06/04/2009

TRANS-FUTURISMO MANIFESTI FUTURISMO 100 LIVE

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TRANS-FUTURISMO

 

20 2 2009 FERRARA FUTURISMO LIVE – MANIFESTI

a cura di Roby Guerra e Graziano Cecchini

e Associazione Culturale Ferrara Video&Arte (Vitaliano e Marco Teti, Filippo Landini, Giacomo Verdoia, Sylvia Forty e Roby Guerra)

PAOLO RUFFILLI - GRAZIANO CECCHINI - ROBY GUERRA - RICCARDO CAMPA -STEFANO VAJ- ANTONIO FIORE - BALDO SAVONARI - - VALERIO ZEKKINI - MARCO MILANI-SANDRO BATTISTI-GIOVANNI DE MATTEO - ARMANDO DI CARLO - ANTONIO SACCOCCIO - GIOVANNI BALDUCCI -EMANUELE ROCCHI - MAURIZIO GANZAROLI - LAMBERTO DONEGA'-GIOVANNI TUZET- RICCARDO ROVERSI - MARCO E VITALIANO TETI –

 

PAOLO RUFFILLI 2.jpgCOLLAUDO DI PAOLO RUFFILLI

...Io vengo dalle esperienze del Gruppo’63 e di Zanzotto, ma non solo. Anche dalle avanguardie del principio del novecento e dai loro sviluppi a cavallo delle due guerre. Come si fa a non venire da lì? Anche negandolo, si verrebbe comunque da lì. Comunque vengo dall’esperienza di ogni avanguardia, che ci insegna la necessità della ricerca e dell’esperimento.  L’archetipo futurista, in quest’anno di celebrazioni, è ancora dinamico : Un movimento carico di energie come il futurismo continua a dettare stimoli ben oltre il secolo che andiamo a celebrare. Certo, tutto intanto si sviluppa e si modifica... per forza! Solo ciò che si trasforma può continuare. Ma la spinta è ancora forte. Perciò ho aderito al centenario di Ferrara, curato - ed è forse l’unico evento- da futuristi attivi e contemporanei, come il vostro Roberto Guerra.

RICCARDO CAMPA.jpgPREFAZIONE DI RICCARDO CAMPA

Futurismo, transumanesimo, Connettivismo... a Ferrara per il centenario e per la nascente civiltà scientifica: un software programmatico trasparente e radicale; Il transumanesimo cerca di realizzare una sintesi tra la concezione scientifica del mondo, che troviamo già in nuce nella cultura ellenistica e arriva a maturazione con l'Illuminismo, e la poetica delle macchine cantate dai futuristi, protagonisti della rivoluzione industriale, il tutto nella prospettiva nietzschiana dell'uomo che realizza se stesso soltanto andando oltre se stesso.  Quest'idea è tra l'altro esplicitamente presente nella produzione letteraria del futurismo italiano. L'idea di un essere oltreumano che si potenzia volontariamente e vince l'invecchiamento e la morte è proclamata a chiare lettere da Filippo Tommaso Marinetti già nel 1910. Nel profetico saggio L'Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina, si legge infatti: «Noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano… Bisogna preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante di intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica… Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali […] Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà […] dotato di organi inaspettati: organi adatti alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui. […] L'uomo moltiplicato che noi sogniamo, non conoscerà la tragedia della vecchiaia!». Il concetto è ribadito nelle battute finali del Manifesto tecnico della letteratura futurista (11 maggio 1912): «Mediante l'intuizione, vinceremo l'ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori. Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica». Questo per dire che non c'era bisogno di aspettare le elaborazioni americane del dopoguerra, per concepire il transumanesimo. Noi italiani possiamo insomma vantare un diritto di primogenitura su questa idea. Se i futuristi del primo Novecento rappresentano una avanguardia dell'esercito prometeico in marcia, i transumanisti non sono altro che l'ultimo reggimento sceso in campo, per la battaglia finale. In questo senso, siamo gli eredi del futurismo italiano e russo, siamo neofuturisti, anche se il prefisso "neo" non dovrebbe nemmeno essere necessario. Il futurismo è per definizione un movimento di idee e d'azione che rinnova perennemente se stesso, guardando sempre avanti.

 

ROSSOTREVI.jpgFTM AZIONE FUTURISTA GRAZIANO CECCHINI ROSSOTREVI (Roma-Salemi)

MESSAGGIO A PARIGI - MANIFESTO FUTURISTA 2009 Il count down si è fermato: la performance che Graziano aveva programmato, a Parigi in questa primavera, è rimandata.  Sono due i motivi principali che hanno convinto Graziano a procrastinare il progetto:

1. l'urgenza delle battaglie da combattere a favore dei popoli e contro i governi. Per la libertà del Tibet, insanguinato dalla Cina; per la libertà del popolo Karen, massacrato dalla giunta affaristico-militare del governo birmano.

2. la Betancourt: Graziano vuole che la sua performance parigina possa, in qualche modo, celebrare la libertà, anche, di Ingrid Betancourt.

Action Futuriste Paris 2008

(francese - italiano)

Je l’ai vue en rêve, Paris.
Ma vision me conduisait en vol dans le ciel gris de mars au-dessus de la ville des Avant-gardes, capitale de la culture moderne, où tout naît, et où l’impossible se transforme en…
POSSIBLE. Cité des mille lumières et de l’innovation :
Paris!
… de la liberté elle fit une statue, de la révolution elle fit un état moderne.
J’ai vu un grand peuple, 
Animé de la lumière de la conscience, un peuple fier de sa culture, indifférent à l’appel des sirènes et imperturbable au raz-de-marée de la sous culture, ouvert aux nouvelles exigences de la société, prêt à l’affrontement pour affirmer son identité.
Blancs, noirs, catholiques, musulmans, juifs, païens, nationalistes, communistes: seulement et uniquement Français.
Paris, ne te perds pas, tu dois vaincre, ne soit pas dupe !
Vents lourds, démons et sorcières complotent à l’ombre des gargouilles au frais des chambres d’hôtel; Paris ne te fait pas escroquer !
Les mille brises qui viennent de l’océan épient tes printemps doux et ensoleillés, tes avenues, tes rues, tes palais.
Paris la Grande – toi, patrie et asile des artistes – ne te fais pas embobiner !
Berceau de mon rêve de liberté, je veux repartir de Toi pour proposer le nouveau manifeste du futurisme.
Comme alors, aujourd’hui aussi, nous, les futuristes provoqueront ta sensibilité.
Nous réaliserons un univers futuriste, la voie est toute tracée.
Paris, la ville plastique avec son dynamisme fondu dans un bloc d’acier verra l’expression dynamique, la plasticité picturale, la lyrique de la dynamique du mouvement. Nous, futuristes du 3ème millénaire réaliserons cette fusion, nous construirons l’univers en l’égayant d’une force qui comprendra tout, nous donnerons âme,squelette et chair pour donner corps à l’immatériel, pour donner une forme à l’infinitésimal.
Nous, avec nos formes abstraites, réinventerons tous les éléments de l’univers, et ferons la grande fusion de la forme avec la substance. Capricieusement notre inspiration donnera une forme définitive et plasticité à la force et à la rage des vraies émotions, explosant en une apothéose de l’extase, l’univers repartira, nous le remettront en mouvement.
Plasticité de l’atmosphère.
Compénétration des plans en fusion avec les états d’âme.
Lyrique du bruit.
Tintamarre.
Vitesse du gigaoctet.
Exaltation de la dynamique du mouvement informatique.
Couleur.
Fusion onirique des couleurs.
Dynamisme de la couleur numérique.
Plasticité du signe numérique.
Innovation des matériaux.

Ainsi naît l’univers.
 

Azione Futurista Parigi 2008

L’ho vista in sogno, Parigi .
La mia visione mi conduceva in un volo nel grigio cielo di marzo sulla città delle Avanguardie, la capitale della cultura moderna, dove tutto nasce e l’impossibile si trasforma nel....
POSSIBILE. Città delle mille luci e dell’innovazione:
Parigi!
….della libertà ne fece una statua, della rivoluzione ne fece uno stato moderno.
Ho visto un gran popolo,
animato dalla luce della conoscenza, un popolo fiero della propria cultura,
indifferente al richiamo delle sirene e imperturbabile ai maremoti delle sottoculture, aperto alle nuove esigenze della società, pronto allo scontro per affermare la propria identità.
Bianchi, neri, cattolici, islamici, ebrei, pagani, nazionalisti, comunisti: solo e unicamente Francesi.
Parigi, non perderti, devi vincere, non farti ingannare!
Venti pesanti, demoni, stregoni tramano all’ombra delle guglie al fresco delle camere d’albergo; Parigi non farti truffare!
Le mille brezze che vengono dal mare oceano spiano le tue morbide e solari primavere, i tuoi viali, le tue strade, i tuoi palazzi.
Parigi la Grande – tu, patria ed asilo di artisti - non farti raggirare!
Culla del mio sogno di libertà, da Te voglio ripartire per riproporre il nuovo manifesto del futurismo.
Come allora, anche oggi noi futuristi provocheremo la tua sensibilità .
Realizzeremo un universo futurista, la strada è stata tracciata.
Parigi, la plastica città con il suo dinamismo fuso in un blocco d’acciaio vedrà l’espressione dinamica, la plasticità pittorica, la lirica della dinamica del movimento. Noi futuristi del 3° millennio realizzeremo questa fusione, noi costruiremo l’universo rallegrandolo di una forza onnicomprensiva, doneremo anima scheletro e carne per dare corpo all’incorporeo, forma all’infinitesimale.
Noi, con le nostre forme astratte reinventeremo tutti gli elementi dell’universo, e faremo la grande fusione di forma e sostanza. Capricciosamente la nostra ispirazione darà la definitiva forma e plasticità alla forza e alla rabbia delle emozioni vere, esplodendo nell’apoteosi dell’estasi, l’universo ripartirà, noi lo rimetteremo in moto.
Plasticità dell’atomosfera.
Con-penetrazione dei piani in fusione con gli stati d’animo.
Lirica del rumore.
Boato.
Velocità del gigabyte.
Esaltazione della dinamica del movimento informatico.
Colore.
Fusioni oniriche del colore.
Dinamismo del colore digitale.
Platicità del segno digitale.
Innovazione dei materiali .

Così nasce l’universo.

Le manifeste du futurisme 2008
 2009

Nous revoilà…
Le futurisme naquit à Paris en 1909 avec la publication du manifeste du futurisme de FTM dans les pages du Figaro. Notre Mouvement englobe tous les champs de la vie, de la société et de la culture. De par notre nature, nous serons l’Avant-garde, en tant que tel nous nous confronterons à tout et à tous, et avec un esprit de lutte et de saine violence, nous ferons de cette société grisbourgeoise un TRIOMPHE DE COULEURS. Nous vous abattrons pour faire revivre l’Art, la Culture et le Travail. Avec vous, vieux et survivants d’une société mercatocentrique, mourra l’art comme phénomène élitiste, pour renaître comme Art nouveau, capable de suivre tous les nouveaux moyens de production de la société industrielle contemporaine. Commence ainsi, pour nous futuristes du nouveau millénaire, une nouvelle adhésion aux évolutions techniques et aux nouveaux moyens d’expression, interprétant un renouveau total dû à une frénétique impétuosité pour l’avenir mais surtout pour la préoccupation pour le temps qui passe.
Ainsi naît l’exaltation pour la lutte.
Marcher pour Ne Pas Pourrir, Lutter pour Ne Pas Mourir.
Magnifier la machine, le moteur et la vitesse du Gigaoctet, élever la vitesse de la pensée comme génie créatif d’une nouvelle beauté qui accroît et enrichit le monde.
Nous, futuristes, refusons nettement votre passé nébuleux et turbide, nous refusons vos collections de livres, vos académies et vos musées, représentation tragique du cimetière culturel actuel et nous éloignons des alchimies politiques de votre société de nains.
Aujourd’hui naît avec nous une nouvelle conception violente de la Vie et de l’Histoire, qui exalte la bataille au détriment de la paix, et vous méprise, lèche-culs de pouvoirs artificieux , esclaves du marché mondial.
Ce mépris recevez-le comme une condamnation

1. Nous voulons chanter l’amour du risque, l’habitude de l’énergie et de la témérité.
2. Le courage, l’audace et la révolte seront les éléments essentiels de notre action.
3. La littérature a jusqu’ici tenté de magnifié l’immobilité pensive, l’extase et le sommeil. Nous voulons exalter le mouvement agressif, l’insomnie fiévreuse, le pas de course, le saut mortel, la gifle et le coup de poing.
4. Nous affirmons que la splendeur du monde s’est enrichie d’une beauté nouvelle : la beauté de la vitesse
5. Nous voulons célébrer l’homme qui tient le volant dont la tige idéale traverse la Terre, lancée elle-même sur le circuit de son orbite.
6. Il faut que le poète se prodigue avec ardeur, faste et splendeur pour augmenter la ferveur enthousiaste des éléments primordiaux.
7. Il n’y a plus de beauté que dans la lutte. Aucune œuvre d’art sans caractère agressif ne peut être considérée comme un chef-d’œuvre.
8. Nous sommes sur le promontoire extrême des siècles! Nous vivons déjà dans l’absolu puisque nous avons déjà créé l’éternelle vitesse omniprésente.
9. Nous voulons glorifier la lutte, la bataille, la guerre - seule hygiène du monde -, être non-conformistes, l’esthétique, la beauté, le patriotisme, le geste destructeur
10. Nous voulons détruire les musée-cimetières, les bibliothèques, les académies de toute sorte et combattre le moralisme, le marché, l’usure, la mondialisation et toutes les autres lâchetés opportunistes et utilitaires.
11. Nous chanterons les locomotives à la poitrine large, le vol glissant des avions, des missiles,m des satellites. C’est d’Italie que nous lançons ce manifeste di violence irrésistible et incendiaire avec lequel nous fondons aujourd’hui le futurisme du nouveau millénaire
12. Nous glorifions les grands maîtres du futurisme et revendiquons brutalement le manifeste de 1909, toute l’essence, toute la beauté qui en dérive

Vrombissement
art
Sifflement
culture
Sifflement
pensée
Tonnerre + action = FuTuRisMe

Nous nous lançons avec extase, force et courage vers le 3ème millénaire

Graziano Cecchini « RossoTrevi »
 

Il Manifesto del Futurismo 2008
 2009

Il Futurismo, un Giano Bifronte dalla lunga storia e da un’ampia vita avanti a sè, poichè continuerà a vivere finchè il conformismo, l’ignoranza, il servilismo che animano la cultura italiana non saranno sconfitti. Sarà una lunga battaglia, ma prima o poi avrà fine. In quel momento, il Futurismo potrà farsi da parte.

dal Manifesto Ferrarese

Evviva!!!

