenibile” possibile delle risorse terrestri in un Brave New World per quanto possibile stabilizzato e normalizzato, priva di altri scopi od obbiettivi che non sia la propria autoperpetuazione sino alla prossima catastrofe naturale.
SANDRO BATTISTI E MARCO MILANI INTERVIEW
...Autori di PTAXGHU6, Edizioni Diversa Sintonia (Rovigo-Roma-Bologna): “La space-opera più complessa e variegata della new science-fiction del terzo millennio, da due autori portanti della nuova SF italiana: il Connettivismo” . Prima delle parole dei due net-scrittori, l’ouverture official del ciber-romanzo:
L’Impero Connettivo domina lo spazio e il tempo;
farlo sul passato significa controllare il futuro.
Un Essere nuovo, unico, nato per caso o per destino.
Un mondo ricreato dal passato.
Un ladro che trova sempre la strada per sopravvivere,
anche ai killer cibernetici. Anche a quelli solamente cibernetici.
Un percorso d’iniziazione verso la consapevolezza della verità.
Lotte di potere apparentemente locali
su uno sfondo iperconnesso e oscuro.
E la regia di una presenza occulta…
La Conoscenza si muove,
e riempie ogni spazio con la sua energia
D- Nuova missione del connettivismo, quali le coordinate di questo volo cyberpaziale?
R: Ciao :) PtaxGhu6 è un progetto che ha preso vita quasi per gioco, per merito di Marco che voleva unire le sue visioni zen con le mie cybergotiche. L’amalgama si prestava al puro spirito connettivista e così si è cominciato a scrivere, pensando forse a una saga.
D- L’Impero Connettivo di cui parlate: nuovi episodi di Guerre Stellari o la Fondazione di Asimov?
R: Né l’uno né l’altro. E’ una suggestione personale data dal grande amore che ho per la storia e in particolare per la storia di Roma antica. L’Impero Connettivo è uno stato imperiale che si estende sullo spazio, ma anche sul tempo; a capo vi è un Nephilim, un alieno che ha prima progettato l’umanità, poi la postumanità.
D- Il futuro sarà democratico o… imperiale?
R: Imprevedibile, ma sempre dettato dal potere economico. A meno che non venga qualche alieno a colonizzarci :)
D- Dove vola il connettivismo, oggi?
R: Ovunque. Si è ramificato, non è più una chimera o un sogno di cinque anni fa. La concretezza della visione è nei nostri fluidi, nelle nostre carni in attesa di essere modificate. Lo stiamo rendendo reale, al livello della “nostra” realtà.
http:supernovaexpress.com (Marco Milani)
http://cybergoth.splinder.com (Sandro Battisti)
**Nativi Digitali: Scienza o Barbarie
La crisi planetaria ed economica attuale, ovviamente, non è un’allucinazione condivisa, un miraggio globale. I fatti sono reali. Va da sé, quel che colpisce è certa rimozione assoluta sulle cause, sembra una crisi naturale come l’arrivo di qualche asteroide o altra fatalità al di là dell’umano.
Questa crisi globale cosiddetta, invece, è anche certamente e in controluce, specchio di verità indicibili, ad uso abuso e profitto… (in senso letterale, non ideologico) del Vecchio Mondo, pre-elettronico, pre-internet, incapace di adattarsi, riformattarsi, reinventarsi, a livello politico-economico-culturale con il Mondo Nuovo, dopo decenni di…fanta-scienza, realmente venuto alla luce. In Occidente come nel Terzo Mondo, per motivazioni diverse, ma incredibilmente speculari…
La crisi globale attuale è esito della cecità dei Governi e dei cosiddetti esperti nelle diverse Stanze dei Bottoni: i Gruppi dirigenti pensavano di varcare il fatidico duemila, di rispondere al Mondo Nuovo, effetto di decenni e secoli di rivoluzione tecnoscientifica, senza alcun cambiamento strutturale e epocale, di psicologia persino. Se il cibermondo è governato generalmente da scimmie balbuzienti più o meno medagliate dall’Onu o da altri Enti Supremi arcaici, la crisi del nostro tempo non è affatto colpa delle stelle… ma effetto appunto di opzioni errate, non scelte…neppure misteriose.
Per decenni, nel secondo novecento, futurologi o intellettuali liberi, esorcizzati come utopicistici e privi di realismo, hanno previsto gli scenari attuali, tracciato le mutazioni epocali in atto, suggerito scenari alternativi e desiderabili per superare la sfida del duemila. Sono stati zittiti, poco ascoltati o interfacciati male….
Gli storici del futuro diagnosticheranno per il nostro tempo, non soltanto l’ovvietà di certo spreco delle risorse cosiddette naturali, di certa tecnoidiozia dominante nei Governi attuali cosiddetti democratici ed evoluti (e anche nei cosiddetti Liberi elettori), di certa follia primitivistica o paleoreligiosa in Africa o in Medio Oriente e dalle parti di Maometto (sic! Nell’era di Marte!): la cartella clinica principale focalizzerà la diagnosi sullo spreco delle risorse tecnologiche e scientifiche già disponibili e sottoutilizzate!!!
Compreso, e fondamentale, il delirio socioeconomico e politico-culturale generalizzato di avere trascurato appunto le risorse intellettuali e sciologiche e futurologiche già disponibili dal secondo novecento, come già sottolineato, per pilotare scenari alternativi possibili e vincenti.
In parole povere: da decenni, molti scienziati sociali ripetono lo stesso ritornello: dateci carta bianca, cari Governi liberamente eletti, e le risposte tecnoscientifiche sono possibile: questo significa però alcune cose impossibili da accettare (se non concepire) da parte dei Gruppi Dirigenti dominanti.