Ora tutti son futuristi,

ora tutti   blaterano  sul Futurismo.

Ricorre il futurismo, anniversario del futurismo.

Ma che cazzo è ’sto futurismo?

È morto, è vivo.

Questo è l’umore  in queste ora febbrili animate, concitate per essere primi per essere i piu bravi nel ricordare. Un defunto.

Tutti lo ricordan con affetto.

E dopo il ventiFEB- rimarranno lapidi, epigrafi e fiori rinsecchiti, foto e articoli e tutto rientrerà nell’anonimato.

Questo non accadrà mai.

La Grande AvanGurdia rivoluzionaria del nuovo  non  si commemora, xchè  essa è Viva-Luce che si irradia dal 1909 e continua, giorno dopo giorno, nella sua azione con tutta la di cui dispone Forza.

Una Forza che da cent’anni stravolge la vita dei  “Passatisti” .

Oggi con il nuovo manifesto del Futurismo si riparte per i proximi 100enari.

Avanti! avanti!! alla velocità del gigabyte!

Noi cani senza lacci né padroni. Contro tutte le cadaveriche ricorrenze.


Rieccoci…
Il Futurismo nacque a Parigi nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo di FTM avvenuta sul quotidiano "Le Figaro". Il nostro Movimento coinvolge tutti i campi della vita, della società e della cultura. Per questa nostra natura, saremo l’Avanguardia, come tale ci scontreremo contro tutto e contro tutti e, con spirito di lotta e sana violenza, faremo di questa società grigioborghese un TRIONFO DI COLORE. Vi abbatteremo per far rivivere l’Arte, la Cultura e il Lavoro. Insieme a voi, vecchi e sopravvissuti di una società mercatocentrica, morirà l’arte come fenomeno elitario per rinascere come Arte nuova, capace di seguire tutti i nuovi mezzi di produzione della società industriale contemporanea. Inizia così, per noi futuristi del nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi interpretando un rinnovamento totale dovuto ad un frenetico impeto per il futuro ma sopratutto per la preoccupazione del tempo che scorre.
Nasce così l’esaltazione per la lotta.
Marciare, per Non Marcire – Lottare, per Non Morire.
Magnificare la macchina, il motore e la velocità dei Gigabyte, innalzare la velocità del pensiero come genio creativo di una nuova bellezza che accresca e arricchisca il mondo. 
Noi futuristi rifiutiamo nettamente il vostro nebbioso e torbido passato, rifiutiamo le vostre collezioni di libri, le vostre accademie e i vostri musei, rappresentazione tragica dell’odierno cimitero culturale e ci allontaniamo dalle alchimie politiche di questa vostra società di nani.
Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della Vita e della Storia, che esalta la battaglia a scapito della pace, e disprezza voi leccaculo di artificiosi poteri, schiavi del mercato globale.
Questo disprezzo recepitelo come una condanna.

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra azione.
3. La letteratura tentò di esaltare fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! Poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la lotta, la battaglia la guerra - sola igiene del mondo - essere non conforme, l’estetica, la bellezza, il patriottismo, il gesto distruttore 
10. Noi vogliamo distruggere i cimiteri museali, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il mercato, l’usura, la globalizzazione e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria
11. Noi canteremo le locomotive dall’ampio petto, il volo scivolante degli aeroplani,dei missili, dei satelliti. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo del nuovo millennio
12. Noi glorifichiamo i maestri del futurismo e brutalmente rivendichiamo il manifesto del 1909 tutto l’essere, la bellezza che da esso ne deriva.

Rombo
arte
Fischio
cultura
Sibilo
pensiero
Tuono + azione = FuTuRisMo
noi ci lanciamo con estasi forza e coraggio verso il 3°millennio 

  

ROBY GUERRA.jpgAZIONE FUTURISTA FERRARA ROBY GUERRA

FUTURISTI DI TUTTA ITALIA UNITEVI!(2005) J am not a man – J am a robot - ultimo futurista ex collaboratore dell'ultima rivista ufficiale dell'avanguardia italiana rivoluzionaria fondata dal genio di Marinetti nel 1909! Fratelli di carne metallo oggi l'Italia è alla deriva affondata da scimpanzè politici! Voglio inaugurare questo mio primo blog con una rivista virtualissima di fantapolitica! Ritengo urgentissimo immaginare soluzioni alternative al declino italiano! Quindi inizio ricordandovi un sublime racconto di un futurista geniale del secondo novecento Isaac Asimov: il grande scrittore di fantascienza immaginava un mondo futuro dove macchine pensanti sostituiranno gli umani politici oltre che nell'economia! Ecco tale scenario ora da me liberamente elaborato... Ad un certo punto sulla terra, l'inquinamento raggiungerà livelli incontrollabili - naturalmente tutte le cassandre pseudoecologiche brinderanno convinte di assicurarsi il potere e condannare l'umanità alla staticità irreversibile, al salutismo più noioso ed ipocrita, in poche parole alla pace eterna dei camposanti, anche se puri e in coma mentale come le vette del Tibet, per buddisti rintronati! Ma difficilmente la razza umana sarà realmente disposta a regredire al medioevo, a rinunciare al piacere assolutamente moderno dei dvd, dei telefonini, dei computer e di ogni altra meraviglia del progresso! Al contrario la gente domanderà agli scienziati soluzioni vincenti, parallelamente al rifiuto definitivo di qualsiasi partito politico e al disprezzo generalizzato verso gli scimpanzè politici. Come solo gli analfabeti scientifici non sanno, le soluzioni per un progresso rivoluzionario in armonia con la vera ecologia non passatista esistono da un pezzo: da molti decenni gli scienziati le annunciano, ma gli scimpanzè politici di tutte le ideologie fanno sempre i sordi - forse neppure è questione di udito ma proprio di difetti genetici nell'area cerebrale dell'intelligenza! Non a caso attualmente, tutti gli scimpanzè politici ruffianano tutti i nuovi guru pseudoecologici - la personalità è, infatti, simile, pseudoecologisti e scimpanzè politici odiano entrambi la scienza ed il futuro, i primi perché nell'era della scienza sono già anacronismi viventi, i secondi sfruttano la vera ecologia come alibi per le loro personalità fossili, destinati all'estinzione, mossi solo dal risentimento tipico delle personalità gregarie. Pseudorivoluzionari che mirano esclusivamente alla conquista del potere per instaurare regimi autoritari (sempre basati sul culto della natura ed il disprezzo della scienza): la pseudoecologia è o sembra la nuova classe dirigente futura destinata a salvare il mondo! Al contrario la gente non si farà abbindolare dalle ultime caricature delle buffonate di Woodstook, oggi spesso no global tecnoidioti più falsi dei loro padri ultraborghesi, anche se ferocemente antiamericani. Insomma, la gente si affiderà agli scienziati- gli affiderà l'antico potere politico- si aprono ora scenari diversi: in ogni caso gli scienziati avranno come obiettivo finale a medio-lungo termine (ma assai meno remoto di quel che si pensa) di risolvere una volta per tutte l'economia mondiale ed umana, nonché il disastro ambientale dovuto alle follie di scimpanzè politici e dei loro sedicenti esperti pseudoeconomisti (in realtà le loro banane!). Come nel racconto di Asimov di partenza, avremo un mondo scientifico concertato dal genio umano evoluto, grazie ad un'economia completamente automatizzata; alla fine (diciamo tra un secolo) tale scenario sarà letterale... robot e computer gestiranno l'economia ed il controllo ambientale quasi in piena autonomia, finalizzati al massimo benessere umano per la maggior parte degli umani (e anche per i nostri eredi imminenti robot d'altro tipo cloni e forse alieni). Una minoranza di idioti passatisti certamente esisterà sempre, ma saranno trovate soluzioni democratiche!
"Grazie a noi verrà il tempo in cui la vita non sarà più schiavitù o ozio ma sarà opera d'arte!". Così... profetizzavamo noi futuristi e tutti gli scienziati da Galileo Galilei in poi! Ognuno si dedicherà ai suoi sogni d'arte e scienza o magari del non fare nulla se non divertirsi, se proprio ci tiene! Il ricatto eterno della sopravvivenza e dell'ignoranza nevrotica, la strategia eterna di ogni potere-lavoro-croce-piramide-moschea... tipica di ogni potere in nome di dio o del partito sarà finalmente consegnata alla paleontologia - solo allora saremo realmente nella civiltà, sconfiggendo finalmente anche la nostra preistoria tecnologica! Ma trattasi solamente dello scenario ultimo! Molte fasi intermedie saranno necessarie! alla prossima puntata- e fatevi vivi fratelli futuristi di tutta Italia!

TRANSUMANISTI.jpgTRANSUMANISTI ITALIANI (A.IT.) RICCARDO CAMPA

(Milano-Mantova-Cracovia)


MANIFESTO (Versione Trailer) Noi transumanisti ci siamo dati un obiettivo chiaro e ambizioso sin dal momento della nascita dell’Associazione Italiana Transumanisti: creare nel nostro paese le condizioni per una rivoluzione morale e intellettuale di orientamento prometeico. Una rivoluzione capace di produrre cambiamenti radicali nel mondo della cultura e della vita quotidiana.

Noi vorremmo vedere l’Italia e l’Europa protagoniste di una nuova fase di sviluppo tecnologico, scientifico, industriale, culturale, ma anche biologico – dal momento che tra i nostri valori fondamentali c’è anche l’allungamento della vita, il rallentamento del processo di invecchiamento, la salute dei cittadini e il potenziamento fisico e psichico dei disabili e dei normodotati, anche oltre i limiti imposti dalla nostra attuale struttura biologica. Riteniamo un valore fondamentale anche l’autodeterminazione degli individui e dei popoli e perciò non intendiamo imporre a nessuno i nostri valori, ma semplicemente proporli. Analogamente, non tolleriamo che ci venga imposta con la forza o la minaccia una diversa visione del mondo e della vita. Mettiamo subito in chiaro che, elaborando questo manifesto, non intendiamo affatto fondare un nuovo partito, del quale – nell’attuale già troppo frastagliato arcipelago della politica e della partitocrazia italiana – non si sente assolutamente il bisogno. L’organizzazione transumanista è e resta un movimento transpartitico e agisce con gli strumenti tipici del movimentismo: pubblicazioni, prese di posizione, pubbliche manifestazioni, boicottaggio di certi prodotti, resistenza passiva, campagne referendarie, raccolta firme, solidarietà morale e materiale a soggetti meritevoli, istituzione di borse di studio, appoggio elettorale a determinati candidati, sulla base dei programmi e a prescindere dal colore politico. Lo scopo di questo manifesto è semplicemente quello di indicare più chiaramente i princìpi e la linea d’azione del movimento.

L’idea cardine del transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole. Noi siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile, ovvero prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando detta sfida su un piano politico e filosofico, al fine di dare al nostro percorso un senso e una direzione. Si badi che questo progetto non ha molto a che fare con l’eugenetica negativa e autoritaria predicata nel XIX secolo e messa in pratica dagli Stati Uniti d’America, dalla Germania nazionalsocialista e dalle socialdemocrazie scandinave nel XX secolo. La sterilizzazione dei portatori di malattie ereditarie è una risposta primitiva e brutale ad un problema che le nuove tecnologie permettono di superare lasciando intatta la libertà di procreazione degli individui. In altre parole, è pura mistificazione identificare l’eugenetica negativa e autoritaria del passato con l’attuale modello transumanista di evoluzione autodiretta, che è proteso a garantire in positivo la salute e il potenziamento degli individui e della loro prole, tenendo sempre ferma la libertà di scelta e il diritto alla felicità del nascituro.

Nonostante solo oggi si renda possibile affrontare il problema in questi termini, sarebbe altrettanto sbagliato vedere il superamento dei limiti biologici dell’uomo alla stregua di un piano formulato nottetempo da improvvisati apprendisti stregoni. Si tratta, al contrario, di un’idea che ha una tradizione solida nella storia del pensiero europeo e che – anche prima della nascita del movimento transumanista propriamente detto – ha espresso pensatori del calibro di Francesco Bacone, Tommaso Campanella, Jean Condorcet, Friedrich Nietzsche, Filippo Tommaso Marinetti, Leon Trotsky, Julian Huxley, Jacques Monod e J.Francoise Lyotard, per citare solo i nomi più noti. Noi, ora, stiamo semplicemente riannodando i fili del discorso, al fine di elaborare una filosofia unitaria e coerente.

I fautori dell’evoluzione autodiretta, più che sfidare la natura, intendono agevolarne il dispiegamento delle possibilità. Il senso e la direzione di cui parliamo sono in fondo quelli che stanno alla base dell’emersione della nostra specie – che ha rappresentato l’affermazione di organismi più intelligenti rispetto ai loro immediati progenitori. Ecco perché, se ragioniamo in termini evoluzionistici, piuttosto che fissisti, risulta chiaro che il transumanesimo non è né può essere contro-natura. Noi stiamo piuttosto cercando di stabilire le linee di una nuova armonia tra cultura e natura. Non stupisce allora che coloro che ci vedono come un pericoloso nemico sono innanzitutto nemici dell’evoluzione e della conoscenza – che della nostra evoluzione come specie è stata il frutto finale.

L’accusa di hybris (tracotanza, infrazione del limite, superamento delle Colonne d’Ercole), che ci viene talora rivolta, è espressione di visioni del mondo pre-darwiniane: il transumano non può andare contro-natura perché nulla di ciò che la tecnoscienza può fare si colloca fuori delle leggi della fisica e della biologia. E perché non si è mai data una natura umana che non fosse già il prodotto di una auto-domesticazione, di una coniugazione dell’umano con l’animale e con lo strumento tecnico e quindi non fosse in definitiva già un’evoluzione auto-diretta, seppure ancora non consapevole.


divenire.jpgFUTURISMO TECNOFAUSTIANO di STEFANO VAJ (Padova)

UN FUTURISMO TECNOFAUSTIANO OME ALTERNATIVA ALLA DECRESCITA Negli ultimi anni le freddolose società europee sembrano sempre più percorse dall'ideologia della "decrescita" e dalla maledizione per lo spirito faustiano, tanto più insidiose per il loro appello trasversale.

Tale ideologia, ci si dice, è solo buon senso, è "cool", è politicamente corretta perché risparmierebbe ipoteticamente risorse per l'ambiente o a favore di altre zone del pianeta, e soprattutto è facile e non richiede sforzi. Anzi, rende più agevole accettare, se non auspicare, calo della capacità produttiva, disindustrializzazione, riduzione degli investimenti in ricerca fondamentale, declino demografico, abbandono delle ultime vestigia di un'autorevolezza internazionale già del resto abdicata a favore di altri, restrizione dei servizi a quelli "sostenibili", decadenza economica camuffata da saggia morigeratezza e senso di responsabilità. Non che vi sia naturalmente da aspettarsi cambiamenti nel sistema di valori: come mostra Guillaume Faye in NSC. La nuova società dei consumi , una società non ha affatto bisogno di essere ricca o frenetica per essere consumista e mercantilista: basta come status symbol sostituire a palazzi, fabbriche e vere ricchezze l'accesso a piccole mode e gadgets da quattro soldi fabbricati altrove.

Similmente, una società può rifiutare l'investimento e lo sforzo ed i cambiamenti e le crisi di trasformazione che la tecnologia comporta; o addirittura rigettarla ideologicamente limitandone le applicazioni; e goderne ancora per un limitato tratto i frutti. Può forse ancora tirare avanti decentemente e gattopardescamente per una generazione, a condizione da tirare progressivamente la cinghia e mangiarsi il capitale: dopo di noi il diluvio; suvvia, se anche non siamo alla fine della storia, siamo alla fine della nostra.

Serge Latouche, Havelock Ellis e Francis Fukuyama si spartiscono così il comodino degli intellettuali di destra e di sinistra, mentre nessuno chiarisce dove mai la "gioiosa" accettazione della nostra decadenza, nel quadro di un sistema globalizzato ed a sua volta in via di cristallizzazione e "ristrutturazione", potrebbe consentire il reperimento delle risorse tecniche ed economiche ed intellettuali che risultano necessarie al recupero del disastrato ambiente europeo, alla tutela della sua biodiversità, o al mantenimento alla sua popolazione di servizi che siamo oggi abituati a considerare come minimi, per non parlare di beni intangibili come la sovranità.

Ma le radici della filosofia della rinuncia che tutto ciò descrive sono culturali prima ancora che politiche od economiche, e nel nostro paese sono particolarmente profonde. Primitivismo e tradizionalismo, i pastorelli d'Arcadia e il "buon selvaggio" hanno sempre accompagnato la diffidenza monoteista per il peccato d'orgoglio luciferino che la tecnica, la potenza, lo sviluppo, la scoperta e l'avventura rappresentano, anche come minaccia a modi di vivere più modesti e "semplici" – del resto più o meno fantasiosi - cui si spera inspiegabilmente che l'evoluzione delle cose, e la concorrenza di altri popoli e soggetti politici, ci lasci tranquillamente ritornare. L'aspirazione alla staticità, al "ritorno alla natura", all'immutabilità dei modi di vivere diventa poi tanto più forte quando con la rivoluzione industriale prima e quella biotecnologica poi, siamo divenuti responsabili (come come ho cercato di mostrare nel mio saggio Biopolitica. Il nuovo paradigma) non solo del paesaggio terrestre ma della più intima fibra del mondo vivente e dell'uomo stesso.

Una risposta a tutto ciò non può d'altronde limitarsi ad un miope laissez-faire, nella speranza che la tecnologia guidi e governi se stessa, in particolare autofinanziandosi e dotandosi di una strategia; o che qualche meccanismo economico o provvidenziale garantisca di per sé il nostro futuro, per tanto che il suo operare che non sia attivamente impedito. Chi ritiene che l'unica cosa di cui occuparsi siano i listini di borsa o la demagogia a breve termine, abbandona effettivamente l'ecologia o la bioetica o la politica industriale quale terreno di caccia quasi esclusivo ad ambientalisti e neo-ludditi, e non percepisce che soltanto la ripresa di una tradizione consapevolmente futurista può rappresentare un'alternativa credibile al neo-pauperismo, all'anti-prometeismo ed alle ideologie del declino che sostengono, incoraggiano e giustificano la decadenza che minaccia il nostro avvenire.

Milano, già tra i motori della rivoluzione industriale nell'Europa continentale, con i manifesti marinettiani, diventa infatti l'epicentro di un sommovimento radicale le cui ramificazioni restano sottovalutate, e la cui vera, visionaria, portata non possiamo in fondo che cogliere oggi, dalla nostra prospettiva privilegiata di spettatori di quella possibile "rottura del tempo della storia" che agli inizi del Novecento non faceva che annunciarsi all'orizzonte. Ed è particolarmente simbolico del monito heideggeriano di come l'essenza della tecnica non abbia in realtà nulla di tecnico il fatto che si sia trattato prima di tutto di un movimento artistico. "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. (...) Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. (...) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!". Ma ciò che rileva qui è soprattutto la visione del mondo e la filosofia che stanno dietro al movimento artistico, che giungono ad essere subito declinate nella forma più provocatoria e radicale, in toni apertamente superomisti e transumanisti: "Bisogna dunque preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante d'intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica (...) Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali. Il giorno in cui sarà possibile all'uomo di esteriorizzare la sua volontà in modo che essa si prolunghi fuori di lui come un immenso braccio invisibile il Sogno e il Desiderio, che oggi sono vane parole, regneranno sovrani sullo Spazio e sul Tempo domati. Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà naturalmente crudele, onnisciente e combattivo. Sarà dotato di organi inaspettati: organi adattati alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui".

L'approccio vitalistico e faustiano alla tecnica che rappresenta il vero nemico dell'ideologia del neoluddismo, della decrescita e dell'"umanismo", connota del resto la maggiorparte delle riflessioni, esperienze e movimenti di opinione che al futurismo risultano in qualche modo apparentate, tra cui non si conta solo il piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web, ma il sovrumanismo di Arnold Gehlen e Giorgio Locchi della seconda metà del Novecento, o le riflessioni contemporanee sul postumano di autori tanto diversi come Peter Sloterdijk ed Hervé Kempf, per finire con la crescente visibilità nel nostro paese della Associazione Italiana Transumanisti ), il cui presidente, il filosofo mantovano Riccardo Campa, è di recente assurto ad un ruolo direttivo nel movimento mondiale cui l'associazione si riferisce, la WTA.

E' vero infatti che l'eco globale del futurismo, che non a caso arriverà a definire a livello mondiale il concetto stesso di "avanguardia" e ad acquisire estensioni ed esponenti di spicco in vari paesi, non gli impediva di essere un movimento fortemente radicato ed apertamente "nazionalista", di un nazionalismo che stante l'esprit du temps non potrà che essere italiano, e che potrebbe dispiacere a chi oggi nel nostro paese preferirebbe un riferimento europeo o viceversa padano. Ma ciò che tale apparente "particolarismo" implica è in sostanza il rifiuto dell'idea tranquillizzante di una pacificazione definitiva in cui all'abbandono della trasformazione tecnica del mondo dovrebbe corrispondere la fine delle sue trasformazioni politiche e dei suoi conflitti; e con essi delle sovranità, delle differenze e delle grandi ambizioni collettive che della trasformazione tecnica sono dal neolitico in poi sempre stati il motore. D'altra parte, il futurismo coniuga il suo feroce identitarismo con il riconoscimento del fatto che alla trasformazione a seguito della quale l'uomo sarà nietzschanamente chiamato ad "ereditare la terra" non si può sfuggire, magari rincantucciandosi in qualche "isolazionismo" o "periferia" locale; essa coinvolge l'intera specie, ed anzi appunto l'intero pianeta; senza anzi che questo debba essere considerato per tutti i secoli dei secoli l'unico orizzonte dell'avventura umana, come qualche anno dopo l'inizio di una pur stentata e sottofinanziata "era spaziale" starà a dimostrare.

Ripensare l'eredità futurista risulta perciò un presupposto necessario non solo in vista del rifiuto del declino e dell'estinzione delle proprie rispettive appartenenze, ma anche in vista di una risposta più generale alle sfide della nostra epoca, e che coinvolgeranno tutti, ambientalisti e neoludditi compresi. Oggi come sempre, infatti, le due cose vanno insieme, ed il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire. (pubblicato su Il federalismo - Anno 10, numero 46, 27)

 

UFAGRA' 5.jpgFUTURISMO OGGI... ANTONIO FIORE E GIORGIO DI GENOVA (Roma)

Ufagrà nel 100 d. F., ovvero il Futurismo è morto, viva il Futurismo Il 20 febbraio 1909 a firma di F.T. Marinetti compariva a Parigi sulla prima pagina di “Le Figaro” il manifesto Le Futurisme. Era l’atto di nascita del Movimento futurista, avanguardia così radicale che segnava uno spartiacque tra tutto ciò che si era prodotto in arte in Italia fino ad allora, per cui, storicamente parlando, esso deve essere considerato una sorta di anno zero dell’arte, che quindi può essere distinta in avanti il Futurismo (a. F.) e conseguentemente dopo il Futurismo (d. F.).

Oggi siamo nel 100 d. F. ed è per questo che si celebra in Italia ed all’estero l’avvento dell’avanguardia italiana che nel XX secolo ha contribuito ad un fondamentale mutamento della concezione dell’arte (e non soltanto), dando impulso con le proprie influenze in altri paesi a nuovi linguaggi, quali il Raggismo in Russia, il Vorticismo in Inghilterra, il Dadaismo, iniziato a Zurigo e poi diffusosi in Germania e Francia, nonché, ancora in Russia, il Costruttivismo e collateralità, oltre a numerose altre “rivoluzionarie” soluzioni, come si ricava dalla conferenza Il Futurismo, un’avanguardia totale riproposta in questa stessa pubblicazione.