In gran parte, un ricambio generazionale senza eccezioni. La nuova filosofia di un postcapitalismo meno consumista (non ascetico, sia ben chiaro!) e capace di maggiore uguaglianza sociale, incluso il Terzo Mondo. Una filosofia culturale rivoltata come un guanto, dalla scuola al lavoro,alle università, basata, pur in ottiche di società aperte, pluridisciplinari e policulturali, essenzialmente sulla cultura scientifica, etica e immaginazione tecnoscientifica e progressista,anticonvenzionale e antitradizionale (come la scienza!). Non in conflitto, ma con frontiere autenticamente laiche, tra Stato e religioni varie (anche in Medio Oriente e in Africa….), indiscutibili ed irreversibili.
Con un’iperbole: in Italia, non servono a nulla per il futuro e il cambiamento, uomini e donne del duemila programmati… con Dante o Manzoni (certo umanesimo ha valore soggettivo, ma nella sfera reale e sociale persino sfavorisce l’adattamento individuale al Mondo Nuovo, se non circoscritto al pur fondamentale Immaginario personale..). Per il XXI secolo, Galileo e …Piero Angela sono invece input decisivi….
Non ultimo, per favorire una nuova armonia sociale, certamente mai dogmatica, ma in divenire, rilanciare il senso collettivo del Futuro, fondamentale per sottrarsi all’effimero presentista, persino l’arte come nuovo mito contemporaneo va mobilitata e auspicata come scienza umana decisiva: peraltro, come un secolo d’avanguardia, dai futuristi alla pop art (Rock incluso), già indicano chiaramente. Meglio Andy Warhol, Beatles e Spielberg che ancora Lirica e Teatro (utili come Dante e Manzoni!).
Scienziati e futurologi sono espliciti, ribadiamo, da decenni (e anche molti artisti): ma il Mondo Nuovo, presuppone, un archetipo non comune, la libertà, la morte di Dio o degli Dei…, una coscienza superiore DNA di scienziati e anche certi artisti, ma appunto non ancora collettiva, figurarsi per gli Eletti mediocri da elettori spesso, in tal senso, altrettanto mediocri, la stessa Moneta, coniata dalla Vecchia Cultura, prescientifica e pre-Internet…ancora dipendente da Zeigeist religiosi, si chiamino Dio, Maometto, o altre Liturgie atee o laiche ben note (Democrazia inclusa nella contaminazione contemporanea).
D’altra parte, quando la Scienza, da un pezzo, non è più solo una tecnologia per lo sviluppo economico e per il benessere, ma lo stomaco della specie umana, non esistono altre ricette socioeconomiche; né gli ibridi sperimentati a partire dal Novecento stesso, come dimostra la storia, funzionano se non a breve termine, come l’Occidente attuale….
Bisogna essere chiari: democrazia, progresso, libertà sono sottoprodotti della rivoluzione e della civiltà scientifica nascente, come persino Freud, Einstein, Huxley, fino a Jacques Monod hanno spiegato fin dal primo novecento!
La crisi globale attuale, terrorismo islamico e inquinamento planetario inclusi sono tutti effetti del non mutamento strutturale socioeconomico culturale generalizzati nel senso di cui sopra: nonché, l’ultimo esempio, in uno scenario o nell’altro, anche dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo di memoria persino marxiana (il Marx umanista che intendeva dedicare il Capitale a…Darwin, non a Cavour o Churchill o Bush o Bin Laden…), nei fatti un Super simulacro, per non inchinarsi, Governi compresi, alla mutazione tecnoscientifica fatale ed irreversibile.
Insomma, la crisi globale è anche un Inganno planetario per nascondere ai popoli la possibilità reale di scenari alternativi desiderabili non solo per il Libero Occidente, ma virtualmente anche per il Terzo Mondo e-o i Paesi sottosviluppati. Ma in nome della Scienza e dell’Uomo Nuovo, figlio della rivoluzione scientifica e del suo Nuovo Immaginario che presuppone in Principio la Libertà, il reset ovunque di qualsivoglia residuo teocratico sociale, la rifondazione in tal senso democratico e scientifico di tutti gli Enti Supremi che guidano il Pianeta (dalla Democrazia stessa alle dittature islamche e-o arabe o africane…. all’Onu stessa…all’Unione Europea stessa…)..
Non certamente in nome di un mondo globale confusamente multietnico dove la pretesa sintesi tra Libero Occidente e Stati Teocratici o totalitari è soltanto una follia e pericolosa… Non certamente in nome della pseudutopia No Global o di certa stessa Green Economy, integrazione certamente per il futuro economico del postcapitalismo, ma se unidimensionale altra mistificazione e suscettibile di derive totalitarie, come ogni Ideologia della Natura, storia docet!
La neonata generazione di Internet, è probabilmente la prima generazione umana, nativi digitali, con in certo senso, l’Istinto della Scienza nel DNA: più di una speranza per il futuro; forse da essa fiorirà… la scienza con co-scienza anche sociale ed economica per mutare la rotta attuale, ibrida e quindi a forte rischio Medioevo prossimo venturo, rilanciare al contrario il Rinascimento neoumanista e scientifico per il XXI secolo, vagheggiato da scienziati, futurologi e artisti lungimiranti!
RobyGuerra
***CLIPS FROM FUTURGUERRA
11:03 Scritto da asinorosso1 in cinema e tv, E-BOOK, FUTURISMO, libri e fumetti, motori, tecnologia, videogiochi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: laboratorio letteratura futurista, futurist editions, editoria on line, transumanesimo, futurismo, netfuturismo, ciberculture, futurologia, graziano cecchini, riccardo campa, transumanisti, giulio prisco, antonio saccoccio | OKNOtizie |
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