Cento anni sono tanti e nessun protagonista storico del Futurismo oggi è vivo. Altrettanto dicasi per i numerosissimi seguaci che nelle varie regioni d’Italia hanno militato nel Movimento. Fino a qualche anno fa a Livorno era ancora in vita Osvaldo Peruzzi, che purtroppo se n’è andato alla venerabile età di 97 anni il 30 dicembre 2004 (95 d. F.).

Pertanto, se si esclude Maurizio Calvesi, che, come egli stesso ha ricordato, quattordicenne fu annoverato tra gli “aeropoeti” da Marinetti (1), l’ultimo futurista ancora attivo è Antonio Fiore, in arte Ufagrà, come lo ribattezzò Sante Monachesi, ideatore (sulla base dell’esperienza fatta nell’ambito del Gruppo Futurista Maceratese) del Movimento Agravitazionale, ovvero Agrà, di cui in quest’occasione si ripropongono i 4 manifesti.

Il Movimento Futurista, è noto, è finito nel 1944 con la morte di Marinetti, anche se per gli studiosi oggi impegnati a celebrarlo espositivamente esso sarebbe durato fino al 1915, cioè fino al 6 d. F., negando (o rinnegando) tutti gli sviluppi posteriori realizzatisi mentre il suo Pontifex Maximus era ancora in vita(1). Sarebbe come dire che il  Cristianesimo è finito con la morte di Gesù e che non sono cristiani gli apostoli e tutte le confessioni successive, Cattolicesimo compreso.

Io sono tra coloro che ritengo conclusa la “storia” del Futurismo appunto nel 1944, ma da storico dell’arte contemporanea considero le vicende post-1944 dei futuristi sopravvissuti a Marinetti e dei loro seguaci come appartenenti all’era futurista, cosicché, se si è potuto parlare di Secondo Futurismo, niente vieta di considerare Terzo Futurismo ciò che s’è prodotto o si va producendo da chi si serve, rinnovandolo, del lessico futurista (3).

Negare la realtà di una odierna persistenza del verbo futurista, incarnato da Ufagrà, sarebbe illogico quanto negare che il Fascismo non sia continuato dopo la caduta del regime e la morte di Mussolini, quando esso è addirittura professato apertamente ancora oggi da un editore di giornali, eletto senatore nel PDL, dal famigerato capo della Loggia P2, dal portiere del Milan e da tanti altri, compresi molti giovani nati dopo il Ventennio.

La differenza è che costoro sono nostalgici e quindi “passatisti”, per usare la terminologia futurista, mentre i futuristi dal secondo dopoguerra in poi ad oggi, tra cui vanno annoverati, oltre ad Enzo Benedetto, che per anni ha pubblicato “Futurismo Oggi” (4), sotto la cui egida ha realizzato esposizioni in varie città d’Italia , Osvaldo Peruzzi, Antonio Marasco, Renato Di Bosso, Vittorio Corona, Ivo Pannaggi, Tullio Crali, Mino Delle Site, Alessandro Bruschetti, Sante Monachesi, i quali hanno sviluppato il lessico futurista e l’hanno fatto progredire con aggiornamenti, assorbendo la linfa necessaria dalla produzione degli artisti fondatori del Movimento e dei loro comprimari.

Ufagrà appartiene, appunto, a questa schiera di prosecutori. Anzi, egli sulle radici dei futuristi storici, dell’Aeropittura e del Movimento Agrà ha inteso celebrare creativamente i cento anni del Movimento con 2 nuove opere. Mi riferisco al trittico Velocità+Aeropittura+Cosmopittura ed alla pala 1909-2009: il Futurismo ha cento anni, due opere di concezione futurista sposata, specialmente la seconda, con la tradizione storica della pittura, almeno per quel che riguarda la struttura che con la “corona” e la predella si rifà al paliotto d’altare.

 

TERZO FUTURISMO.jpgTERZO FUTURISMO BALDO SAVONARI (Roma)

 

L'Arte è guerra(1986) Appena nato l'artista entra in conflitto con la società tutta che vede in lui un nemico della tranquillità borghese. E' infatti compito dell'artista smuovere, muovere e vangare il terreno incrostato delle idee; mettere in dubbio ogni regola, pensare invece di credere.

Noi affermiamo che l'arte è anche "grande divertimento" e con questo dichiariamo guerra ai falsi seri (i seriosi), agli accademici miopi e daltonici, ai musei senza vera antichità ma traboccanti di vecchiume, all'archeologia ridotta a oggettistica e a tutti coloro che giurano sulla bellezza di un pezzetto di vaso solo perché è vecchio:

Noi amiamo la ricerca, i progetti proiettati nel futuro, il passato come PIEDISTALLO su cui ergersi e non come PALLA AL PIEDE, l'arte come UTOPIA di vita e la VITA COME CAPOLAVORO D'ARTE.

Detestiamo i critici ridotti a presentatori di mostre (ovvero scribacchini a pagamento), ogni forma di pensiero imbrigliato dal potere; e detestiamo infine il buon gusto salottiero, il militarismo, i discorsi inutili, l'arte a servizio di chicchessia.

SIA BEN CHIARO

Il TERZOFUTURISMO non intende essere una anacronistica continuazione del primo e del secondo ma intende essere di più per sé nuovo pensiero e nuova forma proiettati nel futuro: Prende le mosse dai primi futuristi e li pone come piedistallo dell'ERA MODERNA.

Il futuro per noi è tutto da inventare: per noi l'arte è l'equivalente della natura, nel senso che sono due figure geometriche che hanno la stessa area ma forme così diverse da non poter essere mai sovrapponibili.
 

ZEKKINI.jpgFUTURISMO POSTCONTEMPORANEO (PCCORP) VALERIO ZEKKINI (Bologna)


10 ANNI DI MOVIMENTO POST-CONTEMPORANEO Probabilmente pochi sanno che il Manifesto di Fondazione del Futurismo, firmato da Filippo Tommaso Marinetti, fu pubblicato integralmente per la prima volta il 5 febbraio del 1909, sulla “Gazzetta dell’Emilia”. Solo qualche giorno dopo il testo venne ripreso da altri quotidiani italiani, come “L’arena” di Verona e “Il Piccolo” di Trieste, fino al lancio mondiale su “Le Figaro” di Parigi il 20 febbraio, la data in qualche modo considerata “ufficiale”.

Marinetti fece di tutto per completare il documento entro la fine del 1908 per poterlo promuovere, con un evento mediatico mai visto (oggi lo si chiamerebbe globale), all’inizio dell’anno nuovo. Ma il disastroso terremoto di Messina fece rinviare l’operazione, anche se il primo a pubblicare il testo fu comunque il giornale emiliano. Le ragioni di questa scelta avevano probabilmente un’intenzione provocatoria: Marinetti considerava infatti Bologna “la città più passatista d’Italia” (e da quel che si sa, all’apparizione del manifesto il capoluogo felsineo non si scompose più di tanto).

A questo evento e alle successive vicissitudini del Futurismo in città sarà dedicata la mostra organizzata dalla Fondazione Carisbo “5 febbraio 1909 – Bologna avanguardia futurista”. Sembra essere questa l’unica novità storiografica di rilievo emersa sul movimento in occasione del centenario - movimento che, seppur sdoganato del tutto solo di recente, è stato studiato in lungo e in largo in Italia e all’estero.

L’unica iniziativa inedita che si sarebbe potuta affrontare poteva essere una mostra sul Futurismo e le donne, argomento trattato da Claudia Salaris in un volumetto di un quindicennio fa. Lo straordinario apporto al Futurismo di figure quali Benedetta Marinetti (moglie del fondatore), grandissima pittrice e autrice del visionario romanzo “Astra e il sottomarino”, la leggendaria danzatrice Giannina Censi, l’autrice del “Manifesto della donna futurista” e del “Manifesto della lussuria” Valentine De Saint- Point, crediamo non sia ancora stato valutato pienamente. Questa celebrazione avrà dunque la funzione di far conoscere al maggior numero di persone ciò che gli studiosi e gli appassionati già sanno, e a giudicare dalla quantità e dalla qualità delle pubblicazioni e delle mostre in cantiere l’obiettivo lo si dovrebbe centrare.

Da più parti invece si invoca la necessità si un dibattito sull’attualità del Futurismo o una sua possibile riattualizzazione, sottintendendo che proprio questa dovrebbe essere la finalità della celebrazione del centenario. Ed è qui che la questione si fa più complicata - ed è bene chiarire subito alcune cose. Il movimento futurista, tutti gli storici dell’arte ne convengono, è finito con la morte del suo fondatore nel ’44; e non solo per ineludibili motivi politici (il legame strettissimo di Marinetti con Mussolini, anche se il Futurismo non fu affatto l’arte di stato del regime), ma soprattutto perché Marinetti fu il mecenate, il trascinatore e l’organizzatore  del Futurismo come movimento organico, nonché colui che amalgamava tra loro gli artisti delle varie discipline e indicava loro delle finalità comuni. Nel dopoguerra infatti, la maggioranza di essi (Trampolini, Depero, Delle Site e tanti altri) continuò a lavorare, ma in proprio. Lucio Fontana, uno degli artisti più importanti degli anni sessanta, dichiarò esplicitamente la derivazione futurista del suo “Manifesto dello spazialismo”. Negli anni ottanta poi, sotto l’egida di Renato Barilli, fece la sua comparsa il “Nuovo Futurismo”, corrente artistica di scarsa durata che però lanciò l’oggi celebre Marco Lodola: la sua accattivante produzione seriale di light-boxes colorati lo imparenta però più alla Pop Art che al Futurismo.

Ma anche l’influenza non dichiarata o involontaria del Futurismo sulle avanguardie coeve e su quelle a venire è ben documentata e rintracciabile. Ad esempio, un non-musicista come Brian Eno senza dubbio ha sempre operato con una mentalità “futurista” (e lo sa anche l’assessore Croppi, che vuole invitarlo a Roma come principale attrazione delle giornate celebrative); e non solo perché ha scandagliato con un approccio sempre sperimentale e innovativo ogni territorio musicale, ma soprattutto perché è stato l’unico – e con esiti sublimi – a cimentarsi con la musica per astronauti (vedi l’album Apollo – Virgin 1983). Ed è evidente il collegamento con l’aeropittura e l’aeropoesia marinettiane; ne costituisce il naturale sviluppo.

L’attualità del Futurismo consiste dunque nel concreto agire di ogni singolo artista che ne trae in qualche modo ispirazione. Personalmente, quando ho fondato il movimento Post- Contemporaneo quasi dieci anni orsono, ho cercato di ricrearne lo spirito sincretico e l’attitudine bellicosa perché credevo che corrispondesse al mio carattere, alla mia indole e a quella di chi collaborava con me; soprattutto, abbiamo sempre tenuto fede al motto futurista, quello sì sempre attuale, “ricordarsi sempre di sputare tutti i giorni sull’altare dell’arte”. E ne abbiamo musicato due testi sacri: il Manifesto stesso, contenuto nel cd “Gerarchia ordine disciplina”, e il testamento marinettiano “Quarto d’ora di poesia della X Mas” – oltre a un’altra poesia, “Quota zero” del futurista triestino Bruno Sanzin.

Se l’arte è innocua, non è arte post-contemporanea. Se l’arte è soltanto rappresentata e non vissuta, non è arte post-contemporanea. Se non modifica o ribalta la prospettiva delle idee date e delle certezze acquisite non è arte post-contemporanea.

Io ho quindi inventato formule artistiche che poi ho vissuto, non rappresentato, quali la letteratura da ballo, la poesia ginnica, l’aforisma danzato, il conservatorismo libertino, il nazibuddismo. Ho creato ambientazioni, non spettacoli. Mi si dice che tutto ciò, in particolare il mescolare stili di vita fra loro contrastanti, mi ha reso pericoloso, a volte ridicolo – può darsi. Sicuramente ho pagato un prezzo molto alto solo per avere tentato di scardinare i recinti delle etichette e delle categorie entro cui pascolano e ruminano i filistei. Tuttavia, i riconoscimenti di un pubblico qualificato e di buona parte della critica compensano le discriminazioni di cui siamo spesso oggetto.

L’uomo contemporaneo tende a sviluppare solo una piccola parte di sé, a causa di interessate costrizioni ideologiche, paure inculcate, senso di inadeguatezza, totale dedizione al conseguimento di inutili status symbols. Ma l’uomo è composto di tante personalità, guidate da un io nostromo, e la vita è una grande sinfonia, in cui possono suonare tanti, se non tutti, gli strumenti. Purtroppo però l’individuo odierno è il target di consumi e informazioni e politica: ogni gruppo sociale è cristallizzato perché trova solo conferme di quello che già è in ciò che consuma, legge e vota. Si impedisce lo sviluppo personale. L’arte post-contemporanea lavora per rompere questo schema e sviluppare la personalità in tutte le direzioni possibili. Ciò implica una serena accettazione della vita come grande ballo in maschera.

Il nostro contributo alle celebrazioni dell’anno marinettiano consiste nella pubblicazione di un libro + cd e di un vinile (già disponibili dal dicembre 2008). Il primo si intitola “Patriottismo psichedelico” ed è un volume di letteratura totale: saggio, racconto, haiku, motti, paroliberismo sonico, poesie per musica elettronica, ricette e soprattutto aforismi; contiene inoltre il cd di inediti e rarità della Post Contemporary Corporation “Eroismo e pagliaccismo”. Il vinile è invece una raccolta di sette remix in chiave elettronica dello stesso brano, “Manzotin mantra”, V sacra tavola del parolibelismo sonico postcontemporaneo.

La stragrande maggioranza del popolo italiano, indottrinata fin dalla più tenera età dal cretinismo musicale e letterario dello Zecchino d’oro, del Festival di Sanremo e del FestivalBar, reagirà con suprema indifferenza a questa ennesima controffensiva postcontemporanea.

 

connettivismo 2.jpgCONNETTIVISMO GIOVANNI DE MATTEO, SANDRO BATTISTI, MARCO MILANI

(Bologna-Roma-Rovigo)

Manifesto Siamo i Custodi della Percezione, i Guardiani degli Angeli Caduti in
Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.
Questo è il nostro manifesto.

1.    Canteremo la resurrezione dell'anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza.

2.    Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca.

3.    Noi vogliamo scavare a fondo nelle carni dell'universo, penetrare sotto l'epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l'immagine e l'equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione.

4.    Noi crediamo che il mistero dell'universo è codificato in una chiave inafferrabile e indistruttibile: l'ologramma. Il principio olografico, il modello olonomico della mente e l'olomovimento: dalla struttura della realtà ai nostri schemi di senso la percezione conosce un solo paradigma, che racchiude le istanze della relatività e dell'indeterminazione.

5.    L'ordine esplicito dischiuso al senso è solo l'immagine proiettata di un ordine implicito irraggiungibile. Non basta dissecare il mondo per svelare la verità che nasconde. Occorre risalire il fascio di luce fino alla pellicola per comprendere da dove proviene l'immagine che vediamo. Vogliamo rimontare il flusso fino a toccare la sorgente che inganna la percezione e staccare la luce: solo così solleveremo il velo.

6.    Ci abbandoniamo al riflusso pronti a catturare l'onda irrequieta del tempo. Sulle spiagge del futuro ascoltiamo la voce dei morti e la musica che emerge da tutte le cose del mondo: il nostro sogno è un rituale di negromanzia quantistica.

7.    Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l'illusione del mondo virtuale e l'inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell'oceano dell'informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l'eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell'informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all'ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.

8.    Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell'universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.

9.    Noi siamo rabdomanti cibernetici. Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose. Siamo decifratori e vogliamo scardinare il flusso di tutte le cose, risolvere il tempo nella sovrapposizione concorrente degli eventi.

10. Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell'archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d'albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasar morte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri di stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Siamo antenne puntate nel vuoto, variabili impazzite, violini male accordati, cronoscopi fuori fuoco. Inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo, usando antichi percorsi mistici. Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro. Per questo

noi saremo tutto!


 

VOCE FUTURISTA.jpgLA VOCE FUTURISTA... ARMANDO DI CARLO (Messina)

IO VERO NEOFUTURISTA Un noto critico scrisse un saggio intitolato “800, questo sconosciuto”, ed è proprio da questo spunto che naquerola mia rubrica “1900 – 2000, questi sconosciuti”sul blog Officina delle Idee (e altri) e la webzine La Voce Futurista.

Ritengo infatti che, pur restando ancora molto da conoscere sull’800 come magistralmente in queste pagine continua a dimostrarci la nostra puntuale redattrice Cristina Contilli, il 900 e questo scorcio di 2000, letterariamente parlando, sia ancora un mondo inesplorato e, a volte, paradossalmente dimenticato. Quanti astri nascenti scompaiano subito dopo aver creato un caso editoriale? Ad esempio certo neofuturismo del secondo novecento. Il motivo fondamentale che mi ha spinto a creare questa rubrica sta tutto in questa e altre domande, troppo spesso certo neofuturismo è stato frainteso e edulcorato (se non rimosso) da certa storia dell'arte italiana anche recente. I

Dov’è lo spirito eversivo di questi neo(futuristi)? Dove la polemica mordace che tanto vanno sbandierando?

Tempo fa, quando finalmente impazzò la questione Cecchini, per via della colorazione della fontana, (e relative polemiche) purtroppo anche Luce Marinetti, figlia più piccola del buon Filippo Tommaso Marinetti, dichiarò che suo padre fu solo un tranquillo poeta e iniziatore di un movimento esclusivamente artistico. (ma fu anche fraintesa...)

MA SIAMO PAZZI?

Parliamo dello stesso Marinetti che fu interventista irriducibile? Di quello che esaltava la violenza, il colletto d’acciaio e la mascella squadrata? Di colui che partecipò alle più ardite imprese che la storia post unitaria ricordi? Quello stesso Marinetti che seguì D’Annunzio a Fiume? Il Marinetti che ama la polemica aspra e la rissa? Quel Marinetti che esalta il popolo giapponese perché eterna la forza umana trasformando le ossa dei morti in cenere e la cenere in polvere da sparo per cannoni? Marinetti che fonde il dinamismo col concetto, “essenziale”, della crudeltà? Quel Marinetti che guarda con ammirazione la forza breta dei “uappi” napoletani? Potrei continuare all’infinito con simili aneddoti, ma le parole e le azioni dello stesso Marinetti e degli altri futuristi parlano da sole, basti pensare al famoso “mistici dell’azione”!.

In realtà dal FUTURISMO non scaturì in certo senso alcuno scrittore rilevante sul piano letterario, a parte lo stesso Marinetti e Papini, se non confrontato con la propria vita attiva e politica.

Il FUTURISMO è vita e arte insieme! Anche per questo si bruciò, e certo revisionismo critico “legge...” ancora il FUTURISMO come privo d’azione politica, teorizzatore di grandi riforme ma lontano dalle “piazze”, più che d’avanguardia, ha l’aria di essere un pallido epigono di quella temperie sociale, di quelle idee rivoluzionarie, accostandosi invece, ai miei occhi, ad un patetico e becero CREPUSCOLARISMO passatista e piccolo-borghese. Persino rievocazioni storiche dei personaggi futuristi, con biografie che sembrano parodie (al contrario di questo ammirevole e programmatico e-book...): si veda come esempio il ritratto di Marinetti , che dalla descrizione sembrerebbe un D’Annunzio dei poveri.

Cosa veramente sconvolgente è il dover constatare come in generale la cultura italiana ufficiale si sia estraniata dalle vicende politiche, proprio in un momento in cui l’Italia avrebbe bisogno del vitalismo avanguardista, proprio nell’impellenza di agire contro questa classe politica passatista e ancora più criminale di quella di Giolitti. Mi chiedo come un futurista ( o neofuturista ) possa restare impassibile di fronte allo scempio di un intero popolo, come non senta il bisogno di scendere in piazza e spazzare via i simboli del partitismo soporifero che attanaglia l’Italia.



Ciò detto, ora dovrebbero essere chiare a tutti le motivazioni che hanno spinto i futuristi contemporanei al centenario di Ferrara, ad un lavoro di vera analisi e azione.. live e critica e autocritica dell’”era futurista”, del suo multiforme pensiero e delle necessarie premesse che portano al FUTURISMO e al Futuro.


 

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NETFUTURISMO ANTONIO SACCOCCIO (Latina)*

*non presente a Ferrara

PRIMO MANIFESTO DEL NEO-FUTURISMO E DEL NEO-UMANESIMO (2005) La società attuale è dominata da un comune sentimento: la paura di idee nuove e forti. Sembra che le uniche novità accettabili dall’uomo contemporaneo siano quelle legate alla scienza e alla tecnologia. Ci siamo affidati al Post-moderno. Ma il post-modernismo ha fallito, si è dimostrato senza vie d’uscita, sta morendo vittima del suo esasperato relativismo. Non ha creato nulla di nuovo, non è capace di guardare al futuro, è sfiduciato e arrendevole. Il Neo-Futurismo vuole invece proporre un cambiamento nel modo di pensare, una rivoluzione interiore, ben più significativa delle varie rivoluzioni dell’età moderna e contemporanea (da quella industriale a quella informatica), che hanno sempre posto l’uomo e la sua interiorità in secondo piano. E non vuole arrendersi al caos, come hanno fatto i post-modernisti. Il Neo-futurista vuole liberare l’uomo e renderlo l’unico vero protagonista del suo futuro. Ed è per questo motivo che viene proposto il seguente Manifesto come indirizzo generale per l’uomo libero neo-futurista.


  1. Noi amiamo l’uomo coraggioso, che parla da solo contro tutti, che non ha paura di passare per matto.

  2. Noi desideriamo il continuo movimento, la continua evoluzione. Noi non vogliamo i pensieri statici e fuori dal tempo. Vogliamo una continua produzione di nuove idee e di nuovi stimoli. Il dinamismo solo esteriore non ci interessa. Vogliamo sentire l’anima che si esalta per la creazione di nuovi pensieri.

  3. Noi siamo per lo spirito e contro la materia. Pensiamo che la grandezza dell’uomo è ancora tutta da scoprire. O almeno è stata scoperta per ora solo da pochi grandi uomini, che non sono riusciti a comunicarla ai restanti se non attraverso l’arte, la filosofia e la religione. La rivoluzione neo-futurista parte da dentro, vuole ricondurre lo spirito e la sua potente facoltà sensibile e creatrice al centro della nostra vita. L’uomo spirituale neo-futurista comanda e modella la materia a suo piacimento. Gli ostacoli materiali sono da stimolo per la sua evoluzione e il suo miglioramento.

  4. Noi guardiamo al passato per imparare da chi ci ha preceduto, ma soprattutto per creare un futuro migliore.

  5. Noi amiamo le idee forti, quelle che esplodono potentemente dalla nostra anima e della nostra mente. Sono queste le idee che hanno sempre portato l’uomo al cambiamento, all’evoluzione.

  6. Noi detestiamo chi non cambia mai idea. Quella che chiamano coerenza è stupida mancanza di auto-critica. E quinidi non approviamo chi si schiera per questa o quella bandiera in ogni caso e in ogni modo. Abbiamo idee precise, e portiamo avanti idee, non bandiere. Siamo quindi contrari a chi si chiude all’interno di un partito politico, se questo significa difendere ad oltranza qualsiasi sua decisione o idea.

  7. Noi non sopportiamo le contrapposizioni e i conflitti sociali, perché sono sterili, non producono miglioramenti, anzi tirano fuori la parte peggiore dell’uomo. Ci si schiera da una parte o dall’altra in maniera acritica, si concepisce rancore e odio verso altri uomini senza conoscerli pienamente.

  8. Siamo quindi contro le contrapposizioni basate sulla razza, sulla nazione o regione di appartenenza, sulla classe sociale. Non siamo né per i bianchi, né per i neri, né per i nordisti, né per i sudisti, né per i ricchi, né per i poveri. Siamo per gli uomini tutti. E vogliamo uomini che pensino e si migliorino continuamente.

  9. Noi siamo anche contro la contrapposizione tra laici e cattolici e non ci schieriamo nè con gli uni e nè con gli altri. Pensiamo che la Chiesa abbia bisogno di un programma di “riforma-conservatrice”. Non apprezziamo le celebrazioni liturgiche, il più delle volte ormai svuotate di ogni senso. Ma non fatichiamo a riconoscere il valore eterno di gran parte dei precetti evangelici; così come celebriamo la grandezza artistica e morale de I Promessi Sposi e le doti intellettuali e spirituali di papa Ratzinger. Siamo invece decisamente contrari ad ogni forma di ateismo.

  10. Noi siamo contro i media tradizionali, che non garantiscono scambio di idee e quindi impediscono il miglioramento e la nuova produzione di pensiero. Siamo favorevoli al web e soprattutto ai blog e crediamo nella possibilità di creare un movimento socio-politico-culturale che muti profondamente l’attuale modo di fare cultura e politica.

  11. Noi ci dichiariamo liberali. Ma siamo e rimarremo sempre liberali liberi da ogni pregiudizio.

  12. Noi siamo contrari ai Manifesti fissati una volta per tutte, perché le idee cambiano e migliorano continuamente. Quindi questo manifesto resta valido fin quando non ce ne sarà una versione migliore che lo sostituirà.


rasoio di occaam 2.jpgTRANSAVVERISMO GIOVANNI BALDUCCI - EMANUELE ROCCHI (Bari-Perugia)

MANIFESTO La TransAvanguardia Avverista nasce il 27 Settembre 2008 del XXI secolo dall'idea di alcuni giovani uomini, che tediati dalla ormai invivibile situazione artistico-culturale nonchè sociale in cui versa la Nazione tutta, si sono radunati sotto questo vessillo al fine di riportare l'Italia ad una nuova primavera politica ed a una rinascita culturale. Ispirati dagli insegnamenti di Ezra Pound,Giovanni Papini e Filippo Tommaso Marinetti e dei Futuristi,nonché dal Dada di Tristan Tzara e di Breton,e consci che il futuro è alla loro portata, hanno deciso di combattere il marciume flatulento di quest'Italia magnacciona e spossata, rivolta sempre più al passato e non curante del futuro avvenire,lanciando la loro sfida ai potenti corrotti, alle accademie, ormai ritrovo di nostalgici vecchi putrefatti dalla arte povera di significato, alla stagnante Università italiana con il suo corollario di obsoleti "baroni", e alla casta politica imperante, figlia del passato; di un passato buio e vergognoso, di un passato ricco di promesse non mantenute, da cancellare e riscrivere con le note nuove della TransAvanguardia.

Manifesto della Transavanguardia Avverista (13 ottobre 2008) Noi ci proponiamo di distruggere la vecchia morale in nome di una successiva aperta ad un futuro intelligente. Un futuro consapevole del passato ma non stagnato nella sua contemplazione.

PER IL PROBLEMA SOCIALE,VOGLIAMO:

1) Libertà d'informazione (informazione su mezzi liberi e democratici come internet - stop alla tv mediocre e di poco spessore) 2) Definire diritti fondamentali da cui partire, i quali nonostante le autonomie locali, e le deliberazioni statali e europee, non potranno essere modificati poichè devono essere alla base del vivere civile. 3) Sviluppare l'idea della partecipazione e della collaborazione invece della competizione e del prevalere dell'uomo sull'uomo.

PER IL PROBLEMA POLITICO,VOGLIAMO:

1) Cariche istituzionali onorarie ,perchè ogni cittadino chiamato a rappresentare lo Stato debba essere orgoglioso di farlo senza percepire danaro o altri privilegi fungibili, nel pieno rispetto della costituzione e per il bene della società. 2) Introdurre la possibilità di referendum abrogativi anche per le deliberazioni prese dall'Unione Europea( vedi Trattato di Lisbona). PER IL PROBLEMA ECONOMICO,VOGLIAMO: 1) Nazionalizzazione della Banca D'Italia, ora per più del 90% privata. Con questa mossa non solo non si andrà ad aggravare il debito pubblico ma si creerà ricchezza dal nulla (con la stampa di banconote) come fanno attualmente le banche che posseggono il diritto di signoraggio (BCE di cui sono azioniste le banche centrali degli stati europei a loro volta controllate da banche centrali) http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio

2) Frenare la globalizzazione economica attraverso incentivi che valorizzino le produzioni locali per consumi locali (risparmi di energia, valorizzazione dei prodotti agricoli e artigianali locali) 3) Abolizione dei privilegi ecclesiastici.

PER UNA RINASCITA DELL'ARTE, VOGLIAMO:

1) Promozione dell'arte in tutte le sue forme e interpretazioni, mediante mostre, nuove associazioni culturali, atti dimostrativi pacifici, simbolici e significativi. 2) Distruzione totale di tutto ciò che limiti il pensiero dell'artista.

 

La sublime visione del futuro, con gli occhi di oggi, robotici fari rossi che scandagliano la vita nei più remoti punti.
Frammenti di una visione spettacolare, che ancora non è materia per i più, ma che è ben concreta nella mente di chi sa guardare avanti, o ci vive già!
Siamo tutti dei Titor, viaggiatori nel futuro, che tornano nel passato per sentirsi ancora vivi, respirano nel futuro e avanzano nel passato, come ombre che brillano nel buio, solo quando la materia e l'antimateria si incontrano.
E forse in un'esplosione totale, di disgregano, si moltiplicano, e si dissolvono per riformarsi, come un' immenso e gioioso big bang.

ganz.jpgFUTURISMO GOTICO MAURIZIO GANZAROLI (Ferrara)

AVANTGARDE E SCIENCE-FICTION.

Futurismo futuribile Macchine volanti che viaggiano nell’etere, sempr meno denso, e sempre piu’ grigio, viaggi nel tempo che si concludono, nel momento in cui iniziano, occhi rossi che spiano, tutto quello che fai.

In un futuro dove, tutto e’ sotto l’occhio di tutti, e dove il presente deve solo capire, che il futuro e’ gia’ arrrivato.

Viaggiamo nel tempo e nello spazio, alla ricerca di noi stessi, piu’ evoluti, o piu’ giovani.

Viviamo in dimensioni parallele che mostrano futuri alternativi, come rotaie di un treno che si biforcano di continuo.

Siamo dei Titor disperati e persi in un tempo che non riusciamo nemmeno a concepire, mentre lo spazio della quarta diemnsione, sembra divenire sempre piu’ ampio.

Il futuro e’ gia’ arrivato nell’elettronica che stupisce, come ballerine danzanti di plastica e positroni, in una vorticosa poesia sintetica, armoniosa e scintillante.

Non c’e’ nulla ormai che non si possa fare, se non lasciarsi trascinare o essere trascinati a forza, in questo flusso di mesoni, che sono la quarta e la quinta dimensione, la seemeza e la quasita’, che coesistono e si espandono alla velocita’ della luce, in un cosmo sempre piu’ ampio, che prende spazio dentro di noi, tra le cavita’ cerebrali, rese ricettive dalle nuove tecnologie.Siamo tutti viaggiatori del tempo, ma senza spostarci, perche’ le dimensioni temporali,sono gia’ dentro di noi, dobbiamo solo capirlo, e l’umanita’ avra’ un balzo evolutivo.

 

apollinaire.jpgFUTURISMO REALE  LAMBERTO DONEGÀ (Ferrara)

Frammenti di un discorso futuro

FRAMMENTO .

Il frammento è una scrittura breve , piccoli esercizi di memoria, paragrafi,

aneddoti di un periodo della vita di qualcuno o di un sapere con una sua particolare compattezza.

Frammentare la parola è scegliere istanti di frasi, dettagli di immagini .

L’ Io-frammento del testo è uno pseudonimo, un trucco per nascondere il soggetto.

DISCORSO.

Il discorso ha in sé la ragione, il soggetto e il significante: pensare insieme il singolare della parola e l’universale del linguaggio (Lacan). Non c’è parola al di fuori del discorso. Occorre conoscere il sapere, non svelarlo!

L’evoluzione del discorso in scrittura per Walter J. Ong ha cambiato la coscienza umana. Dai discorsi orali primitivi e collettivi si è arrivati a una contemporaneità singola (“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano). Ong individua tre passaggi: il rapsodo (racconto della storia con la voce), il tipografo,l’uomo digitale e visivo a cui basta uno schermo per vedere il mondo ( Walter J. Ong, “Interfaccedella parola”).

FUTURO.

Il futuro è guardare dove non c’è nulla da vedere: occorre risalire sempre a un inizio , a un incipit , prima di lanciarsi verso l’ignoto (Mallarmè: “Un colpo di dadi”).Il viaggiatore poeta conosce itinerari mentali diversi dalle mappe geografiche. La natura poetica è in ogni uomo e produce un flusso di vita verso la relazione con il mondo ( “Poeticamente abita l’ uomo “ .Holderlin ). I libri a volte non servono a pensare, meglio girovagare, con un’euforia adolescente, al di là della coscienza, dove le nostre curiosità sfoderano il nostro desiderio (“ La comunità che viene “. Giorgio Agamben ).Per Karl Popper il futuro è aperto perché la scienza accetta la propria falsificazione. Il futuro spesso si allontana attraverso “prove ed errori” ( “ Invidia e gratitudine “ Melaine Klein )dei giochi d’amore perché il discorso d’amore ama farsi corteggiare e lascia intravvedere le caviglie, le scarpe, il ginocchio (“Le genou de Claire “ E. Rohmer). Chissà se sarà amore? E’ urgente lanciare energia ai pazzi perché siano veramente folli.

E’ affascinante immaginare, in una fredda mattina parigina, esattamente il 20 Febbraio del 1909, un Filippo Tommaso Marinetti nella hall di un grande Hotel parigino in Rue de Rivoli, intento a leggere “I dolori del giovane Werther” di Goethe nella frenetica attesa del quotidiano “Le Figarò”.

Fuori dall’albergo palpita una città in piena rivoluzione estetica dentro un velocissimo cambiamento del modo di osservare il mondo, le cose, le parole (Picasso “ Madre con Bambino “ 1909; Matisse “ Lusso calma voluttà “ ).

Marinetti è quindi all’alba del futuro e nel gesto della pubblicazione del Manifesto del Futurismo pensa alla città come luogo liberatorio della parola per smascherare il reale (Serge Leclaire).

Nel primo Manifesto del Futurismo Marinetti scrive: “Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli…”.

La città moderna di inizio secolo ha, nella sua vita quotidiana, due facce importanti , una diurna, l’altra notturna ,un’ anima sacra e una profana .

L’ 11 Febbraio 1910 Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini si uniranno al movimento futurista con il manifesto dei pittori futuristi.

Nel Manifesto dei Pittori Futuristi si dichiara: “ Possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache e dell’alcolizzato? “.

Già Baudelaire, a metà ottocento. definiva le città come uno “spettacolo delle migliaia di esistenze fluttuanti” che vivono una vita libera e non programmata lontane dal dogma del lavoro produttivo ed alienato. Il Futurismo contribuisce a proporre uno stile esistenziale di libertà in arte, letteratura, cinema,teatro, danza. Il Futurismo inizialmente ha sviluppato le sue migliori energie nello “smascherare il reale” fatto di finzioni e convenzioni borghesi. Ma nella società degli anni ‘20/’40 si è costruita una confusione a volte voluta a volte subita tra bisogni culturali e identità politica diminuendo l’energia creativa del primo Futurismo.

Molti poeti in quel periodo sono rimasti a piedi scalzi, in hotel poco affollati, a parlare del nulla.

Ma ogni tanto qualcosa miracolosamente arriva a noi dal lontano futurismo .Un lampo per restituirci il tempo perduto , mentre intellettuali commessi viaggiatori ci logorano l’immaginario offrendoci la psicosi delle loro modeste critiche culturali .

Naturalmente ognuno costruisce il proprio giardino a piacere pieno di sogni e felicità perché prima o poi dai viaggi del cervello o arrivano frutti importanti o tutto crolla e si rovina .

Così la contemporaneità ci offre solo parole fittizie, seni rifatti, città ritoccate, promesse taroccate, consumo a piacere, auditel necessari. Spesso non abbiamo più il coraggio di “smascherare il reale” e mescoliamo il vero e il falso (“l’ingannato e l’ingannatore “ Lacan), il bello originale e il bello falsificato . Allora manca il sano futurismo, energia creativa contro l’incapacità di aggregare cultura . Le giovani generazioni spesso si annoiano nelle città, non hanno tempo per leggere il sole, i volti , vedono solo le gambe dei passanti svanire nel vuoto.

Quindi l’utopia futurista, della città vissuta come piena di misteri , movimento, frenesia e accelerazione, è completamente scomparsa. Rimane comunque una intuizione di straordinaria vitalità di Fortunato Depero sulla pubblicità: “La pubblicità è un’arte fascinatrice che audacemente si piazza sui muri, sulle facciate dei palazzi, nei treni, sulle strade, dappertutto, si  tentò perfino di proiettarla sulle nubi “. Nella medesima direzione Marc Augè, nel suo saggio “La guerra dei sogni” (“La guerre de réve”) afferma: “Le nostre vite sono brutte parodie della vita reale, imitazioni delle esistenze pubblicitarie”. Infatti la società di massa e la sovrabbondanza di immagini mescolano alla nostra vita un fittizio sapere,una fiction che provoca un continuo allontanamento dal reale.

Il frammento di un discorso sul futuro evolve allora all’interno dell’ atopos di Socrate, un luogo inclassificabile dove l’ uomo è un complesso mosaico di nomi, date, storia. La verità del sapere contemporaneo vive allora di un capriccio del senso frammentario, pieno di strappi e ricomposizioni. Italo Calvino, consapevole di un senso del reale ormai evaporato, inventa un elenco di città-sogno che non trovano posto in nessun atlante geografico: le città invisibili del futuro possibile .


FRAMMENTO DI UN DISCORSO FUTURO

Contre-chant.

Et ne m’entre où je suis qui seulement la montre

Vainement ton image arrive à ma rencontre

Toi te tournant vers moi tu ne saurais trouver

Au mur de mon regard que ton ombre revée


 

Je suis ce malheureux comparable aux miroirs

Qui peuvent réfléchir mais ne peuvent pas voir

Comme eux mon oeil est vide e comme eux habité cécité

De l’absence de toi qui fait sa

Da Louis Aragon, “Fou d’Elsa”

 

FUUTRISMO 3.jpgFUTURISMO LOGICO GIOVANNI TUZET (Milano-Cento)


SIA LA POESIA LOGICA!Nel Manifesto dei pittori futuristi (1910) si condannavano i triti cliché dell’epoca: i pittori Ritrattisti, Internisti, Laghettisti, Montagnisti… Noi non ne possiamo più di Montalisti, Ossi-seppisti, Scoglieristi... Ma anche del brodo post-moderno in cui trovano posto le sirene della new age assieme alle incontinenze di Cannibalisti, Paroliberisti, Pluri-neo-avanguardisti e disordini verbali d’ogni sorta.

Non vorremmo più quegli stanchi soggetti marini, ma poesie sui navigatori, sulle manovre degli scafi negli stretti, o dialoghi fra pesci, analisi minuziose di conchiglie… O una poesia di terra arata, di argini e santuari campagnoli perfettamente tenuti, di gesti, passi, storie.

Non vorremmo più le noiosissime disarticolazioni dei rivoluzionari putativi, ma una poesia rigorosa, razionale, logica. Fatta di chiare articolazioni e mirabili giunture.

Il grande Marinetti non sempre vide giusto. Contrariamente a quanto disse nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), è proprio la mancanza di articolazioni ad impedire il dinamismo.

Già l’acuto Livsic, futurista russo, lo intuì e lo obbiettò al fondatore del Futurismo: fra il testo scritto di Zang Tumb Tumb (1914) e la sua declamazione dalla voce dell’autore correva un abisso. Perché tanta differenza fra le parole in libertà sulla carta e le parole organizzate nella recitazione? Perché tanta differenza fra le parole scritte e declamate? Onore a Marinetti. Ma che errore e che pasticcio condannare la proposizione tradizionale e la sua logica, per poi riabilitarla implicitamente con i mezzi suggestivi del gesto, dell’intonazione, del volume e del ritmo della voce!

Due punti, punti esclamativi, parentesi, strutture e scansioni di ogni tipo, di forma e contenuto, danno il ritmo. La poesia logica è dinamica poiché sfrutta ogni possibile articolazione.

Tutti ci rispondono che la poesia è sentimento, cuore, passione? Sì, certo. Ma noi non vogliamo dimenticare la passione: solo, vogliamo sposarla al più lucido rigore. Che gioia l’ebbro contenuto nelle forme resistenti… il vino inebriante nelle forti botti, la tensione fra ciò che scoppia e ciò che lo trattiene e modella…

Guardate le gemme a primavera: scoppiano di vita e di forza! Ma crescono in una forma che la pianta custodisce, dove il cuore dell’albero le spinge.

Ci permettiamo anche di gustarne i gradi! La poesia logica è un modello: da provare in diverse misure. La logica del poetico ha una diversa gradazione e molti aromi.

E smettiamola con le lamentele o le false galanterie dei Negativisti: chi può solo dire ciò che non siamo, chi lo sa ma non lo dice, chi non lo vuole sapere, chi lo vuole dimenticare… Quelle di chi parla in negativo, furono un tempo parole sagge? Forse, ma non lo sono più, ora. Piuttosto, diventano irresponsabili. Negativisti e Debolisti hanno afflitto le nostre vedute, riempito i nostri terrazzi di vani ed ingombranti piagnistei, occupato le scale di dotte paure e polverose comodità.

Fateci uscire! A respirare l’aria pura e il vento fiero della logica! Verso vasti panorami di bellezze e di radure… Usciamo a tracciare schemi, percorrere! Usciamo ad incontrare i lampi del ragionamento e le astuzie muscolari!

Quale magia… nel vento della logica: non ci fa cadere, ci tiene saldi. Non abbatte ma rinforza. 

FUTURIST MUSIC.jpgPOST- FUTURISMO RICCARDO ROVERSI (Ferrara)

FUTURISMO RENAISSANCE (2007) Con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, si tiene a Ferrara presso il “Tiffany Art Club” (Piazza Municipale), dal 10 agosto al 10 settembre, la provocatoria rassegna multimediale “Futurismo Renaissance”, curata fra gli altri da Roberto Guerra, Alex Gezzi, Eugenio Squarcia, Sylvia Forty e Marco Jannotta, con la collaborazione del pittore e critico d’arte Gabriele Turola (suo il dipinto-logo della rassegna, qua a fianco).

A due anni dal centenario del Futurismo (1909-2009), Ferrara celebra i fondatori di quell’avanguardia artistica, ovviamente un secolo dopo… Il movimento è morto dalla scomparsa di Marinetti (1944), dunque questo omaggio è estraneo a qualsivoglia nostalgia.

Il Futurismo oggi va inteso come segno o cifra o matrice o archetipo dell’uomo elettronico dei nostri tempi postmoderni, alla luce della scienza e delle nuove tecnologie cibernetiche. Rispetto a certa indubbia regressione di molta arte contemporanea, spesso mera espressione tardoborghese avanzata e alienata, la memoria futurista segnala altri vettori possibili, altri scenari futuribili desiderabili e possibili per l’arte e la condizione umana nel XXI secolo.

Fu Luciano De Maria, per la più importante mostra dedicata al Futurismo nel secondo Novecento: “Futurismo e Futurismi” a Palazzo Grassi (Venezia, 1986), a coniare il termine “Futurismus-Renaissance” (ora ripreso per l’occasione) per indicare appunto il valore umanistico-scientifico dell’avanguardia italiana: memoria spesso oggi più evidente nella scienza contemporanea che in ambito artistico…

Un omaggio quindi ‘storico’ al Futurismo ma per scenari futuribili. Gli artisti invitati, al passo con la discontinuità e la frammentarietà postomoderne, offrono percorsi di ricerca assolutamente individuale e irriducibile a qualsivoglia ‘ismo’: una sorta (nella metafora) di forum virtuale, dove gli artisti sono consapevoli - nella loro rigorosa e a volte perturbante ricerca artistica - di esplorare e scoprire scenari futuribili creativi e globali del XXI secolo.

Gli artisti coinvolti sono: Alvado, Amaducci, Bavia, Bertelli, Bonini, Carletti, Cillani, Darbo, Destefano, Donini, Felloni, Forlani, Ganzaroli, Genesio, Jannotta, Luvilu, Marsan, Mastellari, Morelli, Orsatti, Puccio, Roversi, Steri, Tani, Teto, Trentini, Zampini.

Ha scritto Antonio Gramsci: «I futuristi, nel loro campo, quello della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi di operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi... I futuristi hanno... distrutto, distrutto, distrutto... hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio».

THE SCIENTIST.jpgASSOCIAZIONE CULTURALE FERRARA VIDEO&ARTE MARCO E VITALIANO TETI

Manifesto dell’arte mobile di Marco Teti Ogni rivoluzione tecnologica ne porta spesso con sé una di portata superiore e di natura ben diversa: estetica, precisamente. Quando quello che si vuole dire si salda strettamente alla maniera in cui lo si dice (segnando al contempo un punto d’arrivo e di non ritorno), nasce l’autentica novità e scaturisce la rivoluzione, piccola o grande che sia. Le immagini riprese dalla videocamera e ancora di più quelle riprese dall’ormai imprescindibile telefono cellulare catturano veri e propri granelli di reale, i quali come schegge impazzite lacerano e strappano il tessuto narrativo e connettivo della rappresentazione e inaugurano una nuova epoca e, probabilmente, una nuova corrispondente estetica a cui si potrebbe assegnare il nome di estetica mobile. Al pari degli aderenti alla cosiddetta avanguardia storica, numerosi video artisti contemporanei lasciano dunque trasparire dalle proprie opere i seminali concetti di arte Totale e di poesia filosoficamente intesa come una “categoria dello spirito”. Tale poesia non viene considerata un semplice genere letterario bensì l’elemento che, pur trascendendoli, avvicina e accomuna i vari mezzi espressivi. Le video-camere degli odierni artisti visuali con discrezione (e di frequente con consapevolezza) registrano e (ri)scoprono ciò che l’utopico Pier Paolo Pasolini chiamava linguaggio della realtà (Cfr. P.P. Pasolini, Empirismo eretico, Milano, Garzanti, 1972).

Video-dance di Vitaliano Teti Il video (e l’audiovisivo in generale) è accostabile alla danza esattamente sul piano dinamico, ovvero, semplificando per comodità, quello del movimento. In pratica, l’omologia tra i due mezzi espressivi si coglie principalmente osservandoli dal punto di vista cinetico, cioè della mobilità (della macchina da presa e del danzatore, in primo luogo). Costituisce per gli studiosi un compito alquanto difficile e complicato stabilire l’origine, le peculiarità linguistiche e soprattutto l’identità della cosiddetta video-danza, alla quale non è attualmente possibile assegnare una definizione precisa. Essa va infatti considerata al contempo un genere (della video-arte, ormai istituzionalmente riconosciuta), un filone (sempre della video-arte), un approccio poetico - stilistico e una forma espressiva autonoma. Le definizioni appena date seguono e corrispondono all’evoluzione storica della video-danza, la quale da semplice documentazione di una performance, in questo caso di uno o più numeri di ballo, guadagna nel corso degli anni l’indipendenza acquistando dignità estetica grazie al lavoro sperimentale di autori quali Bob Wilson, Billy Forsythe e Merce Cunningham. Quest’ultimo realizza assieme a Nam June Paik Merce by Merce by Paik (Id., 1978), il cortometraggio che inaugura il periodo aureo della video-danza internazionale e che secondo gli esperti ne rappresenta una sorta di Manifesto programmatico. Tornando all’assunto che ha aperto e che è alla base del presente intervento, va infine rilevato il fatto che la video-danza viene contraddistinta da un montaggio di tipo ritmico, ovvero attento all’intima, interattiva e dinamica relazione tra immagine, musica e ballo.


ROSSOTREVI 7.jpgPRIMO CENTENARIO DEL FUTURISMO A CURA DEI FUTURISTI CONTEMPORANEI
MANIFESTO FUTURISMO LIVE FERRARA 20 2 2009

2009 - FUTURISMI OGGI (tra Marinetti e Darwin)
a Filippo Tommaso Marinetti, Vladimir Majakowskij...Enzo Benedetto, Graziano Cecchini e tutti i futuristi(ismi)
In questi giorni, in queste ore, si celebra in Italia un venerando defunto. Tutti ne parlan bene. Tutti lo ricordan con affetto. Qualcuno è in disaccordo sulla data della sua dipartita. Chi parla del '15, chi del '18, chi del '44.
Ma tutti son convinti di una cosa: passata la festa, chiuse le mostre, non se parlerà più. Di tutto non rimarrà una lapide, un'epigrafe, fiori rinsecchiti.
In tutta Italia, ma non qui, a Ferrara. Noi non onoriamo un defunto, ma esaltiamo un'avanguardia che, nonostante il suo secolo di vita, continua ad essere viva e feconda.
Il Futurismo, un Giano Bifronte dalla lunga storia e da un'ampia vita avanti a sè, poichè continuerà a vivere finchè il conformismo, l'ignoranza, il servilismo che animano la cultura italiana non saranno sconfitti. Sarà una lunga battaglia, ma prima o poi avrà fine. In quel momento, il Futurismo potrà farsi da parte.
Il movimento non si è dissolto con la morte di Marinetti. In diverse forme, ha continuato a vivere, a lottare, ad esser coscienza critica della nostra Arte.
E' vissuto nell'attenzione e nella ricerca di alcuni critici. Si pensi all'opera di Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Claudia Salaris, Giovani Lista, Mario Verdone, Maurizio Scudiero, Luciano De Maria, Giorgio Di Genova, Luigi Tallarico, Marzio Pinottini, Simona Cigliana, Francesco Grisi, Gino Agnese, Alberto Bertoni (e altri).

Nell'impegno eroico di Enzo Benedetto che, dagli anni 50 al 1993, ha testimoniato la continuità del Futurismo con le due riviste ARTE VIVA e FUTURISMO OGGI, laboratorio dei reduci del Secondo Futurismo e scuola per le nuove leve. Anche alcuni ferraresi collaborarono negli ultimi anni a Futurismo Oggi, come ad esempio Roberto Guerra e Riccardo Roversi. Addirittura nel 1951, a Bologna nella prestigiosa sede di Palazzo Re Enzo, fu rilanciato ufficialmente il futurismo del secondo novecento, post1944 con una grande mostra a cui parteciparono circa 40 futuristi, ancora i più importanti del cosiddetto Secondo Futurismo, tra cui lo stesso Benedetto, Tullio Crali, Sante Monachesi, Osvaldo Peruzzi, ma persino Balla e Depero.
Gruppo che ha prodotto straordinari manifesti: da quello insuperato di Enzo Benedetto - Dichiarazione di Futurismo Oggi del 1967 (rilanciato in francese dal musicista bruitista J.M.Vivenza), a quelli del Movimento Agrà al quale ha aderito e collaborato Ufagrà Fiore, a TerzoFuturismo di Savonari.
Di quel  gruppo sono oggi attivissimi Antonio Fiore, in questi giorni è in corso il suo centenario a Roma, Baldo Savonari, nonchè lo stesso Guerra, un suo manifesto  Microchip Neofuturista è del 1983...
E' vissuto nell'Arte e nelle Parole di singoli, quali Daniel Schinasi, maestro del Colore, Roberto Cioni, dei più giovani Caffè della Peppina con la loro webzine e Nuovo Futurismo alias il musicista Davide Grosso. Nella Poesia del geniale Adriano Spatola, Zanzotto, allo stesso tutt'oggi attivissimo e dinamico Paolo Ruffilli.
E' vissuto nelle opere degli innovativi artisti italiani, troppo spesso emarginati da un sistema culturare schiavo dei padroni del vapore,pifferaio della politica, vile ed incapace di riconoscere la grandezza.
E' vissuto nelle ricerche dell'immenso Burri, erede del plurimaterismo di Prampolini. In Fontana, con i suoi squarci d'Assoluto. Nell'inquieto sperimentare di Schifano, con il sogno che tutto possa esser Arte.
Nei romanzi di Gadda e di d'Arrigo Fabbri di parole ed esploratori del peso del Vivere. Persino e forse ne sarebbero sconvolti, se ne fossero stati consapevoli, nelle nuove poetiche, da Edoardo Sanguineti a Mario Luzi.
E' vissuto nel Rock futuristico celeberrimo da David Bowie e Brian Eno a John Foxx, Gary Numan, Devo, Depeche Mode, YMO fino a Daft Punk, Chemical Brothers e Orbital. Oltre, naturalmente ai Maestri indiscussi della Musica elettronica cosiddetta technopop, ovvero i tedeschi Kraftwerk, dichiaratamente futuristi, con una sintesi sonora particolarmente sincronica tra futurismo italiano, futurismo europeo via Bauhaus e futurismo-costruttivismo russo.
E' vissuto negli scrittori di science fiction da Asimov a Clarke fino a William Gibson e ai cyberpunk. Nella Video Arte, come dichiarò in tempo reale, alle origini dell'Art Video, lo stesso Naim June Paick.
Il suo imprinting è stato fondamento ed archetipo di infinite riflessioni filosofiche di estetica tecnologica o scientifica da McLuhan a Barilli, da Monod a  Feyarabend, da Wiener a Tehilard de Chardin,
Oggi, nei giorni del web e dei social network, il Futurismo vive una seconda giovinezza, esprimendosi in una sinfonia di voci differenti. I Connettivisti di Giovanni De Matteo e Marco Milani, i più vicini al cyberpunk, che con i loro romanzi, le loro antologie e la rivista cartacea Next, combattono una battaglia per rompere quel diaframma che soffoca la Scrittura Italiana, la separazione tra cultura erudita e cultura popolare. La fantascienza non è sogno ingenuo del Futuro, ma riflessione tragica sugli incubi del Presente.
I Neofuturisti Alessio Brugnoli e Armando De Carlo, con le loro riflessioni teoriche che si concretizzano nel lavoro paziente di ogni giorno. Come tafani messi al fianco di un nobile cavallo, stuzzicano e provocano la Cultura Italiana affinchè non impigrisca.
Le due webzine ferraresi oggi attive, Futurismo 2009 e Sands From Mars, di Roberto Guerra e dello scrittore di fantascienza Maurizio Ganzaroli, collettori e punti di raccordo delle principali esperienze futuriste contemporanee.
FTM Azione Futurista, ovvero un certo Graziano Cecchini  che ha bucato i media con le note performance e certe iniziative di futurismo sociale per il Tibet, riportando come Marinetti - il Futurismo in prima pagina -  recuperando una dimensione ludica, capace di fondere Arte, Vita ed Impegno.
I Postcontemporanei di Valerio Zecchini, poeta, performer e raro saggista "futurmilitante". I Transumanisti italiani, ma con risonanze planetarie del geniale Riccardo Campa, di Stefano Vaj ( e la rivista cartacea Divenire).
Un Futurismo giovane, contemporaneo che riprende la tradizione dei manifesti, schiaffi contro il conformismo e grido del Nuovo, segnali trasparenti di un magma anche solo individuale sempre in ebollizione.
I primi manifesti del Futurismo di Internet furono redatti a partire dal 2005 dai Neofuturisti, tra cui Alessio Brugnoli, Antonio Saccoccio (poi Netfuturismo) e altri addirittura nel Caffè storico futurista Le Giubbe Rosse di Firenze ; dallo stesso Roberto Guerra (singolarmente), dai Transumanisti e dei Connettivisti, con il loro stile quantistico ed ultracibernetico, seguiti dai più recenti e ulteriormente significativi Futurismo Postcontemporaneo di Zecchini e al Manifesto di Azione Futurista di Graziano Cecchini.
Un Futurismo che non ha prodotto soltanto Teoria, ma anche azione e creazione. Suoi figli son la Scrittura Connettivista, le sperimentazioni musicali di Insintesi o Funkman, molti videomaker o net-artisti quali Claudio Castelli, Roberto Carraro, gli stessi ferraresi Filippo Landini, Andrea Forlani e Eugenio Squarcia, il talento poetico e filosofico di  Giovanni Tuzet, quello “immaginario” di Lamberto Donegà (e la rivista Poeticamente).
Esperienze differenti, ma con un sottile filo conduttore che le unisce, l'ambizione della sintesi tra Arte, Scienza e Vita, riproposizione moderne del sogno rinascimentale dell'Uomo Vitruviano: operazione di continuità e simultaneamente di discontinuità, alla luce del secondo Novecento, dell'evoluzione scientifica contemporanea, fino a Internet ed al sogno postumano.
Il desiderio di Azione e Discontinuità, di Nuova Estetica, nemica di ogni reificazione, passaggio dalla Uomo Monodimensionale, prigioniero della rapporto Produttore-Consumatore, ad un Uomo ad infinite dimensioni
La dimensione agonistica, di lotta contro neo-oscurantismo passatista, per render nuovo finalmente padrone del proprio Fato, conquistare il Cielo e liberare la Terra.
La sintesi tra Immaginazione e Ragione come arma per sconfiggere le Scimmie politiche e culturali che inquinano il Futuro venuto alla Luce.
"Noi canteremo il volo rivoluzionario dei figli delle Stelle, della Scienza, di Internet, nelle capitali moderne e i villaggi postmoderni del Pianeta Astronave Terra!".
VIVA IL FUTURISMO SCIENTIFICO E POSTDEMOCRATICO!

MOVIMENTO FUTURISTA DUEMILANOVE
ROBY GUERRA ALESSIO BRUGNOLI ANTONIO FIORE MARCO MILANI PAOLO RUFFILLI GRAZIANO CECCHINI BALDO SAVONARI RICCARDO CAMPA STEFANO VAJ GIULIO PRISCO WALTER MENDIZZA DOMENICO DODARO VALERIO ZEKKINI LAMBERTO DONEGA' FILIPPO LANDINI MARCO TETI RICCARDO ROVERSI MAURIZIO GANZAROLI SYLVIA FORTY E ALTRI FUTURISTS
NEO-FUTURISTI FTM AZIONE FUTURISTA CONNETTIVISTI TRANSUMANISTI POSTCONTEMPORANEI POST-FUTURISTI


*POSTCOLLAUDO

FUTURISMO POST2009 (60 ANNI DI REVISIONISMO!) Che cosa dimostra l'attuale esplosione futurista, infinite celebrazioni, curate da ottimi e anche geniali critici, ma appunto creativi museificatori, dal Mart alle Scuderie di Roma eccetera? Da un bordo l'unicità della rivoluzione futurista, dopo 100 anni attuale e incompiuta... non per chissà quale autismo culturale... ma riflessa dai fatti, dall'avvento dell'era futuristica informatica e scientifica: oggi scienza e tecnologia, piaccia o meno agli eterni struzzi e gamberi, sono... lo stomaco dell'Homo Technologicus, da New York al villaggio dell'Antartide dove sparuti scienziati studiano l'evoluzione climatica. Dall'altro, la prova quasi popperiana, esemplare “falsificazione” di certo revisionismo pseudoprogressista e ideologico che ha sterilizzato certa dis-continuità del Futurismo post1944, negando i fatti, fatte le proporzioni d'obbligo quasi un negazionismo.

Perché, anche i più geniali critici non sono figli della scienza o del web: spesso – per dirla con Enzensberger hanno software mentali ancora troppo umanistici, semi-analfabeti scientifici! Anche perchè come dimostriamo in questa webzine e nelle altre del web (Futurismo 2009, Scienza e Futuro, Sands From Mars, Next-Station..) i futuristi futuribili viventi celebrano il primo centenario alla luce di fatti d'arte non più rimuovibili ( proprio in senso freudiano) dalla storia dell'arte contemporanea. Antonio Fiore a Roma in Via Margutta, neofuturisti, connettivisti, transumanisti a Ferrara insieme e o- altrove sono oggi al fronte, combattono l'Arte della Guerra (per dirla con Savonari) con le armi della scrittura, dell'arte elettronica, della musica electro minimale o dub, dei Numeri Innamorati di Balla e compagni diventati oggi algebra digitale o pensante, con il Rosso Trevi... che ha persino rinnovato la Teoria dei Colori dell'immenso Goethe!

Post1944 è potentissimo link codice di Giorgio Di Genova, il curatore di Ufagrà/Fiore. E un numero fatale ma aperto che già ha preso vita propria e suggerisce quel che Di Genova (ma anche a suo tempo Francesco Grisi e molti dei critici non ideologici che hanno quasi “computerizzato” nei decenni scorsi il Futurismo salvandolo dai critici conformisti e negazionisti) con esemplare witz lacaniano ha “postato” nel duemilanove. Il Futurismo è morto nel 1944 (con la scomparsa di Marinetti), paradossalmente subito autoclonato da Enzo Benedetto e compagni: come il Gatto celebre di Schrodinger. Più semplicemente certa di-scontinuità è Simultaneità concreta e applicata. Dall'ismo il Futur-ismo alle parole griffe in libertà dei futurismi post1944 della terza quarta quinta generazione: nessun schema lineare, per (metafora?) salti quantici, transtemporali: futuristi futurismi connettivisti transumanisti neofuturisti....

Come un Computer: il Futurismo è il sistema operativo tra altri dell'arte contemporanea per captarla senza il virus degli storici revisionisti, senza gli spyware e i malware di certo post-moderno (ma all'italiana soprattutto) contaminato da certa casta stessa dell'arte contemporanea (artisti spesso complici deboli dal pensiero appunto anoressico..). Poi i software variano: neofuturisti, transumanisti, connettivisti. Nella fondamentale affinità. E certamente nella stessa pluralità democratica di altri sistemi operativi possibili e con piena legittimità. Nella fondamentale affinità della RAM... come trasparente affinità elettronica – la stringa..Reale/Virtuale. dell'interfaccia Uomo-Macchina, Uomo-Scienza, reinventando la peculiare Estetica della Macchina marinettiana e di Majakowskij, nel dinamismo verso il futuro dal presente goduto e vissuto oggi (felice l'avanguardia autentica, mai elogio della depressione esistenziale!), oggi estetica del computer e della scienza, di Internet, mai decorazione, sempre creazione o trasformazione, persino meta-fisica e neotrascendente (una Meccanica Celeste...).

E il futurismo come sistema operativo, rispetto ad altri codici possibili, forse è tutt'oggi la Microsoft di Bill Gates, più che Linux o Mac Intosh o Apple. Anche contro certo tardo alternativismo paleoborghese, spesso scorie del post1968, con la Forza dell'Immaginazione (Connettivisti Neofuturisti) e la Grazia della Ragione (Transumanisti e Neovanguardisti). I futurismi del duemilanove! E nell'arte come scienza, nessun genio – forse – nella quinta generazione: ma, progetto non più alchemico ma finalmente bio-chimico e bioelettronico, abbiamo una rotta da illuminare (con Elettricità non parolami pseudonirvanici): dal web nascente la Scienza come Arte e i futuri artisti geniali. Quando la Poesia sarà Scienza in-esatta! E complice della rivoluzione scientifica – verso le Stelle- ma anche sulla Terra. E contro le Scimmmie balbuzienti che inquinano... il Sistema Solare!


wwww.thescientistvideo.net *

*centenario del futurismo 2009 pdf rasssegna stampa

tww.myspace.com/azionefuturista

www.myspace.com/futurismo2009

www.transumanisti.it

www,paoloruffilli.it

www.antonio.fiore.it

www.baldosavonari.it

www.next-station.org

www.myspace.com/pccorp

http://lav0cefuturista.splinder.com

www.netfuturismo.it

www.myspace.com/sandsfrommars

www.myspace.com/ilcafepeppina

www.myspace.com/edizionifuturiste

www.este-edition.org

www.edizionidiversasintonia.it

 

 

 

 
 

 

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